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UCRAINA: LA FOLLE GUERRA 

 

 

Pubblicato da  In dies Info   20 febbraio  2026

 

 

 

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it


 

Gravità del conflitto

Unanime è la condanna della Russia come aggressore: non si può che essere d’accordo anche se qua e là compaiono dei distinguo. Ma a me sembra che tale condanna si basi quasi esclusivamente su un fatto formale: è la Russia che ha invaso lo Stato sovrano dell’Ucraina in violazione di ogni legalità e convenzione internazionale: nessun dubbio.

Tuttavia a nostro parere il vero problema è che questo atto sconsiderato può essere il detonatore di infiniti nazionalismi e irredentismi che possono divampare in tutto lo spazio geografico e culturale della ex URSS ed ex impero russo, innescando tragedie simili a quella della Bosnia ma dalle proporzioni infinitamente più ampie. Anche a Sarajevo da sempre avevano convissuto senza grossi problemi musulmani, croati e serbi prima che per un nazionalismo sconsiderato tutto prendesse fuoco.

Io direi che con la dissoluzione dell’URSS (che a me  sembra del tutto dissennata) è stato veramente un miracolo che non siano esplosi i conflitti etnici se non ai margini (Azeri, Armeni, Georgiani e la tragica Cecenia).

L’URSS, come la Russia zarista, era un enorme paese in cui convivevano mescolate etnie diverse. Nel momento in cui, nel ’91, ogni repubblica ha proclamato la sua indipendenza (come era previsto teoricamente dalla Costituzione del 1924), ogni repubblica ha  popolazione mista con in genere una minoranza fra un 1/3 e 1/4 di russofoni, mentre la Russia ha più o meno la stessa minoranza di altre etnie. In questo contesto, quindi, lo scoppio dei nazionalismi, degli irredentismi rischia di diventare una catastrofe senza fine. Ad esempio in Estonia si è imposta la lingua estone (cioè il suomi, il finlandese, lingua di origine uralo-altaica) che per i russi è quasi impossibile da imparare, per cui furono discriminati ed emarginati: ma l’Estonia faceva parte della NATO  e non successe niente.

Sarebbe saggio quindi che ogni repubblica, benché indipendente, comunque avesse buoni rapporti con la Russia, come lo era anche per l’Ucraina prima della Rivoluzione Arancione e soprattutto dopo i fatti del Maidan di Kiev nel 2014.

Per quanto riguarda la legalità, la storia è una infinita sequela di patti violati e non per la malvagità di alcuni ma per le esigenze della politica stessa. La legalità avrebbe bisogno infatti di una autorità che la faccia valere, ma a livello internazionale non c’è purtroppo nessuna autorità in grado di farla valere: il tentativo dell’ONU è miseramente fallito.

Non è stata la volontà di rispettare la legalità o i patti a far cessare le infinite guerre che hanno per secoli insanguinato tutta l’Europa, ma il sorgere di un nuovo modo di pensare dopo i disastri delle due guerre mondiali.

Si dice che “pacta servanda sunt” ma questo vale solo “sic stantibus rebus”: se la situazione cambia il patto non conta più.

Nel 1991 si era parlato negli accordi di Minsk di Comunità degli Stati Indipendenti: cioè ogni Stato era sì indipendente ma faceva parte di una comunità, un po’ come il Commonwealth britannico o la UE.

Si è mantenuto il principio della Comunità degli Stati Indipendenti? Sembra proprio di no.

Vediamo di chiarire meglio la situazione dell’Ucraina, della quale in effetti nel mondo occidentale si conosce ben poco.

Dal punto di vista del diritto la Russia ha invaso uno Stato sovrano, l’Ucraina, non c’è dubbio. Ma l’Ucraina è sempre stata russa, un terzo dei suoi abitanti sono russi, tutti gli ucraini parlano anche il russo, moltissimi ucraini abitano in Russia, ci sono tantissimi matrimoni fra russi e ucraini per cui in effetti si pone quasi come una guerra civile.

Il rapporto è simile a quello fra Spagna e Catalogna.

 

Le origini del conflitto

L’Ucraina richiama la sua identità alla Rus’ di Kiev, uno Stato fondato da avventurieri vichinghi nel IX secolo. In seguito questa entità entrò in crisi e fu travolta nel 1240 dall’invasione dei mongoli di Gengis Khan e tutto il territorio fu per secoli tributario dei tatari (noi diciamo tartari), cioè di popoli islamici residui dell’impero mongolo. Nel ’500 il Granducato di Mosca si rese indipendente e per secoli si è espanso fino a raggiungere l’estensione dell’immenso impero dello zar dallo stretto di Bering alla Polonia, dalla Finlandia al Kazakistan.

L’Ucraina fu contesa fra polacchi e tatari e varie fratellanze cosacche fino alla metà del ’600 quando l’Ataman Bohdan Khmel'nytsky firmò il trattato di Pereyaslav in seguito al quale si ebbe l'annessione dell’Ucraina all'impero dello zar.

(Questi fatti sono lo sfondo storico del romanzo di Sienkiewicz e del relativo film “Col ferro e con il fuoco”.)

Invece la parte occidentale, la Galizia (oblast di L’viv attualmente), fu polacca fino alla fine del ’700, austriaca fino al 1918, tornò alla Polonia fino alla II guerra mondiale quando divenne russa per la prima volta.

L’attuale Ucraina comprende poi anche territori abitati da russofoni, circa un terzo della popolazione.

Esistono quindi tre Ucraine: la Galizia (nome desueto, intorno a Leopoli) greco-cattolica che è sempre stata nell’orbita occidentale (polacca e austriaca) ed entrata nell’URSS solo nel 1945; la parte centrale (Minsk) ortodossa e facente parte della Russia dal ’600; e inoltre una ampia zona da sempre russofona (il Donbass ne è solo una parte). Inoltre Kruscev aveva aggiunto la Crimea per continuità territoriale ma che non c’entrava niente storicamente o etnicamente.

Aggiungerei pure che poi non è facile distinguere russi e ucraini visto che hanno formato un unico Stato da 350 anni. Tutti gli ucraini parlano anche il russo, i russi che abitavano l’Ucraina non parlavano ucraino ma negli ultimi anni lo parlano (lingua della scuola). Quindi in pratica tutti gli abitanti dell’Ucraina sono bilingui. La differenza è la lingua che parlano nell’ambito familiare: in fondo è come con i nostri dialetti.

Fino al 2005 i governi ucraini erano decisamente filorussi o avevano almeno ottimi rapporti. L’emigrazione ucraina verso i paesi dell’Occidente, molti in Italia, ha portato però la popolazione a orientarsi verso gli occidentali ed è prevalsa l’idea che entrare nell’Unione Europea avrebbe portato l’Ucraina allo sviluppo e al benessere che gli emigrati avevano trovato in Occidente.

Abbiamo così nel 2005 la Rivoluzione Arancione, un moto spontaneo di popolo che ha portato l’Ucraina a chiedere sempre più insistentemente ma vanamente di far parte della UE.

Sono così sorti i problemi di rapporto con la Russia che in qualche modo ritiene di svolgere un ruolo egemone nelle repubbliche ex sovietiche e si dice minacciata dall’allargarsi della UE e della NATO.

Si è parlato molto di missili troppo vicini alla Russia ma ci sono già in Estonia a pochi chilometri da Pietroburgo; Polonia e Turchia sono ai confini russi, sommergibili nucleari sono dappertutto: non credo affatto che poi farebbe grande differenza se fossero schierati anche in Ucraina; nessuno pensa a una guerra nucleare. Il problema mi pare invece che Ucraina e Russia sono culturalmente, etnicamente molto vicine, fanno parte dello stesso mondo per cui una occidentalizzazione dell’Ucraina potrebbe estendersi anche alla Russia. Secondo me sarebbe un bene per la Russia ma Putin è di diverso parere. Si noti che l’Ucraina-Stato è molto più vasta della Ucraina-nazione, si estende per una immensa fascia fra la Russia e il Mar Nero, tutta una zona che veniva percepita come Russia meridionale.

Nel 2014 fu il punto di rottura: con violente dimostrazioni che presero il nome del Maidan (in ucraino: piazza) di Kiev (o Kyiv in ucraino) la dirigenza che voleva mantenere buoni rapporti con la Russia fu defenestrata nella speranza di entrare nella Unione Europea. In seguito la nuova dirigenza fu poi eletta democraticamente. Tuttavia non è poi tanto facile che l’Occidente accetti l’Ucraina nella UE e nella NATO.

Io ho sempre detto agli amici ucraini che il loro era un sogno che non si sarebbe avverato perché gli occidentali non li avrebbero accolti, come infatti è avvenuto e sono restati soli contro i russi.

Del tutto improvvidamente in quella occasione si proclamò l’ucraino sola lingua ufficiale, che fu pretesto per la conseguente insurrezione del Donbass, abitato da russofoni, e l’annessione della Crimea da parte della Russia, poi legittimata con un plebiscito popolare, annessione peraltro mai riconosciuta formalmente dall’Ucraina e dall’Occidente.

Da allora l’Ucraina è entrata in crisi, ha sopportato una guerra civile che fino all’invasione russa si è trascinata per 6 anni con 14 mila vittime stimate, impedendo alla già disastrata economia ucraina di svilupparsi, né tantomeno di entrare in UE.

La nuova dirigenza poi diede pessima prova di sé e quindi fu eletto un outsider, un attore, Zelenski, un po’ come il nostrano Grillo del M5S.

L’attuale invasione è addossata universalmente tutta alla follia di Putin. Tuttavia non si può spiegare la storia dicendo che quello è pazzo, quell’altro è scemo. Se un avvenimento accade è perché vi sono le ragioni per cui accade che vanno individuate e comprese. Tuttavia a un certo punto c’è qualcuno che prende una decisione, magari una folla, una nazione intera. Ma la scelta può essere errata e in genere con il senno di poi si capisce chi ha sbagliato. Ora anche se esistevano i motivi, Putin ha fatto un grave errore a scatenare questa guerra.

Presumibilmente Putin non pensava di conquistare l’Ucraina ma solo di dare un forte scossone, magari prendere Kiev e far fuggire il governo. Ma i fatti hanno sorpreso non solo Putin ma un po’ tutti: gli ucraini che si battono alla disperata, l’opinione mondiale che insorge, la NATO che offre armi, le sanzioni che mettono in crisi la già povera economia russa.

Le guerre lampo non sempre riescono: conquistare tutta l’Ucraina è cosa troppo difficile. La storia è piena di errori, di cantonate, di previsioni sbagliate, come lo è la vita privata.

 

Soluzioni

Quello che maggiormente si deve temere è che così il conflitto possa andare avanti un tempo indefinito.

La pace è un equilibrio difficile in cui si cerca di tener conto delle esigenze di tutti e non sempre si riesce: nessun dubbio che l’aggressione sia dei russi ma possiamo arrivare alla fine del conflitto senza che Putin ottenga qualcosa?

Questi sono i problemi da considerare, fermo restando che a violare la legalità sia stata la Russia e solo la Russia.

Si dice spesso che non c’è pace senza giustizia ma non è vero. Ciascuno pensa che si trovi dalla parte della giustizia (lo pensava anche Hitler) e non c’è un criterio unico per individuarla. Allora l’unica strada per la pace si trova con un accordo, un compromesso fra le parti. Anche da noi ci sono alcuni che pensano che Putin abbia ragione: se gli ucraini pensano che devono far trionfare la giustizia che ritengono tutta dalla loro parte avremo guerra e poi guerra e poi ancora guerra. Avremo tanti giovani soldati uccisi con il pianto delle madri e delle spose, la fuga di gente terrorizzata, le città distrutte e così via. Se vogliamo evitare tutto questo dobbiamo cercare un accordo, un compromesso, non chiederci chi ha ragione e chi ha torto perché ciascuno ritiene che ha ragione e l’altro torto.

Ci sono momenti nella storia in cui la guerra è inevitabile ma non è questo il caso. Questa guerra è senza senso, chiunque la vinca non cambierà la vita della gente. Alla fine se per assurdo l’Ucraina tornasse a far parte della Russia la vita reale della gente dell’Ucraina non cambierebbe molto.

Quando i tedeschi arrivarono a L’viv furono accolti come liberatori ma poi rivelarono il folle piano di asservire gli slavi: in questo caso non c’era altra soluzione della guerra. A Karkov (ora Karkiv per gli ucraini) si combatterono quattro battaglie nella II Guerra Mondiale con centinaia di migliaia di morti (forse mezzo milione) ma ora combattere per Karkov è una inutile follia.