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Follia collettiva

Pubblicato da : res publica : quaderni europei: agosto 2026
Spesso noi parliamo di follie collettive
riferendoci a ideologie, movimenti politici, a interventi militari che riteniamo
del tutto irrazionali.
Ma in realtà che vuol dire “follia collettiva”?
La follia, in senso propriamente medico, è una patologia che colpisce gli individui, non certo le società. Noi chiamiamo, per estensione, “follia collettiva” quelle ideologie che, dal NOSTRO punto di vista, ci sembrano folli.
L’errore è cosa diversa dalla follia: pensare che gli ebrei siano malvagi per fatto genetico è un errore; pensare che le piante mi perseguitino è una follia.
Bisogna anche guardare alla finalità che ci si propone. Se una persona rompe un vaso perché ritiene che lo perseguiti, noi pensiamo che sia folle; ma se rompe un vaso con le reliquie di San Gennaro perché fa parte di un’organizzazione che vuole distruggere la fede dei napoletani, allora diciamo che è un atto politico o ideologico.
Si può notare che anche il folle individua sempre una ragione: il punto è che bisogna considerare soprattutto il contesto culturale in cui un’azione si svolge.
Facendo qualche esempio storico: gli aztechi credevano che, per dare forza al sole e avere buoni raccolti, occorresse fare sacrifici umani in gran numero. Una credenza non isolata: anche i cartaginesi (fenici) avevano il tophet; nei momenti di pericolo offrivano in sacrificio addirittura i loro figli, e troviamo tracce del genere anche nel mondo greco (sacrificio di Ifigenia) e addirittura nella Bibbia (Abramo e Isacco). Erano i fenici, gli aztechi, dei folli? Certamente no, ma grandi civiltà.
Ma se un occidentale del XXI secolo pensasse di sacrificare un bambino per avere un buon raccolto, sarebbe certamente un folle.
Un’azione può considerarsi folle sempre in relazione al contesto culturale in cui avviene: per questo possiamo concludere che un’azione può essere folle o meno a seconda del contesto culturale in cui avviene. Fare un sacrificio umano non è una follia presso gli antichi aztechi, ma lo è presso di noi.
Da ciò possiamo dedurre che non esiste una follia collettiva, ma solo culture che noi non condividiamo e che riteniamo errate. Ma l’errore non è follia e, soprattutto, ogni civiltà, ogni cultura ha valori e convinzioni proprie che noi possiamo condividere o meno. Non dobbiamo pensare allora che chi ha idee, credenze diverse dalle nostre sia folle.
Concretizziamo questo concetto nel moderno rapporto che abbiamo con il mondo islamico.
Noi pensiamo che i fondamentalisti islamici, i Bin Laden, gli ayatollah siano dei folli del Medio Oriente e non ci rendiamo conto nemmeno che principi simili sono stati condivisi anche nel passato dalla nostra civiltà.
Ci sembra una follia che una donna debba coprirsi i capelli, come pensano gli islamici, ma basta guardarci intorno per vedere delle suore che fanno altrettanto, per ricordarci che in realtà questo uso era del tutto generale anche da noi per tutte le donne e che fino a qualche generazione fa, in chiesa, le donne si dovevano coprire il capo, come aveva prescritto esplicitamente San Paolo in una famosa epistola.
Pensiamo a quelli che si schiantarono contro le Torri Gemelle: per noi avevano un’ideologia folle, ma furono considerati eroi nella maggior parte del mondo arabo.
Così, erano folli quei cristiani che si lasciavano uccidere per dare testimonianza di fede (martirio in greco, shahada in arabo)?
Combattere e morire per la patria, la giustizia, la fede è sempre stato considerato un atto eroico: un Bin Laden ha questa convinzione ed è coerente con essa.
Il fatto che noi non condividiamo questa convinzione è altra cosa.
Erano folli quelli che massacrarono gli
eretici albigesi?
E i cavalieri che partirono per le crociate? E addirittura ordini religiosi come
i templari, che univano gli ideali monastici con quelli militari?
Certamente no, anche se attualmente queste idee sono tramontate da noi: adesso anche il papa dice, nel plauso generale di credenti e non credenti, che nessuna guerra può essere considerata voluta da Dio; ma pure ai tempi dei crociati si diceva “Deus vult” e masse di uomini erano pronte a morire per essa.
Da noi, in Europa, si è affermata la libertà religiosa, che è stata la prima delle libertà e si dice anche la madre di tutte le libertà.
In M.O. non si è affermato questo principio, ma si ha tolleranza per i “popoli del libro” (Ahl al-Kitab).
Nel passato, in Europa, non si aveva nessuna tolleranza religiosa: infatti non ci sono più comunità islamiche in Europa (Sicilia e Spagna), se non quelle dei migranti e di qualche convertito in epoca moderna, ma ci sono comunità cristiane in M.O. e, fino al 1948, anche molte ebraiche.
Da noi, in Occidente, abbiamo democrazia e libertà (religiosa e non); in Medio Oriente abbiamo un’altra civiltà.
Abbiamo la tolleranza islamica, che non significa libertà religiosa, ma solo che “i popoli del libro” possono professare la loro religione, a meno che non cerchino di convertire i musulmani o di attaccarli. C’è anche una legge per cui, una volta convertiti all’islam, non è più consentito tornare alla religione di origine.
Quindi non c’è libertà religiosa in M.O., ma solo tolleranza per i cristiani.
Ricordo pure che da noi non vi è stata sempre libertà religiosa e non mi riferisco solo ai secoli passati: anzi, fino a qualche tempo fa abbiamo avuto fascismi e comunismi che non ammettevano libertà.
A noi ovviamente sembra superiore la nostra cultura, agli islamici la propria, così come avveniva nel mondo dei fascismi e dei comunismi.
Notiamo che anche la libertà religiosa dipende dai punti di vista: non so se sia più razionale credere in una religione e pensare che le altre siano false, oppure che tutte le religioni debbano avere pari dignità.
Come si diceva nel Concilio Vaticano II, la verità ha gli stessi diritti della falsità?
Ovviamente io, europeo, sono per la libertà religiosa, perché così mi hanno insegnato da piccolo, e mi pare una follia che ognuno non possa seguire una propria religione, o nessuna religione.
Se fossi nato in Arabia Saudita, penserei che vi sia una sola religione vera.
Un problema diverso mi sembra quello delle folle che commettono quelle che denominiamo follie.
Però non mi pare che negli scoppi di violenza delle folle ci sia pazzia, ma direi solo errori di valutazione. Ad esempio, le folle descritte ne I Promessi Sposi, che assalgono i forni, fanno delle sciocchezze, ma solo perché sbagliano bersaglio (se la prendono con il povero Ferrer); non è che siano folli.
Anche la presa della Bastiglia fu un errore di informazione: in essa non c’erano affatto detenuti politici, ma non è considerata una follia, anzi il simbolo di una nuova era di libertà e progresso, ed è tuttora celebrata con una grande festa.
È vero però che le folle perdono il controllo. Una folla non è la somma delle persone che vi partecipano: ciascuno si sente giustificato, approvato da tutti gli altri e, per questo, diventa irresponsabile, fa cose che non farebbe certo da solo. Così avvengono i linciaggi, in cui i componenti fanno cose che non farebbero mai da soli.
Più banalmente, direi pure che, quando i ragazzi stanno insieme, si mettono a importunare una ragazza molto più che quando sono soli.