A LEOPOLI

Verso mezzanotte Gennaro e Pasquale rientrarono al monastero mentre io,andai a letto, all’appuntamento telefonico con mio marito, al quale tutte le sere mi rivolgevo per chiedergli consigli: anche se non era fisicamente con me sentivo sempre la sua presenza, in ogni momento.

Alle 5,30 del terzo giorno io, Lessia e Cristina eravamo già pronte per recarci a Leopoli, il marito della direttrice della scuola ci accompagnò. Gennaro e Pasquale erano andati con Padre Benedict. Una volta lì avrebbero dovuto visitare la scuola di restauro delle opere in legno, nella chiesa madre.

Quando li raggiungemmo, trovammo Gennaro, coricato in macchina, si sentiva male: era pallidissimo. “Cos’ha, maestro? Cosa si sente?” chiedemmo.Eravamo molto preoccupate. Ci spiegò che il suo malessere era dovuto al modo di guidare di padre Benedict col quale era molto infuriato.Ci spiegò che il frate aveva guidato saltando fossi, sorpassando sui dossi e in curva, frenate improvvise. Pioveva  e l’auto, con gli ammortizzatori non funzionanti, faceva saltare Gennaro dalla poltrona. Da aggiungere che il guidatore, a detta del maestro, non correva ma praticava sci d’acqua. Da ciò il malessere del mio compagno di viaggio che, oltre a sentirsi male, era incavolato nero.

Cercammo di calmarlo e quando la rabbia e il malessere passarono, entrammo in chiesa ad ascoltare la messa,e dopo la colazione a cui Gennaro, non fece onore,per la verità, lui con Pasquale e il frate “incriminato” visitarono la scuola di restauro: uno sgabuzzino dove lavorava un monaco  restauratore senza avere neanche un po’ di spazio per muoversi. Mentre loro erano occupati, io e Cristina facemmo un rapido giro per Leopoli, visitando alcuni monumenti e chiese di varie religioni. Mi recai alla stazione per prenotare il viaggio Lvov-Budapest. La stazione era un bell’edificio ma le impiegate ci fecero perdere molto tempo, finalmente riuscii ad ottenere i tre biglietti: un foglietto di prenotazione per tre persone,con tanto di data e timbro, tutto rigorosamente stampato con macchinette manuali.

Prima di ritornare a Univ, ci recammo all’ufficio postale, per spedire lettere e cartoline in Italia. Per la strada,(impressionante!) c’era una fila interminabile di disperati seduti su un muretto del marciapiedi con povere cose di campagna in vendita; che pena!  Eravamo in una grande città e non in un villaggio!  Eppure vedevo anche tante auto di lusso. C’era un grosso divario economico nella popolazione: persone ricchissime e persone poverissime, non esiste una via di mezzo.

Nell’ufficio postale poi fui costretta ad un duplice lavoro: non si potevano inviare lettere o cartoline senza imbustarle in buste ucraine. Dopo circa un’ora di questo intelligente lavoro, ritornammo da Gennaro, finalmente calmo e con il suo solito colorito e insieme a Pasquale prendemmo la  strada per Univ, tutti però nell’auto di Oreste(marito della direttrice) al quale raccomandammo di andare piano, in caso contrario, avremmo perduto  Gennaro per strada.