IL COMMIATO
Di pomeriggio avevamo un
appuntamento con i ragazzi della scuola che volevano salutarci prima del nostro
ritorno in Italia.
Dopo
pranzo e un breve riposo ci recammo dai ragazzi che ci accolsero con grande
Vedevamo però, i ragazzi
molto euforici, stavano certamente preparando qualcosa. Infatti, dopo cena,
fummo invitati in un’aula dove un gruppo di ragazzi si esibì in balli
cosacchi. C’era un’atmosfera particolare che ci prendeva. Mi sentivo
anch’io parte di quella comunità piena di tradizioni.Seguirono
ballabili molto veloci. Tutti ballavano: Pasquale, i ragazzi, le
insegnanti, le mamme, mentre Gennaro “combatteva” sempre con la telecamera.
Io ero seduta ed ammiravo quelle persone piene di vita, ma
Sentivo
il grande affetto dei ragazzi e delle insegnanti. Fu una serata stupenda
ma anche triste perché tutti pensavano alla nostra partenza. La festa si
concluse verso l’una di notte e dalla casa di Lessia riuscii a parlare con mio
marito telefonicamente.La mia giornata era terminata come meglio non
poteva.Finalmente riuscii a dormire; mi svegliai alle 10,30 del giorno della
partenza.
Accompagnata
da Lessia e Cristina mi recai al monastero per salutare padre Benedict. Ci
raggiunse anche la direttrice, anch’ella per salutare ma soprattutto per
ringraziare della disponibilità verso i ragazzi. Avrei voluto portare un fiore
sulla tomba di Padre Vladimiro di Livio, il monaco studita di origine italiana,
che aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita in quel villaggio,ma Lessia si
sentì male per cui l’accompagnai a casa e al cimitero si recarono Gennaro e Pasquale
con un monaco.
Lessia
si riprese ma, mentre si riposava, io parlai con mamma Maria la quale si
lamentava perché non aveva trascorso molto tempo in mia compagnia. Era triste,
molto triste, pensando alla mia partenza.
Verso
le 18,30 Gennaro e Pasquale passarono a prendermi. Era arrivato il tempo dei
saluti:mamma Maria scoppiò in pianto. Cristina, anch’ella molto commossa, mi
promise che ci saremmo riviste a Napoli.
Lessia
venne in auto con noi.
Mentre
andavamo via , mi venne un nodo
alla gola, la commozione riuscii appena a fermarla. Per quella strada sterrata
vedemmo persone che ci salutavano, la maggior parte erano bambini che ci
seguirono correndo dietro l’auto ed agitando le mani. Anche quando prendemmo
velocità, quei bambini correvano ancora. Ho ancora
A Leopoli, Lessia ci offrì provviste per il viaggio e, dopo aver preso un caffè in sua compagnia, ci salutammo tra le lacrime e salimmo sul treno.Vennero a salutarci la zia di Lessia e l’insegnante di lingua inglese della scuola di Univ.