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Il significato della Ashura per gli sciiti

 

 

Pubblicato da  In dies Info       2026

 

 

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it

  

 

 

Fra il 24 e il 25 giugno si è celebrata l'Ashura nel mondo islamico e quindi anche per le comunità residenti in Italia.

Ashura significa letteralmente "decimo", perché indica il 10° giorno del mese di Muharram, secondo il calendario lunare adottato dagli islamici.

La ricorrenza nasce come ricordo del giorno in cui Dio salvò Mosè (Musa in arabo), aprendo le acque del Mar Rosso in modo che potessero passare gli ebrei che uscivano dall'Egitto. In seguito a questo avvenimento sono stati associati molti altri fatti biblici che si fanno ricadere nello stesso giorno: Noè sbarcò dall'Arca, Dio perdonò Adamo, Giuseppe fu liberato dalla prigione, nacquero Gesù, Abramo e Adamo, Maometto fu concepito e altri ancora che sarebbero quindi avvenuti nello stesso giorno.

Si presuppone che la ricorrenza derivi dallo Yom Kippur ebraico (cioè Giorno del Perdono), che ricorda il perdono di Dio per gli ebrei che avevano adorato il vitello d'oro mentre Mosè era sul monte Sinai a ricevere la legge di Dio, che noi chiamiamo i Dieci Comandamenti.

La ricorrenza assume caratteri diversi nel mondo sunnita e in quello sciita.

I sunniti sono la grande maggioranza degli islamici: seguono la sunna (cioè tradizione), codificata nei secoli in base al Corano e agli hadith (= racconti) che riguardano Maometto, il Rasul (inviato), che noi traduciamo con profeta.

Presso di essi la ricorrenza assume in genere un aspetto di festa. Si digiuna (sawm), si fanno elemosine (zakat), ma si festeggia pure: insomma potremmo paragonarla a una festività cristiana come l'Assunta. Anzi, in Africa settentrionale ha assunto un aspetto gioioso dedicato particolarmente ai bambini, che vanno in giro con maschere a chiedere dolci: insomma si avvicina al nostro Carnevale.

Ma la ricorrenza ha assunto un valore molto diverso presso gli sciiti. Gli sciiti prendono origine da una questione dei successori (in arabo califfi). Alla morte di Maometto fu scelto come califfo Abu Bakr (il padre di Aisha, la sposa bambina di Maometto), ma molti invece considerarono legittimo erede Ali ibn Abi Talib e furono quindi designati come sciiti (che significa seguaci di Ali). Un suo erede, al-Husayn, entrò in conflitto con il califfo in carica e nel 680 d.C., a Karbala (attuale Iraq), fu sconfitto e ucciso con quasi tutti i suoi seguaci proprio nel giorno dell'Ashura: nel decimo giorno di Muharram.

Questo fatto ha assunto un significato ben più ampio e profondo di un avvenimento di lotte dinastiche di 1.400 anni fa, ma è divenuto l'origine dello sciismo e viene considerato l'emblema della lotta del bene contro il male.

La morte di Husayn e dei suoi seguaci ha assunto il valore di martirio: in arabo shahada, cioè testimonianza di fede (che è anche il significato greco di martire).

L'Ashura quindi non è una festa, ma ha assunto un carattere tragico e doloroso. Masse di fedeli si riversano a Karbala (Iraq) per ricordarne il martirio. Ai tempi di Saddam non mancavano ogni anno scontri e massacri, tanto che fu poi, a un certo momento, proibita.

Nell'Ashura i fedeli si autoflagellano; non solo, ma a volte si feriscono con armi da taglio (anche se questo è stato ora vietato dalle autorità religiose): il sangue scorre sui loro corpi un po' dovunque.

Potremmo paragonarlo al nostro Venerdì Santo: anche da noi c'erano i battenti, cioè gli autoflagellanti; ora sono solo un ricordo folcloristico (famoso quello di Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento).

C'è però una differenza fondamentale: per i nostri battenti, e in generale per le penitenze dolorose in uso un tempo fra i cristiani (come il cilicio portato un po' dovunque, perfino da Lucrezia Borgia a Ferrara), avevano un significato pacifico, in linea con i primi martiri cristiani.

Le autoflagellazioni sciite finiscono con avere invece un valore aggressivo, di guerra. Il principio è quello della jihad, che noi traduciamo impropriamente come guerra santa. Significa in realtà sforzo (per adeguarsi alla legge divina, cioè la sharia). Quindi può essere anche pacifica e interiore; tuttavia, a differenza del cristianesimo, può indicare anche la guerra contro gli infedeli. L'idea è che l'uomo che muore nella jihad come shahid (martire) va subito in paradiso; per gli uomini, a godersi le belle uri. Per le donne non si parla di uomini, sarebbe osceno, e così per i bambini, ma si parla di non ben identificate delizie, ma non sessuali.

L'Ashura indica quindi un'ansia di martirio con il quale si raggiunge la beatitudine del paradiso islamico.

Questa mentalità a noi occidentali pare molto pericolosa. In effetti abbiamo una massa di persone che aspirano al martirio in guerra. Questo significa che, in effetti, essi non si fermano mai di fronte a disastri e sconfitte.

Se infatti guardiamo alle recenti vicende in Medio Oriente, noi vediamo che gli iraniani hanno dimostrato che non sono affatto in grado di contrastare le forze americane e israeliane, la cui superiorità militare e tecnologica è apparsa assolutamente preponderante. Gli iraniani hanno subito perdite infinitamente superiori a quelle dei nemici; addirittura hanno perso i loro maggiori capi, tutti uccisi in attacchi veramente clamorosi per precisione ed efficacia. Trump continuamente minaccia di far sparire addirittura l'Iran: certamente una esagerazione assurda, come un po' tutto quello che dice. Tuttavia, in pochi giorni gli americani potrebbero veramente causare danni alle strutture economiche e civili dell'Iran, per riparare i quali ci vorrebbe un'intera generazione. Tuttavia, malgrado le clamorose sconfitte, noi diciamo che l'Iran ha vinto la guerra contro la superpotenza americana perché non tengono conto delle perdite subite. Un iraniano morto in guerra contro il grande e il piccolo Satana (America e Israele) è un martire da imitare, ha testimoniato la sua fede in Dio, è andato in paradiso a godersi il suo premio eterno, mentre un americano caduto in guerra è una tragedia non giustificabile, un qualcosa di irreparabile la cui colpa ricade sulle autorità (nel caso, Trump).

Parimenti gli sciiti del Libano chiamano le loro milizie Hezbollah (= Partito di Dio) e lanciano droni e missili contro il nord di Israele malgrado i continui rovesci, le stragi, le distruzioni subite, e si oppongono e manifestano in massa contro la tregua concordata dalle autorità del Libano e dagli israeliani.

Questo è in fondo il significato che implica l'Ashura, che noi occidentali difficilmente comprendiamo. Un po' tutti in Italia si sono scandalizzati per la separazione delle donne dagli uomini, ma difficilmente hanno colto il senso religioso, tutt'altro che rassicurante, di quella ricorrenza.

D'altra parte anche i sunniti integralisti seguono un analogo modello culturale: Gaza è distrutta, la sua popolazione nella estrema angoscia, ma Hamas è ancora salda al potere, sostenuta dalla popolazione che spera pur sempre nella vittoria, nella distruzione di Israele, perché la vittoria e la sconfitta non dipendono dalle forze in campo, ma dalla volontà di Dio.