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Genocidio a Gaza?

Pubblicato da In dies Info 11 aprile 2026
Si parla comunemente di genocidio a Gaza e la Corte internazionale di giustizia ha aperto un procedimento a carico di Israele con questa accusa: ovviamente solo un’accusa e non una sentenza, che presumibilmente non verrà mai.
Ma che significa genocidio?
Secondo il diritto internazionale, ai sensi dell’articolo II della Convenzione, si definisce il genocidio come una serie di atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un determinato gruppo di persone che si identifichi per la propria nazionalità, etnia, razza o religione, quali:
uccidere membri del gruppo;
causare gravi lesioni fisiche o psicologiche ai membri del gruppo;
sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita tali da provocarne la distruzione fisica totale o parziale;
imporre misure volte ad impedire le nascite all’interno del gruppo;
trasferire in maniera forzata i bambini del gruppo ad altri.
L’accusa a Israele di genocidio si basa sul fatto che effettua attacchi indiscriminati che colpiscono obiettivi militari e civili senza distinzione, con la quasi totale distruzione delle infrastrutture critiche di Gaza e di altri beni indispensabili per la sopravvivenza della popolazione (ad esempio centrali elettriche, ospedali e zone agricole); lo sfollamento, ripetuto, forzato, di massa e in condizioni di insicurezza, del 90 per cento della popolazione; e il blocco o le restrizioni arbitrarie degli aiuti umanitari, inclusi cibo, acqua e medicinali, la diffusione di fame, malnutrizione e malattie infettive.
Si è anche notato che la crisi delle strutture sanitarie a Gaza rende difficile avere figli, il che sarebbe giustamente un aspetto del genocidio: è chiaro che, se si impedisce a un popolo di avere figli, lo si manda all’estinzione.
Concetto di genocidio
Non affrontiamo il problema se questi fatti, tutti veri e indubitabili, possano o meno configurare il crimine di genocidio definito secondo i parametri prima indicati. Si sa che in diritto si può sempre affermare tutto e il contrario di tutto, interpretando o cavillando sulle norme, e si tenga pure presente che quei criteri sembrano abbastanza vaghi.
Si pensi, per esempio, che si accenna al fatto che le condizioni di vita rendono difficile la nascita dei figli: ma, a prescindere dal fatto che a Gaza sono nati in questi due anni più bambini di quanti siano i morti (alcuni mesi fa Hamas diceva 50 mila), con questo criterio non solo ogni guerra, ma anche ogni crisi economica diventerebbe un genocidio.
Generalizzando il problema: se applichiamo questi criteri, allora tutte le guerre (in particolare quelle asimmetriche) sono genocidio.
Quindi avremmo un genocidio degli Houthi, dei siriani, dei curdi, degli iracheni, dei libanesi, degli afghani, dei sudanesi, per limitarci al Medio Oriente.
Ma mi pare che il tribunale ne parli solo a proposito della Palestina.
Guardiamo poi alla storia europea nella II G.M.
La II G.M. fu un conflitto fra eserciti schierati in campo, eppure i bombardamenti sui civili fecero stragi ben più gravi di quelle in Palestina. Ad esempio, in un solo bombardamento su Tokyo, qualche giorno prima delle atomiche, morirono 75 mila civili, in genere bruciati vivi, come a Dresda, più di quanti palestinesi uccisi in due anni di guerra.
Eppure era una guerra aperta fra eserciti e non una guerra asimmetrica, in cui una delle parti è formata da soldati (guerriglieri) che si nascondono nelle folle. Eppure nessuno mai ha parlato di genocidio: nessuno dice che gli aviatori che colpirono Tokyo (Berlino, Londra, Roma) commisero un genocidio.
Pensiamo che nell’assedio di Leningrado morirono di fame e stenti forse da 600 mila a un milione di civili; pensiamo pure ai circa due milioni di morti in Vietnam, a quelli dell’Etiopia, del Congo, della Cecenia, e così via: l’elenco sarebbe infinito.
Per genocidio occorre vedere non solo la percentuale, ma la volontà di eliminare un intero popolo: due condizioni che non sussistono assolutamente a Gaza,
I russi ebbero 25 milioni di morti, ma non si parlò di genocidio; gli ebrei “solo” 6 milioni, e nessuno dubita che fosse un genocidio. Ora, se gli israeliani avessero voluto uccidere tutti i palestinesi di Gaza, lo avrebbero potuto fare, ma non lo hanno fatto: non so se per umanità o per timore delle reazioni occidentali, forse per entrambe le cose, ma non è stato fatto.
In quasi tutte le guerre negli ultimi 80 anni si sono colpiti deliberatamente i civili, e non per malvagità, ma perché così esige la guerra moderna: solo in qualche raro caso, come le guerre arabo-israeliane (del 1956, 1967 e 1973), i civili non sono stati coinvolti, anche perché si trattava di guerre lampo, di blitz più che di conflitti globali.
Le vittime a Gaza
Poniamoci allora innanzitutto il problema di quanti sono effettivamente i caduti a Gaza.
Hamas ha fornito un elenco dettagliato e preciso, indicando una cifra di oltre 70 mila morti, più forse altri 5 o 10 mila sotto le macerie non identificati. L’esercito israeliano ha sempre smentito questa cifra, definendola esagerata, e un po’ tutti l’hanno considerata non attendibile in quanto di parte. Tuttavia, nel gennaio del 2026, a sorpresa, gli israeliani hanno riconosciuto che questa cifra pare attendibile. Quindi possiamo considerare che questo sia il numero di vittime, anche se solo in linea di massima,.
Consideriamo che la popolazione di Gaza viene valutata nel complesso a 2 milioni e 200 mila abitanti, e quindi si calcola che i caduti siano intorno al 3%. Se consideriamo che bombardamenti incessanti per oltre due anni hanno distrutto intorno all’85% di quanto era possibile distruggere, il numero dei caduti appare piuttosto basso rispetto ad altri conflitti.
Vengono anche presentate, stando alle notizie di Hamas, le cifre secondo età e sesso, che sono le seguenti:
Children under 18: 20.179
Men, 18–59: 31.754
Women, 18–59: 10.427
Adults 60+: 4.813
Consideriamo il rapporto in relazione alla totalità dei caduti:
Meno di 18 anni: 30%
Uomini fra 18 e 59 anni: 47%
Donne fra 18 e 59 anni: 15%
Anziani oltre i 60 anni: 7%
Consideriamo che i minori di 18 anni sono il 50% della popolazione, ma i caduti il 30%, ed è cosa davvero singolare che gli adulti maschi caduti siano il triplo delle donne, mentre il loro numero è certamente pari o quasi.
Come si spiega questa stranezza?
Essa può essere fatta risalire a un altro aspetto della guerra, prima ignorato e tuttora sottaciuto, benché riportato da molte fonti.
Gli attacchi aerei erano in genere preavvisati; quelli improvvisi e imprevedibili sono stati lanciati contro uomini che si riteneva appartenenti ad Hamas. Si trattava quindi di bombardamenti che, a differenza di altri (ad esempio della II G.M.), erano piuttosto mirati. Ovviamente, nel colpire uomini di Hamas, venivano colpite anche le famiglie e i vicini, donne e bambini quindi: la sottorappresentazione dei bambini e soprattutto la prevalenza degli uomini sulle donne (3 a 1) possono avere questa spiegazione.
Non siamo quindi a un genocidio voluto, ma ad attacchi che relativamente cercano di non colpire tutti indiscriminatamente, come avvenuto in tanti altri conflitti, ma soprattutto i combattenti.
Vittime di guerra
Penso che su Gaza si faccia un errore fondamentale in Occidente: considerare Hamas un gruppo di terroristi come le Brigate Rosse. Ma le Brigate Rosse non avevano alcun seguito, alcun potere: erano solo un gruppetto di esaltati che si illudeva di iniziare una rivoluzione; se mai si fossero presentate alle elezioni, non avrebbero nemmeno raggiunto il minimo per avere una rappresentanza.
Invece Hamas governa da tempo Gaza in modo incontrastato, è sostenuta senza riserve dalla popolazione, che li ha applauditi come eroi per il 7 ottobre.
Hamas rappresenta Gaza, è Gaza; non solo, ma rappresenta pure una notevole parte del mondo arabo che vede la distruzione di Israele come la premessa della rinascita islamica.
È lo stesso rapporto del nazismo con la Germania degli anni ’40: infatti l’esercito tedesco combatté con un accanimento eccezionale.
In queste terribili condizioni, la popolazione di Gaza non si è affatto ribellata ad Hamas: avrebbe potuto facilmente cacciarli fuori, così come Hamas avrebbe potuto fermare tutta la strage semplicemente ritirandosi da Gaza; non occorreva nemmeno arrendersi.
E non si tratta di combattere Hamas, ma tutta una mentalità che ritiene quella guerra la lotta dei credenti contro i miscredenti, cioè una lotta metafisica del bene contro il male.
Non si tratta di parteggiare con gli uni o con gli altri, ma di comprendere gli uni e gli altri, ciascuno dei quali, dal suo punto di vista, ha le sue ragioni. Hamas e alleati pensano che Dio abbia assegnato la Palestina ai musulmani, e sarebbe quindi blasfemo lasciarne anche solo un lembo ai miscredenti, e vedono gli ebrei come una punta di lancia dei miscredenti occidentali.
Analogamente, gli haredim (i fondamentalisti ebraici) vedono la Palestina come la terra promessa da Dio e quindi blasfemo lasciarne un lembo ad altri.
Gli israeliani laici, invece, temono che lasciare la formazione di uno Stato palestinese avrebbe le stesse conseguenze di aver lasciato Gaza: avere un pericolo continuo alla frontiera, una minaccia incombente.
A noi sembra naturale la soluzione dei due Stati e non ci rendiamo conto che, per le parti in campo, questa soluzione appare, per motivi opposti, impossibile.
In particolare, i fondamentalisti islamici non sono affatto dei folli, ma persone che sono conseguenziali e, diremmo, pure eroiche, affrontando senza timore il sacrificio della vita.
Noi invece cerchiamo di interpretare quei fatti secondo la nostra mentalità, che è estranea ai contendenti.
Il 7 ottobre è stata una cosa orribile, ma sembrava il mezzo utile per affossare gli accordi di Abramo (cioè il riconoscimento arabo di Israele) da parte di chi vede non uno scontro per riconquistare una piccola striscia di terra, ma una lotta metafisica fra i credenti e i miscredenti, fra il bene e il male, contro il grande e i piccoli Satana (discorso di Nasrallah).
La distruzione massiccia di Gaza, con tanti morti, vuole convincere i seguaci di Hamas che la guerra per distruggere Israele porta solo catastrofi, che Allah, il misericordioso, non interviene a difesa dei suoi credenti.
Il fine di Hamas pare non riuscito: gli arabi non hanno fatto niente per aiutare i palestinesi. Non ho idea se quello di Israele possa raggiungere lo scopo o il suo opposto.
Quello che mi pare evidente è che le dimostrazioni in Occidente non aiutino per niente i palestinesi, ma li incoraggino ancora più verso la rovina della jihad (guerra santa).