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Ucraina: pace giusta o realistica

Pubblicato da In dies Info 2 settembre 2026
Si parla di pace giusta in Ucraina. Il problema che si pone non è se la ragione sia dalla parte dei russi o degli ucraini: tutti noi diciamo che sono i russi gli aggressori. I russi, però, all’opposto, affermano che la guerra è scoppiata perché hanno ritenuto minaccioso l’inserimento dell’Ucraina nella NATO e, in generale, nel mondo occidentale, come si voleva a Maidan.
Io non sono tifoso di nessuno: io guardo solo ai fatti.
Non esistono paci giuste, perché ciascuno ha idee diverse su chi abbia ragione. Esistono paci realistiche, di compromesso.
Mi pare che la Russia abbia perso la guerra, che aveva come fine la formazione di un’Ucraina amica e alleata: certamente, per il prossimo secolo gli ucraini saranno nemici giurati dell’odiata Russia.
Allora, se vogliamo una pace REALISTICA, lasciamo alla Russia quella striscia di territorio, ormai pure tutta devastata, in modo che possano dire di aver ottenuto qualcosa.
Io personalmente sono affettivamente legato all’Ucraina, nella quale un tempo sono stato con un’associazione per portare aiuto, e vedo la tragedia abbattersi su quel Paese, che era già in una situazione tragica. Vorrei tanto che finisse questo inutile e assurdo conflitto.
Vedo però sempre l’equivoco per cui chi vuole una pace REALISTICA appare come un filo-putiniano, e non ci si rende conto che una pace GIUSTA significa continuare la guerra all’infinito.
Non si tratta di lasciare sola l’Ucraina, ma di condizionare gli aiuti all’accettazione, da parte dell’Ucraina, di una pace realistica (non giusta, che non ha senso).
Qui pare invece che chi propone la prospettiva realistica della pace (l’unica possibile) venga considerato un agente di Putin, delle dittature, delle aggressioni ecc.; insomma, un agente del male.
Il fatto che un’idea sia condivisa da Putin, da Bin Laden o da Belzebù non significa affatto che non sia vera. Se un criminale, un folle dice che fa caldo, io devo dire che non è vero perché sarei anche io un criminale o un folle?
Va notato, poi, che la contrarietà al nostro coinvolgimento in questa guerra è sostenuta trasversalmente, da destra a sinistra, da Vannacci come da Conte, Fratoianni ecc. ecc.
Prescindiamo dall’assurdità di pensare che Putin finanzi Conte, Vannacci e Fratoianni ecc. ecc., ma, anche se fosse vero, questo non significherebbe affatto che avesse torto.
Se finanziamo, ad esempio, una campagna per gli affamati del Congo, questo non significa affatto che non ci siano affamati nel Congo.
Ma il problema non è chi abbia ragione o chi abbia torto, ma se la guerra in Ucraina riguardi noi: è uno scontro interno all’area storicamente russa, nella quale noi non c’entriamo, mentre predomina l’idea che la guerra in Ucraina sia la nostra guerra e che l’Ucraina combatta anche per noi. Quindi affrontiamo non pochi sacrifici e disagi: si pensi alla crisi energetica e alla Germania, che è entrata in crisi.
La domanda, allora, è se la Russia costituisca o meno un pericolo per l’Europa.
Io domando sempre, senza avere mai avuto una risposta: perché mai Putin dovrebbe invadere un Paese della NATO e, se anche lo volesse, come potrebbe farlo, se in quattro anni non è riuscito nemmeno a piegare l’Ucraina?
Fino ad ora, non ho mai sentito una risposta appena credibile a questa domanda.
Al limite, la Russia potrebbe mirare a ricostituire, anche con la forza, l’unità dell’ex URSS, ma è un compito ben lontano, al momento. Ma, anche se mai lo Stato ex URSS si ricostituisse, magari anche con la forza, perché mai dovrebbe essere un pericolo per l’Europa?
Non vedo nessuna ragione, ma soprattutto, per ora, il fine di Putin era quello di avere un governo amico in Ucraina, non di annetterla; forse riuscirà ad annettersi una striscia di territorio devastata dalla guerra, ma avrà negli ucraini un nemico implacabile dopo tanti anni di terribile guerra e stragi.
Putin ha perso la guerra: questa è la realtà.
Si parla di una politica aggressiva della Russia, il che è vero. Si afferma giustamente che, a proposito del conflitto per il Donbass, non è possibile rivendicare territori ormai persi come per esempio, la Germania Danzica o l’Italia l’Istria, altrimenti avremmo una catastrofe di guerre continue.
Ma la guerra in Ucraina non è tanto un conflitto fra Stati (come per l’Alsazia fra Germania e Francia), ma una conseguenza della dissoluzione di uno Stato, come avvenuto per la Jugoslavia, per i Balcani all’inizio del ’900 e così via.
Non è che i russi rivendichino il Donbass perché nel passato faceva parte della Russia: la Russia, come Stato nazionale, non è mai esistita, ma è sempre stata un impero che univa popoli ed etnie le più diverse, dai tatari (noi diciamo tartari) ai tedeschi (del Don).
Putin non rivendica il Donbass perché prima faceva parte della Russia, ma per una questione etnica (molto dubbia, peraltro); se gli ucraini vogliono formare un loro Stato, perché poi ci includono anche i russi?
Aggiungerei che i confini dell’Ucraina vanno molto al di là dei confini etnici storici, non solo per la Crimea: un quarto o forse un terzo degli abitanti dell’Ucraina sono russofoni.
D’altra parte, questo avviene un po’ in tutti gli Stati ex URSS, nei quali gli abitanti si spostavano e si sposavano liberamente: un po’ come il Sud e il Nord d’Italia. A Milano ci sono più meridionali o più settentrionali?
Potremmo fare l’esempio della formazione della Padania, come sognava Bossi: allora quali sarebbero stati i confini? Si parlava della Romagna fino al Lazio, e i meridionali che abitano al Nord sarebbero padani o terroni? E i figli di padani e terroni?
È probabile che una disintegrazione dell’Italia porterebbe a scontri e guerre, come è avvenuto nell’ex URSS.
Per quanto riguarda i piani di ricostruzione, certo, la guerra è la guerra e porta distruzioni, oltre ai morti.
Notiamo però che la guerra in Ucraina è una delle pochissime dell’ultimo secolo in cui si combatte soprattutto fra eserciti e il coinvolgimento dei civili è molto limitato rispetto alle altre guerre dell’ultimo secolo.
Le distruzioni riguardano soprattutto i territori dove si combatte e che, presumibilmente, finiranno alla Russia.
Quindi mi chiedo: ma la ricostruzione dell’Ucraina, di cui tanto si parla, riguarderebbe la Russia? Mah.
Il paventato pericolo russo porta anche alla necessità del riarmo
Dal 1945 noi abbiamo affidato la nostra sicurezza agli USA e, se ora gli USA non vogliono più svolgere questo ruolo (perché dovrebbero? Non c’è più il pericolo comunista), allora dobbiamo pensarci noi.
Restare disarmati in un mondo armato pare poco ragionevole e poco prudente.
Certo, non è facile far comprendere questa necessità. Tuttavia, una fantomatica minaccia russa può aiutare a livello di propaganda.
La Russia non vuole la guerra, la NATO non vuole la guerra: ma c’è pericolo di guerra?
Crediamo di sì: le guerre scoppiano a volte anche se nessuno le vuole, per gli automatismi delle alleanze. Ne è l’esempio la Prima Guerra Mondiale, nella quale il folle attentato di un nazionalista precipitò l’intera Europa in un’immane tragedia, dalle proporzioni mai viste prima.
Un errore di calcolo delle due parti, uno sconfinamento imprudente, in questa situazione può essere di grande pericolo.
Soprattutto, il credere che esista una minaccia russa può veramente portare a un conflitto con la Russia. Se, ad esempio, l’Ucraina dovesse crollare, allora la NATO potrebbe entrare direttamente in guerra, se si è convinti che la Russia sia effettivamente una minaccia: le guerre preventive sono molto comuni nella storia.
E pensiamo pure che ci sono ora le atomiche. Nel secolo scorso non ci fu una terza guerra mondiale perché questa avrebbe potuto significare l’uso delle atomiche; ora, in un conflitto aperto NATO-Russia, ambedue hanno le atomiche.