english version Solo testo articolo originale
Chiesa e ebrei

Pubblicato da IL RIFLETTERE organo della AIAC .CLI marzo 2026
Il risorgere dell’antisemitismo un po’ in tutto l’Occidente porta a ripensare all’atteggiamento della Chiesa e, in genere, del mondo cristiano nei riguardi degli ebrei nei secoli scorsi. Si dice che gli ebrei furono sempre dei perseguitati, vittime di discriminazioni, chiusi nei ghetti, considerati quasi delle prigioni. Questo è certamente vero, ma se si contestualizzano i fatti ci rendiamo conto che in realtà la persecuzione degli ebrei in quanto seguaci di religione diversa non era certo un’eccezione, ma una pratica comune, ritenuta universalmente giusta nei secoli scorsi: solo modernamente, con l’affermazione della democrazia e della libertà, a cominciare da quella religiosa, l’intolleranza religiosa e di qualunque genere è stata superata e considerata una barbarie, una oppressione.
Consideriamo pure che gli ebrei sono l’unico gruppo religioso sopravvissuto dall’antichità fino ai nostri giorni: se fossero stati sistematicamente perseguitati e combattuti, questo non sarebbe accaduto, così come è avvenuto per i nuclei di islamici in Europa (in Sicilia e in Spagna) e soprattutto per le varie eresie che pure ebbero ampia diffusione: si pensi agli albigesi, contro cui fu intrapresa una sanguinosa repressione, denominata perfino crociata.
Sarebbe bene anche chiarire dei concetti che
vengono comunemente oggi confusi: antiebraismo, antisemitismo, antisionismo.
L’antiebraismo è la contrarietà a una religione, l’antisemitismo a un popolo
individuato come una razza, l’antisionismo è invece la lotta all’esistenza dello
Stato di Israele e/o anche solo alla sua politica.
Si tratta quindi di tre concetti diversi che sono ben distinti e ciascuno di essi non comporterebbe gli altri due. Tuttavia, nei nostri tempi, in realtà vengono a confondersi, anche perché comunque, in linea generale, tutti e tre finiscono con il prendere di mira le stesse persone: gli ebrei.
Nel mondo cristiano la distinzione era semplicemente religiosa. Non solo Gesù e Maria erano ebrei, ma anche i primi fondatori e santi cristiani erano ebrei. In un mondo in cui non si concepiva la libertà religiosa, l’ebreo aveva la colpa di non riconoscere il Cristo e la Buona Novella, ma se si convertiva non era più ebreo, bensì un cristiano come gli altri: per legge di probabilità, ognuno di noi ha un qualche antenato ebreo.
Per i cristiani gli ebrei non convertiti erano il popolo deicida, quelli che avevano crocifisso Gesù e ne avevano assunto la responsabilità su loro stessi e sui loro discendenti (come riferiscono i Vangeli). Solo con il Concilio Vaticano II si è chiarito con nettezza e decisione che non esiste una responsabilità collettiva degli ebrei in quella condanna e comunque non certo per gli ebrei di oggi.
Si pensa anche e soprattutto a un motivo economico più che religioso: poiché gli ebrei erano esclusi dal possesso della terra — la ricchezza del Medioevo — si occupavano di commercio, arti e anche di prestiti (usura), proibita ai cristiani; da qui l’odio popolare e la voglia di non pagare debiti.
Comunque questi episodi erano sempre occasionali e gli ebrei aspettavano che passassero (così fecero anche per la Shoah, che invece non passò).
Non è che gli ebrei fossero sempre perseguitati, ma a tratti scoppiavano rivolte popolari contro di essi. I motivi erano spesso dicerie assurde, come quelle secondo cui gli ebrei avrebbero sacrificato dei bambini per oscuri riti religiosi. Ad esempio, nella Castiglia di Isabella si diffuse la voce che la sparizione di un bimbo fosse dovuta al rapimento da parte di ebrei (el niño de la Guardia, poi addirittura santificato) e gli ebrei furono espulsi dal paese.
Ma in genere il potere politico e la Chiesa intervenivano più che altro per moderare, sedare la collera popolare. I ghetti ebraici che si diffusero alla fine del Medioevo vanno considerati non tanto delle prigioni quanto un modo di assicurare gli ebrei, con la separazione in quartieri chiusi e in qualche modo protetti.
Anche nel mondo islamico non si hanno notizie di persecuzioni importanti come nel mondo cristiano e gli ebrei svolsero un ruolo molto notevole nella cultura e civiltà araba. Infatti gli ebrei erano considerati, come i cristiani, “popoli del libro” (Ahl al-Kitab). In fondo era una situazione simile a quella degli ebrei nel mondo cristiano, in cui gli ebrei erano protetti dal potere, spesso anche essi, come nel mondo musulmano, in cambio di una tassa, come compenso.
Questo atteggiamento spiega perché, mentre altri gruppi religiosi — pagani, musulmani e le innumerevoli eresie — sono spariti, gli ebrei sono rimasti.
Anche nell’Impero romano due terribili rivolte contro Roma portarono all’eccidio degli ebrei di Palestina e al divieto di risiedervi. Gli ebrei, invece, già emigrati nel resto dell’Impero, non furono affatto né molestati né perseguitati. Quindi i romani, malgrado le spaventose rivolte in Palestina, non considerarono gli ebrei negativamente.
Anzi, è ben strano che, benché gli ebrei, come i cristiani, non sacrificassero all’imperatore, non furono perseguitati, come invece lo furono i cristiani.