Il “giro” di Erdogan

Oggi il primo ministro turco, Erdogan giunge in Libia dopo essere stato accolto in un trionfo senza precedenti in Egitto e poi in Tunisia. Il giro del premier turco nei paesi arabi scossi dalla “primavera araba” sembra assumere l’aspetto di un fatto storico che potrebbe alterare profondante tutti gli equilibri politici e militari del Medio Oriente. Vediamone brevemente i motivi
La Turchia moderna è stata fondata, come è noto, da Kemal Ataturk ( padre dei Turchi) dopo la disastrosa Prima Guerra Mondiale come uno stato laico a modello dei paesi occidentali. L’esercito ha sempre svolto un ruolo decisivo nella salvaguardia del carattere laico o, se si preferisce, moderno della Turchia. Vi era quindi il divieto assoluta alla costituzione di partiti di ispirazione religiosa: lo stesso Erdogan fu condannato per questo ma nel 2002 il partito AKP, da lui fondato, vinse le elezioni . Tuttavia il AKP, pur avendo una ispirazione religiosa respinge ogni fondamentalismo e rimane su un piano sicuramente laico: può essere paragonato alla DC italiana del passato
La Turchia ha inoltre e soprattutto un notevole sviluppo economico crescendo a tassi simili a quelli cinesi.
Pertanto la Turchia di Erdogan si presenta ai protagonisti della primavera araba come lo stato che ha conciliato islam e modernità e soprattutto ha intrapresa al via dello viluppo economico: è quello che poi chiedono e sognano i sostenitori della primavera araba, Da qui il successo delle sue visite.
In questo contesto anche la posizione di Israele ne può
uscire radicalmente modificata. Dopo la Pace con l’Egitto ai tempi
di Sadat, in pratica, Israele non ha avuto nessuna potenza
militare in grado di tenerle testa: fronteggiava solo milizie
palestinesi di Gaza o del Libano e paesi deboli e divisi in
perenne contrasto fra di loro, ( Libano, Siria,Giordania Iraq,
Arabia Saudita) La Turchia invece, alleata con l’Occidente, era in
ottimi rapporti con Israele rifiutando nel suo laicismo ogni
identificazione religiosa nella Questione Palestinese. Ma dal
momento in cui in Turchia è prevalso un partito religioso
anche in essa si è fatta strada la solidarietà islamica contro
Israele. Esplose cosi l’anno scorso il caso dell’assalto alla
flottiglia turca che voleva raggiungere Gaza con la uccisione di vari
attivisti turchi. Ora Erdogan chiede con forza a Israele scuse formali e
risarcimento per le vittime: ma in realtà vuole anche la fine del
blocco di Gaza, il riconoscimento della Palestina nei confini del
67: tutte cose inaccettabili per Israele che quindi è in grande
apprensione. Anche in Egitto l’assalto all’ambasciata Israeliana ho
mostrata l’anima profonda degli arabi, che divisi su tutto, tuttavia
concordano nel ritenere intollerabile la situazione della Palestina
E la Turchia non un paese fragile e diviso come la Siria o la Giordania
ma anche una potenza militare di tutto rispetto Gli scenari del Medio
Oriente possono cambiare all’improvviso,
Foto da al Arabya: scene di entusiasmo al Cairo per la visita di Erdogan
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