Si avvera un sogno: un viaggio in Ucraina

In questi cinque anni è cresciuto in me il desiderio di conoscere e di abbracciare quei bambini, volevo “parlare” con loro. Volevo far capire che c’era qualcuno che li amava e che si preoccupava dei loro bisogni. Non volevo che si sentissero abbandonati.

Quando mi venne l’idea di recarmi ad Univ, scartai subito questa possibilità, mi sembrava utopistica…ma il mio desiderio era sempre più forte e ogni tanto cercavo di parlare a mio marito, così…tanto per “sondare il terreno”. 

Una possibilità  si materializzò nel giugno del 2001 quando Lessia tornò per qualche mese in Ucraina e quindi era possibile avere una base logistica e soprattutto un' interprete sicura.

Fu prospettata l’idea di andare in delegazione con amici dell’A.I.A.C. che aveva premiato la mia scuola per la solidarietà, e che volevano recarsi in Ucraina con progetti di sviluppo per gli abitanti del villaggio,e allora il  sogno cominciava a  diventare realtà.

 Ma le difficoltà erano ancora  molte, il viaggio era difficile da attuarsi  per mancanza di collegamenti.

Anche con l'aiuto di mio marito cercammo varie possibilità di viaggio aereo, ma tutte si rivelarono impraticabili. Alla fine riuscimmo a trovare la possibilità di usare il treno. Fin dall’inizio tutto ci sembrò complicato. Tramite Internet recuperammo vari orari di treni: si poteva fare: Napoli -Venezia- , Venezia -Budapest,  Budapest- Leopoli, circa 48 ore di viaggio .

La delegazione doveva essere formata dal maestro Sguro, dal dott. Marino, presidente dei farmacisti di Caserta, da me, da una scrittrice e da qualche altro componente che però, all’ultimo momento, si era tirato indietro  per valide ragioni. Alla fine questo comitato fu formato solo da tre persone: il maestro Gennaro Sguro,il dottor Pasquale Marino  e da me che non avrei mai rinunciato al mio sogno.

Avevamo stabilito di partire il 25 giugno 2001 ma ci fu sconsigliato perché Leopoli era blindata per la visita del Pontefice. Rimandammo al 26.

Mio marito era molto preoccupato, però capiva  i miei sentimenti. Mi fornì tutte le notizie utili per il viaggio, mi diede persino le previsioni del tempo delle nazioni e città che avremmo attraversato.

Il giorno della partenza era arrivato: alle 11, accompagnata da mio marito, arrivai alla stazione dove mi attendevano i due compagni di viaggio: il Sguro,  presidente dell’A.I.A.C. (Associazione Internazionale Apostolato Cattolico) (da ora in poi Gennaro )e il dottor Marino (da ora in poi Pasquale).