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LEGALITÀ INTERNAZIONALE E GUERRA IN UCRAINA

 

 

 

Pubblicato da  In dies Info  16 dicembre  2025

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it

 

Diritto internazionale
Io non credo che si possa affrontare le crisi, le grandi questioni internazionali, basandosi su norme di diritto internazionale e sulla intangibilità unilaterale di accordi internazionali.
Si diffonde oggi invece, in genere a livello di propaganda, l’idea che i rapporti fra gli Stati siano retti da norme che tutti rispettano: non è affatto vero, nessuno rispetta queste regole, ma non per cattiva volontà o prepotenza, ma più realisticamente perché non è possibile, almeno fino a che non ci sarà un potere mondiale (un impero universale) in grado di imporsi a tutti.

Nell’ambito di uno Stato infatti vi sono norme precise e soprattutto un potere coercitivo che costringe a rispettarle e infliggere una punizione adeguata a chi viola regole e patti (contratti). In realtà io posso anche pensare che posso picchiare mia moglie se non si comporta bene (come avveniva una volta), ma una legge lo proibisce e quindi finisco in carcere (a volte anche per molto meno).
Le norme internazionali, in genere proiezioni della cultura occidentale, non vengono condivise da tutti. Ad esempio, l’uguaglianza dei sessi non è condivisa da tutti: nel Corano sono contemplati i casi in cui il marito può (anzi deve) battere la moglie. Soprattutto, le interpretazioni dei fatti possono essere diverse. Dappertutto si condanna l’impudicizia delle donne, ma per noi occidentali impudicizia è, ad esempio, andare nuda per strada e anche in bikini a scuola (ma non in spiaggia), mentre in un paese islamico basta non portare il velo.

Se noi portiamo queste differenze a livello internazionale abbiamo i conflitti: se esplodono guerre e rivoluzioni e terrorismo è perché una delle parti crede di non avere altri mezzi per affermare ciò che ritiene giustizia e verità, mentre l’altra parte pensa il contrario. Non ci sarebbe bisogno della violenza se giustizia e verità fossero ugualmente da tutti condivise in ogni situazione.

Si parla di corti di giustizia internazionale: ma è realistico pensare che dei giudici che nessuno conosce, che non si sa bene chi ha scelto, spicchino mandati di cattura contro questo o quel capo di Stato? Ma davvero c’è qualcuno che può credere che la guerra in Ucraina o a Gaza possa essere risolta con l’arresto di Putin o Netanyahu?
Si tenga presente anche che gli storici non danno giudizi su chi abbia ragione o torto nelle umane vicende, ma solo indicano la causa e le diverse interpretazioni e valori che le parti assumono nei conflitti, pacifici o violenti, della storia.

Nell’ambito internazionale l’elemento più importante sembra essere l’aggressione: lo Stato che aggredisce è colpevole, non si può cedere all’invasione perché questo creerebbe un precedente pericoloso per l’ordine internazionale.

Ma anche il concetto di aggressione per cambiare i confini con la forza va visto sempre nel contesto generale, nelle ideologie che la motivano.
Ad esempio, quelle che noi chiamiamo Guerre di Indipendenza italiana, dal punto di vista del diritto internazionale, erano guerre di aggressione per cambiare i confini dell’Impero d’Austria; le imprese dei garibaldini erano un’aggressione a uno Stato indipendente da parte di gente venuta dall’estero: ma per noi erano guerre giuste e gloriose, i garibaldini dei puri eroi.

In Italia accogliemmo gli americani come liberatori con gioia, perché questo significava la fine della guerra, delle privazioni; i soldati americani ci buttavano dai carri armati la cioccolata che ormai noi avevamo dimenticato, insieme alle scatolette di carne che noi, affamati, non mangiavamo più da tanto. E poi gli americani erano sì diversi, ma in fondo erano degli occidentali; anzi, molti di essi erano proprio italiani che vivevano benissimo in America, terra promessa per tanti di noi.
In Russia i tedeschi erano i nemici, quelli che volevano lo spazio vitale, ridurre gli slavi in schiavitù; uccidevano e massacravano, non erano certo liberatori: non buttavano scatolette di carne e cioccolate ma cannonate e mitragliate. Che potevano fare i russi se non combatterli fino alla fine?
Dal punto di vista generale gli Alleati erano invasori come i tedeschi, ma la valutazione dei fatti fece sì che i primi fossero considerati liberatori, mentre i secondi il male assoluto.

 

Gli accordi internazionali
Si parla pure del rispetto degli accordi internazionali: chi li infrange è colpevole;
pacta sunt servanda sarebbe il principio principale della giustizia internazionale.
In effetti, sempre nel passato e nel presente, i patti internazionali valgono
sic stantibus rebus (se i fatti non sono cambiati).
Due o più Stati fanno un accordo perché lo ritengono conveniente; ma se non lo ritengono più tale è perché sono cambiate le circostanze.
I contratti di diritto privato valgono invece sempre, ma pure essi fino a un certo punto: se un contratto diventa troppo oneroso per una parte in modo imprevisto si ammette pure che il contratto non valga più.
Il matrimonio è un accordo “per sempre”, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà; eppure viene contemplato il divorzio: pur esso è
sic stantibus rebus. Ma in questi casi vi sono norme valide per tutti e giudici che le applicano, e un potere che le fa valere: tutto questo non avviene a livello internazionale.

Facciamo qualche esempio
L'Italia aderì alla Triplice Alleanza in un certo momento per uscire da un pericoloso isolamento in seguito ai contrasti con la Francia, eppure passò nel campo dell’Intesa nella I G.M. quando ritenne che quello era il momento di conquistare Trieste e Trento.
Per la II G.M. ricordiamo che Francia e Inghilterra accettarono l’invasione della Cecoslovacchia ritenendo che così la Germania si sarebbe fermata nella sua dichiarata volontà di liberare (annettere) i tedeschi rimasti in altri Stati.
Con l’invasione invece della Polonia qualche anno dopo, Francia e Inghilterra ritennero che erano solo pretesti per dominare il mondo intero e in particolare per creare la
Lebensraum (spazio vitale).
Noi oggi, con il senno di poi, pensiamo che avevano ragione e che avevano sbagliato invece per la Cecoslovacchia.
Due invasioni praticamente uguali ebbero effetti opposti, a conferma che la storia non si muove per fatti giuridici ma per valutazioni storico-politiche.
Anche il patto di non aggressione fra Germania e Russia era fatto per quel momento storico: un paio d’anni dopo Hitler pensò che era il momento di invadere la Russia; se Stalin avesse pensato che quello era il momento di attaccare la Germania lo avrebbe fatto senza esitazione.

 

Ucraina
In Europa prevale, e di molto, l’idea che si tratti di un’aggressione russa, di una violazione dei diritti, ma in Russia invece prevale l’idea di un intervento di difesa. Nel resto del mondo prevale l’appoggio alla Russia. I cinesi dicono che si tratta di un complotto americano. Facendo un conto di massima, la maggior parte dell’umanità giustifica l’attacco della Russia.
Si dice che non ci sono stati cambiamenti di confini dopo la II G.M. e quindi il passaggio del Donbass alla Russia sarebbe la rottura di questo principio che ha portato la pace in Europa. Questo senza altro è vero, ma ci sono stati smembramenti di Stati e questi hanno a volte portato a guerre per la divisione dei territori.
Ricordiamo il terribile esempio della Jugoslavia, in cui divamparono per molti anni orrendi scontri fra serbi, croati, albanesi, musulmani per i confini interni, sedati dall’intervento NATO (un’invasione?), ma nessuno ha pensato di modificare i confini esterni. Ad esempio l’Italia non ha cercato di riprendersi l’Istria.

Ricordiamo pure i terribili scontri in India, con pulizie etniche, con milioni di morti, e tre guerre fra India e Pakistan. E potremmo continuare per tanti Stati del cosiddetto terzo mondo.
I cambiamenti di confini consolidati fra Stati sono cosa diversa da quelli di smembramento di Stati. Quindi i cambiamenti eventuali dei confini dell’Ucraina non toccherebbero il principio di intangibilità dei confini nazionali dopo la II G.M.
L’impero dello zar era uno Stato unitario retto da un’autocrazia: con la rivoluzione si sfasciò e sorsero tanti poteri locali; quando i rossi vinsero i bianchi restaurarono l’unità ma, per dare un contentino alle nazionalità, diedero forma di federazione (un po’ come nel ’45 la Sicilia divenne regione autonoma). Ma non si trattava certo di un modello della UE (per altro mai realizzato) in cui Stati sovrani si uniscono (credo che questo non sia mai avvenuto nella storia). Importante è che in ciascuna delle repubbliche vi erano in media circa un quarto della popolazione appartenente ad altra nazionalità.

Per quanto riguarda i trattati che sarebbero stati violati dalla Russia ricordiamo che si trattava di una Comunità di Stati Indipendenti, cioè diremmo una specie di UE, quando essi furono firmati. Ma i governi ucraini fino al 2014 erano in ottimi rapporti con la Russia (che forniva anche gas praticamente gratis). Poi c’è stato il Maidan, la cacciata del governo filorusso, la rivolta del Donbass, l’idea di aderire alla UE e alla NATO, e l’Ucraina è parsa un paese ostile.
Non si tratta di dire che le cose siano cambiate veramente o meno: una delle parti ritiene che siano cambiate.
Ci chiediamo allora se la rivolta del Donbass sia una guerra di liberazione, l’aggressione della Russia una guerra per il principio di nazionalità, per la sicurezza della Russia oppure una guerra imperialista?
Io non sostengo né una tesi né un’altra, cerco solo di mettere in chiaro che dipende dai punti di vista, dall’interpretazione dei fatti.
Quello di cui invece non si può dubitare è che la Russia, e ancora più l’Ucraina, stiano pagando un prezzo enorme.

Guardiamo ora all’Ucraina
L’Ucraina è un paese molto povero, con un reddito che è la metà di quello russo, afflitto dalla corruzione che non è solo quella dei magnati e dei rubinetti d’oro (come si dice), ma che è diffusa a ogni livello: per ottenere qualsiasi cosa basta pagare.
Credo che sia l’unico paese al mondo in cui la popolazione residente sia diminuita, pare di 11 milioni, circa un quarto, dall’indipendenza a oggi.
Ora è devastata, distrutte le poche industrie e strutture che aveva, per una guerra folle frutto di folli nazionalismi.
Io sono un po’ legato affettivamente alla nazione ucraina che conosco personalmente, di cui ammiro la civiltà, i monumenti, la storia, e mi dispiace tanto che precipiti in tale abisso da cui non vedo come potrà uscirne.
Vorrei tanto che almeno uscisse da questa terribile guerra e non vedo altra soluzione che accettare la soluzione di Putin e Trump: giusta o ingiusta, che importa?

Conclusione
In politica io NON sono per
fiat iustitia et pereat mundus (sia fatta giustizia e il mondo vada pure in malora), anche perché la giustizia dipende dai punti di vista.
Io penso soprattutto che non si tratta di far prevalere la giustizia, ma di salvare dall’abisso l’Ucraina (e anche la Russia), che finisca il pianto di madri, vedove e bambini, il terrore della morte, l’estrema desolazione e la mancanza di ogni cosa.
Credo che non bisogna pensare a una pace giusta (giusta, ma per chi?) ma all’interesse del popolo: nel caso, io penso soprattutto all’Ucraina. Continuare questa folle guerra significa un baratro di distruzione, devastazione e morte, e quindi meglio accettare le condizioni proposte da Trump.
Questo è il punto più importante, a mio parere.