Il “giro” di Erdogan

venerdì, settembre 16, 2011
di Giovanni De Sio Cesari
 

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Oggi il primo ministro turco, Erdogan giunge in Libia  dopo essere stato accolto in un trionfo senza precedenti in Egitto e poi in Tunisia. Il giro del premier turco  nei paesi arabi scossi dalla “primavera araba” sembra assumere l’aspetto di un fatto storico che potrebbe alterare profondante tutti gli equilibri politici e militari  del Medio Oriente. Vediamone brevemente i motivi

La  Turchia moderna è stata fondata, come è noto, da Kemal Ataturk ( padre dei Turchi) dopo la disastrosa  Prima Guerra Mondiale come uno stato laico a modello  dei paesi occidentali. L’esercito ha sempre svolto un ruolo decisivo nella salvaguardia del carattere laico o, se si preferisce, moderno della  Turchia. Vi era quindi il divieto assoluta alla costituzione di partiti  di ispirazione religiosa: lo stesso Erdogan fu condannato per questo ma nel 2002 il partito  AKP, da lui fondato,  vinse le elezioni . Tuttavia il AKP, pur  avendo una ispirazione religiosa respinge ogni fondamentalismo e rimane su un piano sicuramente laico: può essere paragonato alla DC italiana  del passato

La Turchia ha inoltre e soprattutto  un notevole sviluppo economico crescendo  a tassi simili a quelli cinesi.

Pertanto la Turchia di Erdogan si presenta ai protagonisti della primavera araba come lo stato che ha conciliato islam e modernità e soprattutto ha intrapresa al via dello viluppo economico: è quello che poi chiedono e sognano i sostenitori della primavera araba, Da qui il successo delle  sue visite.

In questo contesto anche la posizione di Israele ne può uscire radicalmente modificata. Dopo la Pace con  l’Egitto ai tempi di Sadat, in pratica, Israele  non ha avuto  nessuna potenza militare in grado di tenerle testa: fronteggiava  solo milizie palestinesi  di Gaza o del Libano e paesi deboli e divisi in perenne contrasto fra di loro, ( Libano, Siria,Giordania  Iraq, Arabia Saudita) La Turchia invece, alleata con l’Occidente, era in ottimi rapporti con Israele  rifiutando nel suo laicismo ogni identificazione religiosa  nella Questione Palestinese. Ma dal momento in cui in Turchia è prevalso un  partito religioso  anche in essa  si è fatta strada la solidarietà islamica contro Israele.  Esplose cosi l’anno scorso il caso dell’assalto alla flottiglia turca che voleva raggiungere Gaza con la uccisione di vari attivisti turchi. Ora Erdogan chiede con forza a Israele scuse formali e risarcimento per le vittime: ma in realtà vuole anche la fine  del blocco  di Gaza, il riconoscimento della Palestina nei confini del 67: tutte cose inaccettabili per Israele che quindi è in grande apprensione. Anche in Egitto l’assalto all’ambasciata Israeliana ho mostrata l’anima profonda degli arabi, che divisi su tutto, tuttavia concordano nel ritenere intollerabile la situazione della Palestina
E la Turchia non un paese fragile e diviso come la Siria o la Giordania ma anche una potenza militare di tutto rispetto Gli scenari del Medio Oriente possono cambiare all’improvviso,

 

Foto da al Arabya: scene di entusiasmo al Cairo per la visita di Erdogan

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