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Verità e tolleranza

 

 

 

 

Pubblicato da   IL RIFLETTERE organo della AIAC .CLI  febbraio  2026

 

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it

 

 

 

Il rapporto fra verità e tolleranza è un problema che si è posto con l'affermazione della democrazia, di cui la libertà è il presupposto. Poiché la libertà religiosa è stata la prima e la madre di ogni libertà, allora richiama il problema teologico-religioso.

Ci chiediamo: ammettendo che quella cattolica sia la vera fede, cosa accadrà ai cristiani delle chiese orientali? Dio forse negherà la salvezza e destinerà alla pena eterna il credente della chiesa greca o russa che, poi, in pratica è tale per nascita? E se si tratterà di un protestante, di un buddhista, di un induista, di un pagano, magari di un ateo?

Nel passato si pensava che quelli che non professavano la vera fede non potessero salvarsi e quindi si sentiva anche il dovere di imporla con ogni mezzo, anche violento.

I conquistadores nel distruggere e saccheggiare le civiltà precolombiane si giustificavano moralmente pensando che, malgrado tutti i massacri e le distruzioni, comunque portavano la vera fede a quegli animisti e quindi in fondo facevano il loro bene, aprendo ad essi la via dell’eterna salvezza.

Persino la schiavitù nel sud degli Stati Uniti veniva giustificata in chiave religiosa: è vero che i negri diventavano schiavi, sfruttati senza pietà, vittime di ogni sopruso, però questo apriva anche loro la strada della salvezza: meglio soffrire su questa terra per il breve volgere della vita che la dannazione eterna.

Oggi idee del genere sono assolutamente bandite dal pensiero cristiano nella convinzione che solo la libera scelta può portare alla salvezza.

Dal punto di vista teologico si è fatta strada ed è affermata la convinzione che si pecca solo se c’è coscienza di fare il male. Se una persona protestante, buddhista, o animista o atea farà con impegno tutto quello che riterrà giusto e santo, allora non ha commesso peccato, è in buona fede e quindi si salverà.

Nel passato mi sono confrontato con islamici intolleranti e fanatici e in fondo ho dovuto ammettere che erano coerenti, anche se avevano torto, secondo me.

Noterei che questo discorso in pratica svuota le religioni e che anche la tolleranza in fondo presuppone una fede relativista.

La tolleranza religiosa nasce storicamente dal disastro delle guerre religiose che desolarono l’Europa, ma teoricamente si basa sull'idea che nessuno possiede la verità ultima e definitiva (è la stessa base della democrazia). Io posso essere convinto che la vera fede sia quella cattolica ma non pretendo che questa sia la verità assoluta e quindi quelli che credono ad altre religioni o in nessuna potrebbero pure avere ragione e quindi vanno rispettati. Se io fossi assolutamente sicuro che solo la fede cattolica è quella vera, allora sarebbe mio dovere imporla a tutti con ogni mezzo, nel loro stesso interesse, non nel mio: la verità non può avere gli stessi diritti della menzogna (diceva il Sillabo ancora nel 1870).

Mussulmani, comunisti e positivisti pensano invece di avere la verità e quindi, coerentemente, sono intolleranti. Se, come sostiene Marx, la religione è l’inganno della borghesia per sfruttare il proletariato, per quale motivo dovrebbe essere tollerata? Deve essere distrutta per liberare il proletariato e creare una società giusta.

In questo modo il mondo appare rovesciato rispetto al passato: dalle guerre di religione che tanto hanno afflitto il mondo  cristiano, da quelle cristologiche dei primi secoli a quelle delle eresie medioevali e per ultime alle spaventose guerre di religione del ‘600, si è passati a un reciproco rispetto e a una collaborazione che in pratica mette tra parentesi anche la pacifica opera di apostolato, mentre una parte (solo una parte) degli ateismi ha iniziato una lotta senza quartiere alle religioni. Se il positivismo si è limitato a una lotta culturale ed economica (spoliazione degli istituti religiosi), il comunismo è passato alle persecuzioni sanguinose e capillari, per cui i regimi comunisti hanno creato più martiri di tutta la storia dell’umanità.