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Il successo della democrazia

 

 

 

 

 

Pubblicato da  : res publica : quaderni europei: gennaio   2026 

Giovanni De Sio Cesari

www.giovannidesio.it

 

 

La premessa necessaria di ogni discorso che abbia senso è definire di cosa stiamo parlando; nel nostro caso, cosa vogliamo intendere con il termine democrazia.

Invece, in genere, quando si parla di democrazia ciascuno pensa a un suo modello ideale, che è diverso da persona a persona e che non è realizzato, in genere nemmeno realizzabile: il discorso quindi diventa inconcludente.
Se invece noi intendiamo per democrazia (comunismo, fascismo) quello effettivamente realizzato, mostrando pregi e difetti e possibili miglioramenti (nulla è perfetto), allora il nostro discorso diventa una riflessione concreta, politica, storica, e prende senso.
Dobbiamo dare un senso alle nostre parole se vogliamo che il nostro discorso abbia un senso.
Quindi qui indichiamo con il termine democrazia quei regimi che, dalla fine del ’700, si sono diffusi con grande difficoltà in Occidente e ora sono presenti e stabili, e si diffondono anche in altre parti del mondo (ma non in tutte).

Spesso invece si parte dalla democrazia di Atene. Prescindiamo dal fatto che, per essere precisi, quella che noi definiamo democrazia in greco era chiamata politia (Aristotele), mentre la democrazia era il governo del popolo che escludeva le aristocrazie. Ma è cosa di nessuna importanza, perché noi parliamo dei regimi attuali occidentali, che quasi nulla hanno a che fare con i governi greci.
Spesso si pensa che la democrazia sia il governo diretto del popolo, ma non è così.
In nessuna democrazia il popolo governa direttamente, ma semplicemente sceglie i governanti secondo un generale indirizzo politico (molto vago, spesso).

Nella Costituzione infatti si dice che
«La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione»: in pratica vota l’indirizzo politico di chi governa.
In fondo, tutti i principi costituzionali poi rimandano alle leggi che li interpretano.
Per governare uno Stato (o una bottega o qualsiasi cosa) occorrono persone capaci di farlo: occorre sempre una classe dirigente, un’élite che governa. Nelle democrazie essa si divide in indirizzi politici generali e il popolo può scegliere, ma non governare direttamente.

A volte oggi si pensa alla democrazia come a regimi che rifiutano la guerra o l’espansione territoriale, ma le democrazie, nell’800, conquistarono addirittura quasi tutto il mondo (colonialismo).
Si pensa pure alla cosiddetta partitocrazia come alla degenerazione della democrazia, ma in realtà le democrazie in Occidente si sono effettivamente stabilizzate e organizzate con i partiti: quando essi mancano, le democrazie sono fragili.
Non si vota una persona, ma un indirizzo politico.

Insieme alle votazioni, la democrazia è caratterizzata dalla libertà di espressione, che è la premessa ineludibile delle libere elezioni: anche nei paesi non democratici in genere oggi si vota.
Si pone allora il problema se debbano essere consentite opinioni e voti ai partiti e agli indirizzi ideologici che siano contro la democrazia. Nelle democrazie realizzate in genere questo è permesso; altrimenti dovremmo escludere una parte della popolazione e, se essa fosse consistente o addirittura maggioritaria, finiremmo con il dare il potere a una minoranza.
In effetti è quello che accadeva all’inizio, quando il suffragio universale non si era ancora stabilito come elemento essenziale. Ad esempio, all’unità d’Italia gli analfabeti venivano esclusi dal voto: così però in pratica votavano solo le persone abbienti e quindi facevano i loro interessi.
Nella nostra storia recente italiana si poteva benissimo votare il PC, guidato all’inizio proprio da uno dei maggiori collaboratori di Stalin (adda veni baffone, si diceva).
Si può tuttora anche votare fascista, anche se in teoria è vietato.
Teniamo conto che i fascismi si sono affermati nei paesi democratici anche con una specie di voto popolare.

Il punto essenziale è che la democrazia è possibile solo in quei paesi in cui, in generale, la popolazione la accetta.
In M.O., come in Cina, non c’è questa volontà popolare e quindi la democrazia non si afferma.
Spesso si dice che è vero che i comunisti potevano votare, ma solo perché si era sicuri che non avrebbero vinto, e nel caso che si profilasse una vittoria allora ci sarebbe stato un colpo di Stato (alla Pinochet, insomma).
Non so se questo sarebbe avvenuto, ma bisogna considerare che il problema non era all’interno di uno Stato, ma a livello mondiale, perché i comunisti pensavano di dover affermarsi in tutto il mondo (internazionalismo proletario) e gli occidentali di doverlo contenere (dottrina Truman). Ora siamo in una situazione ben diversa.

Però mi pare che il problema generale sia: bisogna permettere la formazione di partiti contrari alla democrazia? Alcuni dicono di no (anche Popper). Ma se lo avessimo fatto nel dopoguerra, avremmo dovuto escludere i comunisti, una parte consistente della popolazione, e allora non avremmo avuto una democrazia.
Io penso che non bisogna escludere nessuno, nemmeno quelli contrari alla democrazia; ma se questi vincono le elezioni, allora vuol dire che la popolazione non condivide la democrazia e allora, come dicevo, essa è impossibile in quel paese.
Se il fascismo si è affermato è perché si profilava una rivoluzione bolscevica sul modello russo, che avrebbe cancellato la democrazia, e quindi il fascismo si pose come alternativa ad essa più che alla democrazia: infatti ebbe, a un certo punto, la maggioranza in Parlamento.

Questi sono alcuni dei caratteri della democrazia realizzata: essa ha i suoi limiti, come ogni altra forma di governo, e a mio parere bisogna guardare il contesto economico, civile e culturale. Infatti la democrazia viene definita come “la meno peggiore” dei sistemi politici: si intende che ha meno difetti degli altri; si dice così per chiarire che non è il sistema perfetto.

Sarebbe assurdo dire che la democrazia (un qualunque regime) sia il migliore di quelli possibili: si dice che la democrazia sia il migliore regime realizzato fino a questo momento e si dice che sia il meno peggiore perché comunque ha i suoi difetti.
Possiamo fare tutte le critiche che vogliamo, ma dobbiamo confrontarla con le altre forme di governo: la dittatura, la monarchia assoluta, il sistema feudale, ecc. ecc.

Peraltro, le democrazie e le non democrazie hanno pregi e difetti: occorre vedere il contesto sociale, economico, culturale. In Occidente funziona, in M.O. non funziona.
Allora quale sistema è migliore della democrazia e perché?

“Dittatore” è un termine particolare, ripreso dal secolo scorso, che indicava che una persona singola interpretava la vera volontà popolare meglio delle elezioni: quindi seguire il dittatore era seguire la vera volontà popolare. I fascismi hanno portato al disastro spaventoso della guerra mondiale.
Nei comunismi invece era un partito che rappresentava la vera autocoscienza del popolo; sono tutti falliti e crollati da soli nel confronto con le democrazie occidentali.
Negli assolutismi monarchici era invece il re che interpretava la vera giustizia e per questo era sorretto dalla grazia divina; ma nessuno pensa seriamente di tornare ad essi.

Diciamo che esistono allora le democrazie (di vario grado) e le non democrazie di tantissime specie (nel Tibet il Dalai Lama è addirittura la reincarnazione del precedente).
Ora, non è detto che una di queste forme di governo sia quella buona ed efficace dappertutto. Per millenni la democrazia non è esistita, ed ora pare invece quella giusta dappertutto.
Ma non sempre essa funziona: si veda, per esempio, il fallimento americano di imporre la democrazia nei paesi del Medio Oriente (ormai ci abbiamo rinunciato).
Bisogna vedere i risultati reali.

A me sembra che i paesi più avanzati, prosperi e liberi siano paesi democratici, e quindi ne deduco che, al momento, la migliore forma (o la meno peggiore) di governo sia la democrazia. Nel futuro non so.
Si dice spesso che l’Occidente democratico sia in crisi, ma esso rimane non solo la parte più prospera del mondo, ma anche in qualche modo la parte più avanzata, a cui guarda il resto del mondo. Consideriamo che anche la scienza rimane un patrimonio dell’Occidente, anche se vi contribuiscono persone nate in altre civiltà: si pensi, per esempio, alla rivoluzione digitale, all’AI, ai PC quantistici, tutti frutto dell’Occidente.
Quindi la democrazia ha avuto più successo degli altri regimi che nell’ultimo secolo si sono contesi il governo del mondo: comunismi, dittature, regimi militari di ogni genere.

Mi rimane però il dubbio se i nostri paesi siano più avanzati perché democratici, o siano democratici perché più avanzati. In altri termini, la democrazia è una delle cause del benessere o ne è un risultato?
In ogni caso la democrazia ne è rimasta vincitrice almeno fino ad ora. Domani nessuno lo sa. Magari la Cina potrebbe sorpassare l’Occidente, ma la cosa appare ancora molto, molto lontana.