Poesia

 

 

 

 

Come faccio a raccontare la perdita di un’idea?

Come si può spiegare lo spreco dovuto ad una caduta di una trovata o di un’illuminazione, magari poetica?

Io voglio narrare quel momento, l’istante in cui tutto è perduto.

Ma prima voglio descrivere l’attimo che lo ha preceduto.

Degli ombrelli, un signore anziano, una fotografia, dei fiori,

basta poco per avere un’ispirazione poetica che fa tremare tutti i cuori.

È un attimo di eternità, gli occhi sbarrati, le navi si bloccano,

il mare affoga, il vento cammina, l’aria controlla l’arcano.

Il mondo è ai tuoi piedi, completamente prostrato,

ma quell’idea cade, si perde, e tu cadi a terra frustrato.

La cerchi di acciuffare, percorri gli stessi passi, osservi le stesse immagini,

ma l’idea se n’è andata, si è messa a correre, si è dissolta fra le tue mani.

Indipendentemente dalle idee, belle o brutte che siano,

l’idea può volare, non se n’è importa, non ha sensibilità.

Pensate al peccato di un’idea geniale, rivoluzionaria,

era illuminante e, pensate un po’, è campata per l’aria.

Però si è persa, è sfumata,

peccato, perché era colorata.

Il futuro è tremendo; smetti di scrivere, perdi la memoria, giochi con la morte,

unghie ardenti fra i capelli,neve sporca che cade, ci si diverte con le cose storte.

Si è persa una canzone, un animo, un cuore innamorato, una denuncia sociale,

un inno alla passione, una comica, un’ode nei confronti del mare.

Il poeta ora cammina sulle ali della serenità, perché non sa, non sa della vita,

non capisce che cosa gli sfugge, che gli manca, e si interroga sul perché è finita.