Un aiuto all'Ucraina

Poiché insegno, cominciai a responsabilizzare gli alunni e tutte le colleghe sull’argomento. Chiesi aiuto che…non si è fece attendere.

In pochi giorni arrivò materiale didattico in gran quantità. Ero felicissima, avevo scoperto tanta solidarietà attorno a me. Preparai vari pacchi, ma prima di inviarli, telefonai ad una rete televisiva sperando che la pubblicità potesse servire ulteriormente. 

In quel momento mi sembrò di non aver ottenuto successo.               

Le mie colleghe mi aiutarono per le spese di spedizione.  Inviai alla scuola di Univ, tutto ciò che avevo raccolto.

Lessia era raggiante, non faceva altro che ringraziarmi per ciò che si stava cercando di dare  ai bimbi del suo villaggio.

Da quel momento iniziò uno scambio epistolare e fotografico che attestava la felicità degli alunni, delle mamme e delle insegnanti di Univ.

Qualche giorno dopo l’arrivo della tv, fui chiamata al telefono dal M* Sguro (che allora non conoscevo) che mi chiese un incontro. Ci incontrammo a scuola. Si congratulò per la nostra opera di beneficenza e mi chiese copia delle lettere dall’Ucraina.  Mi riferì che l’associazione di cui era il segretario generale, aveva proposto la scuola in cui insegnavo, per un premio solidarietà nell’ambito del progetto “Napoli, città solidale”.

Fu per me e per tutte le mie colleghe, motivo di grande onore.

Intanto Lessia provava per me quasi un’adorazione: mi rispettava, era gentile. “Babbusca” era molto contenta di stare con lei, anche se man mano che il tempo passava, ebbe bisogno di una sedia a rotelle ed ancora più avanti, di essere assistita in tutto. Lessia la lavava, la profumava, la vestiva, la prendeva in braccio e, delicatamente, la metteva sulla sedia ,le dava la colazione, le preparava il pranzo, le rimboccava le coperte e, quando di notte la nonna si svegliava, era lei che cercava di calmarla e se proprio non riusciva, veniva a svegliarmi.

Durante il giorno, non si risparmiava: trasportava la sedia a rotelle con nonna in ogni stanza e mentre riassettava, le  parlava, la distraeva.

Lessia era una donna instancabile e molto risoluta, l’ammiravo.

Intanto aveva imparato a vestirsi e a truccarsi molto bene: era una bella donna.