UNA STRANA RAGAZZA
Durante questo viaggio, conoscemmo una ragazza, molto bella e molto giovane, (14anni) con tratti dolcissimi. Quando si accorse della nostra disponibilità a socializzare, si trasferì nella nostra cabina.Ci disse di chiamarsi Carolina, di essere brasiliana e che viaggiava per la prima volta da sola.Ci riferì che voleva diventare scrittrice ed aveva ( a suo dire) iniziato già a scrivere la sua autobiografia. Non ci volle molto a capire che Carolina aveva tanti problemi. Parlava molto, intervallava momenti allegri a momenti tristi e piangeva, piangeva tanto.Era molto arrabbiata con sua madre perché,secondo lei, l’aveva allontanata da Rodrigo,un ragazzo brasiliano, con cui aveva avuto una storia molto seria.
Carolina
parlava molto di Dio ma soprattutto di Satana che diceva di avere dentro di sé
(sua madre l’aveva convinta che era così). Quando si innervosiva, anche per
un nonnulla, si faceva del male, stringendosi i polsi cercando di conficcarvi le
unghie.
Ci
raccontava della sua esperienza
molto negativa dallo psichiatra che la teneva legata alla sedia. Che faticaccia
cercare di calmare Carolina con il suo repentino cambio di umore.Ci preoccupammo
molto.Il maestro Gennaro chiamò al cellulare la mamma della ragazza con la
quale parlai io. La signora, ci informò che sua figlia era attesa in una
parrocchia a Roma, a Tor Vergara e che alla stazione sarebbe stata ad attenderla
una signora di nome Maria Josè che però Carolina non conosceva affatto. Avuto
il numero telefonico, ci mettemmo in contatto con la parrocchia di Tor Vergara
per avvisare del forte ritardo con cui il treno sarebbe arrivato.Quando
arrivammo a Roma, aiutai Carolina a scendere dal treno e mentre si recava
all’appuntamento con Maria Josè, io parlai con un assistente ai viaggiatori
che controllò affinchè la ragazza non facesse brutti incontri. Dopo più di
un’ora e varie telefonate alla parrocchia,finalmente fummo informati che
Carolina era arrivata a destinazione. Finalmente!
Dopo
tanta tensione, mi resi conto che stavamo quasi
per arrivare a Napoli…..
Finalmente a casa! Scendemmo dal treno, avevamo occupato la terzultima carrozza per cui camminammo parecchio per arrivare alla prima. Cercavo con lo sguardo mio marito ma non lo vedevo. Ma come…..Eccolo, era davanti a me con un mazzo di fiori. Lasciai le valigie, lo abbracciai e baciai a lungo per rifarmi della lontananza e dirgli grazie soprattutto per avermi dato modo di far avverare un altro sogno.