Home

 

Home Pubblicato in "Osservatorio internazionale ", maggio 2007              Home

 

LA GUERRA E IL DIO DANARO

 

Giovanni De sio Cesari

 

  Indice :il problema - struttura e sovrastruttura - business e guerra - mercanti di cannoni - causalità storica

 

- IL PROBLEMA

 

E comunemente diffusa l’idea che le guerre siano causate da interessi economici più o meno nascosti e che i principi proclamati nel combatterle siano semplicemente una copertura, una “mistificazione “ per ingannare la “gente”: solo gli ingenui, gli sprovveduti, di dice,  possono credere che  i motivi reali di esse siano quelli proclamati dai governi e dai potenti e non accorgersi del fatto evidente  che a muoverle sia semplicemente  il danaro: il  “dio”  danaro  cause le guerre: sembra una verità autoevidente

 La teoria  si incontra e si rafforza nel sincero pacifismo che si è diffuso in tutto il mondo occidentale: se le guerre sono solo un mezzo con cui alcuni pochi accumulano danaro allora è evidente la sua assurdità, immoralità: basterebbe che i popoli prendessero coscienza  di questo fatto elementare perchè le guerre sparissero dal mondo.

 Tuttavia le guerre non spariscono : nel 2002, una manifestazione contro la guerra in Iraq, diffusa in tutti i continenti, in tutti gli ambienti, vasta quanto mai si era vista in tutta la storia dell’umanità,  non ha cambiato in niente  la decisione Usa di scatenare quella guerra.

Ci poniamo allora il problema: ma quale  consistenza   ha una tale teoria: veramente  ed, eventualmente,  in quale senso la guerra  è semplicemente o sostanzialmente un effetto del desiderio di alcuni o di molti di fare incetta di dollari?

 Esamineremo in questo lavoro brevemente  il problema dal punto di vista storico scientifico,

 

 

STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA

 

E’ antica quanto le guerre stesse l’idea che le esse siano espressione della avidità dei potenti o comunque che si combattano essenzialmente per motivi economici  e che gli ideali, i principi siano solo un inganno, una finzione: si ricordi l’episodio di Tersite  nella Iliade

Tuttavia è nell’800 che una tale teoria ha avuto una base filosofica solida e organica e coerente per opera di Carlo Marx

Essa viene ad essere una specificazione della più vasta concezione che la storia sia mossa da motivi economici e non ideali: la storia commina sui  i piedi non sulla testa,si affermava  Il concetto è centrale nella visione marxiana e viene enunciata come la teoria  della struttura e dlla  sovrastruttura.

Secondo Marx esiste una struttura della storia costituita dai rapporti di produzione e una sovrastruttura costituita dai fatti ideali come  morale, religione, diritto,  filosofia. La struttura determina la sovrastruttura per cui nella storia le vere motivazioni vanno ricercate  nei fatti economici mentre quelli ideali sono solo una loro manifestazione, un mistificazione: occorre quindi  demistificare e comprendere i reali meccanismi ( quelli economici) che regolano la storia .   

 La teoria non è priva di difficoltà

 Innanzitutto entra in conflitto con la stessa concezione rivoluzionaria del comunismo: se infatti la storia è mossa solo da meccanismi economici non  vi sarebbe spazio per l’azione del Partito Comunista come la forza storica consapevole  che promuove e attua la rivoluzione: In realtà se la Rivoluzione, come tutti gli avvenimenti storici,  è prodotta semplicemente dall’instaurarsi di certi meccanismi economici  allora non bisognerebbe  fare altro che aspettare che questi  maturino: perchè affannarsi in mezzo a difficoltà immense se comunque la Rivoluzione  avverrà  quando i motivi oggettivi, economici la produrranno e  comunque non prima. Tutto il movimento comunista internazionale è popolato da militanti entusiasti che spesso hanno sacrificato la vita per la causa rivoluzionaria, tutti mossi  da  un profondo anelito  alla  giustizia sociale: comunque noi vogliamo poi giudicare il Marxismo, questo è un fatto innegabile.  Il problema si è posto effettivamente agli intellettuali comunisti. E’stata detto, giustamente, che il Capitale di Marx  potrebbe essere il libro dei borghesi che aspettano quando i tempi saranno maturi per la Rivoluzione e intanto si godono tranquillamente la ricchezza  attuale. 

Il problema è stato variamente risolto nel pensiero del movimento marxista: alcuni hanno mantenuto un deciso  rapporto di dipendenza fra struttura e sovrastruttura affermando che la seconda ( gli ideali) può anticipare solo di poco la prima (rapporti economici):  il pensiero rivoluzionario può manifestarsi solo un poco prima che i rapporti economici siano effettivamente maturi o solo in quei ceti che la anticipano (proletariato). Tuttavia man mano che la storia dello stesso movimento procedeva appariva sempre più chiaro che le Rivoluzione non sarebbe stata un fatto automatico, che si producesse per motivi oggettivi indipendenti dalla volontà umana e che invece occorreva una lunga lotta, un lungo lavoro di preparazione .

 Si è sempre più affermata quindi l’idea che il rapporto fra struttura e sovrastruttura è un rapporto  dialettico e non è meccanicamente determinato: è vero che i  fatti economici determinano la storia ma è anche vero che i fattori ideali a loro volta determinano quelli economici. In breve e semplicisticamente;  la “ Rivoluzione” ha successo  se vi sono le condizioni economiche ma avviene solo perchè si diffonde nelle masse una tale consapevolezza. Questo significa che in realtà i fatti economici hanno una grande rilevanza,indubbiamente , ma da soli non bastano a spiegare tutta  la storia.

Evoluzione  analoga si è avuta nella storiografia marxista. In essa si è partiti dal tentativo di spiegare ogni avvenimento  come espressione diretta dei rapporti economici: ad esempio  il Risorgimento italiano come espressione dell’affermazione economica della borghesia e non come il destarsi dello spirito nazionale o della “religione  della  libertà” (secondo l’espressione crociana ), si metteva in luce l’aspetto  di rivendicazione economica delle sette  ereticali medioevali  ( dette pauperistiche) e i grandi affari delle repubbliche marinare che stanno dietro alle crociate. Tutti fatti indubbiamente veri: ma essi non escludono affatto che le folle medioevali fossero animate da autentico spirito religioso o che effettivamente i liberali italiani fossero presi da nobili ideali ai quali sacrificavano spesso la vita.

 La evidenza dei fatti che lo storico prende in considerazione scientificamente, (se è vero storico e non un propagandista  di partito) ha messo sempre più in luce che i fattori che muovono gli avvenimenti storici sono molteplici, sia di ordine materiale che ideali,  tutti strettamente connessi e interagenti e sarebbe  fuorviante e arbitrario  poi considerare alcuni quelli “veri” e altri quelli “falsi”. Possiamo invece rinvenire che in alcune vicende  alcuni fattori appaiono predominanti rispetto ad altri :la concorrenza commerciale predomina nelle lotte fra i comuni italiano  ma la religiosità  calvinista pare sia stato un elemento fondamentale nella formazione del capitalismo moderno

Possiamo dire che attualmente anche nei pensatori e negli  storici che si rifanno in qualche modo al marxismo l’idea che tutto possa essere semplicisticamente riportato  a fatti economici è ormai del tutto superato. anzi nel movimento comunista, che pure è tuttora vitale, si fa sempre più strada una concezione volontaristica, etica del comunismo 

 

BUSINESS  E GUERRA 

 

L’ideale che le guerre attuali siano determinate dal business è una applicazione, diciamo pure una semplificazione  popolare del rapporto struttura e sovrastruttura e quindi ad essa si possono rivolgere le stesse critiche  che in pratica sono state accettate anche nell’ambito marxista più maturo

Esaminiamo pero la questione più particolarmente Si rileva i grossi interessi economici dalle grandi holding internazionali implicate,i grossi affari  e si deduce quindi che essi sono la vera causa degli interventi militari  e che invece quelli politici proclamati (come la lotta al terrorismo) sono semplicemente una copertura,una mistificazione. Se è vero che gli interessi economici sono ingenti possiamo pero dedurre che essi siano la “ vera” causa dell’intervento armato ?

Esaminiamo il problema  confrontandolo  con altre situazioni. Facciamo un esempio banale: se una amministrazione comunale  impone un divieto di sosta questo implica che gli interessi di alcuni negozi saranno svantaggiati e altri per riflesso avvantaggiati : ma non possiamo dire però che i divieti di sosta siano posti per interessi di alcuni commercianti e non per esigenze di traffico 

Passando a un esempio non banale:  la maggiore “ industria “ moderna

 è la pubblica istruzione: ma per questo non possiamo dire che la scuola esiste per dar lavoro agli insegnanti ( anche se questo, in qualche misura, è anche vero) e non per istruire i cittadini.

Si pensi  a un’altra grande “industria” moderna: la delinquenza  Se non ci fossero i reati non occorrerebbero forze di polizia, giudici e carceri. Paradossalmente se tutti questi operatori riuscissero veramente nel loro compito  di debellare il crimine resterebbero disoccupati Ma non possiamo concludere che la criminalità venga promossa per dar loro lavoro .

Passiamo alle guerre. Certamente sono avvenimenti di grande rilevanza e come tali coinvolgono  interessi economici enormi. In tutte le guerre fin dal lontano passato c’è chi alla fine si arricchisce e chi si rovina,  spesso in modi del tutto imprevedibili.

 Questo pero non significa che le guerre siano dovute “esclusivamente” a fatti economici  anche se questi fatti possono avere grande importanza.

 E’stato calcolato che la Seconda Guerra Mondiale è stato un grosso affare economico per gli USA: ma non possiamo certo concludere che essa sia scoppiata perchè  gli USA volevano fare degli affari

 Come avrebbero detto gli antichi logici si scambia un “post hoc” per un “propter hoc”: il fatto che  in occasione della guerra ( post hoc) si fanno grossi affari non significa necessariamente che questi siano la causa della prima ( propter hoc) .

 

 

I MERCANTI DI CANNONI

 

 Si diceva un tempo che le guerre fossero  provocate dai “mercanti di cannoni” che poi venivano individuati soprattutto negli Ebrei : gli Ebrei erano responsabili anche delle guerre perchè cosi potevano arricchirsi con la vendita delle armi, si diceva nella assurda   propaganda antiebraica 

Anche ora è accetta generalmente nell’opinione pubblica l’idea che la guerra sia un grosso affare per i grandi complessi industriali economici individuati pero più realisticamente negli USA: in verità  poichè si tratta di multinazionali non solo non è individuabile una singola nazione ma ad esse partecipano, attraverso la borsa, anche tutti i piccoli risparmiatori sparsi in tutto il mondo: in realtà un pò  tutti siamo proprietari delle multinazionali ma questo è altro discorso

 E vero infatti che ogni guerra comporta grandi commesse e quindi grandi guadagni : tuttavia anche la pace può essere un affare anche maggiore.

 La presente concentrazione di capitali e imprese fa si che gli stessi soggetti economici siano coinvolti in tutti  i grandi affari: è vero che produrre carri armati e missili è un grosso affare ma è anche vero che produrre auto e telefonini può essere un affare anche maggiore. Ora globalmente all’economia mondiale  conviene  più la guerra o più la pace ?

A prescindere  da ogni complessa indagine economica  basta vedere gli indici globali delle borse: scendono immediatamente se vi sono venti di guerra e  risalgono a ogni prospettiva  di pace

Gli economisti concordano che certamente la  pace è più vantaggiosa: anzi si ritiene che la fine delle grandi guerre nei paesi industrializzati nasca soprattutto  dalla constatazione che la guerra è troppo distruttiva  e costosa per le economie moderne

Quando le guerre erano poco costose potevano essere anche conveniente economicamente per accaparrarsi un mercato,per escludere un concorrente, per assicurarsi  un punto  strategico: ma  le spese occorrenti per attuare interventi militari sono cosi alte che non è da pensare che possano essere  poi compensate da maggiori introiti .

Anche nel passato d’altra parte molto spesso le guerre economiche erano in passivo: si ricorda ad esempio che l’impero coloniale portoghese del ‘500 risultò troppo costoso per essere mantenuto rispetto ai vantaggi economici che portava e questo portò anche alla decadenza dello stesso Portogallo

Nel mondo moderno  d’altra parte non conviene  una guerra per impadronirsi del petrolio o di altre risorse naturali: è molto più economico comprarlo:è un dato di fatto di semplice constatazione Il problema può essere magari che esso possa fluire  regolarmente : ma questo  è altro discorso che ci porta vedere i rapporti fra economia e stabilità

Si ritiene che spesso le compagnie occidentali siano complici  di  dittatori sanguinari e corrotti che svendono loro le ricchezze nazionali, la qualcosa è assolutamente  vera. Tuttavia bisogna tener presente che, in realtà, la compagnia deve assicurarsi la materia prima: se per farlo  deve pagare un dittatore sanguinario o una democrazia progressista, se il danaro finisce in tasca dei governanti corrotti ,in spese folli, o per scuole strade e ospedali non è cosa che interessi loro e anche se poi li interessasse, non potrebbero determinare . Si paga chi ha effettivamente la disponibilità di un bene, non chi sarebbe  il legittimo proprietario anche se una cosa del genere fosse poi determinabile effettivamente, della qual cosa poi sarebbe legittimo dubitare.

 Potremmo dire in linea generale che l’economia mondiale sarebbe invece interessata vivamente alla stabilità: l’insicurezza incide negativamente, è un pericolo grave per le prospettive economiche.

 I gradi potentati economici sarebbero quindi in linea di massime interessati alla pace,non alla guerra. 

 

 

CAUSALITA’ STORICA

 

 Tutto quanto sopra non esclude però che interessi economici enormi siano  coinvolti in ogni impresa bellica cosi come in qualsiasi altro avvenimento storico: è un fatto indubitabile

 Il problema è se in linea generale essi possano essere considerati la causa  delle guerra stesse. Ma questo riporta  a cercare di definire  cosa intendiamo per causa di un avvenimento storico: concetto che  è oltremodo  complesso,

In ogni tipo di causalità noi possiamo distinguere un causa immediata considerata in genere occasionale e quindi una catena  teoricamente infinita di cause precedenti. Se mi chiedo quale è la causa di una onda che batte in questo istante su uno scoglio posso pensare al soffio di vento di questo istante (causa occasionale) che mi rimanda a infinite altre cause metereologiche,( pressione  temperatura , profilo dei rilievi ecc.),  alla formazione dell’atmosfera, all’origine dell’universo: se sono credente posso dire che la causa prima di tutto, anche dell’onda che batte sullo scoglio, è Dio stesso in quanto creatore del tutto.  Nel definire la causa dell’onda posso quindi spaziare dal banale casuale soffio di vento fino al big bang o a Dio 

Nel campo umano e quindi nella storia il problema della causalità diventa ancora più complesso

 Innanzi tutto ogni avvenimento ci rinvia  a un altro, in un rimando infinito e noi possiamo scegliere di fermarci, più o meno arbitrariamente, a un certo punto. Solo per esemplificare:  gli israeliani operano una rappresaglia contro i palestinesi; perchè questi hanno fatto un attentato:perchè gli israeliani occupano il territorio;perchè i palestinesi non riconoscono Israele; perchè questi hanno invaso  la Palestina; perchè era la loro patria di origine ecc.  Posso dare  la colpa dell’accaduto a Palestinesi e a Israeliani, alternativamente, a secondo dove si ferma la mia serie di cause

 Soprattutto però tutte le cause si presentano poi insieme: la intransigenza degli uni e degli altri, gli scontri di civiltà,  le differenze economiche, le discriminazioni sociali , le inconciliabilità religiose. ecc. Possiamo dire che tutte queste cause influiscono e diciamo una cosa vera: ma anche una cosa banale

 A noi occorre definire quale sia la incidenze delle singole cause,quale  la causa  principale e quali quella  secondarie per interpretare e capire il fenomeno
Ci possiamo chiedere:Il colonialismo è stato una manifestazione della superiorità delle civiltà occidentale , del desiderio di affermazione delle grandi potenze, l’effetto della ricerca di profitto del capitalismo ? Ha portato la civiltà o lo sfruttamento nel resto del mondo? In realtà tutte queste ipotesi sono vere: c’è stato di tutto ma l’importante  è definire  le misura di tutte queste cose.

 Inoltre nella ricerca storica va tenuto presente  che i fatti non sono ripetibili come nella scienza : indaghiamo sui fatti i fisici riproducendo   il fenomeno  variando a un alla volta  le condizioni:  l’evaporazione mutando temperatura ,pressione, composizione del liquido ecc.

 Ma nella storia le situazioni non sono ripetibili: non possiamo tornare  indietro nel tempo per vedere se la rivoluzione francese sarebbe  scoppiata ugualmente se ci fosse stato un re più capace, se si fossero fatte certe riforme, Non possiamo sapere che sarebbe successo nel Risorgimento se non ci fosse stato Cavour: forse non si sarebbe  fatta l’Unita, forse la si sarebbe fatta dopo o prima, forse sarebbe stata fatta meglio: ma come si dice, con i “se”e  con i “ma” non si fa la storia: lo storico cerca le cause e gli  effetti degli avvenimenti effettivamente accaduti e non può immaginare quello che sarebbe accaduto se certi avvenimenti non si fossero verificati.

 In conclusione quindi non abbiamo un criterio sicuro   che il quale possiamo  realmente definire il concetto  di causa storica.

Tuttavia possiamo riferirci all’effettivo lavoro degli storici.

 Gli storici innanzitutto indagano gli avvenimenti  in tutti i loro  aspetti, accertando quindi compiutamente i fatti. Si fanno quindi i confronti con situazioni in qualche modo  assimilabili  Su questo primo lavoro poi è possibile avanzare una spiegazione complessiva: non tutte le ipotesi sono uguali: alcune  hanno riscontro nei fatti, altri sono smentite dai fatti.  Per gli avvenimenti  storici, dopo un certo tempo, sopite le  passioni politiche, si fa strada una interpretazione generale degli avvenimenti che sostanzialmente viene poi condivisa nel complesso dagli storici,ciascuno dei quali mantiene un suo particolare angolo  visuale, una sua accentuazione di questo o quell’aspetto: nel complesso però esiste una interpretazione condivisa negli ambienti scientifici

 Se esaminiamo la storiografia contemporanea, anche quella di ispirazione marxista, troviamo un’ampia valutazione del peso dei fattori economici  ma non troviamo  una interpretazione che consideri quei fattori come la “vera”causa e gli altri fattori come semplice  mascheramento dei primi: evidentemente una teoria del genere sarebbe troppo in contrasto con i fatti.  Soprattutto però non troviamo la teoria  che gli avvenimenti storici siano mossi da oscure trame, da interessi economici nascosti  la cosiddetta tesi “complottistica “: non si nega che essi ci siano ma si ritiene che la loro incidenza sia modesta non tale da modificare veramente il corso degli avvenimenti

 Che la Seconda   Guerra Mondiale sia stata  causata dalla brame di guadagno dei mercanti di cannoni,per giunta ebrei è una  diceria popolare che gli storici non prendono seriamente in considerazione  mentre  essi esaminano i nazionalismi esasperati, i contrasti di concezione politica, i fattori economici  e sociali.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9011