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Deus Sabaoth


 

 

 

 

 

Pubblicato da   IL RIFLETTERE organo della AIAC .CLI maggio   2026

 

Giovanni De Sio Cesari  

www.giovannidesio.it

 

 

"Deus Sabaoth" è un termine latino che riproduce il termine ebraico Yahweh ṣĕbā'ōt, che significa letteralmente "Dio delle schiere".
Il termine si trovava nella messa in latino nella preghiera eucaristica: "Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth", tradotto in italiano con "Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti".

In realtà il termine schiera può anche indicare le schiere celesti degli angeli e, in generale, l’onnipotenza di Dio.

Attualmente il termine Sabaoth viene tradotto con "Dio dell’universo": non si tratta solo di un fatto linguistico, ma di una profonda revisione o, se si preferisce, di un ritorno ai tempi evangelici, in cui la guerra veniva considerata come un male assoluto e quindi non rapportabile al Dio dell’amore e del perdono del cristianesimo. I primi cristiani subirono il martirio: non presero mai le armi contro i loro persecutori.

Papa Leone, nella scorsa ultima domenica delle Palme, ha ricordato che “Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra e ha le mani che grondano sangue” ed ha messo in evidenza la mitezza di Gesù, che si contrappone alla brutalità e ai soprusi degli uomini: “non si è armato, non si è difeso”, che il nostro Dio è il Dio della pace, non della guerra e, soprattutto, che nessuno può usare Dio per giustificare la guerra.

Dobbiamo però ricordare che anche nell’ambito cattolico si sono giustificate guerre sante: dal Deus vult per le crociate, fino alle guerre fra le varie confessioni cristiane, spesso viste come guerre sante.

In realtà, nel mondo ebraico del Vecchio Testamento, il termine Sabaoth veniva inteso nel significato di Dio degli eserciti; c’era perfino il divieto di contare i propri combattenti, perché la vittoria era nelle mani di Dio e non nella consistenza delle schiere.

Attualmente, in alcuni ambienti evangelici, che furono definiti fondamentalisti (poi il termine è passato a indicare gli islamici), rimane ancora con un forte spirito biblico l’idea del Deus Sabaoth. Si è visto, ad esempio, ultimamente il gruppo di evangelici intorno a Trump, per chiedere a Dio la vittoria nelle guerre che ha intrapreso (contraddicendo alla promessa per cui Trump stesso è stato eletto di non coinvolgere più l’America nei conflitti).

L’idea della guerra santa si mantiene invece ampiamente nel Medio Oriente. I musulmani la denominano jihad, che in effetti significa sforzo (per attuare la volontà di Dio).

I fondamentalisti islamici pensano che l’arretratezza in cui si trova il Medio Oriente dipenda dall’aggressione dei miscredenti occidentali, di cui Israele sarebbe solo la punta (secondo il discorso di Nasrallah). Essi pensano quindi che sia dovere religioso una guerra contro di essi, per distruggere prima Israele e sconfiggere poi l’Occidente, e credono fermamente che, se si mostreranno degni, allora Allah darà loro la vittoria.

Ma, a credere a ciò, il numero diminuisce anche nel mondo islamico, e pare che adesso siano rimasti soprattutto gli sciiti dell’Iran, seguaci di Khomeini, e proxy mediorientali (come gli Hezbollah) e  anche Hamas.

I wahhabiti sono anch’essi fondamentalisti islamici come gli ayatollah, anche se ne sono nemici mortali, ma ormai hanno abbandonato l’idea del jihad contro i miscredenti ebrei e occidentali.

Nel passato appoggiarono i palestinesi fondamentalisti (e Hamas), ma ormai non hanno fatto niente per aiutarli; anzi, nell’attuale conflitto con l’Iran, in pratica combattono a fianco degli israeliani.

Dobbiamo però notare che lo stesso spirito messianico si trova anche in Israele presso gli Haredim (fondamentalisti), secondo i quali Dio stesso ha dato tutta la Palestina come terra promessa agli israeliani e sarebbe quindi blasfemo lasciarne anche solo un lembo ad altri.

Eppure, ancora più strano è che anche gli atei a volte sono presi da questo senso messianico: per esempio i nazisti avevano il motto "Gott mit uns" (Dio è con noi) e continuarono a combattere anche quando la guerra era chiaramente persa. E così pure nel fascismo si affermò che, se Dio esiste, allora avrebbe dato la vittoria agli italiani.

Il problema è che, se noi pensiamo che l’esito delle guerre non dipende dagli eserciti in campo, dalla loro forza, ma dalla presupposta volontà divina, allora si intraprendono guerre senza considerare le forze e le possibilità di vittoria. Avvenne, ad esempio, per gli ebrei dell’antichità, che per due volte si ribellarono ai romani quando era del tutto evidente che non ne avevano la forza, e finirono con grandi massacri e con la cacciata dalla Palestina.

È quello che avviene ora, al contrario, nel Medio Oriente, in cui i fondamentalisti pensano di poter distruggere Israele perché questa sarebbe la volontà di Dio, mentre è del tutto chiaro che le forze in campo non lo permettono: Israele vince sempre, gli arabi vengono sempre massacrati e passano da una catastrofe all’altra. Israele è un paese forte e compatto, ha una chiara superiorità tecnologica, ha poi l’atomica e soprattutto l’Occidente, e soprattutto l’America, non permetterebbero mai una seconda Shoah.

Ma, se si pensa che la vittoria dipenda da Dio, allora non si considerano gli elementi oggettivi.

Ora, certamente, nessuno dubita dell’onnipotenza divina. Tuttavia questo non toglie la libertà dell’uomo, soprattutto la sua responsabilità nelle azioni che compie.

Io non posso pensare che i miei figli vivranno o moriranno secondo la volontà di Dio, e allora io non faccio nulla per nutrirli, curarli, educarli.

È vero che Dio può tutto, ma l’uomo deve agire secondo i suoi doveri e secondo il suo criterio.