LA SCUOLA DI UNIV
Dopo
aver scattato varie foto, volli visitare la scuola. Fui accontentata,
c’era il muretto nuovo che circondava l’edificio e tre aule con tre porte
nuove; il nostro aiuto economico aveva dato i suoi frutti. Volli vedere i
servizi igienici. Uscii dalla scuola e dovetti salire più su, in collina. Ad un
centinaio di metri dall’edificio c’erano due “bugigattoli” di legno che
vennero aperti. Sentii una stretta
al cuore: orrore, vergogna, schifo e rabbia erano i sentimenti che provavo. I
cosiddetti “servizi” erano due buchi scavati nel terreno e sulla loro
circonferenza si può immaginare cosa poteva esserci. Mi veniva da piangere, le
insegnanti ucraine non capivano la mia reazione. Comunque, poiché avevo portato
con me più di cinquecento dollari per il restauro della scuola, chiesi
all’unico uomo presente di comprare almeno dei vasi e di metterli. Gli chiesi
anche di comprare dei secchi e degli scopini per la loro igiene. Immaginate,in
inverno, con la neve alta anche tre metri, una bimba di sei o sette anni che
chiede di andare in “bagno” lontano da scuola? Vorrei avere una bacchetta
magica per cambiare questo indecente spettacolo.
Penso
però, che ci vorrà ancora molto tempo perché le cose cambino.
Gli
insegnanti ci accompagnarono in una palestra- deposito: tre metri quadrati
occupati da sedie e banchi rotti. Ciò che mi fece pensare ad una palestra, fu
un canestro al muro e una corda. Null’altro.
Visitai
le aule, strette, con pochi banchi biposto di compensato. Lavagne di cartone
pressato al muro.
Nell’aula
di lingua faceva bella mostra di sé un cartellone con i volti dei più noti
poeti e scrittori ucraini. Nell’aula di scienze, in un vecchio armadietto,
c’era anche un piccolo scheletro di tartaruga.
Ero
demoralizzata, ciò che avevo visto, mi aveva molto colpito, avevo bisogno di
riprendermi,di rendermi conto veramente in quale realtà mi trovavo.
Le
insegnanti ci invitarono a pranzo, accettammo volentieri, ma avevamo bisogno di
riposarci, di una doccia. Erano le 11,lasciammo la scuola e andammo a casa di
Lessia