home

         english version                                                  Solo testo                                                               articolo orginale                                                                                                           

 

Guerre e marxismo

 

 

 

Pubblicato da  : res publica : quaderni europei: aprile   2026 

Giovanni De Sio Cesari

www.giovannidesio.it

 

Nel pensiero marxista si ritiene che l'economia (struttura) determini il pensiero (la sovrastruttura), dal che si deduce quindi che anche la guerra ha motivi economici
che sarebbero travestiti da ideologia: patria, indipendenza, diritto, giustizia e così via.
Ma i fatti smentiscono questa teoria: le guerre solo qualche volta hanno cause specifiche economiche (nel passato) e allora da parte degli epigoni del marxismo si dice che la causa è nascostamente il capitalismo (fonte di ogni male).
Ma è facile notare che se le guerre dipendessero dal capitalismo, esse sarebbero nate con il capitalismo, ma esse sono state una costante della storia umana: solo nei nostri tempi, caratterizzati dal capitalismo, pare che si stiano diradando. Nella storia europea, i due periodi più lunghi senza guerre sono stati fra il 1871 e il 1914, e fra il 1945 e oggi: tutti anni di sviluppo capitalistico.

Per rendersi conto che non è affatto vero che il capitalismo si sviluppa con le guerre basta osservare l'indice delle borse, che indica in modo oggettivo le aspettative dei capitalisti (chiamiamoli così): esso crolla con i pericoli di guerra e risale quando pare che i pericoli siano passati. L'idea che le guerre fossero funzionali al capitalismo è uno di quegli aspetti del marxismo che sono stati smentiti dall’esperienza storica posteriore, così come è avvenuto per la previsione (considerata scientifica) che la classe media avrebbe dovuto sparire e invece è cresciuta tanto da assorbire la maggior parte della popolazione.

Se consideriamo che il capitalismo secondo Marx si identifica con la borghesia, almeno nell’800, dobbiamo constatare che essa era pacifista. L’idea predominante (Mazzini) nella borghesia del tempo era che se ogni nazione avesse avuto un suo Stato (nazione come Stato), allora le guerre sarebbero finite perché esse sarebbero nate dalla cupidigia dei sovrani. In realtà la corrispondenza Stato-nazione è estremamente complessa, per cui alla fine il patriottismo pacifista finì nel nazionalismo bellicista, ma l’involuzione non avvenne certamente per motivi economici.

Mi pare evidente che le guerre non portano benefici economici agli imprenditori (capitalisti nel linguaggio marxista).

La guerra infatti porta spese immense, distruzione e crisi economiche, tanto che ogni volta che se ne sente il pericolo le borse crollano dappertutto. È vero che alcuni settori possono fare grandi profitti, ma nel suo insieme i profitti crollano dappertutto tanto per i capitalisti che per i proletari (ammesso che esistano ancora). Molti pensano, e a ragione, che il pacifismo moderno nasca proprio dalla consapevolezza dell’antieconomicità delle guerre prima ancora che da motivi umanitari.

In realtà in ogni nostra azione privata o pubblica siamo mossi da una complessa molteplicità di motivazioni e quindi anche nelle guerre ci sarà sempre qualche spunto economico: ma esso certo non sarà quello determinante.

Sicuramente nelle guerre ALCUNI dei ricchi e ALCUNI dei poveri ci guadagnano (si ricordi “Napoli milionaria”), ma se le attività economiche si fermano, per ricchi e poveri c’è solo la sopravvivenza, tranne per quei pochi che invece si arricchiscono. Questo spiega, ripeto, il crollo delle borse quando ci sono pericoli di guerra.

Avviene per ogni catastrofe; si ricordi per esempio il Covid.

Le guerre non sono razionali, non nascono da accorti calcoli come avviene nelle pianificazioni economiche.

Consideriamo per esemplificare i due maggiori conflitti ora in corso: Ucraina e Gaza.

 

Ucraina
Vediamo la guerra in Ucraina: la Russia vorrebbe conquistare l'Ucraina che ha un reddito che è la metà o la terza parte del suo. L'Ucraina combatte disperatamente per non essere riassorbita dalla parte più ricca: sarebbe come se la Padania si dividesse dal Sud e poi la Padania facesse una guerra per riconquistare il Sud.

Noi europei spendiamo un mare di soldi e abbiamo danni economici enormi. Infatti l’Europa ha perso il gas russo a buon mercato e la Germania pare addirittura caduta in depressione economica. Però la guerra è colpa dell'avidità dei capitalisti: ma perché mai?

Si parla del desiderio di impossessarsi delle ricchezze dell’Ucraina. Se ci fossero in Ucraina tante risorse (antracite, terre rare, prodotti agricoli), perché mai sarebbe essa il paese più povero d’Europa?
È vero che il Donbass ha (aveva) giacimenti e impianti industriali, ma dopo la guerra disastrosa, quanto ci vorrà a ricostruire?

Gaza
Analogo discorso per la Palestina.
Si può mai pensare che i fondamentalisti islamici (HAMAS) e quelli ebrei (heredin) fingano solo di credere che Dio abbia dato loro tutta la Palestina per convenienza economica?
Ma perché mai gli ebrei dovrebbero annettersi il deserto di Gaza e la povera Cisgiordania?
E forse se i palestinesi distruggessero Israele ne erediterebbero il benessere? Certamente no.

Per parlare di interessi economici spunta il solito fantomatico giacimento di petrolio che sarebbe al largo di Gaza. Però si consideri il fatto che le royalty sono piccole cose: in un litro di benzina appena 6 centesimi, il 7% (per i giacimenti marini). Come si può pensare che qualcuno si getti in una guerra così disastrosa (e costosa) per risparmiare così poco?