L'ARRIVO

Verso le otto arrivammo a Leopoli. Uscimmo dalla stazione.  Con  lo sguardo cercavo Lessia, la mia amica: la vidi, ci vide. L’incontro, per me fu bellissimo. Finalmente ero arrivata a destinazione.  Lessia  era venuta alla stazione con sua zia che volle aiutarci a portare i bagagli nell’auto del marito della direttrice didattica della scuola di Univ dove insegnava educazione fisica.Aveva il compito di portarci a destinazione con la sua vecchia “Fiat 124”. Aveva circa quarant’anni, era molto simpatico.

La mia amica ci offrì la colazione. Dopo circa mezz’ora partimmo per Univ, lungo la strada, Lessia fece delle compere. Noi pensammo a comprare giornali che parlavano della permanenza del Papa in quella terra. Qui per me ci fu una sorpresa: invece di un registratore di cassa, al quale sono abituata, vidi un bel pallottoliere con il quale la giornalaia faceva in modo molto veloce i suoi calcoli. Di fronte all’edicola invece, c’era una farmacia ultra moderna.

Dal punto di vista architettonico, Leopoli è una bella città: chiese caratteristiche, palazzi moderni e antichi, tenuti bene, bei giardini, un museo delle armi, un circo in pianta stabile. Ci sono negozi molto particolari, antichi e moderni.

Dal punto di vista della vita sociale, Leopoli presenta due facce molto diverse che appaiono evidentissime allo sguardo dei turisti. Auto nuovissime e vecchie “Fiat 124”,persone vestite molto bene e altre sedute su uno sgabello con un piccolissimo banchetto avanti con un po’ di mercanzia da vendere. I pullman, erano dei vecchi catorci, sembrava che da un momento all’altro potessero perdere  dei pezzi per la strada.

Dopo circa cinquanta chilometri, arrivammo ad un bivio, girammo a destra, incominciammo a salire per una strada sterrata. Che brutta impressione, volevo sperare che non fosse  quella la mia meta. Mi accorsi, invece, che ero proprio arrivata perché vedevo da lontano delle persone in attesa. Ci fermammo avanti ad un vecchio edificio che riconobbi subito: era la scuola che tante volte avevo visto nelle foto inviatemi dal direttore (ora a Napoli per lavoro). In più c’erano i bambini, con occhi luminosi, curiosi; mamme che venivano a salutarci e insegnanti sorridenti.

I ragazzini aumentarono e ci fecero tante feste. Il maestro Gennaro e il dottor Pasquale distribuivano bandierine dell’UNICEF e riprendevano la gioia dei ragazzi con una videocamera che ogni tanto però faceva capricci.

Lessia era con me, mi aiutava a capire ciò che dicevano i bambini,le mamme, le insegnanti, la direttrice. Ciò che mi commosse tanto, fu vedere delle piccine, col vestitino della festa e con una rosa in mano che mi offrirono con aria timida ma sorridenti. Quello che  poi mi colpì furono gli occhi dei bambini: anche se cercavano di sorridere , nascondevano nel loro profondo una grande tristezza. Tutti avevano gli occhi azzurri: sono i più belli del mondo, non ne ho visto mai di uguali.

Salutai le insegnanti, baciai i bambini, ma mi sentivo strana. Notai che non c’era un papà. Ebbi l’impressione che fossero inutili;quei pochi che vedevo, erano lontani da noi, dalle mogli, dai figli, dalla scuola, da tutto e tutti. Forse erano nascosti e ci osservavano, forse stavano ubriacandosi già dal mattino. Forse quella sera qualcuno sarebbe tornato a casa e avrebbe fatto volare qualche altro dente alla propria moglie per scaricare la rabbia per la propria inutilità. Forse è per questo che le donne ucraine che vediamo in Italia sono riconoscibili dai denti d’oro.

La mia impressione  è che qui  la mamma sia fondamentale per la famiglia: è lei che cura i figli, la casa, il marito; è lei che lavora. Si arrangia come può, dalla mattina alla sera, cerca un modo per portare qualcosa in tavola la sera per i figli.

Quasi tutte le famiglie possiedono o una mucca o una capretta e un "pezzettino" di terra. Qui è tutta la ricchezza. Le donne conducono vita durissima: curano la mucca, o la capretta e l’orticello. Ad Univ non si vedono ragazze da quindici anni in su fino a donne di  cinquanta, cinquantacinque anni: sono tutte lontano da casa  in cerca di un lavoro.

La maggioranza delle mamme, affida i figli ai vecchi genitori e va via da questo luogo.Qui vidi solo persone anziane con la pelle del viso e delle mani dura e con rughe  molto profonde.

E i giovani, dove erano? Non ne vedevo.