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Imperi e ideologi

 

Pubblicato da  In dies Info    gennaio 2026

 

 

 

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it


 

 

Imperi

Si sente un po’ dappertutto che siamo entrati in una nuova era, quella  degli imperi, che le grandi potenze, soprattutto gli USA di Trump e la Cina, e altre ancora non ben identificate, si dividano il mondo.

Per affrontare la questione del ritorno degli imperi va ovviamente chiarito cosa intendiamo per impero, termine che ha assunto nella storia molti significati diversi. In linea generale chiamiamo impero uno Stato che unisce popoli diversi, mentre per Stato (regno, repubblica) invece uno Stato di un unico popolo (la Francia era un regno, la Russia un impero).

Il termine si rifà all’antico impero romano, che unificò la civiltà mediterranea attraverso una conquista continua  di altri territori in genere violenta e sanguinosa di uno stato, Roma. Noi abbiamo sempre considerato quell’Impero all’origine della nostra civiltà. Il termine quindi non aveva connotazioni negative come oggi e lo stesso è avvenuto in Cina, India, America e un po’ dovunque. Con Carlo Magno in Europa si formò il Sacro Romano Impero, che faceva riferimento a quello romano e al cristianesimo. In realtà ebbe scarso peso politico, in quanto i vari Stati, feudi, comuni in pratica erano indipendenti, ma ebbe un grande valore ideologico. In seguito si parlò di imperi (austriaco, russo) per quei regni plurinazionali che unificavano popoli e terre diverse. Analogamente si parlò di imperi coloniali quando gli europei dal ’500 e poi nell’800 conquistarono terre fuori d’Europa, considerate incivili e di civiltà inferiori, rappresentandosi anche come portatori di una superiore civiltà.

Nel mondo attuale l’idea degli imperi multinazionali ormai e tramontata definitivamente, anche se esistono ancora Stati plurinazionali;  ma nessuno Stato cerca di allargare i propri confini conquistando altri popoli.

Spesso si considera la guerra in Ucraina come un ritorno alle conquiste territoriali: in realtà si tratta invece di un conflitto legato alla dissoluzione dell’URSS, da cui sono nati Stati i cui confini non corrispondono alla composizione etnica; in tutte le repubbliche ex sovietiche in media un quarto della popolazione appartiene ad altre etnie. D’altra parte la guerra non è nata per i territori ma per insediare in Ucraina un governo amico che non facesse entrare l’Ucraina nella NATO, considerata da Putin una minaccia.

Gli imperi coloniali si sono dissolti in genere senza tragiche guerre 50 anni fa e nessuno pensa di risuscitarli.

Quindi parlare di un ritorno di imperi intesi in uno dei sensi storici appare del tutto infondato.

Possiamo invece parlare di sfere di influenza, cioè del fatto che uno Stato più importante finisce con il condizionare un’altra serie di Stati per motivi economici, politici e militari, che è cosa diversa dall’impero. Va pure tenuto presente che sia a livello politico di Stato che a quello privato personale bisogna sempre tener presente le conseguenze che hanno le nostre azioni. Se uno Stato mette dazi sulle importazioni deve aspettarsi che anche gli altri facciano lo stesso e valutarne quindi le conseguenze, allo stesso modo in cui anche nel campo privato, se non si va a lavorare, bisogna tener conto che si può essere  licenziati. Nessuno, razionalmente, né Stato né privato, può fare quello che vuole senza valutarne le conseguenze.

 

Ideologie

Esistono poi le ideologie, che sono modi di valutare i fatti in base a principi considerati chiari ed evidenti ma non condivisi da tutti. Esse possono entrare in conflitto determinando una specie di guerra civile che supera i confini degli stati. Alcuni stati poi si schierano da una parte o dall’altra, ma esistono pur sempre delle minoranze più o meno consistenti in ciascuno di essi.

Facciamo qualche rapido esempio. Nel Medioevo ci fu uno scontro fra guelfi e ghibellini, a seconda che si sostenesse il primato del papa (della Chiesa) o dell’imperatore (dell’autorità laica). Comunque l’autorità era sempre riferita a Dio (nulla auctoritas nisi a Deo) e la differenza era se essa ricadesse sul papa o sull’imperatore. In realtà però la divisione da ideologica divenne presto solo un pretesto per identificarsi.

Con la Riforma protestante scoppiarono le tragiche guerre di religione in Europa fra cattolici e protestanti (a loro volta divisi in molte correnti), che devastarono l’Europa, soprattutto la Germania.

Con la Rivoluzione francese lo scontro divenne soprattutto politico, ma con implicazioni anche fortemente religiose. Si combatté accanitamente in Europa fra assolutismo monarchico (o imperiale) e governi considerati designati dal popolo (per grazia divina o volontà del popolo), e seguì poi un conflitto dopo il 1815 fra liberali (di tante tendenze diverse) e reazionari, che si intrecciò poi con il conflitto fra il principio di nazionalità e quello di legittimità monarchica.

Un altro grande conflitto si ebbe nel secolo scorso fra tre ideologie: democrazie capitaliste (o liberiste), fascismi e comunismi. I fascismi crollarono dopo la più sanguinosa guerra che l’umanità ricordi; le democrazie e i comunismi lottarono poi nella cosiddetta Guerra Fredda (che provocò comunque milioni di morti soprattutto nel Terzo Mondo, vero campo di battaglia) e terminò con il collasso improvviso e imprevisto del comunismo.

Una nuova guerra ideologica si profilò con il rinascere del fondamentalismo islamico, che insorse contro il prevalente moderatismo dei governi nazionalisti islamici che si andavano sempre più avvicinando alla cultura europea con relativo laicismo. Il conflitto ha avuto riflessi anche in Occidente, soprattutto dopo l’11 settembre, e tuttora perdura nel mondo islamico, soprattutto in Medio Oriente.

 

Protagonisti della storia  

Dobbiamo ora considerare che la storia europea e del mondo a volte ha come protagonisti Stati (o imperi), altre volte prevalentemente ideologie e i relativi conflitti: diciamo prevalentemente perché le due componenti sono sempre presenti.

Guardiamo ora agli ultimi secoli di storia che riguardano di più l’Europa. Dalla metà del ’500 alla metà del ’600 sono prevalsi scontri ideologici delle guerre di religione. Dal ’600 alla fine del ’700 lo scontro fra i vari Stati (monarchie assolute) per l’equilibrio europeo, in cui ciascuno di essi cercava di prevalere e di estendersi a danno dei vicini. Con la Rivoluzione francese abbiamo lo scontro fra governi liberali (democratici) e assolutismi monarchici, che dopo il 1815 si intrecciarono con il conflitto fra il principio di nazionalità e quello di legittimità (ad esempio le nostre guerre di indipendenza).

Dalla metà dell’800 fino alla fine della Prima guerra mondiale sono prevalsi invece gli Stati (nazionalismi). In seguito si sono scontrati tragicamente fascismi, democrazie e comunismi. Circa 40 anni fa, con il crollo del comunismo, sembrarono essere finiti gli scontri ideologici e per qualche momento (momento sul metro della storia) gli USA sono apparsi l’unica potenza mondiale e in grado di condizionare tutto il mondo. Lo scoppio del fondamentalismo islamico ha portato gli USA a credere che esso sarebbe stato distrutto con la formazione di democrazie di stampo occidentale nei Paesi islamici (esportazione della democrazia) quindi una lotta ideologica. Ma il tentativo si è risolto in un clamoroso fallimento; il fondamentalismo, pur continuando a minacciare, è apparso non in grado di raggiungere veramente il potere. D’altra parte la maggioranza degli abitanti del mondo non adotta affatto la democrazia come si pensava da molti, 20 anni fa: si è quindi rinunciato a esportarla. Noi abbiamo pacifici rapporti con le dittature del resto del mondo (Paesi arabi, Cina ecc.) e pensiamo che ogni Stato si governi pure come vuole.

Non abbiamo più in questo momento quindi conflitti ideologici.

Allora ecco che vengono in primo piano gli Stati e i loro interessi, soprattutto economici.

Il problema attuale dell’Occidente è che i prodotti della Cina e degli altri Paesi più poveri fanno concorrenza ai nostri sia a livello internazionale che all’interno dei nostri stessi Paesi, e lo stesso discorso si può fare fra USA ed Europa. Altro problema sono le materie prime, la cui disponibilità è essenziale per le nostre economie (petrolio ed ora terre rare).

Così vediamo ad esempio che agli USA di Trump poco interessa la libertà dei venezuelani ma molto la disponibilità del suo petrolio, così come alla Cina non importa affatto il regime politico occidentale, così diverso dal proprio, ma la disponibilità di accesso ai suoi mercati.

Ritengo cioè in sintesi che si sta passando, o meglio si è già passati, da un mondo in cui le protagoniste erano le ideologie a un mondo in cui protagonisti sono gli Stati.

Molti, soprattutto in Europa, non se ne rendono conto, ma nel resto del mondo la cosa appare molto più chiara.