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Auto sulla folla a Modena

Pubblicato da Appunti giugno 2025
Ha avuto una straordinaria risonanza mediatica un fatto avvenuto a Modena qualche giorno fa: un’auto è piombata sulla folla e ha falciato un certo numero di passanti. Il guidatore, armato di coltello, ha cercato quindi di fuggire, ma è stato fermato da passanti e consegnato alla polizia. È risultato che il guidatore, un certo El Koudri, nato in Italia da genitori egiziani e quindi cittadino italiano, e anche laureato in Italia, aveva volontariamente cercato di fare una strage. Si è poi accertato che negli anni precedenti l’investitore era stato curato per disturbi psichici.
La polemica e il risalto mediatico dell’avvenimento sono legati alle accese polemiche scoppiate fra chi, a destra, ha cercato di interpretare il fatto come un effetto dell’immigrazione e del fondamentalismo islamico, e chi invece, in genere a sinistra, ha sostenuto che si tratti semplicemente di un fatto di malattia mentale.
Senza entrare nel discorso sugli effetti dell’immigrazione e sul pericolo del fondamentalismo islamico, a noi pare del tutto evidente che questi problemi non c’entrino nulla con il fatto di Modena.
Ci sono gli squilibri mentali, la follia, che colpiscono tutti a prescindere dalla cultura e dalla razza, così come l’appendicite o la glicemia. Ora, strumentalizzare questo fatto per una certa tesi, che potrebbe essere anche giusta, mi sembra una sciocchezza.
Altro problema sono le stragi dell’integralismo religioso, che dipendono da una certa interpretazione della realtà: i cattolici, i testimoni di Geova, i buddisti non fanno attentati, gli islamici sì.
Altro ancora è la criminalità comune legata alla povertà e al disagio: chi ha un lavoro e un discreto livello economico non fa scippi.
Ora, l’immigrazione può avere influenza sugli attentati e sulla criminalità comune, ma non sulla follia.
In genere si parla di attentato terroristico se è compiuto da un’organizzazione, e pensiamo invece più alla follia quando si tratta di un singolo. Se una persona spara a dei politici perché ritiene che il sistema politico sia ingiusto, pensiamo che sia un folle; ma se le Brigate Rosse rapiscono Moro e lo uccidono, pensiamo al terrorismo o, secondo alcuni punti di vista, a una rivoluzione incipiente.
È vero, però, che esistono dei lupi solitari del terrorismo islamico: mi pare difficile pensare, però, che si tratti di persone equilibrate. In realtà i folli possono prendere a pretesto della loro azione anche delle motivazioni che in sé avrebbero senso. Tornando all’esempio delle Brigate Rosse, esse colpirono alcuni giudici che ritenevano complici del regime, ma uccidere un giudice perché la giustizia non funziona non ha senso: è un atto semplicemente folle. Analogamente, si può essere contrari a certe esagerazioni del femminismo, ma se si uccide una donna solo per odio al femminismo siamo nella follia.
È stata anche pubblicata una email di el Koudri nella quale, esasperato perché non trovava lavoro, scriveva: «Bastardi cristiani di merda, voi e il vostro Gesù Cristo in croce. Lo brucio».
Ma una cosa sono i cristiani, una cosa è Gesù: per i musulmani Gesù è rispettato come un grande profeta; hanno pure un culto per la Vergine Maria e comunque cristiani ed ebrei sono “i popoli del libro”, che vanno rispettati, e infatti nel Medio Oriente si sono mantenute comunità cristiane fino ai nostri giorni.
Si è anche parlato della seconda generazione, che pare più incline all’odio verso la nuova patria e che abbraccia quindi più facilmente il terrorismo fondamentalista.
Ora, è vero che le seconde (e le terze) generazioni vanno alla ricerca e riscoprono le proprie origini: avviene per esempio anche per i nostri emigranti in America; tuttavia certamente non pare questo il caso di El Koudri, che non appare affatto incline a scoprire le proprie origini e soprattutto non pare legato alla religione islamica: non frequenta nemmeno le moschee e nessuna organizzazione arabo-islamica.
Nemmeno possiamo interpretare l’episodio come un effetto del disagio sociale, dell’emarginazione. Il protagonista aveva anche una laurea: è vero che non trovava lavoro, ma questo probabilmente dipendeva dalla sua instabilità mentale.
Anche il fatto che meditasse una strage non significa affatto che avesse come motivazione la shahada (testimonianza di fede), ma appare chiaro che si trattasse solo di follia.
Si pensi a quante stragi avvengano in America, in genere nelle scuole, senza alcuna motivazione se non lo squilibrio mentale.
Qualcuno afferma pure che sarebbe colpa dell’autorità della motorizzazione, che aveva permesso all’investitore di avere ancora la patente malgrado fosse uno squilibrato, ma questo problema si potrebbe considerare se avesse fatto l’incidente perché aveva perso il controllo dell’auto: si tratta invece di un investimento volontario; non c’entra la capacità di guidare l’auto.
Si è detto pure che ha poi chiesto scusa e che invece, se si agisce in preda alla follia, non ci si rende conto di ciò che si fa; ma non è vero: chi si rende conto di aver agito in preda alla follia chiede perdono, si dispiace. C’è chi poi non si rende proprio conto di quello che ha fatto: dipende dai casi.
In conclusione, tutte queste polemiche non c’entrano nulla con il fatto di Modena, che deriva da disturbi mentali che si trovano in tutte le civiltà e che possono prendere a pretesto anche elementi della loro cultura o anti-cultura.