L'ACCOGLIENZA

Ci recammo al monastero studita che distava dalla casa di Lessia circa mezzo km.

La prima e bellissima cosa che colpì i miei occhi, fu la grande raffigurazione della Madonna nera alla cui base c’era una sorgente con acqua che si dice miracolosa. Il maestro Gennaro e Pasquale caddero in ginocchio davanti alla sacra immagine, si commossero molto e vidi spuntare anche qualche lacrima dagli occhi dei due.

 Non sentivo più la stanchezza del viaggio. L’aria era pulita, il cielo limpido, il verde attorno a noi era eccezionale, gli spazi molto vasti.

Ci diede il benvenuto padre Alexander, il quale ci mise a disposizione due camere del monastero complete di servizi igienici, degni di questo nome, con acqua calda (calda?) che sarebbe stata tale verso le 17. Si scusò per l’assenza del superiore del monastero: padre Benedict che era ancora a Leopoli e sarebbe tornato il giorno successivo.

Per le 14 ritornammo a scuola; c’era qualcosa tra i ragazzi, erano molto elettrizzati.

Ci aspettavano impazienti in un’aula, avevano preparato un concerto in nostro onore.

Non li facemmo attendere molto. Con loro c’erano  gli insegnanti, le mamme degli alunni e bambini e bambine in costume tradizionale.

Gennaro, con la telecamera che continuava a fare capricci, cercò di riprendere ogni cosa possibile. Appena ci accomodammo, nel silenzio più assoluto, mi venne offerto dalla figlia di Lessia, Cristina, a nome di tutta la scuola, su una stola ricamata a mano, un pane e su esso una ciotoletta in vetro con dentro del sale. Accettai volentieri i doni e baciai il pane. Questa cerimonia era speciale per persone speciali (le stesse cose sono state donate al Papa in occasione della sua venuta a Leopoli).Ciò mi inorgoglì e non poco; molto grata ringraziai con tutto il cuore.

Iniziò il concerto:  poesie, cori e canti a una sola voce. Sia le poesie che i canti raccontavano di un’Ucraina povera, triste, malridotta ma ricca di sole, acqua e terreno fertile.  Poesie e canti erano molto malinconici, le voci dolcissime di bambini lasciavano trasparire tutta la disperazione di un popolo abbandonato a se stesso. C’era un’atmosfera quasi surreale. Gli occhi azzurri dei ragazzi erano tremendamente tristi anche quando applaudivamo affascinati. Il concerto terminò con un’Ave Maria a due voci: quella splendida e angelica di Cristina (la figlia diLessia) e quella molto calda e profonda del maestro di musica. Ero molto commossa, piansi.

Alla fine del concerto andammo a pranzo; le insegnanti si erano autotassate ed avevano preparato povere cose: piccoli rustici, insalata, qualche fettina di salame e un po’ di formaggio. Mi sentivo colpevole: era come se stessi togliendo qualcosa a persone che ne avevano bisogno. Mangiai poco, ero sazia.