Univ: i bambini nel mio cuore

Avevo immaginato la scuola di Univ come un vecchio caseggiato malridotto, con banchi che potevano ricordare la mia infanzia, con lavagne trasportabili, armadietti con porte sgangherate, niente palestra, niente giochi per bambini. Pensavo ad essi che  d’inverno neanche potevano recarsi a scuola per la neve alta, anche tre metri. Immaginavo mamme, papà, nonne mentre spalavano la neve per poter aprire la porta di casa. Pensavo ai bambini con cartelle di cartone che servivano a ben poco. Li immaginavo molto magri e con nessuna possibilità di un futuro decente.

Lessia però mi diceva:” Signora, è peggio, aiutaci”!

Attraverso le lettere del direttore didattico della scuola di Univ conobbi, ancor meglio,  le esigenze degli alunni.

Conobbi anche la storia del monastero studita.

Le lettere erano accompagnate da foto dell’edificio scolastico in varie angolazioni e degli alunni che mostravano, felici, il materiale che era stato loro inviato.

Osservando quelle foto, mi  resi conto di quanto io fossi fortunata: avevo un lavoro, dei figli che possono studiare senza preoccupazioni ( e  a volte non lo fanno), una casa, ma soprattutto non avevo problemi economici. Li ho avuti però, e molto forti nella mia infanzia ed ho tanto sofferto. Forse è per questo che ero e sono  tanto sensibile per la situazione di quei bambini.

Oggi sono una donna completamente realizzata e di ciò ringrazio Dio che mi ha aiutato a raggiungere nella vita quasi tutti i miei obiettivi.

Il viso smunto e lo sguardo triste dei bimbi delle foto mi avevano tanto colpito che cercai di portare avanti l’idea della solidarietà, anzi di rinforzarla, ma dovevo responsabilizzare più persone possibili. Come fare? Pensai ad una pesca di beneficenza in cui gli oggetti da “pescare” erano i “lavoretti” degli alunni, il ricavato sarebbe servito a pagare il gas per le stufe (che spesso erano fredde  per il mancato pagamento) d’inverno, a comprare the e zucchero per i bimbi e ad eseguire qualche lavoro più urgente all’edificio.

Dal 97 al 98 ho proseguito in questo modo creando, un gemellaggio con Univ.

Nel 99 le mie classi, con l’aiuto di noi insegnanti e con quello dei genitori, sempre molto disponibili, prepararono una rappresentazione teatrale di argomento storico. In particolare le mamme dei nostri allievi cercarono sponsor che arrivarono puntualmente. Uno di essi, una cartoleria, ci inviò materiale didattico. Fummo soddisfatti: il ricavato dalla vendita dei biglietti a scopo benefico andò oltre le nostre aspettative.

Materiale didattico e denaro raccolto fu inviato ad Univ.

Lessia mi diceva che nel villaggio ucraino mi avevano paragonato a Madre Teresa di Calcutta. Mai un paragone fu tanto infelice: non ho fatto niente, ho solo avuto delle idee e le ho sviluppate spero, nel migliore dei modi.