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Pensiero Unico e il 12° Uomo

Pubblicato da Appunti dicembre 2025
Pensiero Unico e il 12° Uomo
Nel famoso film "La parola ai giurati" del 1957, si presenta un collegio giudicante formato da 12 uomini: 11 sono del tutto certi della colpevolezza dell’imputato ma il 12° invece mette in dubbio questa certezza e, dopo un lungo e complesso dibattito, riesce a convincere tutti gli altri della sua innocenza.
Si prende spesso questo esempio per indicare che, anche se la grande maggioranza delle persone ritiene vero un certo fatto, non significa affatto che esso lo sia: a volte, ma solo a volte, una sola persona o una piccola minoranza che non condivide riesce a dimostrare, o più esattamente, a convincere gli altri che invece si tratta di una teoria errata.
Il problema riguarda il progresso delle scienze e delle civiltà. Se 11 uomini dicono A e il 12° dice NON A, ci sono 11/12 di probabilità che abbia torto. Tuttavia, può accadere che abbia ragione, non solo una persona su 12 ma anche magari una sola persona su un milione.
Ad esempio, fino al 1600, tutti erano ben sicuri che il sole si muovesse nel cielo e che la terra fosse ferma: come si poteva dubitare di quello che tutti vedevano solo alzando il capo verso il cielo? Ma Galileo, invece, diceva che era fermo. Stranamente, lui aveva ragione.
E così, fino al '900, tutti erano ben sicuri che il tempo fosse assoluto, sembrava una verità assoluta di cui non si potesse certo dubitare: mica si può andare avanti e indietro nel tempo, e il tempo passa per tutti ugualmente: cosa poteva sembrare più sicuro? Eppure un certo Einstein sostenne che il tempo era relativo, dipendeva dalla velocità. Strano, ma aveva ragione.
Così in politica sembrava ovvio che a governare fossero quelli che erano preparati a farlo e che gli altri dovessero ubbidire: eppure a un certo punto è sembrato del tutto naturale ed ovvio che fosse il popolo nel suo insieme a governare scegliendo i governanti secondo il programma che presentavano.
Il Pensiero Dominante e la Sfiducia
Esiste in ogni civiltà ed epoca un pensiero che viene definito spesso "pensiero unico" ma che in realtà è solo quello dominante e che appare del tutto evidente alla grande maggioranza.
Spesso si dice ci sia un adeguarsi alla maggioranza sempre per interesse personale, ma a volte non adeguarsi può anche essere vantaggioso. Il fatto è che noi facciamo parte di un gruppo i cui principi e conoscenze abbiamo appreso da bambini e quindi finiamo con il considerarli ovvi e sicuri. Inoltre, l’esigenza della socialità ci spinge a conformarci agli altri per non esserne esclusi. Chi mette in dubbio le credenze di un gruppo finisce con l'essere emarginato.
Il punto essenziale è che se il 12° uomo dice qualcosa di diverso, allora bisogna esaminare quale argomentazione egli porti.
Verità nella Scienza e nell'Umanità
Nell'ambito delle scienze si seguono certi principi e metodi per cui si può stabilire quale sia la verità, ma essa è sempre relativa agli esperimenti fino a quel momento effettuati, e non è mai definitiva.
Come dicevamo, fino ad Einstein, sembrava certo che il tempo fosse assoluto, ma ora pare certo che è relativo alla velocità: un giorno qualche scienziato potrebbe enunciare una terza opinione e allora ci sarà dubbio sulla relatività, si faranno altri esperimenti che magari potranno portare a una nuova teoria, ma comunque non si arriverà mai a una verità ultima e definitiva.
Nel campo umano (etico, religioso, politico) invece non è possibile una metodologia scientifica oggettiva accettata da tutti. A differenza delle scienze, non è possibile ad esempio stabilire oggettivamente se Dio esista o meno. Ci sono infatti miliardi di persone che credono che Dio esista e miliardi che credono che non esista. Non è certo pensabile che tutti quei miliardi di credenti o di atei siano tutti sciocchi. Così nel mondo del ‘900 abbiamo assistito alla lotta fra fascismi, comunismi e democrazie: non si può certo pensare che tutti quelli che credevano in uno dei tre regimi fossero tutti degli stupidi.
Concluderei quindi che nelle scienze esistono delle prove (esperimenti) accettate da tutti che indicano la verità, sia pure relativamente a quel momento, mentre invece nell’ambito umano esistono solo delle argomentazioni che ciascuno poi può valutare diversamente, per cui esistono atei e religiosi, sostenitori di questo o quel regime politico. Tutto dipende dai principi che si accettano, dalle valutazioni dei fatti che sono sempre varie e opinabili.
La valutazione dipende soprattutto dalla cultura: probabilmente se io fossi nato nei tempi di Gesù all’appello di Pilato avrei pure io votato per Barabba.
Democrazia e Dissidenza
Ora, la democrazia può essere superiore agli altri regimi proprio perché la libertà di espressione può mettere in luce che quello che sembra vero a volte, ma solo a volte, è falso. Nei regimi assolutistici e illiberali, se la verità ufficiale è A chi dice NON-A viene punito, va in carcere o peggio ancora. Nelle democrazie, invece, anche se la maggioranza crede in A, chi crede in NON A può liberamente sostenerlo e magari in seguito convincere anche la maggioranza, così come avviene nel film prima citato.
Tuttavia, anche nelle democrazie il 12° uomo può essere ignorato, deriso, emarginato, e anche questo fa parte della libertà. Se ognuno può dire quello che crede, la maggioranza può esprimersi contro il dissenziente, definirlo stupido o disonesto, e non è che questi debba avere un trattamento di favore: in fondo, è molto più probabile che abbia torto.
Ma tutto si riporta sempre agli esperimenti nell'ambito scientifico e alle argomentazioni nel pensiero critico etico, religioso. Non è che si possa stabilire se il dissenziente dica o meno il vero, perché se questo fosse possibile, allora non ci sarebbe problema.
Teniamo pure presente che la democrazia si basa sulla maggioranza: si fa quello che decide la maggioranza della gente e, poiché la maggioranza è incompetente, allora si fa quello che decidono gli incompetenti.
Quello che dice la minoranza non ha importanza, almeno fino a quando la minoranza non diventi maggioranza. In realtà, nel passato e anche oggi in molta parte del mondo non si ritiene affatto che la maggioranza debba governare (attraverso le elezioni) ma che a governare debbano essere le persone preparate a quel compito, scelte secondo diversi principi e regole.