Stampa del 25 aprile 194

Il 25 aprile, da 55 anni, ricorda il giorno in cui l’Italia del Nord si liberò dai nazi-fascisti e le formazioni partigiane scesero dalle montagne per entrare nelle città. Ma i lettori della «Stampa», quel piovoso mercoledì del 1945, non si accorsero affatto di tutto questo. La prima pagina del giornale si apriva con un messaggio di Hitler a Mussolini, tragicamente comico nella sua conclusione, che il titolista aveva messo in evidenza nel sommario: «Il popolo tedesco e quanti altri sono animati dai medesimi sentimenti si scaglieranno alla riscossa e con il loro impareggiabile eroismo faranno mutare il corso della guerra».

Sotto le 23 righe che il Fuhrer aveva dettato dal Bunker sotterraneo di Berlino il Bollettino germanico informava di combattimenti in Italia, «che tuttavia non hanno modificato sostanzialmente la situazione». Più tragicomico ancora un inciso apparso la mattina del ’26, in una corrispondenza dal «Fronte italiano», prudentemente anonima: «La situazione, nel complesso, pur mantenendosi fluida, non è critica». Pochi ebbero ancora il tempo di crederci.

Anche Torino, con 24 ore di ritardo rispetto alle altre città italiane, si stava liberando; gli autori di quelle corrispondenze erano già tutti in fuga, a cercare rifugio nei conventi. Quel numero, 116 dell’anno 79, fu l’ultimo della grande menzogna: «La Stampa» sarebbe tornata in edicola soltanto tre mesi dopo, con altra direzione, altra linea, e perfino altra testata («La nuova Stampa»); per richiamarsi, dopo il buio intervallo di quei mesi, alla antica tradizione di libertà.