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Casi giudiziari e politica

 

Pubblicato da  Appunti agosto  2025

Giovanni De Sio Cesari

www.giovannidesio.it

 

 

È accaduto, come spesso accade, che alcuni casi giudiziari abbiano innescato una polemica politica molto accanita fra le parti politiche di destra e di sinistra. In effetti, però, si tratta solo di pretesti, perché, se esaminiamo i fatti oggettivamente, poco o niente c'entrano con le discussioni e gli orientamenti politici.

Ci riferiamo ai casi giudiziari di Roggero e di Abderrahim Fakir, immigrato tunisino.

Nel primo caso un gioielliere, Roggero, alcuni anni fa ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo quando, però, questi erano già fuggiti dalla sua gioielleria: li ha inseguiti e uccisi deliberatamente. È stato condannato a 16 anni di carcere e, inoltre, al risarcimento dei danni per 400 mila euro.

La sentenza ha fatto scalpore e ha diviso l'opinione pubblica. È apparso un capovolgimento della giustizia che un rapinato debba poi essere condannato (si dice all'ergastolo, avendo l'imputato più di 72 anni) e i rapinatori risarciti. Da qui la destra è insorta contro la sentenza e, anche se non viene detto esplicitamente, fa balenare il sottinteso che i giudici siano di sinistra e, pertanto, invece di salvaguardare l'ordine e i derubati, per motivi ideologici puniscano chi si difende.

Dall'altra parte, invece, non si mette in discussione quanto deciso dai giudici e si accusa la destra di volere imporre la forza al posto del diritto, di voler instaurare un Far West nel nostro Paese, in cui ciascuno si faccia giustizia da solo, di attentare ai principi costituzionali e, come avviene solitamente, insomma, di essere fascista.

Ma, se esaminiamo la questione oggettivamente, ambedue le posizioni appaiono eccessive, poco correlate ai fatti e solo dei pretesti per iniziare una lunga campagna elettorale fino alle elezioni del 2027.

Infatti non si vede come i giudici avrebbero potuto sentenziare diversamente: le leggi sono chiare e, infatti, in tutti e tre i gradi di giudizio la sentenza è stata sostanzialmente la stessa. Non si tratta di legittima difesa, perché non c'era più alcun pericolo per l'incolumità di Roggero o dei suoi familiari: la rapina ormai era finita e inseguire e uccidere deliberatamente i rapinatori non è ammesso dalle nostre leggi, applicando le quali i giudici non potevano fare diversamente. Hanno tenuto anche adeguatamente conto della situazione di stress in cui si trovava l'imputato, comminando il minimo della pena.

Certo, si può pensare anche che il gioielliere sarebbe stato giustificato nella sua azione dal contesto; ma il punto è che la magistratura deve (o dovrebbe) attenersi alle leggi e non a quello che ritiene giusto.

Notiamo che abbiamo una confusione linguistica: nei tribunali si parla di giustizia, quando invece si tratta di legalità. Si giudica in base alle leggi, che poi possono essere ritenute anche ingiuste, ma, finché non vengono cambiate, ad esse si deve attenere la magistratura.

Si è richiesta la grazia, in modo precipitoso, al Capo dello Stato, fatto che ha innescato altre polemiche. Ma la grazia non è un quarto grado di giudizio e non smentisce le sentenze: per particolari motivi umanitari può essere concessa dal Capo dello Stato. Occorre però seguire una procedura complessa e lunga, per cui, in pratica, può ridurre la pena, ma non cancellarla.

Allora possiamo pensare di cambiare le leggi. Per la grazia non si pensa a una modifica. Potrebbe essere esteso il concetto di legittima difesa, ammettendola anche quando non c'è più pericolo; ma, evidentemente, proposte in questo senso sono impensabili. Il fondamento dello Stato, di qualunque Stato, è che esso proceda alla punizione dei colpevoli di reati e in nessun caso può essere ammessa una giustizia privata: è un principio universale, valido in tutti gli ordinamenti, diciamo il fondamento stesso dello Stato. Si è proposto di abolire il risarcimento per coloro che subiscono un danno in conseguenza di un atto criminale; ma pure questo mi pare poco realistico. Se c'è un reato (ed è un reato farsi giustizia da soli), perché mai non dovrebbe essere ammesso anche il risarcimento?

Non si tratta qui di essere di destra o di sinistra, pro o contro i giudici, ma di fatti oggettivamente valutabili, qualunque sia il proprio orientamento politico.

Il secondo caso riguarda Abderrahim Fakir, di origine tunisina. In preda a una crisi nervosa molto grave, fu fermato e immobilizzato dagli agenti e, in seguito a questi fatti, è morto. Abbiamo molti filmati di quello che è successo, però non sappiamo ancora quale sia la vera causa della morte. Potrebbe essere la conseguenza dell'eccessiva violenza degli agenti che lo hanno immobilizzato, oppure di altri motivi. Occorrerà un certo tempo per gli accertamenti medici, per stabilirlo con certezza.

Fino a che essi non saranno terminati e valutati, non possiamo quindi sapere se la responsabilità sia degli agenti oppure no. Anche qui, invece, è insorta la solita polemica destra-sinistra. La destra si dichiara sicura dell'adeguatezza dell'intervento della polizia e accusa la sinistra, come al solito, di minare la fiducia nelle forze dell'ordine e quindi la sicurezza dei cittadini.

La sinistra, invece, pare dubitare dell'imparzialità degli accertamenti; sottende un uso violento della polizia, fino ad arrivare alla solita accusa di fascismo.

Anzi, una frangia di contestatori ha assalito la polizia, creando disordini, danni e feriti.

In realtà i fatti non c'entrano con queste polemiche: certamente la polizia doveva intervenire. Non sappiamo se abbia ecceduto o meno, fino a che non avremo i dati.

In ogni caso si tratterebbe di un errore nell'azione: certo, gli agenti non avevano previsto né voluto la morte del fermato. La magistratura valuterà poi le eventuali responsabilità e giudicherà in base alle circostanze.

In mezzo alle polemiche, la più equilibrata è apparsa la sorella, che ha precisato chiaramente di non accusare nessuno e di richiedere solo e semplicemente la verità; e su questo nessuno le può dare torto.

Ma prendere a pretesto il fatto per propaganda politica pare molto poco opportuno.