english version Solo testo articolo orginale
Diritti delle donne

Pubblicato da : res publica : quaderni europei: luglio 2026
Nessuno dubita che i diritti delle donne vadano rispettati.
Però il problema, mi pare, è un altro: i diritti e i doveri delle donne sono gli stessi di quelli degli uomini?
Se si considera qualunque società umana, si vede che i membri hanno funzioni diverse, a cui corrispondono doveri (soprattutto) e diritti diversi. Nella famiglia i genitori e i figli non hanno le stesse funzioni e quindi diritti e doveri sono diversi. In una fabbrica vi sono i dirigenti e gli operai, in un esercito gli ufficiali e i soldati, a scuola professori e alunni, e così via.
Allora il problema, per i due sessi, è: uomini e donne hanno le stesse funzioni e quindi gli stessi doveri e diritti?
Nel passato nessun dubbio: le donne provvedevano alla funzione più importante, fare figli e quindi provvedere a essi e alla casa; gli uomini si occupavano di tutto il resto: sostentamento, mantenimento, difesa eccetera. La funzione materna era tutta pervasiva perché la mortalità infantile era altissima, i gruppi umani erano sempre sull’orlo dell’estinzione e sembrava immorale che una donna, invece di occuparsi dello sforzo disperato di fare sopravvivere i propri figli, si occupasse di altro.
Poi il mondo è cambiato, la mortalità infantile è praticamente sparita e allora le donne sono disponibili a svolgere anche altre funzioni.
A mio parere, il problema, però, a questo punto, è se lo schema istintivo naturale per cui le donne si occupano dei figli e gli uomini di tutto il resto sia del tutto superato oppure solo attenuato.
La vera questione che sta alla base di tutto il problema dell’uguaglianza è se le differenze di ruolo dipendano da norme esplicite o implicite della società oppure dalla diversità oggettiva e naturale fra uomo e donna.
Per il femminismo le differenze non esistono: le differenze sarebbero come avere i capelli biondi o bruni. Ci sono solo organi sessuali diversi? O tutto il corpo è diverso? E con il corpo anche il modo di pensare, la sensibilità, il comportamento, specie nel rapporto con l’altro sesso?
E poi la famiglia, la genitorialità: allevare ed educare i figli è la funzione più importante per continuare (e al meglio) la vita.
Qualcuno deve pure occuparsi dei figli e allora ecco che la donna stenta a contemperare lavoro e maternità: fare un lavoro non troppo impegnativo va bene, ma avere successo, fare veramente carriera, implica un impegno totale che non è conciliabile con quello materno. Meloni dice di essere una madre, ma in realtà, se fa politica, non può fare la madre: deve delegare il compito a un’altra donna. Non si può sospendere il Consiglio dei ministri perché si deve mettere a letto il bambino.
Malgrado si affermi sempre e dovunque che non ci siano differenze fra uomini e donne, tuttavia, di regola, i giudici affidano i figli piccoli alle madri, nella realtà, a prescindere dalle leggi e dalle ideologie, perché, secondo natura, sono le donne che si prendono soprattutto cura dei bambini piccoli; il padre aiuta e integra.
Nessun dubbio che l’istinto materno sia il più forte in natura, che le donne abbiano come massima gioia divenire madri e si sentano impazzire se non lo diventano.
Questo non significa che le madri agiscano sempre bene: possono commettere errori nell’educazione e nell’allevamento dei figli.
Ad esempio, tendono sempre a pensare al figlio come al proprio bambino; proverbiale è il contrasto nuora-suocera, ad esempio.
Il rapporto del padre è alquanto diverso.
Il bambino gioca con il padre, esce con lui, impara tante cose, ma quando si trova in angoscia chiede la madre.
Non tutti i padri, purtroppo, si prendono veramente cura dei figli, ma tutte le mamme lo fanno sempre.
Questa è la nostra natura umana e, in genere, quella di tutti i mammiferi.
Ci si chiede se poi le donne possano fare tutto quello che fanno gli uomini, così come gli uomini possono fare tutto quello che fanno le donne.
Un uomo può fare qualunque lavoro che di solito fanno le donne e viceversa (a meno che occorra molta forza), perché noi esseri umani siamo flessibili. Tuttavia il punto è che donne e uomini hanno tendenze e interessi diversi e quindi, in linea generale (solo in linea generale), riescono meglio in certi compiti che in altri. Per questo, nella realtà vera, i figli vengono affidati alle madri nelle separazioni e le donne vengono scartate per i lavori faticosi in miniera: sono pregiudizi o è la realtà che smentisce le ideologie?
Noi vediamo che la popolazione è esplosa nei Paesi poveri, come la Nigeria, mentre tende a diminuire nel ricco Occidente. A me pare che questo fatto derivi dalla struttura del nostro mondo, che rende difficile la maternità: ci vuole tempo per sistemarsi, ci si sposa tardi, i figli bloccano le carriere. Però vedo che, quando una donna riesce, alla fine, spesso al limite della menopausa, ad avere un figlio, pare impazzire: diventa perfino ossessiva nelle cure.
Si sente continuamente il discorso che le donne guadagnano di meno degli uomini, ma non si tratta di discriminazione: in nessun contratto è mai stabilito che la retribuzione dipenda dal sesso. Il fatto è che le donne, mediamente, fanno lavori meno impegnativi e quindi meno retribuiti, perché debbono fare anche le mamme, che è un compito impegnativo. Così, in genere, i reati sono commessi più dagli uomini che dalle donne, non perché siano più cattivi, ma perché diversi sono i ruoli ricoperti dagli uomini.
Allora mi domando: una donna era più felice quando si occupava solo dei bambini oppure ora che fa il medico e l’ingegnere e non riesce più a occuparsene? La felicità non consiste nel realizzare la propria natura?
E poi occuparsi dei figli, e quindi della casa, è un compito inferiore? Non erano le nostre nonne le regine della casa, quelle che veramente dirigevano la vita della famiglia, lasciando ai nonni solo il compito di provvedere al mantenimento?
Io non do risposte, ma dare per scontato ed evidente che non esistano in natura differenze di genere mi pare una semplificazione superficiale.