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Islam e condizione della donna

Pubblicato da In dies Info 12 0tt0bre 2026
Introduzione
In ogni conversazione in cui si parla dell'Islam, il discorso si appunta soprattutto sulla condizione femminile. I musulmani vengono accusati di disconoscere i diritti della donna, la sua libertà, la sua dignità: il musulmano si risente fortemente, parla di mistificazione, di incomprensione e proclama che l'Islam, al contrario, dà alla donna onore, dignità e sicurezza:
“L'Islam garantisce diritti sociali e civili alle donne. Oggi le persone pensano che le donne occidentali siano libere e che il movimento per la libertà delle donne sia iniziato nel XX secolo.
Per noi musulmani il movimento di liberazione della donna non è stato ispirato da persone, ma è stato rivelato da Allah ad un uomo nel VII secolo chiamato Muhammad (SAAS), meglio conosciuto come l'ultimo profeta dell'Islam. Il Corano e le tradizioni del Profeta (hadith o sunnah) sono le fonti da cui ogni donna musulmana fa derivare i suoi diritti e i suoi doveri.
L’Islam, 14 secoli fa, fece delle donne degli esseri uguali in tutto e per tutto agli uomini per quanto riguarda la glorificazione, il rivolgersi ad Allah, concedendo loro opportunità senza limiti per il loro progresso morale.
(da "World of Islam")”
Certamente il problema della posizione della donna non solo è il più appariscente, ma è effettivamente fondamentale: la posizione della donna, infatti, determina fortemente la vita di ogni giorno, dà veramente il tono di una società e di una cultura. Non dobbiamo però finire in polemiche nelle quali ciascuno afferma il proprio punto di vista e biasima quello dell'altro: cercheremo in questo articolo di approfondire gli aspetti fondamentali della questione, mettendo a confronto la posizione dell'Occidente cristiano e l'Islam, senza dare, nei limiti del possibile, giudizi di valore che rifletterebbero solo i valori della civiltà di appartenenza, ma non chiarirebbero il problema e non ci aiuterebbero a comprendere gli altri.
Qualche premessa
Non bisogna confrontare situazioni reali effettivamente diffuse con modelli ideali e teorici che sono poi largamente disattesi nella realtà concreta. Bisogna tener presente nei confronti se si tratta di modelli ideali o realmente diffusi, di condizioni socio-economiche disagiate o elevate, di eccezioni o di situazioni comuni.
Bisogna anche tener presente un dato di fatto che spesso tendiamo a dimenticare: in tutte le grandi civiltà (cristiana, musulmana, indiana e cinese) i rapporti fra l'uomo e la donna sono stati sempre improntati a due principi:
gerarchia fra uomo e donna
divisione del lavoro: la donna si occupa della casa, della famiglia; tutto il resto spetta all'uomo
I due principi sono apparsi come fatti naturali, autoevidenti, sostanzialmente mai messi in dubbio: solo modernamente in Occidente questi principi sono stati dichiarati superati, ma non si sa fino a quanto poi questo avvenga nella realtà: a sentire le denunce delle femministe, parrebbe non molto.
Gerarchia e divisione dei compiti
I due principi sono stati messi in discussione e superati solo in tempi recentissimi: si pensi che fino al 1974 erano recepiti dal nostro diritto di famiglia e veniva ricordato agli sposi, all'atto del matrimonio, che il marito era capo della famiglia e la moglie doveva seguirlo dovunque egli decidesse di andare. Attualmente viene sancita la piena parità nell'ordinamento giuridico e nei principi teorici: notiamo però che si tratta ancora di principi teorici, perché in realtà i due principi continuano ad operare largamente nelle realtà effettive dell'Occidente. Esulerebbe dal nostro assunto approfondire il problema: a mo' di esempio, notiamo che nei divorzi e separazioni, di regola, i figli vengono affidati alla madre insieme alla casa matrimoniale e al padre è obbligato a una spesa per il mantenimento.
Sarebbe quindi irragionevole pretendere di trovare nella tradizione islamica il superamento dei due principi che solo attualmente, e in buona parte solo teoricamente, sono superati in Occidente.
Tuttavia, pure nell'ambito dei due principi sopra ricordati, la condizione della donna può assumere una gamma ampissima di posizioni. Alla fine dell'800 la posizione della Lady inglese e quella dell'odalisca dell'harem erano rette dai due stessi principi della gerarchia e della divisione del lavoro, eppure erano tanto diverse! Se in Cina la donna camminava per strada due passi dietro l'uomo, in Occidente l'uomo cedeva il passo alla donna, si scopriva il capo davanti a lei, le baciava la mano, aveva un atteggiamento di riverenza "religiosa" verso di lei: eppure i due principi erano operanti sia in Cina che in Occidente. Occorre quindi andare al di là delle enunciazioni generali per cogliere differenze sostanziali.
Tenendo presente che la civiltà occidentale è comunque basata sulle premesse cristiane, anche per chi non è credente (non possiamo non dirci cristiani, diceva Croce), e l'importanza che la religione ha mantenuto ancora per la civiltà araba (e islamica in generale), vediamo le premesse religiose del problema.
Nei Vangeli non si tratta mai esplicitamente della gerarchia fra uomo e donna, nessun precetto particolare viene enunciato. Nelle lettere abbiamo invece un passo fondamentale dell'apostolo Paolo:
“Efesini 5:23-33
Il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Ora, come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla Chiesa. Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama sé stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.”
Viene richiamato il principio di gerarchia uomo-donna (l'uomo è capo della donna), ma è contemperato con un paragone mistico (Cristo e la Chiesa) e dal richiamo all'amore che deve unire i coniugi.
Nel Corano, invece, la preminenza maschile viene enunciata con ben altro rigore:
“Sura IV An-Nisâ' (Le Donne)
34 Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.”
Come si vede, la prevalenza dell'uomo dipende dalla volontà di Dio e dall'ordine sociale. Se la donna non si sottomette all'uomo, questi prima la rimprovera, poi interrompe i rapporti intimi con lei (si presuppone la poligamia) e alla fine passa a batterla. Se la donna però si sottomette, non deve essere più maltrattata.
Il passo, per una sensibilità moderna occidentale, risulta assolutamente inaccettabile, particolarmente per quanto riguarda il percuotere la donna, ma in realtà è in linea con la prassi tradizionale non solo dell'Islam. Anche S. Agostino, nell'ambiente romano di qualche secolo prima, parlando della madre Monica, notava che:
“Molte altre matrone, pur sposate a uomini più miti del suo, portavano segni di percosse che ne sfiguravano addirittura l’aspetto, e nelle conversazioni tra amiche deploravano il comportamento dei mariti
(Agostino, Confessioni, libro IX)”
E Trilussa, ancora agli inizi del '900, faceva dire a una popolana:
"Me mena o non me mena? È mio mari e può far quello che glie pare."
Il problema va ricondotto al concetto di Shari'ah e alla sua interpretazione. Un'interpretazione estensiva può superare il problema e avvicinare alla sensibilità occidentale: un'interpretazione letterale, invece, lo rende insuperabile: il devoto musulmano che vuole alla lettera seguire il Corano, che è parola non di Maometto ma di Dio stesso, "deve" pretendere ubbidienza dalla moglie, "deve" alla fine giungere anche a costringerla con la violenza.
Conclusioni
Ci chiediamo quanto sia fondata la convinzione occidentale che l'Islam opprima la donna e quanto sia fondato lo sdegnato rigetto islamico per questa pretesa.
Abbiamo sopra notato le differenze del ruolo della donna nelle due civiltà: tuttavia, ci pare che il punto fondamentale risieda nella moderna evoluzione del concetto stesso del ruolo femminile.
Scrive un teorico del pensiero islamico:
“La famiglia è il primo nucleo della vita umana. È nella famiglia che si formano i tratti fondamentali del carattere dell'uomo ed è per tale ragione che la famiglia è l'elemento base di ogni civiltà.
Consideriamo, pertanto, in primo luogo la normativa shara'itica relativa alla famiglia. Una famiglia si compone di marito, moglie e figli. I precetti dell'Islam che riguardano la famiglia sono molto espliciti. Essi assegnano all'uomo la responsabilità di svolgere un'attività produttiva remunerata, di fornire alla moglie ed ai figli tutto quanto è necessario e di proteggerli dalle vicissitudini della vita. Essi assegnano alla moglie la responsabilità di dirigere il focolare domestico, di allevare e di educare i figli, di fornire a suo marito ed ai figli ogni agio e tutta la felicità possibile............
Qualcuno deve essere il capofamiglia perché possa essere mantenuta la disciplina e perché la famiglia divenga un'istituzione ideale della società. L'Islam dà al marito questa posizione e rende, in tal modo, la famiglia una cellula di base della civiltà ed un modello per la società in generale.
Il capofamiglia, inoltre, è stato gravato di certe responsabilità. È a lui che compete lo svolgimento di un'attività lavorativa per mezzo della quale egli possa disporre di quanto è necessario alle esigenze del nucleo familiare e di occuparsi di tutti gli affari che si svolgono fuori della famiglia. Ciò libera la donna da ogni tipo di attività esterna, che nell'ordine islamico è di competenza del marito. Essa è stata sollevata da ogni compito esterno per impiegare tutto il suo tempo all'allevamento ed all’educazione dei figli, alla cura del ménage familiare ed al governo della casa.
Le donne hanno ricevuto il consiglio di occuparsi dei compiti, importantissimi, che sono stati loro affidati entro le mura domestiche.
L'Islam, nel suo ordine mirabile, non ha voluto gravare la donna di un doppio carico: guadagnarsi la vita lavorando fuori casa e al contempo dover provvedere alla casa e alla famiglia. Sarebbe, evidentemente, un'ingiustizia sociale e umana. L’Islam, quindi, nel suo ordine sociale, effettua una precisa distribuzione di ruoli e funzioni tra i sessi.
(Abul A'la Maududi - Conoscere l'Islam)”
Un discorso del genere sarebbe apparso assolutamente condivisibile fino a qualche tempo fa anche in Occidente, ma vi è stata una evoluzione. Il ruolo di sposa e madre è apparso al mondo moderno troppo restrittivo per la donna, che ormai cerca appagamento e realizzazione anche al di fuori di esso. Tutto ciò non si è realizzato nella parte del mondo dominato dall'Islam, ma potrà realizzarsi in un futuro più o meno prossimo? Anche in Occidente le resistenze non sono state certo poche e non superate in poco tempo, e ancora sono tenaci molto di più di quanto appaia a prima vista.
Il problema si pone allora in questi termini. In Occidente le Chiese cristiane hanno visto con molta diffidenza l'evoluzione del ruolo femminile, ma non vi si sono opposte radicalmente perché nelle Sacre Scritture, in realtà, non vi sono principi che sanzionino veramente il ruolo della donna, che veniva semplicemente ricavato dall'unanime tradizione del tempo.
Ma nel Corano, invece, non vi sono solo principi, ma anche regole di comportamento precise che si ritengono dettate direttamente da Allah: è possibile interpretarle consentendo una evoluzione del ruolo femminile? Una risposta positiva permetterebbe l'evoluzione del ruolo della donna islamica simile al nostro, una risposta negativa porterebbe a un insanabile conflitto fra Islam e ruolo moderno della donna.
Un tempo la formula del matrimonio cristiano comportava una promessa di "obbedienza" della sposa e una di "protezione" da parte dell'uomo: attualmente la formula del matrimonio risulta assolutamente uguale per l'uno e l'altro: sarà possibile una simile evoluzione nell'Islam?