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Giustizia e politica

Pubblicato da Appunti dicembre 2025
Introduzione
Il prossimo referendum costituzionale del 23 marzo verte sulle nuove leggi varate dal governo sulla riorganizzazione della magistratura (separazione fra inquirente e giudicante, sorteggio per i consigli superiori), ma in realtà il problema di base riguarda il rapporto fra magistratura e politica. Si parla di indipendenza della magistratura rispetto al potere politico, ma questa impostazione ci pare che rovesci il problema.
Quello che si discute da 30 anni, un po’ dappertutto, è un’altra cosa: i magistrati (a volte, solo a volte) invadono il campo politico oppure no?
Dire che tutti sono uguali di fronte alla legge è qualcosa che nessuno nega: una banalità, come dire che il sole sorge al mattino. Ma il problema dibattuto è: la giustizia è anche uguale per i politici?
In sintesi, il problema è se la politica è condizionata dalla magistratura; non è mai accaduto che la magistratura sia stata fino ad ora condizionata dalla politica.
Accuse e sentenze
Ci pare che sia essenziale una considerazione. Dai tempi di Mani Pulite abbiamo avuto un diluvio di processi ai politici, ma praticamente nessuna (o quasi) condanna.
Ora, quando un accusato viene assolto vuol dire che o il PM o i giudici hanno sbagliato. Ma si può pensare che dei magistrati inquirenti non siano in grado di valutare se un certo fatto sia o meno reato? Non sono certo persone impreparate o inesperte, assolutamente no.
Si consideri pure che a volte i fatti sono insicuri e che nuovi elementi possono portare anche alla revisione di giudizi già passati in giudicato; ma nei casi di cui parliamo si tratta di decidere se un fatto sia reato o meno, non di valutare l’esistenza di nuovi elementi di fatto.
Le assoluzioni (che ci sono quasi sempre) non sono dovute a un dubbio sui fatti, ma al fatto che non è reato, che la sentenza ribadisce.
La conclusione mi pare evidente: gli inquirenti hanno fatto un uso politico delle indagini. Potremmo dire allora che, alla fine, la magistratura non ha condannato l’accusato e quindi si è fatta comunque giustizia. Ma bisogna considerare che i tempi della magistratura sono diversi da quelli della politica e, diciamo, della vita in generale: un’assoluzione che viene dopo anni, e in genere molti anni, ormai trova l’accusato fuori dall’agone politico. Alla gente rimane la notizia dell’accusa e l’assoluzione passa spesso quasi inosservata.
È accaduto che molti politici indagati abbiano contestato la condotta dei giudici, accusandoli di essere politicizzati, e così sono restati in campo (si pensi al caso eclatante di Berlusconi o anche di Salvini). Quei politici che invece hanno atteso il corso lungo della giustizia, quando sono stati assolti, ormai erano fuori dal campo politico. Si pensi, per esempio, al caso di Andreotti o a quello clamoroso ma poco noto di Bassolino, 19 volte rinviato a giudizio e 19 volte assolto: ha provato pure a rientrare in politica, ma senza successo; ormai era troppo tardi.
Precisiamo che i processi ai politici possono riguardare reati commessi in atti politici o fatti personali compiuti nell’esercizio di attività politica.
Ad esempio, prendere una tangente per non fare sbarcare i migranti sarebbe cosa diversa dal farlo per motivi politici (che come tali possono poi essere criticati). Nel secondo caso mi pare non ci sia mai stata una condanna, e nel primo solo qualche volta.
Qualche esempio.
Accusa di sequestro di persona a Salvini per non aver assegnato un porto per fare sbarcare migranti: pare del tutto evidente che non si possa configurare un tale reato e che non esista un reato di divieto di sbarco a clandestini.
Accuse di favoreggiamento a Meloni e altri per il rimpatrio di Al Masri, il capo delle carceri libiche: ma come si può pensare che i politici italiani fossero complici di Al Masri, mentre appare del tutto evidente che si temeva di evitare ritorsioni sul nostro personale in Libia? Certo, possiamo pure criticare questo provvedimento, ma non certo considerarlo un favoreggiamento.
Conte fu accusato per provvedimenti sul Covid e inoltre per avere usato un’auto pubblica per la sua compagna. Nel primo caso si trattava di valutazioni scientifiche sul pericolo Covid, che possono non essere condivise, ma non certo considerate reato; nel secondo caso, pare che anche i familiari delle alte cariche dello Stato abbiano diritto alla protezione pubblica: che non si trattasse della moglie legale ma di una compagna pare una sottigliezza davvero pretestuosa nei nostri tempi.
Bassolino fu rinviato a giudizio 19 volte e 19 volte assolto per l’accusa di irregolarità amministrative: ma si trattava evidentemente di atti che possono essere considerati inopportuni, ma non contro la legge.
Molte poi le accuse a Renzi e anche a suo padre, tutti procedimenti terminati con l’assoluzione.
Certo il caso più eclatante è stato quello di Berlusconi: indagato in 40 processi (o 139, dipende da come considerarli), è stato condannato una sola volta. Si pensi, ad esempio, al processo delle cosiddette “olgettine”: certo non è cosa moralmente accettabile, ma non sono reati. Si è tutto basato sul fatto che alla famosa Ruby mancavano sei mesi per i 18 anni; ma non c’era alcuna prova che Berlusconi avesse fatto sesso con lei e nemmeno che ne conoscesse l’età, eppure ci sono stati 12 anni di processi.
Ricordiamo pure che anche lo stesso Di Pietro, l’eroe dei processi di Mani Pulite, dovette dimettersi da ministro per accuse poi apparse del tutto fantasiose di un altro magistrato inquirente, Salamone.
L’elenco potrebbe essere infinito. Abbiamo solo citato alcuni degli esempi più noti.
Si perde credibilità quando i giudici di primo, secondo e terzo grado si contraddicono: come si fa a sapere chi ha ragione? Soprattutto si pensa poi quando la Cassazione chiude il processo senza nemmeno rinvio, affermando, dopo due giudizi, che il processo non andava nemmeno fatto.
D’altra parte, qualcuno avrà mai pensato veramente che un tribunale avrebbe mandato in galera Salvini o Meloni?
Giustizia e legalità
Non è che ci sia un “complotto rosso”, come diceva Berlusconi, né che la magistratura sia contro la destra. Il fatto è che alcuni magistrati straripano nel campo politico, a volte per nobili motivi ideali o per interessi personali. In quest’ultimo caso va considerato che gli incarichi più importanti sono assegnati secondo appartenenza a correnti (Palamara insegna), e questo avviene sia per le correnti di sinistra che per le altre.
È pure un problema che i magistrati siano l’unica categoria che non è responsabile di quello che fa (forse anche gli insegnanti). Infatti, anche magistrati che hanno portato avanti un processo senza fondamento, come poi sentenziato dalla Corte, non sono stati certo emarginati, ma hanno ottenuto incarichi prestigiosi.
Il compito dei magistrati è accertare, al di là di ogni ragionevole dubbio, se qualcuno ha violato le leggi che i politici hanno emanato, e non stabilire ciò che è giusto. La giustizia, in senso giuridico, significa conformità alle leggi (che possono essere anche ingiuste o orrende: si pensi all’antisemitismo nazista, alle purghe staliniane). Soprattutto il diritto non tiene conto delle conseguenze: applica la legge e basta.
La giustizia è cosa diversa: è una convinzione filosofica, sempre opinabile; e soprattutto in politica si tiene conto delle conseguenze. Ora, quando il giudice pensa di perseguire la giustizia in sé (e non la conformità alle leggi), esce dal suo compito, forzando il senso delle leggi e quindi sconfina nel campo politico.
Ma a chi spetta giudicare degli atti politici di un governo: agli elettori o ai magistrati?
Conclusione
Il punto essenziale è che la magistratura non deve entrare in campo politico, e su questo ci dovrebbe essere accordo unanime.
Mi pare che la discussione in tutta Italia si sia focalizzata su aspetti del tutto secondari, su cavilli giuridici con i quali si può sostenere tutto e il contrario di tutto, come di fatto avviene (atto dovuto o voluto?).
Il vero problema, però, mi pare quello del rapporto tra magistratura e politica, non solo sul piano interno ma anche su quello internazionale. È possibile che i magistrati nazionali o internazionali condizionino la politica?
Questo mi pare il vero problema.