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Separazione della carriere e sorteggio dei magistrati

Pubblicato da americacallsitaly il 7 febbraio 2026
Il 22 e
il 23 marzo si terrà in Italia il referendum confermativo di una legge
costituzionale che riguarda l’ordinamento della magistratura.
I punti essenziali sono due: la separazione delle carriere fra la magistratura
inquirente e quella giudicante, che avrebbero quindi due distinti Consigli
Superiori della Magistratura (organo dirigente), e il sorteggio dei giudici per
accedere ai due consigli superiori, fino ad ora elettivi.
Il primo punto è quello che ha più richiamato il dibattito e le polemiche, ma a
noi pare che sia il secondo quello veramente importante.
Per il
primo punto la motivazione ufficiale è che magistrati inquirenti e giudicanti
debbano essere distinti perché ognuno possa svolgere la sua funzione senza
condizionamenti che deriverebbero dall’unica categoria di appartenenza, e quindi
occorre impedire il passaggio da una funzione all’altra (così come non può
avvenire negli altri Paesi).
Tuttavia in Italia anche ora solo un numero molto limitato di giudici passa da
una funzione all’altra e la cosa comunque non manca di difficoltà, fra cui
soprattutto il trasferimento ad altra sede, in genere lontana. In pratica quindi
l’impossibilità di passaggio non cambia molto.
Gli avversari della riforma però affermano che una tale divisione prelude al controllo del potere politico sulla magistratura inquirente, il che sarebbe anticostituzionale. In realtà in nessun punto della riforma si accenna neppure indirettamente a una tale involuzione. Si afferma allora che ciò avverrà perché negli Stati dove vi è la divisione esiste anche un controllo politico sugli inquirenti. Si potrebbe allora ribattere che questi fatti non sarebbero contrari alla democrazia perché in uso negli altri Stati democratici (per esempio negli USA), ma in verità ci pare una polemica speciosa, cavillosa: non si vede perché mai ci dovrebbe essere questa involuzione. Se mai ci fosse potremmo pure parlare di anticostituzionalità, ma non si può accusare di incostituzionalità un provvedimento che non la prevede.
Il
secondo punto, meno discusso ma, come dicevamo, più importante, è che i
rappresentanti dei magistrati nei due Consigli Superiori della Magistratura
sarebbero scelti per sorteggio e non eletti.
Questo è un fatto che non avviene in nessun altro Paese. Il problema vero è che
attualmente, per le elezioni al Consiglio, i magistrati si sono organizzati in
correnti, una specie di partiti (anche se non formalizzati), per cui in effetti
le elezioni non avvengono secondo un principio di fiducia nelle capacità degli
eligendi, ma da un punto di vista politico-ideologico, e in esso prende il
sopravvento soprattutto la sinistra, spesso estremistica. In particolare la
spartizione in chiave politica dei posti importanti fu portata alla ribalta con
il caso Palamara, che mise in risalto a livello del grande pubblico questa
situazione, che peraltro era ben nota agli interessati e sulla quale poi non si
è fatto nulla per mettervi rimedio.
Il sorteggio quindi si pone come il tentativo di combattere la politicizzazione
della magistratura.
Alcuni
hanno però pure notato che il sorteggio non esclude i giudici politicizzati;
anzi, al limite si potrebbe formare casualmente un Consiglio in cui siedano
tutti o quasi i giudici di un certo orientamento ideologico.
Si ritiene che con il sistema attuale i giudici, per fare carriera, debbano
avere un orientamento politico. Infatti è chiaro che il Consiglio Superiore
nominerà alle cariche importanti quei giudici che riterrà più vicini al loro
indirizzo politico, più che valutare le capacità.
Il
problema allora diventa: ma effettivamente la magistratura italiana è
politicizzata, che poi è il vero punto in discussione?
In realtà ogni giudice non può non avere un certo orientamento
ideologico-politico, come avviene in ogni Paese; tuttavia un ordinamento come
quello delle elezioni per correnti politiche accentua oltre misura questo
carattere.
In realtà pare evidente che molti giudici, soprattutto inquirenti, siano
politicamente orientati.
Basta notare i tantissimi procedimenti giudiziari iniziati contro i politici che
poi, in quasi tutti i casi, sono risolti nel nulla. Se vi è tanto disaccordo fra
magistrati non si può pensare che siano degli incompetenti che sbagliano, e
allora la conclusione è che i giudici invadono il campo politico.
Facciamo qualche esempio.
Forse il fatto più clamoroso, eppure generalmente ignorato, è quello di
Bassolino (PD), ex sindaco ed ex governatore: è stato rinviato a giudizio 19
volte e 19 volte assolto, senza fare clamore (e così tanti altri). Ma sono
passati tanti anni e, sebbene assolto 19 volte, è uscito dal campo della
politica (così come tanti altri). In pratica pochi sanno di queste assoluzioni,
mentre tutti ricordano le accuse.
Il
processo a Salvini per sequestro di persona è durato anni. In mancanza di una
legge che vieti di respingere un clandestino, Lo Voi indizia Salvini di
sequestro di persona. Questo reato riguarda cose come il rapimento per riscatto,
chiudere una persona con la forza in un posto, magari anche non fare uscire la
moglie per gelosia. Ma i clandestini non erano costretti a stare a bordo:
potevano andare in altre nazioni, potevano tornare da dove erano venuti, ecc.
ecc.
E infatti i giudici non hanno potuto che assolvere Salvini.
Che la cosa fosse ingiusta, inumana, malvagia non è compito dei giudici
stabilirlo.
Analogamente, i magistrati hanno respinto per quasi tutti i clandestini la
possibilità di essere trasferiti nel centro preparato in Albania, in quanto
hanno contestato il principio di Paese sicuro indicato dal governo.
Ma il concetto di Paese sicuro è quanto mai vago: possiamo pensare che anche
l’Italia non sia un Paese sicuro.
Soprattutto bisogna tener conto che tutti i Paesi da cui provengono i migranti
sono Paesi non sicuri: se vogliamo allora essere coerenti dobbiamo accettare
chiunque venga dai Paesi del cosiddetto Terzo Mondo che non si attengono ai
nostri principi; in pratica tutti potrebbero entrare in Italia.
Passiamo poi ai procedimenti tanto celebri che hanno tenuto banco per 20 anni
per i casi di Berlusconi. Un’infinità di procedimenti (si dice 139), quasi tutti
finiti nel nulla, tranne uno solo per evasione fiscale, caso peraltro molto
dubbio.
Se consideriamo ad esempio il più celebre, il caso Ruby, ci chiediamo quale
sarebbe stato il reato all’origine di una serie di processi durati 12 anni. Le
“cene eleganti” con relativa prostituzione non sono reato secondo le leggi
vigenti, che seguono l’evolversi (e, se preferite, l’involuzione) dei tempi. Si
è trovata una sola ragazza, fra tante, a cui mancavano sei mesi per la maggiore
età, che certo non era una ingenua verginella ma chiaramente una prostituta.
Certo, era giuridicamente un reato, ma non si può dimostrare in nessun modo che
Berlusconi conoscesse l’età e nemmeno che abbia fatto sesso con lei. Allora si è
montato un caso immenso, con intercettazioni a gogò, indagini infinite, manco si
fosse trattato di un serial killer. Perché poi la Bocassini, così sensibile, non
ha indagato tutti quelli che avevano fatto sesso a pagamento con Ruby?
Possiamo pensare tutto il male possibile di quelle cene orgiastiche a livello
morale, ma l’etica non è competenza della magistratura: si tratta di un caso
clamoroso di persecuzione giudiziaria a fini politici.
I
magistrati sono l’unica categoria che non è responsabile di quello che fa (forse
anche gli insegnanti).
Ad esempio, Lo Voi ha portato avanti un processo contro Salvini per cinque anni
senza fondamento, come poi sentenziato dalla Corte, e invece di essere
emarginato ha ottenuto addirittura la direzione della procura della capitale.
I magistrati fanno carriera e gli incarichi più importanti sono assegnati
secondo appartenenza a correnti politiche (Palamara insegna).
Le leggi sono sempre norme astratte e il compito dei giudici è quello di riportare ad esse un fatto concreto: se cavillano possono fare tutto e il contrario di tutto, perché poi alla fine sono sempre essi che decidono.