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LEGALITÀ INTERNAZIONALE E GUERRA IN UCRAINA

Pubblicato da In dies Info 16 dicembre 2025
Diritto
internazionale
Io non credo che si possa affrontare le crisi, le grandi questioni
internazionali, basandosi su norme di diritto internazionale e sulla
intangibilità unilaterale di accordi internazionali.
Si diffonde oggi invece, in genere a livello di propaganda, l’idea che i
rapporti fra gli Stati siano retti da norme che tutti rispettano: non è affatto
vero, nessuno rispetta queste regole, ma non per cattiva volontà o prepotenza,
ma più realisticamente perché non è possibile, almeno fino a che non ci sarà un
potere mondiale (un impero universale) in grado di imporsi a tutti.
Nell’ambito di uno Stato
infatti vi sono norme precise e soprattutto un potere coercitivo che costringe a
rispettarle e infliggere una punizione adeguata a chi viola regole e patti
(contratti). In realtà io posso anche pensare che posso picchiare mia moglie se
non si comporta bene (come avveniva una volta), ma una legge lo proibisce e
quindi finisco in carcere (a volte anche per molto meno).
Le norme internazionali, in genere proiezioni della cultura occidentale, non
vengono condivise da tutti. Ad esempio, l’uguaglianza dei sessi non è condivisa
da tutti: nel Corano sono contemplati i casi in cui il marito può (anzi deve)
battere la moglie. Soprattutto, le interpretazioni dei fatti possono essere
diverse. Dappertutto si condanna l’impudicizia delle donne, ma per noi
occidentali impudicizia è, ad esempio, andare nuda per strada e anche in bikini
a scuola (ma non in spiaggia), mentre in un paese islamico basta non portare il
velo.
Se noi portiamo queste differenze a livello internazionale abbiamo i conflitti: se esplodono guerre e rivoluzioni e terrorismo è perché una delle parti crede di non avere altri mezzi per affermare ciò che ritiene giustizia e verità, mentre l’altra parte pensa il contrario. Non ci sarebbe bisogno della violenza se giustizia e verità fossero ugualmente da tutti condivise in ogni situazione.
Si parla di corti di
giustizia internazionale: ma è realistico pensare che dei giudici che nessuno
conosce, che non si sa bene chi ha scelto, spicchino mandati di cattura contro
questo o quel capo di Stato? Ma davvero c’è qualcuno che può credere che la
guerra in Ucraina o a Gaza possa essere risolta con l’arresto di Putin o
Netanyahu?
Si tenga presente anche che gli storici non danno giudizi su chi abbia ragione o
torto nelle umane vicende, ma solo indicano la causa e le diverse
interpretazioni e valori che le parti assumono nei conflitti, pacifici o
violenti, della storia.
Nell’ambito internazionale l’elemento più importante sembra essere l’aggressione: lo Stato che aggredisce è colpevole, non si può cedere all’invasione perché questo creerebbe un precedente pericoloso per l’ordine internazionale.
Ma anche il concetto di
aggressione per cambiare i confini con la forza va visto sempre nel contesto
generale, nelle ideologie che la motivano.
Ad esempio, quelle che noi chiamiamo Guerre di Indipendenza italiana, dal punto
di vista del diritto internazionale, erano guerre di aggressione per cambiare i
confini dell’Impero d’Austria; le imprese dei garibaldini erano un’aggressione a
uno Stato indipendente da parte di gente venuta dall’estero: ma per noi erano
guerre giuste e gloriose, i garibaldini dei puri eroi.
In Italia accogliemmo gli
americani come liberatori con gioia, perché questo significava la fine della
guerra, delle privazioni; i soldati americani ci buttavano dai carri armati la
cioccolata che ormai noi avevamo dimenticato, insieme alle scatolette di carne
che noi, affamati, non mangiavamo più da tanto. E poi gli americani erano sì
diversi, ma in fondo erano degli occidentali; anzi, molti di essi erano proprio
italiani che vivevano benissimo in America, terra promessa per tanti di noi.
In Russia i tedeschi erano i nemici, quelli che volevano lo spazio vitale,
ridurre gli slavi in schiavitù; uccidevano e massacravano, non erano certo
liberatori: non buttavano scatolette di carne e cioccolate ma cannonate e
mitragliate. Che potevano fare i russi se non combatterli fino alla fine?
Dal punto di vista generale gli Alleati erano invasori come i tedeschi, ma la
valutazione dei fatti fece sì che i primi fossero considerati liberatori, mentre
i secondi il male assoluto.
Gli accordi
internazionali
Si parla pure del rispetto degli accordi internazionali: chi li infrange è
colpevole;
pacta sunt servanda
sarebbe il principio principale della giustizia internazionale.
In effetti, sempre nel passato e nel presente, i patti internazionali valgono
sic stantibus rebus
(se i fatti non sono cambiati).
Due o più Stati fanno un accordo perché lo ritengono conveniente; ma se non lo
ritengono più tale è perché sono cambiate le circostanze.
I contratti di diritto privato valgono invece sempre, ma pure essi fino a un
certo punto: se un contratto diventa troppo oneroso per una parte in modo
imprevisto si ammette pure che il contratto non valga più.
Il matrimonio è un accordo “per sempre”, in salute e in malattia, in ricchezza e
povertà; eppure viene contemplato il divorzio: pur esso è
sic stantibus rebus.
Ma in questi casi vi sono norme valide per tutti e giudici che le applicano, e
un potere che le fa valere: tutto questo non avviene a livello internazionale.
Facciamo qualche esempio
L'Italia aderì alla Triplice
Alleanza in un certo momento per uscire da un pericoloso isolamento in seguito
ai contrasti con la Francia, eppure passò nel campo dell’Intesa nella I G.M.
quando ritenne che quello era il momento di conquistare Trieste e Trento.
Per la II G.M. ricordiamo che Francia e Inghilterra accettarono l’invasione
della Cecoslovacchia ritenendo che così la Germania si sarebbe fermata nella sua
dichiarata volontà di liberare (annettere) i tedeschi rimasti in altri Stati.
Con l’invasione invece della Polonia qualche anno dopo, Francia e Inghilterra
ritennero che erano solo pretesti per dominare il mondo intero e in particolare
per creare la
Lebensraum
(spazio vitale).
Noi oggi, con il senno di poi, pensiamo che avevano ragione e che avevano
sbagliato invece per la Cecoslovacchia.
Due invasioni praticamente uguali ebbero effetti opposti, a conferma che la
storia non si muove per fatti giuridici ma per valutazioni storico-politiche.
Anche il patto di non aggressione fra Germania e Russia era fatto per quel
momento storico: un paio d’anni dopo Hitler pensò che era il momento di invadere
la Russia; se Stalin avesse pensato che quello era il momento di attaccare la
Germania lo avrebbe fatto senza esitazione.
Ucraina
In Europa prevale, e di molto, l’idea che si tratti di un’aggressione russa, di
una violazione dei diritti, ma in Russia invece prevale l’idea di un intervento
di difesa. Nel resto del mondo prevale l’appoggio alla Russia. I cinesi dicono
che si tratta di un complotto americano. Facendo un conto di massima, la maggior
parte dell’umanità giustifica l’attacco della Russia.
Si dice che non ci sono stati cambiamenti di confini dopo la II G.M. e quindi il
passaggio del Donbass alla Russia sarebbe la rottura di questo principio che ha
portato la pace in Europa. Questo senza altro è vero, ma ci sono stati
smembramenti di Stati e questi hanno a volte portato a guerre per la divisione
dei territori.
Ricordiamo il terribile esempio della Jugoslavia, in cui divamparono per molti
anni orrendi scontri fra serbi, croati, albanesi, musulmani per i confini
interni, sedati dall’intervento NATO (un’invasione?), ma nessuno ha pensato di
modificare i confini esterni. Ad esempio l’Italia non ha cercato di riprendersi
l’Istria.
Ricordiamo pure i
terribili scontri in India, con pulizie etniche, con milioni di morti, e tre
guerre fra India e Pakistan. E potremmo continuare per tanti Stati del
cosiddetto terzo mondo.
I cambiamenti di confini consolidati fra Stati sono cosa diversa da quelli di
smembramento di Stati. Quindi i cambiamenti eventuali dei confini dell’Ucraina
non toccherebbero il principio di intangibilità dei confini nazionali dopo la II
G.M.
L’impero dello zar era uno Stato unitario retto da un’autocrazia: con la
rivoluzione si sfasciò e sorsero tanti poteri locali; quando i rossi vinsero i
bianchi restaurarono l’unità ma, per dare un contentino alle nazionalità,
diedero forma di federazione (un po’ come nel ’45 la Sicilia divenne regione
autonoma). Ma non si trattava certo di un modello della UE (per altro mai
realizzato) in cui Stati sovrani si uniscono (credo che questo non sia mai
avvenuto nella storia). Importante è che in ciascuna delle repubbliche vi erano
in media circa un quarto della popolazione appartenente ad altra nazionalità.
Per quanto riguarda i
trattati che sarebbero stati violati dalla Russia ricordiamo che si trattava di
una Comunità di Stati Indipendenti, cioè diremmo una specie di UE, quando essi
furono firmati. Ma i governi ucraini fino al 2014 erano in ottimi rapporti con
la Russia (che forniva anche gas praticamente gratis). Poi c’è stato il Maidan,
la cacciata del governo filorusso, la rivolta del Donbass, l’idea di aderire
alla UE e alla NATO, e l’Ucraina è parsa un paese ostile.
Non si tratta di dire che le cose siano cambiate veramente o meno: una delle
parti ritiene che siano cambiate.
Ci chiediamo allora se la rivolta del Donbass sia una guerra di liberazione,
l’aggressione della Russia una guerra per il principio di nazionalità, per la
sicurezza della Russia oppure una guerra imperialista?
Io non sostengo né una tesi né un’altra, cerco solo di mettere in chiaro che
dipende dai punti di vista, dall’interpretazione dei fatti.
Quello di cui invece non si può dubitare è che la Russia, e ancora più
l’Ucraina, stiano pagando un prezzo enorme.
Guardiamo ora all’Ucraina
L’Ucraina è un paese molto povero, con un reddito che è la metà di quello russo,
afflitto dalla corruzione che non è solo quella dei magnati e dei rubinetti
d’oro (come si dice), ma che è diffusa a ogni livello: per ottenere qualsiasi
cosa basta pagare.
Credo che sia l’unico paese al mondo in cui la popolazione residente sia
diminuita, pare di 11 milioni, circa un quarto, dall’indipendenza a oggi.
Ora è devastata, distrutte le poche industrie e strutture che aveva, per una
guerra folle frutto di folli nazionalismi.
Io sono un po’ legato affettivamente alla nazione ucraina che conosco
personalmente, di cui ammiro la civiltà, i monumenti, la storia, e mi dispiace
tanto che precipiti in tale abisso da cui non vedo come potrà uscirne.
Vorrei tanto che almeno uscisse da questa terribile guerra e non vedo altra
soluzione che accettare la soluzione di Putin e Trump: giusta o ingiusta, che
importa?
Conclusione
In politica io NON sono per
fiat iustitia et pereat
mundus (sia fatta
giustizia e il mondo vada pure in malora), anche perché la giustizia dipende dai
punti di vista.
Io penso soprattutto che non si tratta di far prevalere la giustizia, ma di
salvare dall’abisso l’Ucraina (e anche la Russia), che finisca il pianto di
madri, vedove e bambini, il terrore della morte, l’estrema desolazione e la
mancanza di ogni cosa.
Credo che non bisogna pensare a una pace giusta (giusta, ma per chi?) ma
all’interesse del popolo: nel caso, io penso soprattutto all’Ucraina. Continuare
questa folle guerra significa un baratro di distruzione, devastazione e morte, e
quindi meglio accettare le condizioni proposte da Trump.
Questo è il punto più importante, a mio parere.