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SELF OWERSHIP

Pubblicato da : res publica : quaderni europei: ottobre 2026
introduzione
Con il termine di self-ownership si indica un movimento culturale che mette al primo posto la libertà dell’individuo.
Il termine inglese significa letteralmente proprietà di se stesso, ma viene tradotto in questo caso con auto-appartenenza, termine che però viene poco usato in Italia.
Si tratta di una corrente di pensiero secondo la quale ogni individuo possiede interamente il proprio corpo, la propria mente e i propri talenti, e quindi ha il diritto di autodeterminazione: né lo Stato, né la collettività, hanno il diritto di usare, controllare o disporre del corpo o della vita di una persona senza il suo consenso. Pertanto il singolo è padrone delle proprie scelte e dei frutti del proprio lavoro.
In realtà il movimento ha moltissime varianti ed è in qualche modo anche trasversale alla destra e alla sinistra, che qui non è il caso di esaminare: ci limitiamo solo ai principi generali.
A noi sembra che in nessuna società del presente o del passato un principio del genere sia mai stato attuato, e non certo per la malvagità degli uomini, ma perché NON è applicabile in nessun modo: resta cioè una delle tante utopie (= in nessun luogo) che costellano la storia della cultura.
Ci sembrano quindi fantasie mai realizzate perché irrealizzabili e quindi parliamo di niente di reale.
Infatti la libera scelta si esercita sempre nell'ambito in cui NON ci sono divieti o obblighi sociali e, soprattutto, nell'ambito del possibile:
In realtà non esistono in assoluto la libertà e la non libertà. Tutte le organizzazioni sociali hanno delle regole in cui si stabilisce quello che si DEVE fare e quello che NON si deve fare: la libertà del singolo si esercita sempre e comunque in quello che non è regolato dalla società, che è piuttosto poco. Questo vale in qualunque civiltà, cultura, regime politico o struttura sociale: quello che cambia sono le regole e l’ambito di applicazione: non importa che si tratti di una democrazia, di una dittatura, di una teocrazia, di un assolutismo.
Quando parliamo di libertà in democrazia, indichiamo il fatto che ciascuno è libero di esprimere le proprie opinioni e che prevalgono quelle maggioritarie, non certo che ciascuno può fare quello che vuole. Non esiste una sfera non impedibile, se non quella indicata dalla società.
Per fare un esempio: noi diciamo che in Occidente le donne sono libere di vestire come vogliono, mentre nel mondo musulmano non lo sono.
Ma non è così: possono mettere il bikini, ma NON andarci in ufficio; in certi lavori, poi, devono indossare divise. In teoria potrebbero anche vestirsi alla musulmana, ma in pratica devono seguire la moda e le convenienze sociali. Non possono andare a un matrimonio vestite di bianco, che viene usato solo dalla sposa, un tempo come simbolo di verginità. Notiamo al proposito che un tempo le donne dovevano mantenere la verginità se volevano sposarsi, mentre oggi, se vogliono trovare marito, debbono rinunciare prima alla verginità.
Dappertutto nella società troviamo regole e anche gerarchie, altrimenti le organizzazioni non funzionano.
Si potrebbe pensare che vi sarebbe libertà (nel senso di self-ownership) fare quello che si vuole solo su un atollo disabitato, come Robinson Crusoe. Ma in realtà non è così, perché in questo caso non si avrebbe certo molta scelta, poiché ogni azione sarebbe dettata dal bisogno di sopravvivenza.
Invece, è in una società ben ordinata e ben organizzata, nella quale si seguono le regole, che si ha benessere e sicurezza e, quindi, la sfera di libertà si può ampliare: infatti, nei Paesi più prosperi vi è più libertà.
L’idea, poi, che la famiglia sia una sfera privata in cui la società non può entrare e quindi non esistono le regole è un’assurdità: nella coppia occorre tener presente le esigenze dell’altro coniuge in ogni momento, e soprattutto la cura dei figli e la loro educazione ci condizionano ogni momento della vita. Non possiamo nemmeno dormire se sono neonati.
Certo, uno può anche non sposarsi e non avere figli, ma è cosa contraria alla nostra natura, che ci rende tristi e infelici.
Azioni sugli altri
Nella self-ownership troviamo a volte indicato il limite dell’azione del singolo ponendo la distinzione fra le azioni che si riversano sugli altri e quelle che invece riguardano solo chi le fa: ma in pratica questa distinzione non esiste, perché ogni azione si riversa sempre sugli altri (tranne qualche piccolezza).
Ad esempio può sembrare che se fumo allora la cosa riguarda solo me.
Ma, lasciando da parte il peso sul servizio sanitario, l'impatto drammatico può essere sulla propria famiglia, sulla funzione di marito, di padre, magari di figlio, nel distruggere la vita dei genitori. Curare la propria salute è un dovere morale.
Anche se io bevo uno champagne invece di uno spumante, danneggio l'economia nazionale. Nella realtà non esistono azioni che non si riflettono sugli altri, a parte forse qualcuna che sia proprio una minuzia.
Altro punto essenziale è che il self-ownership vede in sostanza nell’autorità un limite alla libertà.
Ma il problema è se l’autorità subordina o si subordina: una cosa è avere autorità sugli schiavi, intesi come «strumenti animati», come diceva Aristotele; un’altra cosa è avere autorità sui bambini per proteggerli e guidarli verso il bene.
Infatti, nella nostra civiltà, il significato di servus si è rovesciato: il papa si intitolava servus servorum, i monarchi si consideravano al servizio dei sudditi e così via.
Il problema è allora se chi comanda serve i comandati o è il contrario: nel primo caso l’autorità è legittima, nel secondo no. L’autorità dell’uomo nella famiglia, ad esempio, derivava dai ruoli diversi che un tempo si assegnavano a uomini e donne, non dal fatto che non ci debba essere autorità: infatti l'autorità maritale è scomparsa, ma non quella genitoriale.
È ovvio che nella realtà i genitori possono sbagliare, ma è ovvio che fanno tutto quello che credono sia il bene dei propri figli. Ma fuori dalla REALTÀ sarebbe che i bambini potessero licenziarli per assumerne altri. È chiaro che, nella realtà, nel caso fosse necessario proteggere i bambini dai genitori folli o incapaci, interviene la società, come sempre secondo i principi che la ispirano.
Come dicevo, anche nell’ambito della famiglia valgono le regole sociali.
Leggi scritte e limiti concreti
Teniamo pure presente che non si tratta solo di leggi scritte dallo Stato, ma che, anzi, quelle più importanti e pervasive sono quelle non scritte.
Le regole della società che impattano veramente sull'individuo non sono certo le leggi scritte (codice penale), che riguardano casi marginali, che pochi violano e, quando lo fanno, ci sono motivi molto particolari. Quelle importanti e invasive sono quelle non scritte: ad esempio, come dicevamo, una ragazza deve osservare le regole della morale sessuale se vuol trovare marito. Le sanzioni non riguardano solo i reati, ma quelle sociali sono forse anche più gravi.
Anche sulla libertà della contrattazione, su cui molto insiste il self-ownership come espressione di libertà, bisogna intenderci.
Non è che l'accettazione di certe condizioni sia sempre una libera scelta. Non è che posso rifiutare un lavoro perché mi impongono qualcosa che non mi piace. Non è che un povero immigrato è libero di accettare o meno di raccogliere pomodori al sole per pochi soldi. Le scelte di lavoro sono limitate, a volte estremamente limitate, e quindi occorre accettare anche quello che aborriamo.
Infatti lo Stato stabilisce condizioni minime, contributi, ferie ecc. ecc. e bisogna anche rispettare le leggi dello Stato, oltre che il principio della domanda e dell’offerta. Quindi, anche se abbiamo liberamente scelto un lavoro, non è vero che poi potevamo non farlo. Si dice pure che la vera libertà è quella dal bisogno.
Così, anche quando scegliamo un coniuge, non è che possiamo scegliere chi vogliamo, ma solo in un ambito limitato. A volte dobbiamo accontentarci dell'unico che ci ha detto di sì.
Se una persona non lavora perché non vuole, non può vivere, o se è troppo esigente nella scelta del coniuge, rischia di non sposarsi e così via. Non sono prescritte dalle leggi, ma sono sanzioni ben gravi.
In generale, poi, l’approvazione e il rispetto sociale sono fattori importantissimi per tutti: siamo animali sociali.
Tenendo presente che la realtà impone ancora molti e più forti vincoli, ci si rende conto che la nostra libertà si riduce sempre di più: ad esempio, vorrei viaggiare, ma non ho i fondi, oppure vorrei una torta, ma ho il diabete.
Conclusioni
Il discorso sul self-ownership richiama l’idea che la società e lo Stato sono nati dal contratto sociale, un’idea che risale al Settecento, che però non ha mai avuto effettiva realizzazione perché irrealizzabile.
L'errore di base è contrapporre individuo e società come se fossero due entità estranee. Ma NON È COSÌ.
Io sono quello che sono perché vivo nel XXI secolo in Occidente: se vivessi nel mondo musulmano o alcuni secoli fa in Occidente, sarei diverso.
Non è che le spose un tempo erano vergini solo perché costrette dagli usi, ma perché esse stesse erano convinte che fosse quello che chiamavano onore e, senza di esso, si sentivano delle svergognate, indegne di essere spose e madri.
Se le mamme romane davano lo scudo ai figli dicendo loro: «Su questo o con questo» (cioè, meglio morire che fuggire), non è che fosse solo una legge, ma lo credevano veramente, e così via.
L'individuo vive in un certo contesto culturale che condivide: se un tempo le donne si dedicavano solo alla famiglia e alla casa, non era solo un'imposizione, ma una loro convinzione.
La società non si può fondare sull'interesse personale, che è quello che invece disgrega la società, ma sul senso della solidarietà, sulla condivisione degli ideali.
Il discorso sulla società riguarda sempre la natura umana: noi viviamo per natura in famiglia, abbiamo l’esigenza di condividere la nostra vita e la nostra intimità con un coniuge, abbiamo bisogno di figli cui dedicare la nostra vita e poi degli ancora più cari nipoti.
Molti filosofi dicono allora che la vera libertà consiste nel seguire le leggi morali, perché solo così l’uomo realizza se stesso, che sarebbe la vera libertà.
Diceva Kant: «Due cose riempiono l’animo di ammirazione: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me».
Nella democrazia vi è la possibilità (meglio: maggiori possibilità) che si indichino delle alternative e quindi eventualmente adottarle. È questo il significato di libertà di espressione e di suffragio universale.
Forse per questo i Paesi più avanzati e prosperi sono quelli democratici.
Però la democrazia è possibile solo in quei Paesi la cui cultura lo accetta e sostiene: la cultura (mentalità) è più forte degli ordinamenti.
Per questo occorre contrapporre alle fantasie della self-ownership proprio la democrazia reale, che considero il miglior sistema fino ad ora realizzato, nella quale la libertà si esercita solo nell’ambito che le regole sociali non considerano né proibito né obbligatorio.
La società va giudicata in base alla sua capacità di realizzare la nostra natura.