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ATTACCO ALL’IRAN

 

Pubblicato da  In dies Info   4 marzo   2026

 

 

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it

 
        Le aspettative

Tutti a chiederci che esito avrà l’attacco in corso all’Iran, ma tutti sappiamo che ogni guerra si sa come comincia ma non si sa come finirà. Diciamo che, se si potesse prevedere l’esito delle guerre, non ci sarebbero più guerre, perché la parte soccombente non la farebbe.

Per fare qualche esempio: Putin pensava di poter insediare in Ucraina un governo amico con un rapido blitz militare e la guerra continua da 4 anni e non si vede la fine; nel 1940 Mussolini pensò di fare un gesto dimostrativo entrando in una guerra che sembrava finita e l’Italia ne uscì distrutta dopo 5 anni: di esempi del genere se ne potrebbero fare infiniti.

Non sappiamo quindi come andrà a finire: si può pensare che il regime iraniano cadrà in poco tempo, che si rafforzerà, che il conflitto durerà qualche settimana o magari 20 anni come in Afghanistan, o qualunque altra cosa.
Non sappiamo: possiamo solo esaminare le cause scatenanti e la situazione in cui ci si trova.

 

Cominciando dall’Iran

Il regime degli ayatollah è un unicum nella storia dell’Islam: non era mai avvenuto che gli esperti della sharia (ayatollah, non esiste un clero islamico) abbiano preso il controllo politico, come invece è avvenuto spesso per il clero nel mondo cristiano (si pensi al conflitto fra papato ed impero, ad esempio).

È un regime del tutto isolato: il fondamentalismo sciita è in lotta con i regimi moderati di tutti gli altri paesi arabo-musulmani, ma è pure nemico mortale dell’altro fondamentalismo islamico, quello sunnita (Bin Laden, ISIS, talebani).

All’interno del popolo iraniano appare chiara una profonda spaccatura che periodicamente esplode in manifestazioni popolari; l’ultima delle quali, la più sanguinosa, avvenuta qualche mese fa. L’opposizione dapprima è stata rappresentata da ceti borghesi, colti, e prendeva le mosse dalla condizione della donna, ma in seguito ad essa si è aggiunta una ragione più ampiamente sentita, soprattutto presso il ceto mercantile: la crisi economica. Infatti le sanzioni e i continui interventi militari dell’Iran hanno stremato l’economia e i bisogni e la povertà dilagano.

Non sappiamo però quanto sia forte e numerosa l’opposizione: le stime variano da un 90% a una piccola minoranza di “traditori”; impossibile avere dati attendibili.

Inoltre va considerato che la popolazione dell’Iran è iraniana solo intorno al 60% e le minoranze comprendono ben il 40% e spesso, ma non sempre, sono insofferenti.

Il regime si regge sulla presenza massiccia dei Pasdaran (guardiani della rivoluzione), dei basiji (mobilitati), che permeano tutto il tessuto sociale e in particolare l’economia, che per forza di cose è diventata un’economia di guerra.

Si tratta di gruppi molto ben organizzati e inseriti che fino ad ora hanno respinto e soffocato nel sangue ogni opposizione.
Potrebbe resistere all’infinito o magari crollare di colpo come avvenne per il regime dello shah.

Il regime però ha buoni rapporti con Russia e Cina, paesi lontanissimi dalla sua ideologia ma con interessi economici comuni: l’Iran ha fornito droni alla Russia, vende petrolio a buon mercato alla Cina.

 

Pericolo Iran

In pratica l’Iran è rimasto l’unico paese del Medio Oriente a sostenere la lotta contro Israele, vista non come riconquista di quello che in effetti è solo un piccolo territorio ma come la lotta contro gli infedeli, di cui gli ebrei sarebbero solo la punta avanzata , nella convinzione che l’arretratezza in cui versa il Medio Oriente dipenda dall’aggressione degli infedeli (occidentali).

Si tratta quindi di una lotta vista in chiave religiosa. Quelli che vi muoiono sono shaid (noi traduciamo “martiri”, ma letteralmente “testimoni della fede”); andranno in paradiso e l’esito della guerra non dipende dalle armi ma dalla volontà di Dio (inch’allah), che certamente darà la vittoria ai suoi fedeli se questi si mostreranno degni con la propria fede: Islam significa infatti abbandono (meglio, accettazione cosciente) alla divina volontà.

I basiji originari erano giovanissimi che, nella guerra con l’Iraq di Saddam Hussein, avanzavano sui campi minati senza armi, facendosi saltare per indicare ai soldati che seguivano come avanzare, sicuri che sarebbero stati subito accolti dalle uri (fanciulle vergini) in paradiso.

A questo si aggiunge il problema dell’atomica.
Gli iraniani hanno sempre dichiarato che essi non vogliono la bomba atomica; addirittura esistono delle fatwe (sentenze religiose) che dichiarano tali armi proibite dalla sharia. Tuttavia il problema sussiste appena si nota che per gli usi pacifici occorre l’arricchimento dell’uranio fino al massimo del 5%: quello maggiore serve per le atomiche o per studi. Appare del tutto chiaro che l’Iran non ha questo secondo fine e quindi che la meta non può che essere quella dell’atomica, che cambierebbe completamente la situazione del Medio Oriente.

Quindi uno Stato di 90 milioni di abitanti, in possesso di missili a lunga gittata e di bombe atomiche, mosso da uno spirito religioso così forte, sarebbe un pericolo mortale per Israele, la cui difesa ed esistenza viene considerata una priorità assoluta dagli occidentali, soprattutto dall’America.

Questa pare la ragione di fondo dell’attacco israelo-americano, al di là delle trovate propagandistiche più o meno fantasiose.

 

Cosa vogliono gli americani

Non si deve però pensare che il fine di Israele e USA sia quello di importare la democrazia in Iran. Le guerre ideologiche in Occidente sono tramontate: si vuole solo fermare quel pericolo e, se si riesce a ottenere un accordo, un diverso orientamento politico (come in Venezuela), poco importa che vi sia democrazia o dittatura, libertà o fanatismo religioso.

D’altra parte anche negli Stati del Golfo, alleati dell’America e in guerra in questo momento con l’Iran, la libertà non esiste, la sharia domina, la condizione della donna è quella tradizionale.

Siamo lontani cioè, da parte occidentale, da una lotta per la libertà e la democrazia: ormai, dopo i fallimenti dei neo-com (ai tempi di Bush), ci abbiamo rinunciato e accettato che ogni paese si governi pure come vuole purché non ci minacci.

 

Proxy

L’Iran agisce contro Israele per seguire la sua politica dei cosiddetti proxy, forze cioè alleate, guidate e rifornite.

Esse però sembrano attualmente in sfacelo.

HAMAS condivide la concezione della guerra  contro Israele come una lotta religiosa; non è sciita ma sunnita. Tuttavia attualmente è stata appoggiata solo dagli sciiti iraniani e abbandonata dai sunniti arabi.  Ha portato allo sfacelo, alla distruzione, al massacro la popolazione di Gaza; continua a resistere però e non disarma.

Hezbollah (milizia di Dio) sono gli sciiti del Libano che sono intervenuti contro Israele subendo sconfitte e stragi continue e l’ostilità di tutti gli altri gruppi del Libano (cristiani e sunniti); tuttavia essi resistono ancora con grande coraggio (o follia, dipende dai punti di vista), hanno cercato di colpire Israele e ne hanno sopportato quindi la furia vendicativa.

Gli houti prendono il nome da uno dei fondatori del movimento ma in realtà si tratta di un gruppo religioso, gli zayditi, che non è sciita ma tuttavia viene assimilato ad essi ed è in lotta continua con l’Arabia Saudita, conflitto che ha causato, secondo stime ONU, forse 500 mila vittime.

Anch’essi sono intervenuti nella guerra di Gaza ma hanno subito pesanti perdite e distruzioni ad opera degli israeliani.

Gli alawiti in Siria avevano il dominio dello Stato ma sono stati rovesciati e si sono ritirati a stento in qualche lembo del territorio. In effetti si tratta di una setta religiosa niente affatto vicina agli sciiti, anzi di orientamento laico, ma che era fortemente appoggiata dagli iraniani.

I proxy sono al momento tutti non in grado di fronteggiare l’esercito moderno di Israele; tuttavia, malgrado i disastri, non mostrano affatto di ritirarsi, di arrendersi alla realtà: la spinta religiosa pare invincibile.

 

Conclusione

In sostanza possiamo dire che da parte israeliana abbiamo una grande superiorità delle armi, delle tecniche, dell’AI, che pare abbia assunto un ruolo importante; ma dall’altra parte iraniani e sciiti hanno la fede religiosa che li sostiene e li fa affrontare ogni catastrofe.

Diciamo quindi che la situazione rimane imprevedibile, perché nessuna delle due parti ha in mano la carta vincente e tutte e due paiono invincibili: gli uni per la superiorità militare e gli altri perché sopportano ogni disastro.