english version Solo testo articolo originale
GESÙ e CRISTO

Pubblicato da IL RIFLETTERE organo della AIAC .CLI gennaio 2026
GESU e CRISTO è una recente pubblicazione di Vito Mancuso che ha avuto un certo
successo. L’autore, già sacerdote ma che ha poi abbandonato l’abito e la fede
cattolica, contrappone in esso la figura di Gesù, inteso come personaggio
storico, al Cristo, inteso come rielaborazione religiosa durata molti secoli.
Riconosce al Gesù storico il ruolo di maestro spirituale dell’umanità intera,
accanto a Socrate, Buddha e Confucio, ma ritiene del tutto inventata la sua
dimensione soprannaturale.
Egli sostiene infatti, ad esempio, che Gesù è nato a Nazareth, Cristo a
Betlemme; Gesù era figlio di Giuseppe, Cristo figlio di Dio; Gesù aveva fratelli
e sorelle, Cristo figlio unico, e così via.
Non entriamo qui nell’esame del suo pensiero: ciascuno può pensare quello che
vuole, e su Cristo si è detto tutto e il contrario di tutto. Noi vogliamo
mettere in risalto solo un elemento che ci sembra basilare: come si fa a
risalire al Gesù storico? Da quali fonti si può fare la ricostruzione del suo
pensiero e dei fatti che lo riguardano?
Le uniche fonti attendibili di quel periodo sono i Vangeli e quindi, in riferimento ad essi, gli Atti e le Lettere degli apostoli, tutte contenute in quello che viene definito il Nuovo Testamento. Ad essi abbiamo poi vari riscontri storici, comunque però problematici e su cui da secoli la storiografia e l’archeologia indagano. Non abbiamo altre fonti attendibili, di nessun genere e in nessun caso.
Tuttavia, di Gesù e della sua opera abbiamo un
numero praticamente infinito di racconti scritti in duemila anni, che hanno
funzione e significato molto diversi.
Si tratta però sempre di opere di fantasia, nessuna delle quali si basa su un
qualche riscontro storico, magari anche pur indiretto, e che quindi non possono
certamente rivelare cose che i Vangeli canonici non avrebbero voluto o potuto
rivelare, o sui quali poi sarebbe intervenuta una censura della Chiesa.
Per chiarire il problema facciamo un paragone
con la leggenda di Orlando, paladino di Francia.
L’unica fonte storica che ne parla è Eginardo, che lo nomina come uno dei caduti
in un attacco alla retroguardia dei Franchi nelle gole dei Pirenei, a
Roncisvalle.
In seguito, però, sulla sua figura sono nate infinite storie e poemi: dalla
medievale Chanson de Roland, monumento letterario della cultura francese, al
rinascimentale Orlando Innamorato, capolavoro dell’Ariosto, fino agli ancora
rappresentati Pupi Siciliani, che hanno in Orlando il protagonista principale.
Noi possiamo anche dubitare dell’attendibilità di Eginardo, possiamo pensare che abbia mal ricordato l’episodio, magari che se lo sia inventato per qualche motivo; ma certamente in nessun caso, in nessun modo, possiamo pensare che i moderni Pupi Siciliani o il rinascimentale Ariosto o il medievale Rolando possano darci indicazioni per ricostruire l’episodio storico reale di Orlando: sarebbe un’evidente assurdità.
Analogamente, poiché le uniche fonti storiche che trattano di Gesù sono quelle canoniche, possiamo anche non credere ad esse, pensare che abbiano mistificato o magari, al limite, inventato del tutto la sua storia — non mancarono infatti nel positivismo alcuni che ne negarono proprio l’esistenza. Ma non possiamo in nessun caso pensare che leggende e racconti nati in seguito, che hanno come protagonista Gesù, possano farci conoscere la figura storica di Gesù stesso.
Certamente racconti, leggende, opere
letterarie di ogni genere hanno pur sempre un significato, non nascono dal
nulla, ma ciò che essi rappresentano non è il personaggio storico: rappresentano
invece ideali, aspirazioni, credenze, insomma il mondo spirituale di chi li ha
composti.
Così la Chanson de Roland esprime l’epico spirito di crociata del Medioevo;
l’Orlando Innamorato, la composta e serena visione rinascimentale dell’Ariosto;
i Pupi Siciliani si incentrano su una rivendicazione del valore, del coraggio e
dell’onestà contro il potere del denaro (Orlando è rappresentato povero ma
valoroso): ma sono tutte cose che con l’Orlando storico non hanno niente a che
fare.
Analogamente avviene con i racconti che hanno
come oggetto Gesù.
Abbiamo così i Vangeli apocrifi, che esprimono visioni filosofiche comuni nel
tempo (genericamente definite gnostiche); abbiamo altri apocrifi ancora che
semplicemente vogliono soddisfare curiosità sulla vita di Gesù che i Vangeli
canonici, troppo stringati, non riportano (ad esempio: cosa faceva Gesù prima
della predicazione, nella fanciullezza e adolescenza).
Altre leggende appaiono poi nel Medioevo per rappresentare questa o quell’altra
credenza religiosa o principi etici, talvolta in accordo con la Chiesa, talvolta
in chiave ereticale.
A volte si ricorre a racconti per giustificare un particolare valore religioso
di un luogo o di una reliquia.
Anche nel mondo moderno spesso scrittori sono ricorsi a rappresentazioni di
Gesù: per esempio, a volte si mette in scena il ritorno di Gesù sulla terra.
In nessuno di questi casi tuttavia si può pensare che tali racconti possano aggiungere qualcosa alla conoscenza storica che abbiamo dei fatti evangelici: per quei fatti le uniche fonti storiche sono quelle canoniche. Non si può dire che siano fonti storiche in quanto scelte dalla Chiesa, ma al contrario che sono state indicate dalla Chiesa in quanto fonte storica.
Ricordiamo il celeberrimo romanzo, e poi film,
Il codice da Vinci, che qualche anno fa ha proposto al grosso pubblico una
storia romanzata che contemplava pure una relazione amorosa fra Gesù e la
Maddalena (addirittura), che pure ha ottenuto un gran successo: ma in quel caso
certo nessuno dubita che si tratti di una pura invenzione di fantasia.
Nel caso però dell’opera presa in esame si pretende di rivelare una verità
storica.
Possiamo dire che in GESÙ e CRISTO si presenta l’idea che, anche a prescindere dal fatto religioso, la predicazione di Gesù ha un grande valore etico per tutta l’umanità. Su questo non solo ogni credente, ma anche la grande maggioranza dei non credenti può essere d’accordo.