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Al cimitero delle Fontanelle

Pubblicato da IL RIFLETTERE organo della AIAC .CLI settembre 2026
Di recente è stato riaperto al pubblico, a Napoli, il cimitero delle Fontanelle. Si tratta di una cava, meglio, di una serie di cave di tufo, nella quale, nei secoli scorsi, furono seppelliti i resti mortali dei napoletani deceduti, in genere, ma non solo, in seguito a epidemie, fino all'800. In seguito si diffuse sul luogo il culto delle anime pezzentelle, cioè delle anime petentes (cioè richiedenti) il suffragio. Sorse quindi una usanza propria di Napoli, per cui i fedeli adottavano il cranio di un defunto: gli costruivano spesso uno scatolo a mo' di tempietto e chiedevano al defunto sconosciuto di pregare per le proprie esigenze e, in cambio, pregavano per la sua anima in purgatorio.
Le guide, molto preparate, raccontano in quel luogo del fatto che i fedeli a volte sognavano pure le anime che avevano adottato e delle molte leggende che nacquero: il capitano, donna Concetta, 'o monaco, il tribunale, i preti e tanti altri.
Tuttavia, a noi pare che le pur interessantissime e coinvolgenti leggende non colgano il vero significato, vero e profondo, di questa cava e di altri consimili luoghi.
Tale usanza di culto è, in effetti, lo spontaneo, ingenuo risultato del rapporto fra i vivi e i morti proposto dal cristianesimo. Quelli che non sono più in vita esistono ancora per l'eternità, cioè al di fuori del tempo. Secondo la dottrina della comunione dei santi è possibile pregare per i defunti ed essi possono pregare per i viventi. Quindi chi ha perso una persona cara, un genitore, un figlio, un coniuge, può ancora rivolgersi a lui, parlargli, confidarsi con lui; può aiutarlo nel suo cammino verso Dio nell'aldilà (purgatorio) e il defunto, in qualche modo, può assistere, vegliare e aiutare il vivo pregando Iddio. Vi è cioè una continuità fra la vita e la morte, fra quelli che hanno superato la porta della morte e quelli che sono ancora al di qua di essa e che aspettano di attraversarla.
Questo modo di pensare, nel nostro mondo di oggi, va attenuandosi e perdendosi. La morte, nel mondo moderno, viene nascosta ai bambini, mentre un tempo essi erano presenti nei lutti della famiglia: si cresce così senza la coscienza della morte, che un tempo i bambini apprendevano invece fin dai primi anni.
Diciamo pure che un tempo la morte era presente nel mondo a ogni passo: morivano tanti, tanti bambini, tante donne nel dare la vita; ciascuno non era poi tanto sicuro, andando a letto, che al mattino dopo si sarebbe svegliato e c'era una apposita preghiera da recitare andando a letto.
Adesso la morte appartiene soprattutto alle persone anziane, ai nonni, che ormai hanno già poca vita, mentre un tempo la morte era sempre presente in mezzo ai vivi.
Si muore oggi spesso negli ospedali, in luoghi remoti, isolati, dove non si può entrare, mentre un tempo si dava l'addio alla vita in mezzo alle persone care.
L'usanza delle Fontanelle in seguito fu contrastata dalla Chiesa perché, in effetti, era uno scambio di favori, di carattere paganeggiante. Si trattava di quello che in latino si diceva do ut des («io ti do perché tu mi dia»), mentre la preghiera del cristiano per il prossimo deve essere mossa dalla caritas (dall'agape in greco), cioè dall'amore disinteressato, che è il primo comandamento del cristianesimo.
Come scriveva S. Paolo: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.»