PROPOSTE DI COLLABORAZIONE

Verso le 18,30 ritornammo al monastero dove feci finalmente una doccia;subito dopo ci recammo nella chiesetta, un gioiello, dove ascoltammo la messa che durò circa due ore. A dire il vero, verso la metà della celebrazione, se non fosse stata Lessia al mio fianco che mi diede una bella scossa, sarei cascata a terra perché mi addormentai profondamente sulla sedia. Mi vergognai molto della “figuraccia” ma la giornata era stata molto piena, mi sentivo stanchissima e i canti dei monaci nella chiesa, avevano fatto il resto. Comunque mi svegliai completamente e verso le 21 ci recammo dalla mamma Maria con la quale finalmente parlai di tante cose. Anche i miei compagni di viaggio rimasero a parlare con Cristina e mamma Maria per molto tempo. Solo verso l’una di notte Gennaro e Pasquale tornarono al monastero mentre io rimasi a dormire a casa di Lessia.

Pensavo di dormire almeno dieci ore, ne avevo bisogno,e invece il giorno dopo alle otto del mattino sentii chiamare:”Signora! Signora”; erano i miei compagni di viaggio che venivano  di prima mattina a prendere un caffè a casa di Lessia. Iniziava una nuova giornata.

Mentre mi preparavo, l’aroma del caffè mi svegliò completamente. Ci intrattenemmo a parlare con mamma Maria per alcune ore durante le quali lei mostrò a Pasquale, il farmacista, le sue gambe gonfie e piene di varici. Il mio amico le diede dei medicinali per alleviare il dolore e il gonfiore, mentre io le diedi le mie gocce per la tosse perché questo disturbo non le dava un attimo di tregua.

Verso le undici ci recammo al monastero dove ci attendeva padre Benedict nel frattempo tornato da Leopoli. Ci offrì la colazione.

Durante la colazione Gennaro e Pasquale, con grande umiltà, cercarono di spiegare al Superiore del monastero, lo scopo del nostro viaggio: avviare un piano di sviluppo per gli abitanti del luogo con l’aiuto dei monaci. Avremmo voluto che le donne del posto producessero manufatti: tovaglie, tovaglioli e coperte ricamate, lavoro in cui tutte sono molto brave. Avremmo anche voluto che gli uomini avessero prodotto opere in legno.Avremmo potuto vendere tutto qui in Italia e mandato il ricavato in Univ. Avremmo voluto cominciare da qui. Era pur sempre qualcosa.

Inoltre il maestro Gennaro aveva dato la sua disponibilità a ritornare in Ucraina per insegnare le tecniche della pittura e della scultura ai monaci i quali a loro volta, avrebbero potuto creare una scuola per i ragazzi del posto. Padre Benedict era entusiasta da queste idee.

Da parte mia gli chiesi di mettere a disposizione dei bambini della scuola, un pezzetto di terra (il monastero ne ha tanta e non tutta coltivata)  affinché tutti si incontrassero lì per giocare; inoltre consigliai a padre Benedict di affidare i bimbi piccoli ai più grandicelli che avrebbero potuto aiutarli in attività diverse nei vari giorni della settimana. Se fosse servito materiale per i giochi e per altre attività, ci avremmo pensato noi.

Padre Benedict accettò ed il giorno successivo, lo facemmo incontrare con la direttrice della scuola per “siglare” questo patto. Eravamo molto felici: eravamo riusciti ad ottenere veramente un buon risultato.