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Il successo della democrazia

Pubblicato da : res publica : quaderni europei: gennaio 2026
La premessa necessaria di ogni discorso che abbia senso è definire di cosa stiamo parlando; nel nostro caso, cosa vogliamo intendere con il termine democrazia.
Invece,
in genere, quando si parla di democrazia ciascuno pensa a un suo modello ideale,
che è diverso da persona a persona e che non è realizzato, in genere nemmeno
realizzabile: il discorso quindi diventa inconcludente.
Se invece noi intendiamo per democrazia (comunismo, fascismo) quello
effettivamente realizzato, mostrando pregi e difetti e possibili miglioramenti
(nulla è perfetto), allora il nostro discorso diventa una riflessione concreta,
politica, storica, e prende senso.
Dobbiamo dare un senso alle nostre parole se vogliamo che il nostro discorso
abbia un senso.
Quindi qui indichiamo con il termine democrazia quei regimi che, dalla fine del
’700, si sono diffusi con grande difficoltà in Occidente e ora sono presenti e
stabili, e si diffondono anche in altre parti del mondo (ma non in tutte).
Spesso
invece si parte dalla democrazia di Atene. Prescindiamo dal fatto che, per
essere precisi, quella che noi definiamo democrazia in greco era chiamata
politia (Aristotele), mentre la democrazia era il governo del popolo che
escludeva le aristocrazie. Ma è cosa di nessuna importanza, perché noi parliamo
dei regimi attuali occidentali, che quasi nulla hanno a che fare con i governi
greci.
Spesso si pensa che la democrazia sia il governo diretto del popolo, ma non è
così.
In nessuna democrazia il popolo governa direttamente, ma semplicemente sceglie i
governanti secondo un generale indirizzo politico (molto vago, spesso).
Nella
Costituzione infatti si dice che
«La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti
della Costituzione»: in pratica vota l’indirizzo politico di chi governa.
In fondo, tutti i principi costituzionali poi rimandano alle leggi che li
interpretano.
Per governare uno Stato (o una bottega o qualsiasi cosa) occorrono persone
capaci di farlo: occorre sempre una classe dirigente, un’élite che governa.
Nelle democrazie essa si divide in indirizzi politici generali e il popolo può
scegliere, ma non governare direttamente.
A volte
oggi si pensa alla democrazia come a regimi che rifiutano la guerra o
l’espansione territoriale, ma le democrazie, nell’800, conquistarono addirittura
quasi tutto il mondo (colonialismo).
Si pensa pure alla cosiddetta partitocrazia come alla degenerazione della
democrazia, ma in realtà le democrazie in Occidente si sono effettivamente
stabilizzate e organizzate con i partiti: quando essi mancano, le democrazie
sono fragili.
Non si vota una persona, ma un indirizzo politico.
Insieme
alle votazioni, la democrazia è caratterizzata dalla libertà di espressione, che
è la premessa ineludibile delle libere elezioni: anche nei paesi non democratici
in genere oggi si vota.
Si pone allora il problema se debbano essere consentite opinioni e voti ai
partiti e agli indirizzi ideologici che siano contro la democrazia. Nelle
democrazie realizzate in genere questo è permesso; altrimenti dovremmo escludere
una parte della popolazione e, se essa fosse consistente o addirittura
maggioritaria, finiremmo con il dare il potere a una minoranza.
In effetti è quello che accadeva all’inizio, quando il suffragio universale non
si era ancora stabilito come elemento essenziale. Ad esempio, all’unità d’Italia
gli analfabeti venivano esclusi dal voto: così però in pratica votavano solo le
persone abbienti e quindi facevano i loro interessi.
Nella nostra storia recente italiana si poteva benissimo votare il PC, guidato
all’inizio proprio da uno dei maggiori collaboratori di Stalin (adda veni
baffone, si diceva).
Si può tuttora anche votare fascista, anche se in teoria è vietato.
Teniamo conto che i fascismi si sono affermati nei paesi democratici anche con
una specie di voto popolare.
Il
punto essenziale è che la democrazia è possibile solo in quei paesi in cui, in
generale, la popolazione la accetta.
In M.O., come in Cina, non c’è questa volontà popolare e quindi la democrazia
non si afferma.
Spesso si dice che è vero che i comunisti potevano votare, ma solo perché si era
sicuri che non avrebbero vinto, e nel caso che si profilasse una vittoria allora
ci sarebbe stato un colpo di Stato (alla Pinochet, insomma).
Non so se questo sarebbe avvenuto, ma bisogna considerare che il problema non
era all’interno di uno Stato, ma a livello mondiale, perché i comunisti
pensavano di dover affermarsi in tutto il mondo (internazionalismo proletario) e
gli occidentali di doverlo contenere (dottrina Truman). Ora siamo in una
situazione ben diversa.
Però mi
pare che il problema generale sia: bisogna permettere la formazione di partiti
contrari alla democrazia? Alcuni dicono di no (anche Popper). Ma se lo avessimo
fatto nel dopoguerra, avremmo dovuto escludere i comunisti, una parte
consistente della popolazione, e allora non avremmo avuto una democrazia.
Io penso che non bisogna escludere nessuno, nemmeno quelli contrari alla
democrazia; ma se questi vincono le elezioni, allora vuol dire che la
popolazione non condivide la democrazia e allora, come dicevo, essa è
impossibile in quel paese.
Se il fascismo si è affermato è perché si profilava una rivoluzione bolscevica
sul modello russo, che avrebbe cancellato la democrazia, e quindi il fascismo si
pose come alternativa ad essa più che alla democrazia: infatti ebbe, a un certo
punto, la maggioranza in Parlamento.
Questi sono alcuni dei caratteri della democrazia realizzata: essa ha i suoi limiti, come ogni altra forma di governo, e a mio parere bisogna guardare il contesto economico, civile e culturale. Infatti la democrazia viene definita come “la meno peggiore” dei sistemi politici: si intende che ha meno difetti degli altri; si dice così per chiarire che non è il sistema perfetto.
Sarebbe
assurdo dire che la democrazia (un qualunque regime) sia il migliore di quelli
possibili: si dice che la democrazia sia il migliore regime realizzato fino a
questo momento e si dice che sia il meno peggiore perché comunque ha i suoi
difetti.
Possiamo fare tutte le critiche che vogliamo, ma dobbiamo confrontarla con le
altre forme di governo: la dittatura, la monarchia assoluta, il sistema feudale,
ecc. ecc.
Peraltro, le democrazie e le non democrazie hanno pregi e difetti: occorre
vedere il contesto sociale, economico, culturale. In Occidente funziona, in M.O.
non funziona.
Allora quale sistema è migliore della democrazia e perché?
“Dittatore” è un termine particolare, ripreso dal secolo scorso, che indicava
che una persona singola interpretava la vera volontà popolare meglio delle
elezioni: quindi seguire il dittatore era seguire la vera volontà popolare. I
fascismi hanno portato al disastro spaventoso della guerra mondiale.
Nei comunismi invece era un partito che rappresentava la vera autocoscienza del
popolo; sono tutti falliti e crollati da soli nel confronto con le democrazie
occidentali.
Negli assolutismi monarchici era invece il re che interpretava la vera giustizia
e per questo era sorretto dalla grazia divina; ma nessuno pensa seriamente di
tornare ad essi.
Diciamo
che esistono allora le democrazie (di vario grado) e le non democrazie di
tantissime specie (nel Tibet il Dalai Lama è addirittura la reincarnazione del
precedente).
Ora, non è detto che una di queste forme di governo sia quella buona ed efficace
dappertutto. Per millenni la democrazia non è esistita, ed ora pare invece
quella giusta dappertutto.
Ma non sempre essa funziona: si veda, per esempio, il fallimento americano di
imporre la democrazia nei paesi del Medio Oriente (ormai ci abbiamo rinunciato).
Bisogna vedere i risultati reali.
A me
sembra che i paesi più avanzati, prosperi e liberi siano paesi democratici, e
quindi ne deduco che, al momento, la migliore forma (o la meno peggiore) di
governo sia la democrazia. Nel futuro non so.
Si dice spesso che l’Occidente democratico sia in crisi, ma esso rimane non solo
la parte più prospera del mondo, ma anche in qualche modo la parte più avanzata,
a cui guarda il resto del mondo. Consideriamo che anche la scienza rimane un
patrimonio dell’Occidente, anche se vi contribuiscono persone nate in altre
civiltà: si pensi, per esempio, alla rivoluzione digitale, all’AI, ai PC
quantistici, tutti frutto dell’Occidente.
Quindi la democrazia ha avuto più successo degli altri regimi che nell’ultimo
secolo si sono contesi il governo del mondo: comunismi, dittature, regimi
militari di ogni genere.
Mi
rimane però il dubbio se i nostri paesi siano più avanzati perché democratici, o
siano democratici perché più avanzati. In altri termini, la democrazia è una
delle cause del benessere o ne è un risultato?
In ogni caso la democrazia ne è rimasta vincitrice almeno fino ad ora. Domani
nessuno lo sa. Magari la Cina potrebbe sorpassare l’Occidente, ma la cosa appare
ancora molto, molto lontana.