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Il mito del diritto internazionale
 

 

 

Pubblicato da  In dies Info  9 gennaio 2026

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it


 

Forza del diritto

Da alcuni anni, dallo scoppio della guerra in Ucraina, un po’ dappertutto nei talk show, interviste a personaggi più o meno famosi, si sente dire che siamo entrati in un’altra era nella quale non si rispetta più il diritto internazionale, le regole della convivenza fra Stati: in estrema sintesi, in un mondo in cui alla forza del diritto si va sempre più sostituendo il diritto della forza.

 Da queste considerazioni scaturisce un forte pessimismo sull’evoluzione delle vicende storiche e l’esigenza di fare ogni sforzo, anche bellico, per tornare a un ordine mondiale fondato sul diritto internazionale.

Si è affermato che, se lasciamo che la Russia prevalga sull’Ucraina, allora ogni Stato si sentirà autorizzato ad attaccarne un altro e che quindi il forte prevarrà sul debole, da cui la necessità di aiutare l’Ucraina anche alla fine con un intervento armato: insomma, una guerra per evitare le guerre.

Il discorso si è fatto via via più ampio e pervasivo con i tragici fatti di Gaza e, in questi giorni, ancora di più con il rapimento di un capo di Stato, Maduro, cosa che ci pare senza precedenti.

Non intendiamo qui entrare nel merito delle varie crisi in questo momento presenti nel mondo, ma esaminare solo la fondatezza dell’affermazione secondo cui nel nostro mondo stia prevalendo in campo internazionale la forza sul diritto e stia nascendo quindi un mondo senza  più regole.

Il problema che ci poniamo è quindi: esiste un diritto che ha retto il mondo in un passato, diciamo, recente?

L’idea che il diritto, le regole avrebbero dovuto prevalere sulle guerre, inaugurando quindi un’era di pace e quindi di benessere, si affermò fortemente alla fine della Prima Guerra Mondiale. I disastri spaventosi che essa aveva procurato spingevano tutti a che un’altra tragedia non dovesse più accadere e si fondò la Società delle Nazioni, soprattutto con la spinta idealista e pacifista impersonata dal presidente USA Wilson, ma sentita in tutto il mondo. L’istituzione però funzionò pochissimo: già gli USA si ritirarono, si affermarono invece nazionalismi esasperati (fascismi) e dopo 20 anni il mondo precipitò in una catastrofe ancora maggiore, la Seconda Guerra Mondiale.

Alla fine di essa, per evitare una nuova catastrofe, si fondò l’ONU, organizzazione che avrebbe dovuto risolvere pacificamente tutti i contrasti internazionali, instaurando una nuova era, si sperava definitiva, di pace nel mondo, relegando le guerre a un passato barbaro da dimenticare. Anche il processo di Norimberga sembrò il momento del trionfo della giustizia sulla umana malvagità.

 

I conflitti negli ultimi 80 anni

In effetti non c’è stata una terza guerra mondiale (fra Occidente e mondo comunista), ma il motivo fu ben diverso: la presenza delle armi atomiche, che rendeva impraticabile una nuova guerra fra le potenze che le detenevano (USA e URSS).

In realtà, alla fine del conflitto mondiale si delineò immediatamente un nuovo scontro fra il mondo comunista (Russia, satelliti europei e Cina) e quello democratico (se preferite, capitalista), guidato dagli USA.

I comunisti infatti ritenevano che bisognasse abbattere il capitalismo in tutto il mondo con la rivoluzione violenta sul tipo di quella russa e cinese e liberare così l’intera umanità (internazionalismo proletario), mentre Truman, presidente USA, enunciava la dottrina del contenimento del comunismo.

Non esplose quindi una nuova guerra globale, ma una serie di scontri armati, guerre civili: ricordiamo la guerra in Corea, quella lunga e drammatica del Vietnam, della Cambogia e, da ultima, la prima guerra afgana; gli interventi di repressione in Europa (blocco di Berlino, Germania orientale, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia). In realtà si combatté un po’ dappertutto nel cosiddetto Terzo Mondo, in Africa, in Medio Oriente, in America Latina, secondo uno schema globale in cui comunisti e anticomunisti intervenivano a favore della fazione considerata più vicina.

Tutti questi conflitti non furono affatto fermati dall’ONU e nessuno si attenne alle norme del diritto internazionale che li avrebbero evitati.

La guerra fredda finì solo quando una delle parti, quella comunista, crollò per difficoltà interne in modo improvviso e inaspettato.

 

Accanto ad essa ci fu un altro scontro globale, che portò alla fine del colonialismo. Nei Paesi coloniali insorsero movimenti di liberazione che si scontrarono con le potenze coloniali. In effetti i Paesi europei, in linea generale, non si opposero molto e presto accettarono di ritirarsi, cercando di mantenere solo una certa influenza (neocolonialismo). In qualche caso ci fu però uno scontro fortissimo, come in Algeria, per la presenza di una molto ampia emigrazione francese (i pieds-noirs), e il Portogallo resistette fino al 1974, quando si affermò anche in esso la democrazia.

In moltissime ex colonie si ebbero poi scontri violenti fra le varie etnie presenti, anche perché i confini erano del tutto artificiali e comunque le etnie erano mescolate. Si ricorda soprattutto il dramma dell’India divisa fra musulmani (Pakistan) e induisti, che provocò dapprima una terribile pulizia etnica e poi tre guerre e tuttora un pericoloso conflitto per il Kashmir.

Si ricorda anche la tragedia del Congo e, in genere, in tutta l’Africa nera sanguinosi conflitti sono endemici.

Anche in questo caso non è che ci si attenesse alle regole o all’arbitrato dell’ONU e nessuna situazione è stata risolta dall’ONU.

Un terzo scontro, molto minore ma particolarmente eclatante, fu quello fra israeliani e arabi, tuttora in corso in forma drammatica. L’ONU riconobbe e sancì la formazione dello Stato di Israele entro certi confini, ma al ritiro degli inglesi esplose il conflitto fra i coloni ebrei e gli arabi, che tentarono di cancellare lo Stato creato dall’ONU. I confini di Israele furono allargati e si ebbero in seguito altre tre guerre aperte fra arabi e israeliani e quindi una serie interminabile di scontri armati, culminati in questi due anni nella tragedia di Gaza.

Pure in questo caso le regole internazionali non hanno funzionato: l’ONU non è riuscita per niente a fermare questa tragedia che dura ormai da 80 anni.

Con il crollo del comunismo sembrò che tutti i conflitti potessero essere controllati, soprattutto dagli USA: una pace americana, possiamo dire. Ma non fu così.

Con la fine della Jugoslavia scoppiò uno scontro etnico, fermato solo dall’intervento armato della NATO.

Nel Medio Oriente esplose il fondamentalismo islamico. Esso si affermò prima in Iran con Khomeyni e poi si diffuse un po’ dovunque, diviso in due fazioni nemiche, quella sunnita e quella sciita. Ci fu quindi guerra fra Iran e Iraq per otto anni. Con l’attacco alle Torri Gemelle l’Occidente fu direttamente coinvolto, con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq. In seguito poi la formazione dell’ISIS (califfato islamico), con una serie impressionante di stragi, e poi la dissoluzione di Stati come la Siria, il Libano, lo Yemen, tuttora in corso. Nei giorni del rapimento di Maduro, aerei francesi e inglesi hanno bombardato basi dell’ISIS in Siria.

 

Conclusioni

L’analisi grossolana degli avvenimenti qui è stata fatta per esempi e potrebbe essere ovviamente approfondita, ma non si troverebbe in (quasi) nessun caso il rispetto per l’ordine delineato dall’ONU e delle sue risoluzioni, del tutto inefficaci.

Come si può allora pensare che l’ordine mondiale stia tramontando e che la forza ora prevalga sul diritto?

L’idea di una pace universale fondata su principi di diritto è sempre stata una bella illusione, ma non ha mai funzionato.

L’ONU e altri organismi internazionali possono comunque essere utili in molti casi e funzioni, ma non riescono a imporre una pace al di sopra della volontà dei singoli Stati. Vi sono pure truppe che fanno riferimento all’ONU per controllare il rispetto degli accordi fra Stati, ma non certo per imporli secondo principi di diritto internazionale.

Ci chiediamo perché questo sogno di un diritto internazionale che regoli i contrasti ed eviti le guerre non ha mai funzionato.

Si potrebbe dire: per la malvagità dell’uomo. Certo, in linea generale non ci sarebbe il male nel mondo se esso non fosse presente negli uomini.

In concreto però, a livello internazionale, non è possibile un diritto così come avviene all’interno delle nazioni.

Infatti, all’interno dello Stato esiste un potere coercitivo che fa rispettare precise norme codificate, ma a livello internazionale non esiste questo potere, non può esistere se ogni Stato è autonomo: la sovranità di uno Stato viene definita come superiorem non cognoscens.

Soprattutto però le regole del diritto interno corrispondono più o meno a quello che la maggioranza dei cittadini ritiene giusto. Se un tempo l’uomo nella famiglia era designato dal diritto come capo di famiglia, ora si è affermata l’uguaglianza dei coniugi e quindi anche il diritto di famiglia ha seguito questa evoluzione.

Nel mondo le civiltà sono ancora molto diverse: in alcuni Stati è riconosciuta anche la poligamia, ad esempio, e in generale l’autorità maschile.

Ora, se noi vediamo i conflitti a cui abbiamo accennato, ci rendiamo conto che, a prescindere da interessi concreti più o meno nascosti, vi sono ideali diversi, opposti.

Nella Guerra Fredda c’era chi pensava al comunismo come alla società perfetta delineata da Marx e chi lo vedeva come dittatura, miseria e oppressione.

Nel colonialismo, alcuni credevano che l’Europa avesse una missione civilizzatrice (il “fardello dell’uomo bianco”, come lo definì Kipling), mentre altri ritenevano che si trattasse semplicemente di sfruttamento e che, una volta liberi, i popoli avrebbero raggiunto prosperità e libertà. Così, nelle guerre arabo-israeliane ciascuna parte si ritiene nel giusto; anzi, una parte significativa di entrambe le parti crede persino che Dio abbia assegnato loro l’intera Palestina e che sarebbe blasfemo rinunciare anche a un solo lembo di essa.
Allo stesso modo, nel fondamentalismo islamico ci sono coloro che credono che, attaccando i grattacieli americani, stiano compiendo la volontà di Dio e vadano quindi direttamente in paradiso, e coloro che considerano tali atti crimini orribili.
I conflitti sorgono quando le idee su ciò che è giusto, buono e legittimo differiscono profondamente tra le due parti, e pensare che le questioni possano essere risolte semplicemente applicando la legge non è possibile, perché ciascuna parte ha idee diverse su ciò che è giusto.
Ciò che può prevenire le guerre è il compromesso, non il trionfo della giustizia: chi cerca una “pace giusta” in realtà cerca la vittoria di una delle parti in conflitto, cioè la prosecuzione della guerra fino a quando ciò non avvenga.
Possiamo giudicare le azioni, positivamente o negativamente, di Putin e Zelensky, di Netanyahu e Hamas, di Maduro e Trump da molti punti di vista, ma non ha senso partire da un diritto internazionale che, in realtà, non è altro che una bella illusione.