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TERRORISMO
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IL TERRORISMO ISLAMICO

RADICI STORICHE E CULTURALI


Prof. GIOVANNI DE SIO CESARI
( http://www.giovannidesio.it/ )



INDICE: Concetto - I molti terrorrismi - Terrorismo islamico - Terrorismo palestinese
Al Qaeda - Terrorismo fndamentalista - Radici storiche - Radici religiose La guerra santa L'11 settembre - Pericoli per Occidente - Reazione occidentale Considerazioni conclusive



CONCETTO DI TERRORISMO

Il concetto di terrorismo è quanto mai ampio e contestato tanto che all'ONU non si è mai riusciti a trovare una definizione che fosse accettabile per tutti.

In senso lato possiamo definire terrorismo tutte le azioni compiute nell'ambito di lotte armate che non siano intese semplicemente a colpire le forze armate avversarie ma a spargere il terrore fra le popolazioni civili. In questo senso esso è stato sempre ampiamente usato dall'antichità ai nostri giorni per fiaccare la volontà di combattere dei popoli nemici e gli esempi potrebbero essere purtroppo infiniti.
Ci limitiamo per il passato a ricordare forse il caso più impressionante: le orde mongole guidate da Gengis Kan uccidevano tutti gli abitanti, nessuno escluso, delle città che facevano loro resistenza: l'impero mongole fu costituito per la maggior parte senza combattere perchè davanti a questa terribile prospettive la maggior parte delle città si sottomettevano senza tentare nemmeno la resistenza.

Per passare a tempi recenti nella Seconda Guerra Mondiale l'arma aerea fu ampiamente usata al fine di terrorizzare le popolazioni: dapprima furono i Tedeschi, prima in Spagna (famoso l'esempio di Guernica, immortalato da Picasso) e soprattutto con i bombardamenti sull'Inghilterra ( la cittadina di Coventry fu completamente distrutta dai tedeschi tanto che fu coniato il termine di "coventrizzare" ). In seguito furono gli Americani che usarono i bombardamenti detti "a tappeto": tristemente famoso il caso di Dresda, centro senza alcun valore militare completamente distrutta con la morte di almeno 200.000 persone .
Ma ricordiamo pure i terrificanti bombardamenti delle città giapponesi soprattutto di Tokio e lo stesso lancio delle bombe atomiche. Ricordiamo anche le rappresaglie massicce dei tedeschi, le deportazioni di intere popolazioni compiute da Stalin : l'elenco sarebbe purtroppo infinito.

Tuttavia ai soli fini della presente trattazione noi restringiamo a PURO SCOPO ESPOSITIVO E SENZA ALCUN GIUDIZIO DI VALORE il concetto di terrorismo a quanto viene attualmente comunemente indicato: azioni di gruppi irregolari (cioè che non hanno divise, insegne che li rendano riconoscibili) che uccidano prevalentemente civili allo scopo di terrorizzare la parte avversaria.

Sorge il non semplice problema di distinguere il terrorismo dalla "Resistenza " Il termine "Resistenza" fu coniata durante la II Guerra Mondiale per indicare il fatto che benchè gli eserciti si fossero arresi una parte più o meno ampia dei cittadini continuarono una "resistenza" contro l'occupante ricorrendo a azioni di guerra. I resistenti furono generalmente chiamati "partigiani". Essi però non colpirono mai dei civili ma solo soldati armati (d'altra parte nei paesi occupati non vi erano civili stranieri). Pertanto la differenza fra terrorismo e resistenza verrebbe a consistere nel fatto che la seconda colpisce soldati armati mentre il primo prevalentemente dei civili.

I "terroristi" in genere contestano la sostanzialità di questa differenza equiparando civili e militari e affermando di essere dei resistenti o dei rivoluzionari.



I MOLTI TERRORISMI

Nel mondo attuale esistono terrorismi di ogni genere ma solo quello di matrice islamico pare destare preoccupazioni mondiali, provoca interventi armati, muove eserciti potenti. Non crediamo che si tratti di un errore di prospettiva : vi sono precise ragioni che cerchiamo ora di di chiarire.

Notiamo che in molti paesi dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia il terrorismo è un fenomeno endemico che raramente raggiunge l'onore delle prime pagine della stampa, che non provoca grossi interventi occidentali e che si confonde comunemente con la guerriglia rivoluzionarie e le infinite lotte etniche. Ma anche nella evoluta Europa non mancano i "terrorismi": basti pensare al terrorismo basco o a quello nostrano delle Brigate Rosse ( e movimenti affini.)

Ma si tratta di fenomeni locali, con scarsa incidenza sugli equilibri e gli scenari mondiali: il terrorismo islamico fino a qualche anno fa rientrava in queste categorie e infatti pochi poi se ne avvedevano e l'opinione pubblica dedicava ad esso un modesto interesse. Ma dopo l'11 settembre l'Occidente e il mondo intero si sono sentiti minacciati e soprattutto è nata la preoccupazione più o meno fondata che possano essere usate armi di sterminio di massa (nucleari o batteriologiche). Questi timori non sono considerati reali in altri casi. Facciamo qualche esempio

Il terrorismo basco è opera di una sparuta minoranza del popolo basco che è gia una piccola minoranza della Spagna: colpisce dolorosamente ma non ha alcun pretesa di espandersi, di minacciare altre nazioni, si esclude che possa usare armi di sterminio di massa.

Le Brigate Rosse anche nel momento di maggiore espansione (sequestro Moro) erano costituite da qualche migliaio di persone che restavano isolate non solo nell'ambito della nazione ma anche nella stessa parte della sinistra estrema alla quale pure facevano riferimento. Si limitavano a colpire qualche personalità considerata obbiettivo politico, mai hanno compiuto stragi di massa, tanto meno avrebbero mai usato armi di sterminio di massa

Ma il terrorismo islamico (dopo l'11 settembre) sembra essere tutta altra cosa. Supera i confini delle singole nazioni, va al di la del mondo islamico stesso, intende colpire gli occidentali in generale anche nelle loro terre, soprattutto potrebbe avere un seguito ampio nelle masse, potrebbe essere sostenuto da Stati (come avvenuto in Afganistan). Mosso da una cieca fede religiosa non sembra preoccuparsi delle conseguenze rimettendo tutto nelle mani di quel Dio al quale essi credono di ubbidire: in questa prospettiva potrebbero arrivare anche a ciò che che più di ogni altro viene temuto: l'uso delle armi atomiche e batteriologiche che ormai il diffondersi delle conoscenze scientifiche ha reso relativamente abbastanza agevole costruire



IL TERRORISMO ISLAMICO

Non è facile darne una definizione esaustiva perchè assume aspetti e caratteri molto diversi. Diciamo che il carattere che lo distingue è il suicidio religioso. Il combattente islamico porta la strage nell'ambito dei "nemici" facendosi saltare con l'esplosivo secondo un rituale abbastanza preciso nella prospettiva di raggiungere immediatamente il paradiso. In Occidente viene denominato impropriamente "kamikaze" ma egli si considera uno "shaid", termine coranico che significa "martire" nel significato originale del termine greco . Martiri infatti nel cristianesimo venivano definiti i "testimoni" della fede cioè coloro che avevano affrontato la morte per rendere testimonianza della loro fede ma avrebbero potuto salvarsi semplicemente rinnegandola. Nell'ambito del Corano tuttavia si considerarono "testimoni" ("shaid" ) quelli che morivano combattendo contro gli infedeli.

In tempi recenti si è cominciato a parlare di "shaid" al tempo della guerra fra Iran e Iraq. Giovanissimi iraniani ("pasdaran" cioe "guardiani della rivoluzione") si cingevano il capo con un nastro sul quale erano scritti dei versi del corano, avanzavano sui campi minati dove morivano facendo esplodere le mine: l'esercito regolare poi avanzava su quei varchi aperti cosi dolorosamente. Quelli che si sacrificavano venivano considerati "shaid", erano onorati ampiamente e intensamente nell'Iran di Komeini. Non si trattava però di terrorismo: semplicemente di militari che si immolavano nell'ambito di una guerra regolare.

In seguito però il fenomeno è dilagato e trasformato: lo "Shaid" è una persona che si lascia esplodere uccidendo indiscriminatamente tutti quelli che sono intorno a lui, considerati comunque nemici.



TERRORISMO PALESTINESE

La lotta che dura ormai da oltre mezzo secolo fra palestinesi e israeliani è anteriore al terrorismo islamico che si è manifestato soltanto in tempi molto recenti. Nel passato soprattutto negli anni 70 le organizzazioni palestinesi fecero uso del terrorismo soprattutto nel dirottamento di aerei di varie nazionalità che finirono a volte in stragi raccapriccianti. Tuttavia non vi era alcuna motivazione religiosa islamica, anzi spesso gli autori erano arabi cristiani. In seguito queste forme di lotta furono abbandonate perchè considerate controproducenti. Negli anni 90 si affermò la "intifada" che si limitava al lancio di pietre anche se spesso purtroppo non mancavano le vittime. In tempi più recenti il fondamentalismo islamico si è però ampiamente diffuso in Palestina e con esso il fenomeno degli "shaid" . I palestinesi rigettano però ogni legame con il terrorismo indiscriminato di Al Qaeda. Essi si considerano dei "resistenti", si paragonano ai partigiani della Seconda Guerra Mondiale che si opponevano all'invasore. Tuttavia come abbiamo notato i partigiani colpivano solo soldati: invece i palestinesi colpiscono indiscriminatamente uccidendo non solo israeliani ma anche arabi che si trovano occasionalmente sul luogo dell'attentato . Secondo la definizione che abbiamo dato debbono essere considerati quindi senza altro dei terroristi ( si noti che questo non vuol essere un giudizio di valore ma solo una constatazione, come abbiamo chiarito nel primo paragrafo.)

Gli israeliani fanno ogni sforzo per assimilare senza alcuna riserva terroristi palestinesi e terroristi islamici tout court senza alcuna distinzione cercando di indurre gli occidentali di considerare Al Qaeda e Hamas come la stessa cosa.

Se uguali possono essere modalità e rituali e motivazioni religiose però le finalità appaiono, a nostro parere, ben diverse: i palestinesi vogliono semplicemente scacciare gli israeliani dalla Palestina, hanno interessi locali e limitati : Al Qaeda invece intende condurre uno scontro di civiltà su scala mondiale



AL QAEDA

Al Qaeda più che un effettiva organizzazione è divenuta in questi ultimi tempi come una specie di categoria mentale.

Certamente Bin Laden negli anni scorsi è riuscito in Afganistan a organizzare una ampia serie di campi di addestramento militare, ha contribuito finanziariamente a tante organizzazione, ha tessuto una rete di contatti. Ha insomma fatto da cemento a una serie infinita di estremismi islamici nati autonomamente e dalle mille sfaccettature.

Al Qaeda ha approvato l'attacco dell' 11 settembre, probabilmente ne aveva notizie ma difficilmente può essere stata l'effettiva organizzatrice. Dopo l'intervento in Afganistan e la caduta del regime dei Talebani, Bin Laden è ormai un fuggitivo contro il quale si è scatenato la più gigantesca caccia all'uomo che la storia ricordi: se fino ad ora è riuscito a sfuggire ciò dipende presumibilmente dal fatto che egli se ne sta nascosto da qualche parte senza fare nulla: se effettivamente dirigesse ancora una organizzazione si dovrebbe esporre e sarebbe facilmente individuato.

Tuttavia al Qaeda, nel bene e nel male rappresenta, quello che in questa sede noi identifichiamo e denominiamo propriamente come terrorismo del fondamentalismo islamico e che dagli occidentali viene percepito come minaccia globale, come pericolo incombente dal quale difendersi

Il terrorismo islamico non è un qualcosa di organico, non esiste un grande vecchio, una "spectra" come nei film di James Bond che ogni cosa dirige : esiste invece una costellazione di organizzazioni che possono essere anche piccolissime e che agiscono in modo del tutto incontrollato. Si pensi al caso limite di Agrigento: un italiano convertito all'Islam da solo cercava di preparare attentati per crearsi un ruolo un prestigio personale.



TERRORISMO FONDAMENTALISTA

Denominiamo quindi con questo termine il fenomeno che generalmente noi occidentali tendiamo a identificare alquanto semplicisticamente con con quello di Al Qaeda

Si tratta in effetti di un fenomeno molto complesso che ha avuto la sua massima espressione l'11 settembre a New York, che è esistito molto tempo prima della fondazione di Al Qaeda e continua anche dopo che la organizzazione diretta di Bin Laden è stata praticamente smantellata perdendo le serie di basi che aveva in Afganistan .

Il terrorismo fondamentalista non ha fini ben chiari e dichiarati: i Palestinesi vogliono cacciare via gli ebrei, i Ceceni l'autonomia da Mosca , gli irredentisti del Kashmir riunirsi al Pakistan, ma cosa si proponevano coloro che abbatterono le Twin Towers?. Nessuno ha avanzato richieste magari anche solo irrealistiche anzi nessuno ha nemmeno mai rivendicato l'attentato. La serie di attentati precedente e seguenti hanno lo stesso carattere: nessuna rivendicazione, nessuna richiesta esplicita. Gli "shaid" (Kamikaze, come si dice in occidente) fanno esplodere bombe in Turchia, in Arabia in Marocco in Indonesia uccidono e fanno stragi indiscriminate ma nessuno avanza richieste, nessuno rivendica nulla: ma che senso ha tutto questo?

In effetti i fondamentalisti islamici intendono la loro lotta come lotta dell'Islam contro gli infedeli identificati negli occidentali in generale e negli americani in particolare siano essi considerati come cristiani che soprattutto come atei

Essi vedono uno scontro religioso: è una categorizzazione del problema in termini religiosi che sfugge completamente agli occidentali che, anche se credenti, vivono e pensano ormai da secoli in un orizzonte laico.

Le rivendicazione economiche sono assolutamente secondarie. La nostra mentalità che vede lo Stato soprattutto come regolatore della distribuzione della ricchezza non ci fa comprendere che per un fondamentalista islamico la funzione dello Stato è etica, che esso è innanzitutto difensore e depositario della fede.

Inutilmente possiamo far notare che negli ultimi anni gli occidentali hanno intrapreso due interventi militari, in Serbia e in Kossovo, a favore di popolazioni mussulmane contro popolazioni cristiane, che nella prima guerra del Golfo gli stati arabi in maggioranza erano alleati con gli Americani, che in Afganistan in pratica si è appoggiata una fazione interna ( l'Alleanza del nord ) anch'essa islamica. Non importa: essi vedono l'Occidente come il nemico dell'islam e tutti quelli che si alleano con esso come traditori, come nemici dell'Islam anche se essi stessi mussulmani.

Solo un piccolo numero di persone effettivamente entra nell'ottica della lotta armata agli occidentali: ma non possiamo ignorare che le masse mussulmane sono con almeno con il cuore se non con la ragione con essi.

In Italia non si sono mai viste manifestazione per le Brigate rosse, in Spagna tutti manifestano contro gli estremisti baschi: ma abbiamo avuto imponenti dimostrazioni popolari a favore del fondamentalismo islamico: è un fatto che non bisogna ignorare

Non possiamo liquidare quindi il fenomeno dell'estremismo islamico come di un fatto marginale, diremmo quasi fisiologico in qualunque movimento: occorre comprendere le ragioni storiche e religiose del fenomeno.



LE RADICI STORICHE

Il radicalismo islamico nasce soprattutto dalla constatazione dolorosa della condizione di debolezza, di penosa inferiorità in cui il "dar al islam" (il regno dell'islam) si trova rispetto al mondo europeo cristiano

Per circa mille anni islam e cristianesimo si sono affrontate con alterne vicende con l'Islam generalmente all'attacco e la difesa cristiana ora soccombente ora invece in vigorosa riscossa.

La situazione però è mutata dalla fine del 1600. Nel 1683 i turchi assediarono Vienna che resistette fino a che un esercito guidato dal re polacco Giovanni Sobieski affrontò l'armata mussulmana e la sconfisse rovinosamente nella battaglia di Kahlenberg

E' stata quello l'ultima volta in cui una armata mussulmana ha tenuto testa a una cristiana: in seguito i mussulmani hanno cominciato a perdere ogni scontro. La situazione è andata aggravandosi con il tempo: le truppe francesi di Napoleone sconfissero con irrisoria facilità i Mammelucchi che dominavano l'Egitto da più di 500 anni. Senza grosse difficoltà nell'Ottocento gli europei conquistarono praticamente tutto il mondo islamico e vi stabilirono comunque la loro egemonia.

Ciò provoco anche nell'Ottocento fenomeni di rivolta generale dei quali il più significativo, a nostro parere, è la vicenda del "Madhi" nel Sudan

Analogamente ai fondamentalisti moderni il Madhi propugnò il ritorno a un integralismo islamico sognando di liberare tutto il "dar al islam " dagli europei. Raccolse ampie forze nel Sudan,(denominati " Dervisci" ) investì e conquistò Kartum. Ma nel 1898 un corpo di spedizione formato da soldati inglesi e ed egiziani da essi organizzati marciò nel Sudan: davanti a Kartum 60.000 madhisti si lanciarono in una carica massiccia sicuri che Allah avrebbe dato loro la vittoria: le armi europee fecero strage, i madhisti non riuscirono nemmeno a giungere allo scontro diretto: caddero a migliaia, inutilmente. Dopo la battaglia, se di battaglia si può parlare, sul terreno restarono 48 inglesi e 11.000 dervisci. Il condottiere inglese Kitchner ebbe grandi onori in Egitto (esiste ancora un'isola con giardino botanico ad Aswan che porta il suo nome) e in Inghilterra ( il titolo di lord e poi anche una sfarzosa tomba in St. Paul a Londra.)

Da ormai due secoli l'islam è umiliato profondamente e tale umiliazione si è acuita negli ultimi anni. Gli arabi non sono riusciti a eliminare o almeno a contenere un piccolo stato come Israele contro il quale hanno perso quattro guerre L'iraq ha minacciato "la madre di tutte le battaglie" nel '92 e poi nel 2003 "una resistenza insuperabile" ma gli Americani hanno vinto in entrambi i casi con estrema facilità, quasi senza perdite. In Afganistan è bastato praticamente aiutare una delle fazioni in lotta ( Tagiki e Usbeki del nord) e le forze Talebane che avrebbero dovute combattere fino all'ultimo uomo si sono dileguate. Si può essere contrari a Saddam e al Mullah Omar ma un mussulmano non può non sentirsi umiliato da tutti questi fatti

E allora ci si chiede il perchè. Per gli occidentali non vi sono dubbi: i mussulmani non hanno operato le riforme necessarie, sono ancora troppo legati a forme superate di organizzazione e di civiltà. ( i Giapponesi ad esempio, hanno imitato invece gli occidentali e rapidamente sono entrate nel novero delle nazioni più avanzate). Gli arabi sono discordi, in lotta eterna fra i vari gruppi, non hanno costituiti stati democratici e moderni, dappertutto ci sono dittature e classi dirigenti inadeguate. La stessa diagnosi viene condivisa dalle elittes culturali arabe educate più o meno all'occidentale.

Ma il fondamenalismo fa una diagnosi opposta: la decadenza araba e mussulmana è dovuta all'abbandono della tradizione coranica. Solo il ritorno all'integrale applicazione della legge coranica (sharia) può fare rinascere l'Islam, la gloriosa civiltà islamica e far rivivere i tempi mitici del Califfato e degli Abbassidi: non bisogna modernizzarsi in senso occidentale ma anzi tornare alla pura tradizione islamica.

Questo è il punto essenziale: la rinascita islamica passa attraverso il rigetto dell'occidentalizzazione. Il fine del terrorismo islamico è quello di destabilizzare e rovesciare tutti i regimi arabi che più o meno esplicitamente prendono ispirazione dall'Occidente

Noi occidentali crediamo che le persone come Bin Laden sono la causa della arretratezza del mondo dell'Islam, i fondamentalisti al contrario che solo essi possono far rinascere l'antica e gloriosa civiltà : non c'è possibilità di dialogo fra queste due posizione.



LE RADICI RELIGIOSE

L' Islam non sembra comprendere la differenza che noi facciamo fra politica e religione: le due cose, pressappoco,coincidono . In Iran l'unico paese in cui una concezione fondamentalista è effettivamente giunta al potere tutte le leggi debbono essere approvate da un consiglio di esperti coranici (teologi, diremmo noi) perchè ogni decisone è legittima solo e in quanto applica la legge divina o almeno non è in contrasto con essa.

Noi consideriamo questa commistione fra religione politica una caratteristica propria dell'Islam: ma questo non è vero affatto, è un errore di prospettiva

In genere le concezioni del passato hanno ritenuto il legame fra religione e politica come un fatto essenziale ed ovvio

Siamo noi occidentali, invece, che abbiamo ormai acquisito, anche se credenti una concezione laica della politica e dello stato. Distinguiamo nettamente o abbastanza nettamente fra i fini dello Stato e quelli della Chiesa. Come già Locke enunciò ormai oltre tre secoli fa la Chiesa è una associazione volontaria che ha per fine la salvezza dell'anima mentre lo Stato è una associazione necessaria (obbligatoria) che ha per fine il buon governo l'ordine, la pace il benessere: Il peccato non si identifica con il reato e viceversa anche se molto spesso la stessa azione rientra in tutte e due le categorie. In seguito specie in conseguenze della rivoluzione industriale e delle lotte sociale lo Stato ha assunto agli occhi degli Occidentali soprattutto la funzione di promotore e regolatore della ricchezza nazionale, della distribuzione del reddito. Noi giudichiamo i nostri governanti dall'aumento del reddito nazionale e da una equa distribuzione dello stesso ( in tutte le possibili combinazione delle due cose): a nessuno di noi verrebbe in mente di chiederci se durante l'attuale governo i "peccati" sono aumentati o sono diminuiti. Anzi nel momento in cui si discutono questioni di coscienza (aborto, fecondazione artificiale) i tradizionali schieramenti e partiti politici fanno un passo indietro, si lascia libertà di voto ai singoli deputati e spesso poi si ricorre ai referendum come manifestazione diretta della volontà popolare che in questi casi non può essere rappresentata dai partiti che sono costituiti su altra base.

Ma una concezione laica si presentata nella nostra tradizione storica solo con il Rinascimento e ha stentato secoli per affermarsi.

Nel Medio Evo dominava incontrastato il principio enunciato già da Agostino: "Nulla auctoritas nisi a deo": il governante è il rappresentante di Dio, colui che fa valere la giustizia, cioè, in un ambito religioso, la "volontà di Dio" . Il sovrano deve ai sudditi la "giustizia": la legge esiste già, al di sopra di lui : egli la deve solo applicare: ecco, questo era il suo vero compito. I problemi economici apparivano del tutto secondari.

Nel mondo mussulmano la concezione della autorità era sostanzialmente la stessa: solo alquanto più radicale. Infatti le Sacre Scritture cristiane contengono principi generali che possono essere interpretati in modo molto vario. Il Corano invece contiene prescrizioni precise, spesso minuziose: bisogna applicarle integralmente se si vuole essere un buon sovrano, vale a dire un buon mussulmano.

Nel mondo musulmano non vi è stato il Rinascimento, non vi è stato l'illuminismo, la Rivoluzione francese, l'affermazione della democrazia: esso è come ripiegato su se stesso ormai da molti secoli e solo il contatto traumatico con gli occidentali ha messo in crisi tutto un mondo di valori che parevano immutabili da millenni.

Pertanto non è da meravigliarsi che fatti politici e religiosi siano strettamente connessi. Nel nostro caso particolare il mondo mussulmano si sente dominato ed egemonizzato dall'Occidente: ma questo significa semplicemente e conseguentemente che è egemonizzato dai cristiani o peggio ancora dagli atei . La difesa delle loro nazioni, della loro civiltà diviene allora naturalmente la difesa della fede: ogni combattente è un "martire" della fede che si immola per la maggior gloria di Allah più o meno allo stesso modo in cui i nostri crociati sentivano di compiere un dovere religioso. Ogni" Shaid", dal suo punto di vista, legittimamente si aspetta che quel Dio per il quale egli si immola lo ricompensi immediatamente. Egli lancia il suo grido " Dio è grande" per dimostrare la sua fede nella onnipotenza di Dio che darà la vittoria ai credenti e il premio eterno ai suoi combattenti. Da questo punto di vista il fondamentalista appare irrimediabilmente chiuso nella sua coerenza. Nessun fatto, nessuna valutazione delle conseguenze dei suoi atti, nessun realistica considerazione lo raggiunge: non contano aerei o carri armati e missili, la volontà di Dio è superiore: Allah Abkar: Dio è grande o, meglio sarebbe tradurre è " onnipotente"

I mussulmani moderati, le elittes culturali invece si sono resi conto delle differenza che vige in Occidente fra religione e politica: si rendono conto che le riforme politiche ed economiche europee non intaccherebbero affatto l'Islam, che si può essere buon mussulmano anche seguendo la "american way of life", che è possibile integrarsi nel mondo moderno senza perdere per niente la propria fede.

E' quindi in atto una specie di gigantesca lotta culturale e purtroppo anche politica e militare fra queste due anime del mondo mussulmano: il terrorismo islamico è l'aspetto più appariscente e più pericoloso



CARATTERI DELLA "GUERRA SANTA"

La storia non ha conosciuto solo il Gihad mussulmano: troviamo tutta una serie di guerre ispirate a motivi religiosi. Comunemente si dice che la religione e la guerra sono antiteci e che un uomo veramente religioso non può volere la guerra. Se consideriamo una religione che predichi la fratellanza di tutti gli uomini ciò sarà vero ma solo in linea di principio. Ma non tutte le religioni predicano la fratellanza e la uguaglianza degli uomini: ad esempio la religione ebraica (mosaica) parlava di un popolo eletto e molte religioni "primitive" e anche non tanto primitive assegnano a un determinato gruppo etnico una discendenza divina negata ad altri

Soprattutto però la inconciliabilità è solo IN LINEA DI PRINCIPIO. Il Cristianesimo si fonda sulla fratellanza, sull'amore, sul perdono. Eppure i cristiani hanno combattuto non solo feroci lotte per la difesa della fede ( forse anche comprensibili) ma hanno imposto con la violenza delle armi la loro fede in interi continenti (l'America) e soprattutto hanno combattute spaventose lotte interne fra fazioni che davano interpretazioni diverse degli testi sacri condivisi. Non possiamo dimenticare le tragiche lotte fra cattolici e protestanti che hanno insanguinato l'Europa appena tre secoli or sono: anzi, storicamente, la "tolleranza religiosa" che è la base di ogni altra libertà è nata dalla comune evidenza della inanità delle lotte religiose.

Le stragi compiuti in "Nome di di Dio" purtroppo hanno una lunga storia, lunga forse quanto quella della storia dell'umanità stessa, non sono iniziati l'11 settembre del 2001, non sono una esclusività dell'Islam

Chiarito questo concetto che spesso noi occidentali tendiamo a dimenticare esaminiamo i caratteri propri di tutte le "guerre sante". Certamente un punto di forza è che il combattente crede di seguire la volontà divina, si aspetta una ricompensa eterna, è sicuro della vittoria. I Crociati non temevano la morte, e gli shaid islamici non esitano a farsi esplodere, i "pasdaran" iraniani passavano cantando sui campi minati. Questo però è pure un punto di debolezza: il credente, a differenza del laico, non valuta le effettive forze in campo, non valuta gli avvenimenti nella loro realtà , è in qualche modo impermeabili all'esperienza ma pensa che Dio onnipotente gli darà la vittoria in un modo inaspettato, al di la di ogni umana previsione. E questo fatto può portare alla catastrofe. La Crociata dei nobili mossa da intenti religiosi ma guidata "laicamente" conseguì buoni risultati ma avemmo anche la crociata dei pezzenti e dei bambini che andarono incontro alla inevitabile strage. A Kartum, come abbiamo visto, i Dervisci non vollero tener conto della potenza delle armi inglesi che pure conoscevano bene: affrontarono una battaglia campale e caddero a migliaia inutilmente mentre avrebbero potuto evitarla e mantenersi all'infinito organizzando una guerriglia. Ci pare che gli attentatori di New York abbiano compiuto un errore del genere: e si sono attirati contro il potente Occidente la riprovazione generale, l'isolamento nei loro stessi paesi perchè non hanno valutato le conseguenze dei loro atti in una ottica realistica ma sono stati accecati da una visione escatologica. Analogamente i Talebani non hanno valutato le loro effettive forze, sicuri che Allah non li avrebbe abbandonati e in pochi mesi sono stati spazzati via. Tutto ciò però comporta un altro carattere della "guerra santa": la imprevedibilità.

All'epoca di Vespasiano gli ebrei iniziarono una rivolta senza speranza contro i romani, sconfitti, difesero senza speranza Gerusalemme e distrutta ancora Gerusalemme si chiusero in Masada fino a suicidarsi tutti: perchè compiere azioni che apparivano fin da principio votate all'insuccesso? Perchè essi fino alla fine speravano in un intervento diretto di Dio seguendo questo o quel "invasato" che glielo prometteva .

Per tanti decenni siamo vissuti tranquillamente sull'equilibrio del terrore atomico. Ciascuno della parti sapeva che se avesse usato le armi nucleari avrebbe potuto distruggere la parte avversa ma sarebbe stato egli stesso distrutto: tutti erano sicuri che nessuno avrebbe fatto una mossa del genere. ma un estremista religioso potrebbe pensare che Dio proteggerebbe i suoi fedeli dalle reazione avversa, che magari i germi diffusi nel mondo risparmierebbero per decreto divino i veri credenti e cose del genere.

Infine va considerato il carattere di spietatezza che assume la guerra religiosa. I nemici non sono solo nostri nemici che poi possono diventare nostri alleati o amici come nelle comuni guerre laiche. I nemici non sono nemici nostri, sono nemici di Dio e vanno distrutti almeno fino a che essi non si convertono. E allora vediamo innalzarsi i roghi , il massacro indiscriminato degli eretici , le tante "notti di S. Bartolomeo" che purtroppo la nostra storia ricorda. Nel mondo islamico moderno dovunque il fondamentalismo insorge contiamo i morti, dovunque in Iran in Afganistan. nel Sudan in Algeria. D'altra parte come trattare con chi ha già deciso di morire per la fede?



L'11 SETTEMBRE

Se la lotta è nell'ambito mussulmano ci si chiederebbe allora perchè si attacca l'Occidente. In effetti la maggior parte delle lotte si consuma nel mondo mussulmano. Si pensi all guerra fra Iraq e Iran, alle decennale e sanguinosa lotta intrapresa dal FIS in Algeria, alle lotte dei Talebani in Afganistan che nel loro insieme sono costate milioni di morti e si sono consumate più o meno nella indifferenza dell'Occidente che si ravviva solo se sono in gioco interessi petroliferi (d'altronde comprensibili).

D'altronde anche gli attentati in massima parte avvengono in paesi mussulmani e uccidono in maggioranza mussulmani: in fondo l'attacco agli Occidentali è un fatto relativamente eccezionale ma ha un valore altamente simbolico

Esaminiamo l' 11 settembre dal punto di vista degli attentatori: si voleva dimostrare che poi gli occidentali non erano poi tanto invincibili, che Allah è sempre il più grande. Nelle istruzione degli attentatori si dice che tutti i metal detector nulla possono contro la volontà di Allah che, se vuole, li potrà tutti accecare.

Si colpiscono i simboli dell'America con una regia dei mass media veramente magistrale. Il primo aereo colpisce una torre, tutto il mondo si collega in diretta e allora ecco il secondo aereo piombare sulla seconda torre. Per inciso, l'altissimo numero di vittime era imprevisto dagli attentatori perchè nemmeno i pompieri che intervennero si aspettavano che le torri crollassero completamente . E poi il pentagono colpito, presumibilmente era previsto anche l'attacco alla Casa Bianca e al Congresso che poi non riuscirono, per la prima volta il Presidente sul mitico Air Force One progettato in altri tempi per gli attacchi nucleari, tutti gli aerei in volo fatti atterrare, tutto il paese bloccato in stato di shoc, attanagliato dalla paura non sapendo che altro avrebbe potuto accadere. Forse la cosa più emblematica , a mio parere, fu la marea enorme di cittadini di New York che a piedi, senza auto, senza metropolitana che si allontanava a piedi dalle rovine che continuarono poi a fumare per mesi.

Secoli di sconfitte continue sembravano dimenticate, le facili vittorie vittorie di Napoleone sui Mammellucchi, o di Lord Kitchner sui Dervisci erano vendicate: dal profondo dell'anima sgorgava il grido "Allah abkar" (Dio è grande) Solo usando dei temperini pochi uomini coraggiosi avevano inferto un tale colpo ai nemici dell'Islam: cosa non avrebbero potuto fare migliaia, centinaia di migliaia di veri credenti ! L'america, la rappresentante per eccellenza degli infedeli stava per sprofondare, gridava Bin Laden, sia benedetto Allah che ha avuto misericordia dei suoi fedeli.

Per noi occidentali è molto difficile capire questa reazione, è vero, perchè viviamo in tutto altro orizzonte culturale ma è innegabile che ondate paurose di entusiasmo si accendevano in tutto il mondo islamico

All'annuncio degli attentati dell'11 settembre i palestinese scesero nelle vie per festeggiare, all'intervento americano in Afganistan, folle enormi in Pakistani scersero in piazza a favore di Bin Laden ed erano fronteggiate da soldati con armi in pugno e nessuno sapeva veramente che cosa sarebbe successo. Dappertutto dall'Indonesia al Marocco nell'immenso "dar el Islam" il fondamentalismo esplodeva a mala pena fronteggiato dai governi. Anche in Occidente, in Italia non si trovavano mussulmani che condannassero esplicitamente gli attentati rifugiandosi in una ambiguità che faceva paura. Con nostra immenso stupore un non piccolo numero di mussulmani nati e vissuti in Occidente erano pronti a partire per arruolarsi nelle forze di Bin Laden



IL PERICOLO PER L'OCCIDENTE

Poniamoci la questione se esiste effettivamente un pericolo grave per l'occidente o se si tratta in fondo di un esagerazione o forse di una strumentalizzazione per fini più o meno inconfessabili.

Il progetto degli estremisti è chiaro e viene continuamente ripetuto: incitare gli islamici a seguire il loro esempio. Se effettivamente si trovassero un numero anche molto limitato di persone che seguissero l'esempio dell'11 settembre sarebbe una catastrofe per tutto il mondo.

La vulnerabilità delle economie e della strutture dei paesi è direttamente proporzionale alla loro evoluzione. Possiamo bombardare all'infinito un paese come l'Afganistan e otterremo risultati molto modesti, ma basta abbattere un traliccio in America per causare un blak out energetico dalle conseguenze incalcolabili.

Il motore fondamentale dell'economia dei paesi sviluppati è la fiducia: il terrore sarebbe infinitamente più grave di qualunque crisi energetica, le minacce di Bin Laden non sarebbero vuote fantasie se veramente riuscissero a ottenere un consenso anche limitato

Non è possibile nessuna efficace difesa passiva dagli attentati. Si possono sorvegliare alcuni obbiettivi più sensibili ma questo sposta semplicemente il bersaglio degli attentatori ad altri, cosi come è avvenuto in Russia per gli attentati ceceni. Non è possibile proteggere tutti gli obbiettivi. Bisogna poi considerare che milioni di islamici vivono in Occidente, molti dei quali ormai completamente assimilati ed indistinguibili: non dobbiamo pensare al Kamikaze islamico come a una persona con il turbante, la barba lunga e la veste araba. Uno "shaid "puo essere il conduttore di un treno, un lavoratore di un impianto chimico, magari un addetto alla sicurezza.

Le conseguenze sarebbero ancora più catastrofiche per i mussulmani stessi: si pensi al sospetto che graverebbe su tutti loro, che la gente poi non farebbe troppo differenze, non si metterebbe a scoprire se si tratta di un moderato e o di un fondamentalista ma considererebbe tutti i mussulmani come dei potenziali assassini

Si ricordi a mò di esempio come tutta la comunità giapponese in America fu messa in campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale solo per la remota possibilità che qualcuno di essi potesse collaborare con i connazionali . Non sarebbe difficile prevedere che milioni di immigrati islamici correrebbero il rischio di essere cacciati dai paesi occidentali nei quali si sono fatti un posizione economica lavorando per decenni o magari per generazioni

Ma l'estremo pericolo sarebbe ancora un altro per l'Occidente: ormai la diffusione della conoscenze tecniche rende relativamente agevole la costruzione delle cosi dette armi di distruzione di massa. Un fondamentalista potrebbe fare esplodere una bomba atomica "sporca" al centro di New York o di Londra causando milioni di morti o spargere qualche bacillo sconosciuto che potrebbe uccidere centinaia di milioni di persone.

Le minacce di Bin Laden sono ben difficilmente realizzabili ma sono una minaccia veramente mortale non solo per l'occidente ma per tutta la umanità, compreso il mondo islamico che certamente sarebbe con tutta probabilità il più colpito dalla reazione occidentale: anche ora quanti sono i morti fra i mussulmani provocati dalla reazione occidentale? In effetti nessuno osa contarli. Se volessimo fare una contabilità dell'orrore e dicessimo che per ogni morto americano dell'11 settembre sono caduti cento musulmani forse saremmo troppo ottimistici.



LA REAZIONE DELL'OCCIDENTE

Tutto l'Occidente condanna senza remore e unanimamente il terrorismo islamico ma si divide in due correnti per quanto riguarda il modo con cui combatterlo: un polo pacifista (legalista, non violento) e uno interventista - militare

Il polo pacifista ripudia lo strumento della guerra e quindi ogni intervento militare, ritiene che bisogna lottare con le leggi ordinarie e democratiche anche se applicate in modo rigoroso ed efficiente, che uscire dalla legalità interna e internazionale sarebbe già dare la vittoria al terrorismo. Si propone in effetti lo stesso comportamento che ha permesso all'Italia di superare il terrorismo delle Brigate Rosse. A parte le questioni di principio ritiene soprattutto che ogni azione militare susciterebbe sempre nuovo terrorismo iniziando una spirale perversa e incontrollabile cosi come è avvenuto in Palestina. Ritiene poi in generale che le operazioni militari hanno scopi diversi da quelli dichiarati di combattere il terrorismo (controllo delle fonti energetiche, predominio politico ecc.)

L'Amministrazione USA all'indomani degli avvenimenti dell'11 settembre ha chiaramente e coscientemente scelta l'opzione militare-interventista per cui in effetti l'opzione pacifista rimane su un piano puramente teorico senza alcuna possibilità, almeno per il momento, di trovare applicazione.

L'Amministrazione USA ha interpretata l'11 settembre come un attacco all'America paragonabile a quello di Pearl Harbour e ha ritenuto che ci troviamo in una quarta guerra mondiale ( la terza sarebbe stata quella contro il comunismo) dichiarata e iniziato dal terrorismo islamico internazionale tanto da richiedere addirittura l'applicazione della clausola fondamentale della Nato secondo la quale l'attacco a uno qualsiasi dei suoi aderenti va considerato attacco a tutti i paesi aderenti. La richiesta in seguito, in verità, è stata lasciata cadere per difficoltà politiche ma è indicativa della prospettiva USA: si tratta di una guerra, anche se di genere diversa da quelle precedenti ma pur sempre di una guerra globale. Non ritiene che sia possibile combattere il terrorismo con mezzi comuni democratici perchè esso ha origini in altri paesi, perchè può avere l'aiuto diretto di governi stranieri.

Ritiene che non è possibile in effetti battere il fondamentalismo senza combatterlo nei paesi mussulmani: bisogna appoggiare tutti i governi dei paesi islamici contrari al fondamentalismo e abbattere tutti i governi che lo proteggano. Si teme soprattutto che i governi possano fornire quelle armi di distruzione di massa che sono il pericolo più terrificante per l'Occidente. Facendo un paragone storico non si è mai riuscito a eliminare la pirateria dando la caccia al singolo pirata ma solo distruggendo e neutralizzando le basi da cui i pirati partivano. Quindi in questa prospettiva non ha molto senso il rispetto delle sovranità nazionali, della non ingerenza in affari interni, le questioni di legalità internazionale come se se ci trovassimo in una situazione di pace, di normalità.

In questo ambito si colloca l'intervento in Afganistan. Esso è stato contrastato dai pacifisti di ogni paese ma in effetti nessun governo si è veramente opposto. Telebani e Al qaeda hanno proclamato una resistenza ad oltranza; in effetti dopo qualche scontro veramente accanito coloro che, secondo i proclami del Mullah Omar e di Bin Laden avrebbero dovuto combattere fino all'ultimo uomo e infliggere agli americani una confitta simile a quella che subirono i Russi o almeno grosse perdite si sono dileguati e le fazioni filo americane si sono installate a Cabul senza troppe difficoltà (anche se episodi di guerriglia non sono mai cessati ma questi sono del tutto consueti in quel paese.)

Non si trattato di tattica come qualcuno ha pensato da parte dei Talebani e Al Qaeda: il fatto che essi abbiano lasciato nelle mani dei loro avversari non solo le armi ma anche tutti i documenti mostra chiaramente che si è trattato di una fuga improvvisa e disordinata. Questo è un fenomeno abbastanza comune nei movimenti politico religiosi: nel momento in cui si comprende che si profila la sconfitta ci si rende conto quindi che Dio non interverrà e viene meno la fede che ha sostenuto fino a quel momento.

Faccciamo un paragone con la battaglia di Kartum che abbiamo prima ricordato: dopo i primi momenti di fuoco, quando i Dervisci videro cadere in pochi minuti oltre 10 mila dei propri uomini realizzarono che la loro fede nell'intervento di Dio era infondata e non combatterono più e non solo fuggirono ma, cosa del tutto imprevedibili, cercarono pietà dai loro nemici, invocavano di essere risparmiati. Gli inglesi erano anche disposti forse a farlo ma, purtroppo, i loro alleati egiziani i cui connazionali erano stati barbaramente massacrati non intesero ragioni e uccisero tutti i Dervisci che poterono. Si disse che la battaglia di Kartum più che una battaglia fu una esecuzione di massa. Ciò che è apparso chiaro e che gli americani volevano mostrare è che in nessun paese sarà permesso la installazione di governi fondamentalisti, che qualsiasi governo che mostri di non combattere con sufficiente energia e risolutezza il terrorismo fondamentalista rischia di essere immediatamente rovesciato dai potenti eserciti occidentali. Insomma non sarà permesso a un altro Komeini di installarsi in qualche paese islamico, e anche in Iran il governo teocratico può anche essere tollerato a patto che chiaramente non appoggi alcun terrorismo internazionale. E' un ritorno alla cosi detta politica delle cannoniere dell'età coloniale , è vero, ma non si può negare che essa fu generalmente molto efficace.



CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Da questo punto di vista Al Qaeda è stato gia sconfitto: esso si riprometteva la conquista dei paesi dell'Islam (non già dell'Occidente, come abbiamo prima mostrato): ma ora appare chiaro che gli attentati dell'11 settembre hanno completamente fatto tramontare una prospettiva del genere.

D'altra parte l'ondata di attentati generalizzata e incontrollabile che veniva bandita dalle centrali del terrore che avrebbe dovuto mettere in ginocchio l'Occidente (e sarebbe stato in grado di farlo, non vi è dubbio) non c'è stata: la gravità delle conseguenze probabilmente ha distolto eventuali simpatizzanti dall'effettuare atti sconsiderati

L'intervento USA in Iraq al contrario di quello in Afganistan ha avuto una disapprovazione quasi unanime degli Stati e soprattutto di opinione pubblica soprattutto perchè, a differenza dell'Afganistan , non si vedeva alcun nesso fra terrorismo e il regime, pure esecrabile, di Saddam Hussein. Esso però rispondeva, secondo gli USA, agli stessi parametri della guerra globale: abbattere un governo che poteva dare eventuale armi di sterminio di massa a dei terroristi, prima che fosse in grado di farlo: le guerre preventive sono illecite al punto di vista della legalità internazionali ma sono efficaci dal punto di vista bellico.

Si dice giustamente che la storia non si fa con i "se"; infatti è impossibile sapere che cosa sarebbe successo se un certo avvenimento non fosse accaduto: che sarebbe avvenuto se Alessandro Magno non fosse morto tanto giovane: chi può dirlo.!

Cosa sarebbe successo se gli Usa non avessero scelto l'opzione militare? Si può pensare che ci sarebbe stato meno terrorismo o che il terrorismo sarebbe dilagato: non lo sapremo mai con certezza e ciascuno può conservare le sue opinioni.

Nella corretta metodologia storica possiamo cercare di mettere in relazione i fatti "effettivamente avvenuti" con altri fatti anche essi "effettivamente avvenuti". Possiamo constatare che le fosche minacce di Al Qaeda non si sono verificate, l'America e l'Occidente non sono sprofondate, il fondamentalismo non si è affermato in nessun paese, dappertutto esso è violentemente combattuto con mezzi legali e con mezzi violenti, in Occidente come in tutti i paesi mussulmani.

Questo non significa che la sue minacce si siano dissolte: esse restano ancora forti, pericolose: siamo sempre sull'orlo dell'abisso: nessuno può escludere veramenteche un certo numero di mussulmani compiano attentati indiscriminati, che qualche ordigno nucleare possa essere fatto ancora esplodere.

Si può prevedere l'azione del "laico" perchè egli tiene presente le conseguenze dei suoi atti; non è facile prevedere i comportamenti di chi crede di essere ispirato da Dio.

Prof. GIOVANNI DE SIO CESARI
( http://www.giovannidesio.it/ )

 
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FRA ISLAM E CRISTIANESIMO

GIHAD: LA GUERRA SANTA

Prof. Giovanni De Sio Cesari
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Struttura:
KAMIKAZE E MARTIRI - CORANO E VANGELI - MEDIO EVO
NEL MONDO D'OGGI - PUNTI DI VISTA - NOTA ORTOGRAFICA
-----------------------------------

KAMIKAZE E MARTIRI

Assistiamo al fenomeno drammatico e per noi occidentale pressocchè incomprensibile di credenti nell'Islam che in attentati suicidi cercano di uccidere il maggior numero possibile di "nemici", spesso civili inermi. Per tali persone noi usiamo il termine del tutto improprio, di "Kamikaze": tale termine si riferisce propriamente a fatti avvenuti alla fine della 2° guerra mondiale in Asia. Quando infatti i Giapponesi stavano ormai per perdere la guerra tentarono di fermare gli Americani con operazioni suicide dei loro combattenti: questi si lanciavano con gli aerei (ma anche a volta con navi) contro navi nemiche cercando ci arrecare il maggior danno possibile. Si riprese allora il ricordo di un fatto avvenuto sei scoli prima: i Mongoli avevano tentato di invadere il Giappone ma una tempesta aveva disperso la loro flotta e il Giappone fu salvo. I Giapponesi del tempo interpretarono il fatto come un intervento divino e la tempesta fu denominata Kamikaze (vento degli dei) . Nel ricordo di queste antiche vicende il nome fu rinnovato: Il fenomeno durò però solo qualche mese e terminò con la fine della guerra.

Il termine Kamikaze è del tutto improprio per indicare quindi il fenomeno attuale dei combattenti suicidi islamici sia perchè si riferisce a un contesto culturale del tutto diverso sia perchè si tratta di fatti molto diversi: i giapponesi agivano in un contesto di guerra "regolare" mentre i combattenti islamici colpiscono civili in un contesto che definiamo generalmente "terrorismo" ma che potremmo anche dire " guerra non convenzionale".

Nel mondo islamico il termine usato e quello di "SHAHID" e va inquadrato nella GIHAD (guerra santa ): "SHAHID" è termine arabo coranico che significa "testimone" e ha lo stesso significato originario del termine cristiano di "martire" e in questo modo viene tradotto correttamente dall'arabo. Il "martire" cristiano infatti è colui il quale "testimonia" la sua fede anche se ciò comportava la morte di fronte all'autorità romana.



MARTIRIO NEL CORANO E NEI VANGELI

Il termine arabo "SHAHID" ha il suo fondamento nel Corano
SURA Al-Fâtiha (L'Aprente)
"...Secondo un commento di Ibn 'Abbas (che Allah sia soddisfatto di lui) coloro che hai colmato dei Tuoi doni" sono i Sinceri (siddiqûn), quelli che hanno avuto il MARTIRIO TESTIMONIANDO LA FEDE (SHAHADÂ), i Devoti (salîhûn). “

Viene promesso inoltre il paradiso sia a quelli che vincono sia a quelli che cadono nella guerra santa:

"Sura :An-Nisâ' (le donne) ""Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l'altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso,daremo presto ricompensa immensa"

Non si accenna quindi al suicidio che invece è proibito dal Corano. Il combattente islamico non intende suicidarsi (cosi come anche il martire cristiano) ma accetta di cadere in battaglia come il martire cristiano si lascia condannare a morte.

Ciò che stride alla nostra sensibilità è che mentre il combattente islamico è uno che non esita a uccidere anche dei civili inermi, il martire cristiano è un non violento, diremmo un pacifista senza "ma" e senza "se" che accetta le conseguenze del suo gesto secondo le prescrizioni evangeliche :
Luca 21:12-13 "Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe, e mettendovi in prigione, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza".
Matteo 5:11 - Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia".

Nell'antichità infatti i cristiani mai presero le armi contro i loro persecutori: anzi si affermò il concetto "Sanguis martyrum, semen christianorum," : il sangue dei martiri era seme dei cristiani, le persecuzioni erano lo strumento della diffusione del Cristianesimo: come scriveva Tertulliano :
« Voi potete ucciderci, torturarci, condannarci... La vostra ingiustizia è la dimostrazione della nostra innocenza... A nulla serve la vostra crudeltà .... Più noi siamo da voi falciati, più il nostro numero aumenta: il sangue dei martiri è una semenza! » Tertulliano, Apologia, par. 50.

San Cipriano, vescovo e martire esaltava gli inermi soldati di Cristo, vittoriosi con le sole armi del coraggio:
"La moltitudine dei presenti, commossa, vide il celeste combattimento di Dio e la battaglia spirituale di Cristo; vide fermi i suoi servi, sentì la loro voce franca e coraggiosa, stupì di fronte all'incrollabile saldezza del loro animo, si meravigliò della forza divina che li sosteneva, constatò che, anche se indifesi contro gli strali di questo secolo, erano tuttavia armati delle armi dei credenti, cioé della fede. I torturati si alzarono più forti dei torturatori e le membra percosse e dilaniate vinsero gli artigli che percuotevano e laceravano....Oh di quale genere fu quello spettacolo del Signore, quanto sublime, quanto grande, quanto gradito agli occhi di Dio per la fedeltà e la devozione del suo soldato!
Si verificò quanto lo Spirito Santo dice e proclama nei salmi: «Preziosa agli occhi del Signore é la morte dei suoi fedeli» (Sal 115, 15). Preziosa é la morte di colui che acquista l'immortalità col prezzo del proprio sangue, che riceve la corona di Dio con l'estremo sacrificio".( S Cipriano,Epistola)

In tutto l'Islam è stato univeresalmente accettato nel passato la contrapposizione di DAR AL ISLAM (In arabo, regno dell’islam) e DAR AL HARB (regno della guerra) cioè dei non mussulmani da vincere con la GIHAD (guerra santa) :ai combattenti si assicurava naturalmente il Paradiso.



NEL MEDIO EVO

Sin dall'inizio l'espansione dell'Islam è stato accompagnato dalla guerra, La predicazione del profeta si accompagnò sempre ad azioni di guerra. Poco dopo la sua morte i fedeli di Allah si rovesciarono armi in pugno sulle terre degli Safr (infedeli) e conquistarono quasi tutto il medio oriente, praticamente la maggior parte delle terre civili del tempo e in seguito continuarono la loro opera di espansione in Europa, Asia e Africa.

Tuttavia gli islamici non intesero convertire con la forza alla fede: dopo la conquista seguiva una opera intensa di conversione al credo islamico ma senza che esso fosse propriamente imposto .

Ciò spiega la presenza in tutto il mondo arabo di comunità cristiane come i Copti in Egitto, i Melkiti in Palestina, i Maroniti in Libano, i Caldei in Iraq (questi ultimi diventati improvvisamente notissimi perché ad essi apparteneva il vice premier iracheno Tareq Aziz) Nei paesi cristiani non venne ammesso invece il culto islamico e pertanto nei paesi "riconquistati" dai Cristiani (Spagna e Sicilia) non si trovano più comunità islamiche.

Anche nel mondo cristiano nel medio evo si assiste all'affermarsi della difesa armata della fede: in verità non si pensava, almeno in linea teorica, di diffondere il vangelo con le armi quanto di difendere il mondo cristiano dai suoi nemici.

Tuttavia in questo contesto veniva assimilato al martire anche il combattente per la cristianità, particolarmente nelle crociate.
Dante infatti fa dire al suo avo Cacciaguida , morto combattendo in una crociata:
"...e venni dal martiro a questa pace" (Paradiso, canto XV)

Molti partivano per le crociate per espiare propri peccati sicuri che avrebbero trovato certamente misericordia in quel Dio per il quale essi sentivano di combattere. Anzi fiorirono gli Ordini monastico-cavallereschi i cui membri si sentivano contemporaneamente monaci e guerrieri. Non stupisca troppo l'accostamento: nel medio evo sia il monaco sia il cavaliere si sentivano consacrati al servizio di Dio (cioé della giustizia, del bene) uno con la preghiera e l'altro con la spada : appariva quindi del tutto naturale che le due figure potessero fondersi.

Le due civiltà si sono confrontate alternando periodi e spazi di pace e di cambi con altri di guerra e distruzione: a Lepanto a Vienna e in cento altre battaglie, masse di cristiani e mussulmani si sono affrontati sanguinosamente, sicuri tutti di lottare per il vero Dio. Tuttora si celebra la supplica alla Vergine la prima domenica di ottobre in ricorrenza della vittoria di Lepanto.

Nel mondo cristiano poi il concetto di crociate si estese anche alle lotte contro cristiani di confessione diverse (eretici e poi Riformati): ad esempio una delle maggiori chiesa di Praga è dedicata a Panna Maria Vitezna (Madonna della vittoria) in ricordo della battaglia di Bila Hora ( Montagna bianca) nella quale nel 1620 i cattolici sconfissero i Riformati.



NEL MONDO D'OGGI

Una lunga tradizione laica si è affermata in Europa fra il 1700 e il 1900 e con essa l'idea della coincidenza fra il bene e una fede religiosa particolare è tramontata. Con essa anche la idea di Crociata nel senso guerriero originario del termine è stato definitivamente abbandonato.

Il termine "crociata " ha assunto semplicemente il significato di lotta in generale contro il male (crociata contro l'alcolismo, la droga, lo sfruttamento dei minori) da cui la famosa "gaffe" di Bush che parlando di lotta al terrorismo usò il termine di "Crusade" (crociata) nel senso laico ormai consolidato da secoli in Europa ma che nei paesi islamici conserva l'antico significato di aggressione dei Cristiani contro i mussulmani: cosi involontariamente Bush dava pienamente ragione a Bin Laden.

Anche il termine di "martire" in occidente ha assunto accanto a quello religiosa una connotazione anche laica: il martire è colui che si sacrifica per una causa ritenuta giusta e superiore. Abbiamo cosi il" Martiri" dell'indipendenza italiana e perfino si parlò di "Martiri fascisti" . Nel mondo cristiano il termine è tornato all'antico significato non violento abbandonando ogni indebita estensione guerresca.

Diversa è stata invece l'evoluzione del termine nel mondo islamico dove non si sono avuti secoli di laicismo come da noi.

Nel mondo contemporaneo si è ricominciato a parlare di "SHAHID"( Martire) islamico nella guerra Iran e Iraq degli anni Ottanta: fra gli iraniani un certo numero di giovanissimi avanzavano sui campi minati contro gli iracheni saltando sulle mine: sui loro passi avanzavano i soldati regolari iraniani. Il fatto destò orrore in Occidente ma nell'Iran di Komeini questi giovani furono onorati come "Martiri" e grande prestigio si riversava anche sulle loro famiglie. La pratica poi è dilagata fra i palestinesi: in questo caso però non si trattava piu di una guerra regolare e si uccidevano prevalentemente civili e quindi in occidente si parla di "terrorismo"

Infine si è passati quindi a colpire anche militari americani con numerosi attentati e infine il caso più clamoroso è stato certamente l'attacco alle torri di New York e al Pentagono del 11 settembre 2001: in questi ultimi casi non c'era nemmeno poi nessuna guerra in atto (come invece avviene in Palestina).



DIVERSI PUNTI DI VISTA

Un punto di vista che gli occidentali non possono condividere ( e che non riescono proprio a comprendere) è la riduzione di lotte politiche a lotte religiose. Agli occhi di un occidentale la lotta fra palestinesi e israeliani è una lotta politica. I sostenitori dei Palestinesi magari possono interpretarla come una aggressione dell'imperialismo e del capitalismo ma il fatto che gli israeliani siano di religione ebraica e i palestinesi mussulmani non assume rilevanza.

Insomma possiamo anche comprendere che una fede prometta ai suoi aderenti la grazia divina se combattono per essa ( è avvenuta sempre anche da noi) ma non vediamo nelle lotte del medio oriente alcuna lotta religiosa: nè gli europei né tanto meno gli israeliani pensano minimamente di distruggere l'Islam, di convertire con la forza i suoi credenti.

Si aggiunga che la GIHAD viene bandita contro gente anch' esse mussulmane: gli iraniani proclamarono GIHAD contro gli iracheni pur essi mussulmani e i "talibani" contro altre fazioni afgane pure esse profondamente religiose.

Ma secoli di laicismo rendono ormai incomprensibile al mondo europeo una parte di quello musulmano quello che noi definiamo comunemente "fondamentalista". Si noti per inciso che il termine "fondamentalista" è stato coniato per indicare movimenti cristiani radicali soprattutto in USA.

Ma bisogna pure comprendere questo punto di vista con l'avvertenza che "comprendere" non significa certamente "condividere".

Il "fondamentalista " crede che l'influenza dell'Occidente abbia modificato sostanzialmente la vita religiosa dell'Islam perchè nemmeno una parola del Corano puo essere modificata in quanto parole diretta di Dio. Ritiene quindi che i governi arabi più o meno legati all'Occidente e le "elittes" culturali vicine alla cultura occidentali (di destra o di sinistra) abbiamo tradito il vero Islam che deve essere quindi ripristinato. Usando il linguaggio dell'Ayotallah Komeini la lotta contro l'America (prototipo della cultura laicista occidentale) è la lotta contro il "grande satana" e venne combattuta soprattutto contro il "piccolo satana " (l'iraq di Saddam degli anni Ottanta): si tratta di una GIHAD (di una guerra santa) contro i nemici dell'islam nella quale lo SHAID (martire ) è pienamente giustificato.

Leggiamo direttamente le parole di un autore islamico: riportiamo un brano da " Compendio della Dottrina Islamica" di Allàmah Tabatabai testo di recente composizione proposto e tradotto dalla comunità islamica scita Italiana.

Dei casi di GIHAD

L’Islam fa guerra alle seguenti categorie di persone:

1) i politeisti, ovvero coloro che non credono all’Unicità di Dio, alla Profezia e alla Risurrezione. Costoro devono prima essere invitati all’Islam e illuminati sulle sue verità in modo tale che non rimanga loro piú alcun dubbio e che non abbiano piú alcuna scusa. Ora, se si convertono, divengono fratelli degli altri Musulmani e restano solidali con loro nella buona e nella cattiva sorte. Se invece, dopo aver compreso chiaramente la verità, si rifiutano di accettarla e di convertirsi, l’Islam agirà verso di loro secondo il dovere religioso della gihàd.

2) Gli Ebrei, i Cristiani e gli Zoroastriani, che la religione islamica considera come detentori di una religione rivelata e un libro ispirato e credenti all’Unicità di Dio, alla Profezia e alla Risurrezione. L’Islam permette alle comunità ebree, cristiane e zoroastriane, pagando un annuale tributo (chiamato “gizyàh”) alla società musulmana, di godere della sua protezione. Piú precisamente, lo stato islamico, in cambio di un’irrisoria somma di denaro che essi sono tenuti ogni anno a pagare ai Musulmani, dà loro la possibilità di godere della sua tutela, permette loro di conservare la propria indipendenza, di praticare liberamente la loro religione e, al pari dei Musulmani, avere protetta la vita, l’onore e beni. Essi debbono tuttavia guardarsi dal fare propaganda antislamica o dall’aiutare i nemici dell’Islam o dal compiere qualsiasi altro atto sfavorevole ai Musulmani.

3) I ribelli e i corrotti, ovvero i Musulmani ribelli che lottano armi alla mano contro l’Islam e i Musulmani, massacrando la gente. La società islamica lotta contro di loro sino a che non si arrendono.

5) I nemici dell’Islam che attaccano con l’intento di distruggerne le basi o con l’intenzione di rovesciare il governo islamico. In questo caso ogni Musulmano ha l’obbligo di opporsi a tali nemici e di trattarli al pari dei miscredenti harbí. Se gli interessi dei Musulmani e dell’Islam lo rendono necessario, la società islamica può temporaneamente concludere con i nemici dell’Islam un patto di non aggressione; non ha però il diritto di stabilire con loro rapporti di amicizia tali che le parole e il comportamento di questi empi influenzino negativamente i Musulmani, corrompendo le loro menti e la loro condotta".

Si noti l'integrale ritorno alle origini dell'Islam con la distinzione fra "Gente della scrittura" e politeisti con diverso trattamento mentre si ignorano completamente gli atei, la pretesa del tributo (gizyàh) dal valore altamente simbolico e come i punti 4 e 5 allarghino il concetto di GIHAD ponendo le basi a qualunque interpretazione: chi stabilisce quale siano poi i "comportamenti empi che influenzano negativamente i mussulmani" ? Certamente rientra fra essi il gioco d'azzardo, l'alcolismo la prostituzione, in fondo sono vizi anche per noi: ma rientra fra di essi anche la libertà religiosa, la democrazia, la parità dei sessi?

Non tutto il mondo musulmano è su queste posizioni: molti fedeli mussulmani non vedono affatto nella civiltà occidentale il grande satana, credono nella possibilità dell'inserimento dell'islam nel quadro di una cultura occidentale e moderna.

Ma vi è anche un altro islam che interpreta la Gihad come resistenza pacifica ideale,culturale.

Leggiamo quindi da Tariq Ramadan, docente di islamistica nell'università di Friburgo :
"Si parla oggi di conflitti di civiltà ed è vero che in primo piano c'è la dimensione globale: non si tratta pertanto di guerre in senso fisico ma di conflitti in senso ideologico. Il che cambia completamente l'approccio ed i parametri: del resto, Gruppi radicalizzati vorrebbero portarci su questo terreno nella gestione del diritto islamico per mezzo di vecchi concetti come dar al-harb e dar al-islam che, esprimendo "lo spazio della guerra" e "lo spazio dell'islam", propongono una visione binaria del mondo. Questo spostamento di senso è illegittimo, monco e pericoloso. Le prescrizioni islamiche in materia di "diritto di guerra" non lo permettono. Di fronte all'invasione culturale dell'Occidente ed al famoso "scontro" di civiltà, la maggior parte dei movimenti islamici non risponde con le armi e non pensa in termini di guerra armata. Per loro c'è ovviamente il Gihad, ma questa resistenza passa attraverso la promozione dei loro valori, della loro identità, attraverso l'educazione, l'impegno sociale, l'iniziativa economica. Nel cuore delle nazioni soffocate dal peso della dittatura e del sottosviluppo, resistono lottando continuamente per il pluralismo, la libertà d'espressione e la solidarietà. Essi parlano veramente di GIHAD ed è proprio di questo sforzo e di questa resistenza che si tratta. (Tariq Ramadan Peut-on vivre avec l’ Islam")

Noi riteniamo che il futuro del mondo dipende anche moltissimo da quale delle due tendenze riuscirà a prevalere nel dar al-islam (nel mondo musulmano).




NOTA ORTOGRAFICA

La trascrizione dei termini arabi in caratteri latini appare sempre complessa. Innanzi tutto vi sono notevoli differenze fonetiche fra l'arabo e le lingue europee: per la prima infatti le vocali assumono un valore secondario che invece è fondamentale per le seconde, e inoltre vi sono suoni fortemente aspirati assenti nelle lingue europee (solo in spagnolo vi la "J" che ha un suono paragonabile) e che vengono resi in genere con una "H" .La trascrizione è avvenuta nel passato tenendo presente il francese e in seguito, piu recentemente l'inglese e infine negli ultimi anni lo sviluppo di comunità islamiche in Italia ha portato ala traduzione delle opere arabe direttamente in italiano con l'adozione quindi delle regole fonetiche dell'Italiano: ne nasce una non piccola confusione grafica . Noi ci siamo generalmente attenuti alla trascrizione fonetica Italiana (preferendo cosi GIHAD al più noto inglese "JIHAD)



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ISLAM E CRISTIANESIMO

SHARI'AH la legge islamica

Prof. Giovanni De Sio Cesari
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Struttura:

INTRODUZIONE - CORANO E VANGELI - DIRITTO ROMANO e SHARI'HA
INTERPRETAZIONE DELLA SHARI'HA - INTERPRETI DELLA SHARI'HA

INTRODUZIONE

Nell'ambito mussulmano viene distinto il "DIN", cioè la volontà di vivere secondo la volontà di Dio dalla "SHARI'AH"che significa in arabo "via" o meglio "cammino verso la fonte ": con essa si intende l'insieme delle prescrizioni legali che sono considerate derivanti dalla Rilevazione divina. il "Din" esiste da sempre, anche nelle rivelazioni precedenti a Muhammad ma sono con Muhammad si è enunciata la legge definitiva, che non potrà mai essere modificata: la SHARI'AH,appunto

Spesso sentiamo che proviene dal mondo islamico la richiesta della proclamazione della SHARI'AH come legge fondamentale dello Stato valevole per di più anche per non mussulmani. Per noi occidentale la cosa pare inconcepibile: a nessuno verrebbe in mente di considerare i Vangeli come legge dello Stato: la richiesta, prima ancora che inaccettabile, apparirebbe a credenti e non credenti occidentali come una cosa davvero "bizzarra" .

Innanzi tutto Secoli di laicismo ci hanno reso del tutto naturale l'idea che le leggi dello Stato sono diverse da quelle religiose:le prime valgono per tutti i cittadini riguardano essenzialmente i comportamenti civili obbiettivamente osservabili: le leggi religiose invece riguardano solo i credenti e in genere fanno riferimento alle intenzione, al profondo della coscienza più che a comportamenti oggettivi. Reati e peccati sono cose ben diverse anche se spesso una stessa azione può essere l'uno e l'altro.Esemplificando se non ci si ferma al rosso di un semaforo si compie un "reato " ma l' "egoismo" è un grave peccato ma non è un reato anche perchè difficilmente definibile in termine di comportamento oggettivo. Vero è pero che l'assassinio è sia una reato che un peccato ma a noi appare chiarissima la distinzione

In secondo luogo poi le Sacre Scritture Cristiane non danno leggi immediatamente applicabili ma offrono principi generali dai quali non è possibile ricavare immediatamente precise regole di comportamento.

Ma dobbiamo pure renderci conto della differenza di vista islamico: occorre innanzitutto prendere in esame il differente carattere del Corano e dei Vangeli al riguardo



CORANO E VANGELI

Generalmente si ritiene che il Corano sia il corrispondente islamico dei vangeli: ciò può essere vero solo nel senso che gli uni e l'altro costituiscono il fondamento delle rispettive fedi. ma a parte ciò si tratta di testi del tutto disomogenei.

Esaminiamone brevemente alcune differenze

I Vangeli sono i racconti della vita di Cristo e riportano quindi, oltre le sue vicende, i principi fondamentali della fede. Secondo la tradizione due di essi sono stati compilati da testimoni oculari (Matteo e Giovanni ) e gli altri due da persone che raccolgono ricordi da testimoni oculari (Marco e Luca). I quattro testi appaiono chiaramente distinti: non tutti riportano gli stessi fatti, a volte i fatti sono riportati con qualche difformità, qualche volta appaiono delle contraddizioni. Tuttavia non vi sono contraddizioni fondamentali e la difformità è considerato effetto di diverse angolazioni che sempre abbiamo nel racconto di testimoni oculari, specie se poi la testimonianza è resa dopo molti anni. Anzi tali difformità sono state considerate dimostrazione della loro effettiva attendibilità storica. Comunque la tradizione cristiana li ritiene ispirati da Dio.

Il Corano (qu'ran: recitazione) non è un testo di storia come i Vangeli. Secondo la tradizione islamica esso riporta esattamente le parole che Dio ha affidato al Profeta che era analfabeta e quindi ha "recitato" le parole divine che solo in seguito sono state trascritte. Non si tratta quindi di un testo ispirato, come nelle Scritture Cristiane, ma opera diretta, immediata di Dio.

Ciò comporta anche un problema linguistico. La lingua nella quale Allah si è espresso è l'arabo: anche se esistono naturalmente traduzioni in tutte le lingue il vero Corano è pertanto solo quello in arabo e in arabo esso deve essere recitato: per questo motivo il termine arabo che indica Dio, cioè Allah, non viene tradotto e anche il nome del profeta che generalmente noi indichiamo in italiano con Maometto viene dai fedeli conservato in Muhàmmad

Nei vangeli invece non vi è una lingua privilegiata: Gesu parlava in Aramaico ma i Vangeli furono scritti in greco, la attuale versione "ufficiale" è in latino. Comunque non esiste una lingua di Dio: infatti la parola "Dio" e Gesu" vengono tradotte in tutte le lingue. Anche le lingue liturgiche quando esistono (latino, aramaico,copto, greco) non pretendono di essere lingue divine.

Il punto però essenziale è che i Vangeli danno principi generali e non norme di comportamento bel definite mentre il Corano oltre ai principi generali contiene precise prescrizioni che regolamentano chiaramente non solo il culto ma anche i rapporti sociali familiari e politici: da esso è possibile quindi estrarre una precisa "legge"

Facciamo qualche esempio per chiarire il problema

Per quanto riguarda l'adulterio ricordiamo il notissimo passo evangelico:
"Giovanni 8:3-11 - Allora gli scribi e i farisei gli condussero un donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo,gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio. Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?».....E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?»Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più».

Nel brano certamente non viene giustificato l'adulterio: non viene però indicato "come" e "se" la società costituita deve reprimerlo, in fondo non si rigetta nemmeno esplicitamente la lapidazione. Si affermano invece dei principi: il perdono e la comprensione verso chi ha peccato, soprattutto il riconoscere che tutti siamo peccatori: principi appunti, non regole specifiche la cui formulazione viene demandate ad altri

Nel Corano troviamo invece sullo stesso argomento:

Sura XXIV An-NûrLa Luce)

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.
2 Flagellate la fornicatrice e il fornicatore , ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell'applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell'Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione. ....
4 E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza . Essi sono i corruttori,
5 eccetto coloro che in seguito si saranno pentiti ed emendati. In verità Allah è perdonatore, misericordioso.
6 Quanto a coloro che accusano le loro spose senza aver altri testimoni che sé stessi, la loro testimonianza sia una quadruplice attestazione in [Nome] di Allah testimoniante la loro veridicità ,
7 e con la quinta [attestazione invochi], la maledizione di Allah su se stesso se è tra i mentitori.
8 E sia risparmiata [la punizione alla moglie] se ella attesta quattro volte in Nome di Allah che egli è tra i mentitori,
9 e la quinta [attestazione invocando] l'ira di Allah su sé stessa se egli è tra i veritieri.

Non vi è solo e tanto un principio ma una pena precisa e anche un procedimento giudiziario ben definito: si vogliono indicare al fedele precise regole di comportamento alle quali attenersi

Rileggiamo il brano evangelico forse più noto,quello del "porgi l'altra guancia"
Luca 6:29-35 (passim ) ... a chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi ti toglie il tuo, non glielo ridomandare.....E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? ........Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi.

Certamente sarebbe umoristico pensare a una società cristiana nella dei teppisti potrebbero andare in giro a picchiare e rubare senza che i fedeli potessero reagire nè è pensabile che dei risparmiatori affidino il loro danaro alle banche senza essere certi di poterlo riavere. Si enuncia ancora un principio di amore , di perdono, di sacrificio personale e non di regole di civile convivenza.

Nel corano invece leggiamo:
Mâ'ida (La tavola imbandita)
...38 Tagliate la mano al ladro e alla ladra , per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è eccelso, saggio. ...

Al-Baqara (La Giovenca)

275 Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: "Il commercio è come la usura!". Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l' usura.



Viene enunciata una precisa pena per i ladri, viene chiarito la differenza fra il commercio lecito e l'usura non lecita

Nei Vangeli quindi in effetti sono contenuti dei principi generali ai quali il cristiano deve attenersi ma non vi sono regole definite di comportamento sociale. Esse vengono demandate ad altri. In effetti la Chiesa ( o meglio le molte chiese cristiane ne di fatto esistenti) hanno elaborate regole e leggi abbastanza precise nel corso dei secoli. Si tratta pero di prescrizione fatte alla luce dei principi e quindi possono essere sempre riviste, aggiornate, adattate ai tempi nuovi

Nel Corano invece non si tratta solo di principi generali, ma di vere e proprie regolamentazioni che provenendo direttamente da Dio non possono essere trasgredite: possiamo quindi pensare a una legge di Dio effettivamente utilizzabile nella vita civile,



DIRITTO ROMANO E SHARI'AH

Il Cristianesimo e l'Islam si svilupparono in ambienti profondamente diversi al punto di vista giuridico. L'impero romano aveva un impalcatura giuridica fortissima. Anzi possiamo dire che il vero contributo dato alla civiltà dai Romani fu proprio il diritto e il diritto romano, come è noto , è stato alla base del diritto comune in Occidente fino ai tempi moderni e anche tuttora vengono impiegati termini latini. I cristiani non intesero mai contravvenire alle leggi dell'Impero Romano secondo il detto evangelico:
Marco 12:17 Allora Gesù disse loro:
«Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio»

Anzi, poichè erano accusati e perseguitati come nemici dell'Impero essi furono sempre molto attenti ad osservarne le leggi a meno che non fossero assolutamente contrari ai principi religiosi: ma in effetti le leggi romane in generale non obbligavano a nulla che fosse contrario ai precetti cristiani anche se permettevano molte cose che non erano compatibili con essi: pertanto un cristiano poteva praticare la sua religione senza contravvenire alle leggi dello Stato: In effetti l'unica norma che essi non osservavano era quella di sacrificare all'imperatore come a un Dio. Ma questa non era una vera e propria norma giuridica, era solo una imposizione politica del tutto estranea alla tradizione giuridica romana , una "finzione" a cui d'altra parte nessuno credeva veramente,

L'Islam invece sorge nell'ambiente arabo in cui non esistevano che consuetudini tribali rozze e incerte, niente di lontanamente paragonabile alla sapienza giuridica romana: nessuna meraviglia quindi che la nuova religione prevedesse anche delle norme di carattere giuridico vere e proprie che dessero ordine alla nascente società islamica.

Anche con il crollo della Impero Romano e il tramonto della civiltà antica non vennero meno tuttavia i principi del diritto romano che lentamente assorbì le rozze norme barbariche e in tutto il medioevo e fino al gli albori della civiltà moderna almeno teoricamente e idealmente il diritto "comune" veniva fatto risalire a quello romano.

Nell'Islam invece in tutte le terre conquistate si affermò invece la SHARI'AH come diritto comune: il ritorno ad essa quindi si pone nei paesi islamici non solo come un fatto religioso ma anche come un ritorno al diritto tradizionale in opposizione alle norme giuridiche imposte dall'Occidente.

Chiariamo con un esempio Le scritture cristiane santificano il matrimonio, esaltano la famiglia ma non accennano minimamente a norme di diritto successorio e familiare. Anzi, per quanto possa sembrare strano in nessun luogo dei Vangeli si accenna alla monogamia che pur tuttavia è una caratteristica peculiare del Cristianesimo. Il sistema parentale e il diritto successorio tuttora vigente in Occidente sono sostanzialmente quelli romani

Nel Corano invece vi sono precise norme per quanto riguarda l'eredita, il matrimonio, il divorzio dalle quali è possibile ricavare un preciso e circostanziato diritto familiare e successorio.

Tutto ciò fa si che mentre il diritto in Occidente è visto come cosa distinto dai precetti religiosi e pertanto riformabili in base a considerazioni sociologiche e ambientali invece nel mondo mussulmano diritto e religione finiscono con il coincidere ponendo il difficile problema del suo adeguamento al mutare delle realtà storiche

insomma nessun problema per un cristiano modificare il diritto successorio:la società lo ha creato, la società può cambiarlo. Ma per un mussulmano la prospettiva può essere molto diverso: se nel corano è scritto
n-Nisâ' (Le Donne)
Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine. Se ci sono solo femmine e sono più di due, a loro [spettano] i due terzi dell'eredità, e se è una figlia sola, [ha diritto al] la metà. Ai genitori [del defunto] tocca un sesto, se [egli] ha lasciato un figlio. Se non ci sono figli e i genitori [sono gli unici] eredi, ...

Queste sono parole di Dio, espresse nella lingua araba come tali irreformabili, atemporali. nessuna considerazione di carattere storico, sociale e di alcuna altra natura possono scalfire ciò che Allah nella sua infinita sapienza ha prescritto e ciò che ha prescritto non e un principio generale ma una precisa casistica

La SHARI'AH inoltre si pone come una legge naturale, una giusta organizzazione della società anche al di là della fede religiosa e in questo senso anche come applicabile al di fuori della società religiosa da cui la pretesa che essa sia applicabile come legge dello stato anche a minoranze non islamiche. Vi è la fortissima persuasione che la SHARI'AH si affermerà anche nei paesi occidentali

Scrive Abu l'Ala Maududi, importante teorico pakistano:

Ancora ai nostri giorni, certuni non apprezzano tutti i meriti di questo codice (cioè la SHARI'AH), ma il progresso getterà su di esso nuova luce e metterà in evidenza la sua superiorità.

Il mondo, bon gré mal gré, si orienta verso la direzione indicata da molto tempo dal Codice divino. Moltissimi che rifiutavano di accettarlo sono, adesso, dopo secoli di tentativi alla cieca, di prove e di errori, obbligati a adottare certe disposizioni di questa Legge.Coloro che negavano la veridicità della Rivelazione ed accordavano tutto il credito alla nostra fallibile ragione umana, dopo aver commesso gravi errori e vissuto sgradevoli esperienze, adottano, in una forma o nell'altra, le disposizioni della SHARI'AH. Ma quale perdita. Ed ancor oggi ciò è fatto solo parzialmente! (Abu l'Ala Maududi: conoscere l'islam : traduzione in italiano dell'originale in Urdu "Risalaediniyat", proposto dal Centro Islamico di Bologna.)

In Occidente crediamo che i principi della nostra legislazione finiranno con l'imporsi anche nei paesi mussulmani anzi giudichiamo il livello di civiltà di un paese mussulmano dalla adozione di principi occidentali e pensiamo che a Cabul le donne presto riporranno il burqa fra le curiosità del passato : specularmente in Afganistan si crede seriamente e vivamente che un giorno anche a Parigi e a New York le donne andranno velate.



INTERPRETAZIONE DELLA SHARI'AH

Le leggi della SHARI'AH possono apparire chiare ed inequivocabili. Tuttavia la loro effettiva , reale applicazione è tutto altro che semplice. Vediamone i motivi.

Le fonti della SHARI'AH sono oltre che al Corano e alle "hadith" (detti attribuiti al profeta,) la "Sunna" cioè il commento svolto nei secoli successivi dagli esperti. La Sunna non viene però accettata dagli Sciti che hanno un loro tradizione di commento

L'ìnsieme delle legislazione viene definita "Al fiqh" e a sua volta si divide in almeno quattro distinte scuole che secondo alcuni sono comunque complementari

Le norme sono molte e devono essere armonizzate, interpretate per essere effettivamente applicate. Anzi più le norme sono numerose più è problematica la loro effettiva applicazione. Nell' ordinamento giuridico italiano esistono un numero enorme di norme legislative ben specifiche e particolareggiate eppure gli avvocati sanno bene che nessuna causa è mai sicuramente vinta in partenza. E' sempre possibile che gli avvocati riescano a trarre fuori un eccezione procedurale, un cavillo, un'altra norma in contrasto. Si pensi per esempio alla occupazione delle scuole da parte degli studenti: teoricamente sarebbe un reato gravissimo passibile di pene severe: in effetti forze dell'ordine , magistratura e autorità scolastiche non intervengono effettivamente in quanto ormai il fatto è tollerato, sentito sostanzialmente come un momento di libera espressione politica e sociale.

Anche per la SHARI'AH abbiamo fatti simili.
Ad esempio è vero che vi è la condanna severissima per l'adulterio pero è anche vero che occorrono quattro testimoni oculari cosa che in effetti è pressocchè impossibile per cui alcuni interpreti vedono la norma più come un principio simbolico, teorico, che come una effettiva possibilità. Ad esempio Tariq Ramadan, docente di Islamistica all'università di Friburgo sostiene:
Certo, queste pene sono menzionate nei testi di riferimento, ma sono accompagnate da clausole di condizionalità che determinano la loro applicazione in modo molto preciso e rigoroso.... quattro testimoni devono aver visto le persone durante l'atto sessuale, in flagrante delitto, e testimoniare quindi quello che hanno visto. L'applicazione di queste pene è quasi impossibile tenuto conto delle condizioni che si devono riunire per farle rispettare. Tuttavia, ciò che sottolineano come insegnamento, è che la fornicazione e l'adulterio sono cose gravissime davanti a Dio, allo stesso modo che sul piano sociale. (Tariq Ramadan: Peut-on vivre avec l’ Islam ?)

Se viene previsto,il taglio della mano del ladro tuttavia viene anche ricordato un episodio:
....la minaccia che Omar aveva fatto ad un ricco che era venuto da lui per lamentarsi del suo impiegato che lo aveva derubato. Omar interrogò l'impiegato il quale affermò che il suo padrone non gli dava abbastanza per vivere e che egli si trovava dunque obbligato a rubare. Omar si voltò verso il datore di lavoro e lo minacciò di prendersela con lui anzichè col povero e di tagliargli entrambe le mani se non dava il necessario per vivere al suo impiegato. (Tariq Ramadan: Peut-on vivre avec l’ Islam?)

Pertanto il furto se fatto in stato di bisogno non deve essere punito almeno con una pena cosi grave e alla fine ogni furto poi viene fatto per bisogno.

La Gihad (guerra santa) puo essere intesa non come azione belliche ma come confronto culturale, ideologico, come pacifica propaganda religiosa:
Di fronte all'invasione culturale dell'Occidente ed al famoso "scontro" di civiltà, la maggior parte dei movimenti islamici non risponde con le armi e non pensa in termini di guerra armata. Per loro c'è ovviamente il jihad, ma questa resistenza passa attraverso la promozione dei loro valori, della loro identità, attraverso l'educazione, l'impegno sociale, l'iniziativa economica. Nel cuore delle nazioni soffocate dal peso della dittatura e del sottosviluppo, resistono lottando continuamente per il pluralismo, la libertà d'espressione e la solidarietà. Essi parlano veramente di jihad ed è proprio di questo sforzo e di questa resistenza che si tratta (Tariq Ramadan: Peut-on vivre avec l’ Islam)

Da questa prospettiva la SHARI'AH puo essere agevolmente adattata a mutate condizioni economiche e sociali senza contravvenire per questo alle prescrizioni coraniche.
Esiste pero tutta un'altra scuola di pensiero quella che noi definiremmo "fondamentalista" che intende effettivamente tornare alla lettera proprio del Corano. considerando ipocrisie e infingimenti colpevoli le interpretazioni "progressive"

Se il Corano cosi prescrive , al ladro deve essere "effettivamente" tagliata la mano, l'adultera deve essere "effettivamente" lapidata, la guerra santa portata "effettivamente" contro gli infedeli.

La disputa può essere paragonata in qualche modo a quella che si agitò nel mondo cattolico nel 600 fra Gesuiti e Giansenisti . I Gesuiti riaffermavano in modo intransigenti i principi cattolici ma poi li applicavano con molta cautela e misura, introducendo la famosa "casistica" secondo la quale bisogna sempre tener presente il caso particolare e specifico che può offrire un gran numero di eccezioni e di adattamenti. Con questo spirito nei" Promessi sposi" Lucia si vede annullato il voto di "verginità" dal pure austero padre Cristoforo perchè si era prima promessa a Renzo e avrebbe quindi chiedere prima a lui il permesso prima di pronunciare il suo voto.( e figurarsi se mai Renzo lo avrebbe dato!)

I Giansenisti invece ritenevano posizioni del genere false , "ipocrite" : un principio è un principio è va applicato sempre, integralmente ,qualunque siano le condizioni e le conseguenze

Le due correnti non si limitano al 600 ma sono state sempre sempre presenti nel mondo cristiano e lo sono tuttora: c'è chi intende adattare il cristianesimo ai tempi moderni e chi ritiene che esso non deve concedere nulla alla "modernità"

Il problema nel mondo musulmano è però particolarmente acuto in questo momento storico in cui il confronto con la civiltà portato dall'Occidente assume aspetti drammatici. Una interpretazione tradizionalista della SHARI'AH isolerebbe irrimediabilmente il mondo musulmano d quello che noi chiamiamo "progresso civile" facendo piombare quel mondo in quello che noi chiamiamo "medioevo": una interpretazione estensiva invece agevolerebbe l'intesa con l'Occidente .

Non è possibile prevedere attualmente quale sarà la scelta dell'Islam: è nostra personale sensazione ( ma non suffragata da elementi oggettivi) che la prima prevalga nelle "elittes" culturali mentre la seconda invece nell'ambito di quello che noi occidentali definiamo "clero" islamico e conseguentemente nelle masse islamiche.

Si pone allora il problema di chi ha l'autorità di interpretare la SHARI'AH



INTERPRETI DELLA SHARI'AH

Il problema della interpretazione nell'ambito mussulmano e particolarmente difficile per la organizzazione stessa della società religiosa mussulmano

Nel cristianesimo noi abbiamo una organizzazione gerarchica molto chiara. In particolare nella Chiesa Cattolica abbiamo un clero chiaramente distinto dai laici, dei vescovi preposti a ogni comunità, conferenze episcopali nazionali e soprattutto il Papa come capo supremo e Vicario di Cristo e inoltre periodicamente i Concili Ecumenici. Anche se le " anime" nel cattolicesimo sono tante tuttavia è possibile definire chiaramente quale siano i principi e gli orientamenti generali: ciascun fedele ha si un'ampia gamma di libere scelte personali ma se non condivide gli orientamenti generali e di fondo è "fuori" dalla Chiesa anche se l'istituto della scomunica non viene più usato. Organizzazione analoghe anche se ristrette all'ambito di una sola nazione si trovano nelle Chiese Orientali Ortodosse. Le Chiese Riformate hanno anche esse una loro organizzazione anche se meno rigida

Ma nel mondo dell'Islam le cose sono molto diverse. Innnanzi tutto, come nella concezione del sacerdozio universale di Lutero, non esistono sacerdoti distinti dai fedeli. Soprattutto però non esistono gerarchie religiose. Noi parliamo spesso di clero mussulmano: in effetti esistono persone che si dedicano espressamente alla religione:vi è chi guida la preghiera nelle mosche e e quindi soprattutto puo rivolgersi ai fedeli un discorso (corrispondente alla omelia della messa cattolica) , abbiamo esperti di diritto islamico, studiosi della Corano, maestri delle scuole coraniche , uomini particolarmente pii. Manca però una organizzazione che medi, che dia pareri generali, che insomma possa parlare per tutti.

Anche nei rapporti con la società e le autorità italiane ci troviamo di fronte a questo problema. Nel nostro paese infatti si sono stipulati concordati analoghi a quelli per la chiesa cattoliche con molte altre chiese che pure hanno consistenza numerica molto limitata. Non è stato possibile però stipulare una concordato con i mussulmani perchè non esiste una "chiesa" mussulmana, cioè una organizzazione che li rappresenti. Anche quando cerchiamo di conoscere gli orientamenti dei mussulmani in Italia non sappiamo bene a chi rivolgerci perchè non è chiaro "chi rappresenti chi": nei dibattiti televisivi si invitano spesso sedicenti "rappresentanti" mussulmani ma essi parlano a nome personale e non si sa mai quanto le loro idee siano effettivamente condivise dagli altri fedeli dell'Islam. In sostanza se vogliamo conoscere l'orientamento di una chiesa cristiana individuiamo chiaramente le persone che hanno la "autorità" per farlo, ma presso i mussulmani non esistono "autorità" ma solo persone che hanno un loro "prestigio" in un ambito più o meno ampio per cui sussistono i pareri più diversi.

Ad esempio, per quanto riguarda il famoso " velo islamico" abbiamo pareri affatto diversi:alcuni ritengono che deve essere integrale (burqa) altri si limitano a coprirsi il viso (chador) per altri basta solo coprirsi i capelli e altri ancora non lo usano affatto: tutti sono convinti di attenersi al Corano ma nessun è in grado di dare una "interpretazione autentica" valevole per tutti

L'ayatollah Koimeni non era il "capo" degli Sciti e nemmeno il capo degli Sciti iraniami ma solo una persona che ha avuto nel suo paese e anche fuori di esso un grande prestigio e autorità:egli proclamò la GIHAD contro gli iracheni ma fu smentito da altre "autorità" religiose di altri paesi mussulmani:

Il famoso Mullah Omar ,capo del Talebani afgani in effetti era un oscuro "prete" di provincia di cui praticamente non si sapeva niente eppure a un certo punto impose regole di comportamento che proibivano di far udire il suono dei passi femminili , la musica la televisione e addirittura i giochi dei bambini ( il famoso divieto di far volare gli aquiloni) ,tutte regole che non vigevano in nessun altra parte dell'Islam e che furono aspramente criticati anche dai non certi "moderati" Ayatollah iraniani . In base a quale autorità il Mullah Omar poteva dettare queste regole? la risposta è che erano leggi contenute nel Corano o nella tradizione islamica e quindi l'autorità derivava da Allah stesso e non certo da Omar che era un semplice lettore o studioso (taliban) delle Sacra Libro. Con questo criterio ognuno finisce con il leggere quello che gli pare nel Corano e considerarlo come l'unica, assoluta sicura volontà divina e tutti gli altri come nemici della "vera" fede con effetti veramente devastanti.

Accade cosi che anche Bin Laden che non rivestiva nessun ruolo nell'ambito religioso si è sentito in diritto di proclamare la GIHAD contro gli americani e, assicurando il paradiso ai suoi seguaci , scatenare una crisi internazionali dagli effetti incalcolabili.

Abbiamo cosi una legge che se da una parte appare rigida e irriformabile, dall'altra parte presenta applicazione concreta reale quanto mai incerta perchè non esistono persone che hanno una specifica, riconosciuta autorità per farlo.

Insomma è come se noi volessimo applicare le leggi italiane senza pero che esistessero magistrati con precise competenze individuate dalle leggi stesse.

Un fenomeno simile esiste anche nel mondo cristiano : soprattutto negli Usa: proliferano sette che proclamano di attenersi strettamente alle Sacre Scritture: cosi c'è chi pensa che anche la poligamia sia lecita, chi rifiuta le trasfusioni di sangue, chi pensa che sia essenziale santificare il sabato e non la domenica , chi sostituisce alla medicina la preghiera, chi vuole il ritorno integrale alla natura, Molti sono in buona fede, alcuni lucrano sulla buona fede dei molti.

Il fenomeno pero è diverso: innnazitutto le sette interessano un numero in genere molto limitato di persone e soprattutto non intendono imporre le proprie leggi a tutta la comunità e quindi si esauriscono nell'ambito dell'ampia libertà religiosa vigente a meno che non rientrino nei reati di truffa, violenza e simili.

Nel mondo islamico invece la SHARI'AH si pone come una legge della società nella sua interezza: ma in concreto chi decide la sua effettiva applicabilità ai casi singoli e particolari ?

La mancanza di una risposta precisa pone problemi gravissimi, apre la strada a ogni estremismo, a ogni interpretazione faziosa e strumentale.

Prof. Giovanni De Sio Cesari
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ISLAM E CRISTIANESIMO
DONNA E ISLAM

Prof. Giovanni De Sio Cesari
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Struttura
Introduzione - Osservazioni preliminari - Gesu, Maometto e le donne - Gerarchia uomo donna - Celibato - Tradizioni religiosa - Potere politico - Civiltà cortese - Poligamia e monogamia - Matrimonio - Situazione pratrimoniale -- Divorzio Velo Islamico - Considerazioni conclusive

INTRODUZIONE

In ogni conversazione in cui si parla dell'Islam il discordo si appunta soprattutto sulla condizione femminile. I mussulmani vengono accusati di disconoscere i diritti della donna, la sua libertà, la sua dignità: il mussulmano si risente fortemente, parla di mistificazione, di incomprensione e proclama che l' Islam, al contrario, dà alla donna onore, dignità e sicurezza:
"L'Islam garantisce diritti sociali e civili alle donne. Oggi le persone pensano che le donne occidentali sono libere e che il movimento per la libertà delle donne sia iniziato nel XX secolo.
Per noi musulmani il movimento di liberazione della donna non e' stato ispirato da persone ma e' stato rivelato da Allah ad un uomo nel VII secolo chiamato Muhammad (SAAS), meglio conosciuto come l'ultimo profeta dell'Islam. Il corano e le tradizioni del Profeta ( hadith o sunnah) sono le fonti da cui ogni donna musulmana fa derivare i suoi diritti e i suoi doveri.
L’Islam , 14 secoli fa, fece delle donne degli esseri uguali in tutto e per tutto agli uomini per quanto riguarda la glorificazione il rivolgersi ad Allah concedendo loro opportunità senza limiti per il loro progresso morale".

(da "World of Islam")

Certamente il problema della posizione della donna non solo è il più appariscente ma è effettivamente fondamentale: la posizione della donna infatti determina fortemente la vita di ogni giorno, dà veramente il tono di una società e di una cultura. Non dobbiamo però finire in polemiche nelle quali ciascuno afferma il proprio punto di vista e biasima quello dell'altro: cercheremo in questo articolo di approfondire gli aspetti fondamentali della questione mettendo a confronto la posizione dell'Occidente cristiano e l'Islam senza dare, nei limiti del possibile, giudizi di valore che rifletterebbero solo i valori della civiltà di appartenenza ma non chiarirebbero il problema e non ci aiuterebbero a comprendere gli altri.



OSSERVAZIONI PRELIMINARI

1a Osservazione

La comprensione della posizione della donna nelle due civiltà non può partire da confronti di situazioni disomogenee. Non possiamo ad esempio confrontare la posizione di una contadina di qualche sperduto villaggio montano dell'Afganistan con una "manager" di una metropoli occidentale, nè possiamo confrontare situazioni reali effettivamente diffuse con modelli ideali e teorici che sono poi largamente disattesi nella realtà concreta. Bisogna tener presente nei confronti se si tratta di modelli ideali o realmente diffusi, di condizione socio-economiche disagiate o elevate , di eccezioni o di situazioni comuni.

2a Osservazione:

Bisogna tener presente un dato di fatto che spesso tendiamo a dimenticare: In tutte le grandi civiltà civiltà ( cristiana, mussulmana, indiana e cinese) i rapporti fra l'uomo e la donna sono stati sempre improntati a due principi:

*

gerarchia fra uomo e donna
*

divisione del lavoro,: la donna si occupa della casa, della famiglia, tutto il resto spetta all'uomo

I due principi sono distinti e sono apparsi come fatti naturali, autoevidenti, sostanzialmente mai messi in dubbio : solo modernamente in Occidente si presume che il secondo principio generi il primo.

I due principi sono stati messi in discussione e superati solo in tempi recentissimi: si pensi che fino al 1974 erano recepiti dal nostro diritto di famiglia e recitati agli sposi all'atto del matrimonio. Attualmente viene sancita la piena parità nell'ordinamento giuridico e nei principi teorici: notiamo però che si tratta ancora di principi ideali perchè in realtà i due principi continuano ad operare largamente nelle realtà effettiva dell'Occidente. Esulerebbe dal nostro assunto approfondire il problema: a mò di esempio notiamo che il matrimonio, da noi ha come presupposto che l'uomo abbia un lavoro: il lavoro femminile invece non è condizione nè sufficiente nè necessaria.

Sarebbe quindi irragionevole pretendere di trovare nella tradizione islamica il superamento dei due principi che solo attualmente, e in buona parte solo teoricamente, sono superati in Occidente

3a Osservazione:

Nell'ambito dei due principi sopra enunciati la condizione della donna può assumere una gamma ampissima di posizione. Alla fine dell'800 la posizione della Lady inglese e quella della odalisca dell'harem erano retti dai due stessi principi della gerarchia e delle divisione del lavoro, eppure erano tanto diverse ! Se in Cina la donna camminava per strada due passi dietro l'uomo, in Occidente l'uomo cedeva il passo alla donna, si scopriva il capo davanti a lei , le baciava la mano, aveva un atteggiamento di riverenza "religiosa" verso di lei: eppure i due principi erano operanti sia in Cina che in Occidente. Occorre quindi andare al di la della enunciazioni generali per cogliere differenze sostanziali



GESU, MAOMETTO E LE DONNE

Nei vangeli appare che le donne godano di ampia considerazione. A parte la figura di Maria vi sono quelle che la tradizione poi ha denominate le" pie donne" che seguono Gesu ed egli stesso spesso si rivolge ad esse. WIlliam Reich parlò di una concezione "matristica" dei Vangeli : in realtà però solo agli uomini veniva riconosciuto il ruolo di "apostoli" e tuttora (salvo qualche confessione protestante) il ruolo di sacerdote (e quindi anche di vescovo) viene riservato solo agli uomini

Maometto anche mostra di avere considerazione delle donne: viene riferito che consulta sempre la moglie Cadigia e poi le altre mogli e figlie che conduceva anche alla guerra e non mancano nel Corano riferimenti particolari alle donne

An-Nisâ'(Le Donne)

Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene" .

Al-Baqara(La Giovenca)

Esse sono per voi una veste e voi siete una veste per loro."

l migliore dei credenti è colui che ha Il carattere migliore e i migliori di voi sono coloro che trattano meglio degli altri le loro mogli.

Laddove invece vi è una assoluta differenza è nei rapporti matrimoniali. Gli apostoli, come anche il precursore Giovanni Battista, appaiono celibi e solo pensare a rapporti matrimoniali del Cristo sarebbe considerato un'orribile bestemmia.

Maometto ebbe invece un atteggiamento che definiremmo singolare:sposò Cadigia, una ricca vedova di circa 15 anni piu anziana il che sarebbe strano anche per i parametridi giudizio moderni. Il matrimonio comunque fu felice, Maometto fu marito fedele, ebbero sei figli e Cadigia fu la sua prima seguace. Alla sua morte però Maometto, ormai gia uomo maturo, cambiò atteggiamento: sposò da 10 a 15 mogli giovanissime, intorno a 12 anni : ovviamente non si possono però applicare a questi comportamenti criteri e valori moderni che li condannerebbero duramente.

Anche la progenie di Maometto è fatto importante per i Mussulmani: gli Sciti si staccano dagli altri mussulmani proprio perche ritennero che la guida religiosa debba spettare a un parente di Maometto stesso

In seguito principi e potentati vari hanno cercato di rivendicare una propria parentela con il profeta. Persino Saddam Hussein si proclamò discendente dal Profeta senza che naturalmente alcuno gli credesse.

Nulla del genere naturalmente avviene nel mondo cristiano nel quale l'unica discendenza presa in considerazione è solo di carattere spirituale



LA GERARCHIA UOMO DONNA NELLE SCRITTURE

Nei Vangeli non si tratta mai esplicitamente della gerarchia fra uomo e donna, nessun precetto particolare viene enunciato. Nelle lettere abbiamo invece un passo fondamentale dell'apostolo Paolo:
Efesini 5:23-33

il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.

Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei,per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.

Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola.Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa.Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama sé stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

Viene richiamato il principio di gerarchia uomo- donna (l'uomo è capo della donna) ma è contemperato con un paragone mistico (Cristo e la Chiesa) e dal richiamo all'amore che deve unire i coniugi

Nel Corano invece la preminenza maschile viene enunciata con bel altro rigore:
Sura IV An-Nisâ' (Le Donne

34 Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande

Come si vede la prevalenza dell'uomo dipende dalla volontà di Dio e dall'ordine sociale. Se la donna non si sottomette all'uomo questi prima la rimprovera, poi interrompe i rapporti intimi con lei (si presuppone la poligamia) e alla fine passa a batterla. Se la donna però si sottomette non deve essere più maltrattata.

il passo per una sensibilità moderna risulta assolutamente inaccettabile particolarmente per quanto riguarda il percuotere la donna ma in realtà è in linea con la prassi tradizionale non solo dell'Islam. Anche S. Agostino nell'ambiente romano di qualche secolo prima parlando della madre Monica notava che:
"Molte altre matrone, pur sposate a uomini più miti del suo, portavano segni di percosse che ne sfiguravano addirittura l’aspetto, e nelle conversazioni tra amiche deploravano il comportamento dei mariti "

(Agostino,Confessioni,libro IX)

e Trilussa ancora agli inizi del 900 faceva dire a una popolana.
" me mena o non me mena? è mio marì e può far quello che glie pare."

Ha fatto qualche anno fa grande scalpore in Spagna un passo di un libro di un devoto Iman nel quale si suggeriva ai mariti metodi di battere le proprie mogli in modo che non risultassero poi segni rilevabile a un esame medico per non incorrere nei reati di violenza contemplati dalle leggi spagnole. L'iman si stupiva del clamore e ribatteva che aveva solo dato qualche utile consiglio pratico.

Il problema va ricondotto al concetto di Shari'ah e alla sua interpretazione. Una interpretazione estensiva può superare il problema e avvicinare alla sensibilità occidentale: un'interpretazione letterale invece lo rende insuperabile: il devoto mussulmano che vuole alla lettera seguire il Corano, che è parola non di Maometto ma di Dio stesso "deve" pretendere ubbidienza dalla moglie, "deve" alla fine giungere anche a costringerla con la violenza. ( per il problema vedi: "Shari'ah: "la interpretazione" e "gli interpreti"



IL CELIBATO

Il Cristianesimo, anche per la tradizione evangelica ed apostolica a cui abbiamo gia accennato, si mostra poco incline alla valutazione della sessualità e del matrimonio tanto che la Chiesa è stata accusata,n tempi moderni., anche di "sessuofobia" i

in realtà il Cristianesimo non è contrario al matrimonio, anzi la tradizione lo eleva a Sacramento e lo carica di significato religioso e tuttora il Cristianesimo fa della famiglia un proprio valore fondamentale. Tuttavia si ritiene che lo stato del celibato (e nubilato) sia più consono a chi vuol dedicarsi interamente al servizio di Dio come dice l'apostolo Paolo. :
"Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore;ma colui che è sposato si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere alla moglie e i suoi interessi sono divisi. La donna senza marito o vergine si dà pensiero delle cose del Signore, per essere consacrata a lui nel corpo e nello spirito; mentre la sposata si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere al marito".(Corinzi 7:32-34)

Pertanto il celibato diventa uno stato superiore al matrimonio e ai celibi in effetti viene riservato un posto di rilievo nella chiesa (il sacerdozio, soprattutto):fra coloro che hanno fama di santità non mancano i coniugati ma la grande maggioranza non è sposata.

Si noti pure che il pensiero cristiano fu elaborato da uomini che facevano voto di celibato e pertanto per essi la tentazione più forte erano proprio le donne: questo spiega anche certi atteggiamenti misogini e se vogliamo anche "sessuofobici"

Nel mondo mussulmano invece non avviene nulla di simile: il profeta stesso abbondava in fatto di mogli e mai fu considerato auspicabile o superiore lo stato del celibe, anzi in genere il matrimonio viene considerato un dovere. La conseguenza sul ruolo e la figura della donna di questa duplice tradizione è stata notevole e ha avuto conseguenza contrastanti Nella tradizione cristiana la donna intesa come portatrice di sessualità viene identificata con la tentazione da evitare ma d'altra parte essa non è solo considerata solo come moglie e madre e quindi assume un ruolo rilevante nell'ambito di tutta la comunità religiosa. Nell'Islam invece la mancanza del celibato (e soprattutto del nubilato ,anche per la poligamia) riduce il ruolo della donna solo all'essere moglie e madre: in questo unico ruolo la donna può dare molto ma ben difficilmente può avere un posto di rilievo nella società



LE TRADIZIONE RELIGIOSE

Nella tradizione cristiana la donna ha quindi assunto una grande rilevanza nella comunità religiosa, cosa che invece non è accaduto in quella islamica. Innanzitutto già al tempo delle persecuzioni i martiri erano sia donne che uomini. Anzi una particolare rilievo assumevano le fanciulle che accettavano il martirio "le teoria delle vergini e martiri": la devozione della recita del rosario pare che si origini proprio dalla preghiera che si recitava su ogni "rosa" che adornava le fanciulle che andavano al martirio. Nello Islam lo Shahid (martire : vedi GIHAD) era soprattutto un guerriero e quindi la donna era esclusa.

Altre donne cristiane furono figure di rilievo per la conversione dei mariti in particolare al tempo delle invasioni barbariche di principi pagani o ariani. La shari'ah invece proibisce alle donne mussulmane di sposare un non mussulmano e quindi nessun rilievo alle donne in questo campo

Il contributo femminile fu poi grandissimo in tutti gli ordini religiosi: furono più numerose degli uomini e ogni figura di grande santo fondatore di ordine religioso ebbe un suo equipollente donna (S. Benedetto e Santa Scolastica, S. Francesco e S.Chiara.),il culto delle sante non ebbe meno importanza di quello dei santi

Nell'Islam non esistono ordini religiosi riservati ai celibi, il "clero" è esclusivamente maschile ( come nel Cristianesimo) e pertanto la donna non potè mai assumere un posizione di rilevanza.

Soprattutto poi Maria " la signora per eccellenza ("madonna", "dame"," frau", "panna" secondo le varie lingue) divenne oggetto di un culto superiore a quello di qualunque altro santo uomo: la sua figura materna che intercede presso il suo Divino figliolo è dominante in tutta la tradizione cattolica come Dante mostra nel 33° canto del Paradiso:

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura

Nulla di simile avviene nel campo dell'Islam. Si mostra grande rispetto per le spose di Maometto ma il loro ruolo non va al di da di quello di madre e sposa, ruolo che, come prima detto, è tanto importante ma non dà rilievo sociale.



POTERE POLITICO E DONNE

Sia nel mondo cristiano che in quello musulmano le cariche politiche erano sempre riservate agli uomini. Tuttavia il ruolo delle donne si differenzia notevolmente nelle due civiltà.

In Occidente il sovrano ha accanto a se sempre la sposa che riveste un ruolo importante. Ogni re ha una corte al cui centro c'è la regina .e lo stesso avviene per ogni incarico politico.Ad esempio Baldassar Castiglione nel suo "il Cortegiano" vuole che anche la donna abbia una educazione molto simile all'uomo: la moglie del principe ha sempre un ruolo importante Nulla di simile avviene nel mondo mussulmano: non vi è una nemmeno una corte in cui dame e cavalieri si mescolano ma vi è una rigida separazione dei sessi. Nel mondo mussulmano la donna è esclusa dal contatto con il pubblico, vive ritirata in luogo inaccessibile (l'harem, il serraglio). Magari può ordire qualche intrigo personale ma non ha nessun ruolo pubblico

Soprattutto poi In Occidente la donna ha spesso in campo politico un ruolo di supplenza : quando il principe è minore ha la reggenza e in mancanza di un figlio maschio assume essa stessa il ruolo di capo politico ( le molte illustri regine europee). Nel mondo mussulmano questo non avviene: infatti l'ereditarietà del potere non passa automaticamente dal padre al figlio maggiore ma spetta a un parente maschio variamente designato. Pertanto non manca mai un maschio che possa prendere il potere e la donna ne è sempre esclusa.

Anche nei legami di parentela la situazione è diversa. I matrimoni in Occidente hanno una importanza fondamentale in politica:grandi imperi (si pensi a Carlo Quinto o all'Austria) si formano attraverso eredità venute da parte di madre da una serie di matrimoni. Tutto ciò non avviene nell'Islam in cui i matrimoni non permettono di ereditare regni, non segnano importanti legami dinastici: si è figli del padre, chi sia la madre è di scarsa importanza.



LA CIVILTA' CORTESE

Il cosi detto "amore cortese" non ha carattere religioso ma non di meno prende sempre le mosse da una civiltà profondamente religiosa. Nel XII secolo si manifesta nelle corti della linguadoca un particolare rispetto per la donna, per la "dama"

In verità anche nella tradizione romana la matrona godeva di grande rispetto e parimenti anche i barbari rendevano alle donne onore e rispetto. Ora però si tributa alla donna un posto d'onore, un primato formale che poi sarà caratteristico della civiltà cortese europea e che mai si era visto prima. Il principio del primato maschile rimane inalterato: l'uomo è sempre capo della donna e infatti tuttora nella chiesa al momento del matrimonio l'uomo si pone alla destra, al posto d'onore. ma deve un rispetto alla donna che nei secoli seguenti assunse forme a volte esasperate . Si pensi al concetto di donna angelicata del dolcestilnovo, alla finzione letterarie della donna a cui si chiede pietà, alla leziosità di certi atteggiamenti del '700. Comunque la donna diviene la "dama" cioè la domina (padrona di casa) a cui tutti debbono assoluto rispetto : certamente non sarebbe immaginabile in questo contesto che il marito picchiasse la moglie (come prevedeva il Corano ): va però notato che la Civiltà Cortese fu patrimonio dei ceti superiori e scarsamente si diffuse nel popolo più povero: in dialetto napoletano antico la donna dei ceti superiore era la "signora",quella del popolo solo la "femmina". Modernamente la parità ha in qualche modo limitato l'atteggiamento cortese degli uomini che tuttavia si riscontra ancora ampiamente

Il fenomeno non si è mai manifestato nell'Islam come d'altronde in nessuna altra civiltà: se a noi pare "ovvio" dare un primato d'onore alle donne la cosa appare curiosa e illogica agli altri popoli: se l'uomo è capo della donna è lei che deve maggior rispetto al marito e non si capisce perchè debba essere il contrario.



POLIGAMIA E MONOGAMIA

E' la differenza più appariscente fra Cristianesimo ed Islam ma è anche il luogo del maggior fraintendimento. Per noi occidentali la poligamia pare qualcosa di peccaminoso, di torbido, di sopraffazione maschile ma sarebbe una prospettiva del tutto errata

Notiamo innanzi tutto che la poligamia ha una diffusione nel mondo molto più ampia della monogamia e che essa ha una giustificazione demografica molto chiara. Benchè nascano un numero quasi pari di femmine e di maschi tuttavia le guerre e le epidemie falciavano soprattutto i maschi per cui il numero delle femmine risultava notevolmente superiore a quello dei maschi. Conseguentemente la monogamia costringe molte donne al nubilato: in una società tradizionale in cui la donna ha come unico ruolo quello di moglie e madre molte donne non possono realizzarsi, anzi mancano proprio loro anche i mezzi per vivere. La poligamia invece permette a tutte le donne di trovar marito e sistemazione

Nella nostra società molte donne si davano alla vita religiosa , altre invece restavano nelle famiglie di fratelli e sorelle: un tempo un pò tutti avevano in casa una zia nubile.

D'altra parte i mussulmani accusano i cristiani di ipocrisia: spesso i mariti avevano una seconda donna illegale, una "amante" e la cosa era comunemente accettata. Si ricorda che Luigi XVI fece addirittura delle sue amanti e favorite una vera istituzione. Il sistema Islamico appare invece più ordinato e morale.

Secondo la Shar'i'ah il marito può avere fino a quattro mogli, ma poi anche il profeta ne ebbe molte di più e comunque è consentito avere anche oltre le quattro mogli legali anche delle concubine per cui potentati grandi e piccoli nel passato gareggiarono a chi avesse l'harem piu ampio.

Il pio marito mussulmano deve trattare tutte le mogli allo stesso modo, non deve mostrare preferenze nemmeno nei rapporti sessuali: non è prevista come in Cina un moglie principale che abbia una posizione dominante sulle altre.

Poichè è il marito che deve provvedere al sostentamento della moglie e dei suoi figli solo persone ricche possono permettersi più di una moglie e questo porta a un certo" accapparramento " delle donne da parte dei più facoltosi.

Nei tempi più recenti la diminuzione delle epidemie e delle guerre riduce drasticamente il numero delle donne in eccedenza e quindi vien meno anche la base demografica della poligamia che tende a sparire anche per la influenza occidentale. Solo però in Turchia e Tunisia essa è espressamente vietata dalle leggi statali.

Anche se, come prima accennato, la poligamia è una istituzione che favorisce le donne tuttavia è innegabile che essa porta a una maggiore subordinazione della donna che deve rivaleggiare con le altre per avere la benevolenza del marito dalla quale alla fine dipende.



IL MATRIMONIO

Il matrimonio nella tradizione cristiana è un sacramento: nell'Islam non esistono sacramenti e comunque il matrimonio (in arabo :Nikah) non è un fatto religioso anche se nella cerimonia naturalmente viene invocato l'aiuto di Dio. ma rientra nei contratti e precisamente nei contratti di vendita (in arabo " bay"'). In Occidente il matrimonio è retto dalle leggi religiose e/o civili e non è possibile introdurre clausole che sarebbero nulle: un tempo si usava il contratto di nozze ma esso riguardava esclusivamente la consistenza della dote della sposa ed era quindi un atto preparatorio che non faceva parte del matrimonio stesso. Nell'Islam invece il matrimonio è un contratto fra gli sposi che viene stipulato con l'aiuto di due "adoul" (legali) come ogni altro contratto. In esso è possibile introdurre delle clausole che generalmente sono a favore della sposa: si puo stabilire il suo diritto di chiedere il divorzio,il divieto al marito di sposare altra donna senza il suo consenso, l'entità della dote e altro ancora

E richiesto,il consenso degli sposi come da noi: tuttavia la sposa deve avere il consenso del wali (tutore ) cioè del parente maschio più vicino (ordinariamente il padre)

Nel mondo Islamico non è avvenuto l'evoluzione che si è avuto in Occidente nell'ultimo secolo e non è nato il concetto del così detto "amore romantico." Non vi è coeducazione dei sessi e quindi praticamente i giovani non si conoscono e non possono liberamente scegliersi . Non esiste il fidanzamento come periodo in cui i giovani possano frequentarsi liberamente: in generale non è permesso che donne e uomini si frequentino perchè secondo quanto affermano gli hadith del Profeta, "
Quando, un uomo ed una donna sono insieme da soli, vi è una terza presenza (cioè Shaitani - Satana)"

Il consenso degli sposi è quindi poco più che una formalità specie da parte della donna : non è tanto che ella voglia ubbidire alla famiglia ma in pratica non ha alternativa se non accettare il marito che le è stato destinato. Situazione analoga si aveva nel passato anche in Europa: si ricordi la situazione descritta dal Goldoni ne "I quattro rusteghi". Almeno in Occidente la donna poteva sempre scegliere il convento e nessuno poteva impedirglielo: ma nell'Islam non esiste nemmeno questa possibilità.

Viene tradizionalmente richiesta la verginità della sposa (ovviamente a meno che non si tratti di vedova o divorziata): la pratica però di verificare preventivamente questo stato da parte di una donna di fiducia della famiglia dello sposo non è una pratica Islamica ma è diffusa in alcune aree. Da noi invece era antica tradizione che dopo la consumazione del matrimonio venisse mostrata la biancheria macchiata di sangue verginale.

Le mutilazione genitali femminili non rientrano nell'Islam e per questo fenomeno tanto ripugnante alla sensibilità moderna i mussulmani respingono ogni responsabilità: tuttavia sono però praticate in zone Islamiche dell'africa (soprattutto in Corno d'africa, Sudan e anche in Egitto ) senza che le autorità religiose Islamiche vi si oppongano: ci pare che che almeno vi sia una responsabilità di "omissione".

Oltre al matrimonio vero e proprio a tempo indeterminato (in arabo :Nikah )di cui abbiamo fino ad ora trattato è anche previsto stranamente anche un matrimonio temporaneo detto Mut'a che rientra nella categoria giuridica dei contratti degli "affitti (ijara). Il matrimonio coè viene stipulato per un tempo determinato e rinnovabile scaduto il quale il matrimonio ha termine e gli sposi sono liberi da ogni vincolo. Questo istituto è contrastato una volta tanto dagli innovatori che dai tradizionalisti perchè in effetti viene ad essere una legalizzazione di un rapporto extraconiugale: si badi però che l'uomo puo essere sposato (essendo ammessa la poligamia ) ma non la donna.

Questo istituto, d'altronde ormai quasi del tutto abbandonato, è stato conosciuto in Occidente in anni recenti per fatti avvenuti in Algeria. Quivi infatti militanti del FIS (fronte Islamico) entravano in villaggi conquistati e sposavano "temporaneamente" ragazze del posto per qualche giorno fino a che andavano poi via. In effetti si trattava di uno stupro che veniva legalizzato. Da notare che la notizia è stata riportata dalla stampa algerina strettamente controllata dal governo: non ci è possibile controllare la veridicità e l'estensione del fenomeno.



SITUAZIONE PATRIMONIALE

E' un aspetto poco noto da noi ma risulta molto interessante segnalare la grande differenza che c'è al riguardo dell'aspetto patrimoniale femminile nelle due civiltà

Il Cristianesimo nulla prescrive a proposito degli aspetti patrimoniali dei coniugi ma vi è in Occidentale una tradizione generale : l'istituto della dote. Si trattava di beni che la famiglia assegnava alla sposa : tuttavia poichè si riteneva che la donna fosse incapace di amministrarli direttamente la loro amministrazione era demandata al marito. ma la dote restava esclusiva proprietà della moglie ( non vi era comunità di beni) e doveva essere restituita in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio.Il marito però l'amministrava e la utilizzava per il mantenimento della famiglia, in pratica ne aveva il completo controllo e ne usufruiva: alla mogliea volte veniva solo riservata un piccola somma (lo "spillatico") per le spese personali di abbigliamento La dote aveva una importanza fondamentale:una donna non poteva sposarsi senza di essa ed essa variava naturalmente secondo le condizioni economiche della famiglia. Naturalmente avveniva che ogni celibe cercava una sposa più in base all'entità della dote che alle doti personali e una buona dote faceva chiudere un occhio o magari tutte e due sulle doti fisiche, personali e anche morali della futura sposa. Era comune che nobili spiantati sposassero donne plebee ma con grandi doti rinnovando cosi i fasti del casato (si pensi alla situazione descritta nel "Gattopardo" ). D'altra parte i genitori vedevano con preoccupazione la nascita di una femmina alla quale bisognava poi assegnare una dote e per evitarlo si giungeva talvolta anche a monacazioni forzate (si ricordi la monaca di Monza di manzoniana memoria.) Era una situazione davvero spiacevole.

Nel mondo mussulmano invece la situazione è assolutamente diversa. La dote (in arabo Mahr): viene versata dal marito alla moglie e rimane di sua proprietà anche in caso di divorzio.Il marito ha l'obbligo di provvedere alla necessità della famiglia ma la donna può amministrare la sua dote e non è tenuta, se non lo vuole, a impegnarla per il mantenimento della famiglia. L'usanza non ha riscontro in Occidente tranne forse che per il morgenhaben (dono del mattino), uso barbarico secondo il quale il marito faceva un regalo sostanzioso alla sposa al mattino dopo aver consumato il matrimonio (nei Nibelunghi Sigfrido regala alla sposa Crimilde l'inesauribile tesoro dell'"oro del Reno")

Qualcuno ha criticato l'uso del Mahr mussulmano ritenendo che in questo modo la donna è come se vendesse se stessa: ma la critica ci pare infondata.

Per quanto riguarda l'eredità il corano prescrive :

An-Nisâ'Le Donne)

Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine.....

Ciò può sembrare una discriminazione contro le donne: in effetti però a ben vedere la prescrizione è invece squilibrata a favore della donna e per questo in molta parte del mondo mussulmano non viene osservata e la donna riceve poco o niente in eredità: bisogna tener presente infatti che la moglie è a carico del marito che deve inoltre versarle una dote. e che quindi tutte le spese sono a carico dell'uomo.

Va notato però che è difficile dire quanto i diritti patrimoniali delle donne siano poi effettivamente goduti da esse: la subordinazione al marito rende l'effettivo esercizio di questi diritti (come di tutti gli altri diritti ) molto problematica: ci si affida soprattutto alla onestà del marito, alla sua volontà di adempiere i suoi doveri religiosi e morali più che alla possibilità reale che la moglie possa far valere i propri diritti. Tuttavia questo avviene dappertutto, anche in Occidente: è difficile far ricorso a un giudice terzo per far valere i propri diritti in ambito familiare senza distruggere la famiglia stessa

In Occidente non vi sono norme che privilegiano l'uomo nella eredità di beni privati. Tuttavia vi era la tendenza a mantenere il patrimonio intatto nel passaggio di generazione. Nel mondo feudale il primogenito ereditava da solo il feudo: in seguito poi si cercava di mantenere sempre al primogenito e comunque ai figli maschi la maggior parte del patrimonio in quanto erano essi a trasmettere il nome e quindi a continuare il casato : la donna riceveva però la dote che era in conto eredità ma questa era inferiore a quanto ricevevano generalmente poi i figli maschi



DIVORZIO

Nella tradizione cristiana il matrimonio è indissolubile secondo la prescrizione evangelica :
MARCO 10,2-12

"Dei farisei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova, dicendo: «È lecito a un marito mandar via la moglie?» Egli rispose loro: «Che cosa vi ha comandato Mosè?» Essi dissero: «Mosè permise di scrivere un atto di ripudio e di mandarla via» Gesù disse loro: «È per la durezza del vostro cuore che Mosè scrisse per voi quella norma;ma al principio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne.L'uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito».

In casa i discepoli lo interrogarono di nuovo sullo stesso argomento. Egli disse loro: «Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Tuttavia solo la Chiesa Cattolica ha inteso alla lettera questo brano escludendo in via assoluto il divorzio: le Chiese Orientali e quelle Riformate invece hanno attenuato il rigore e permesso in casi particolari il divorzio

Anche la shari'ah prevede il divorzio ( talaaq secondo il termine arabo che può essere tradotto anche con "ripudio"): veramente il Corano parla solo della possibilità da parte dell'uomo di richiederlo: tuttavia una postilla introdotta nel contratto di nozze può dare facoltà anche alla donna di richiederlo. In alcuni stati (Marocco e Tunisia) questa facoltà è estesa per legge alle donne a prescindere della presenza della clausola nel contratto di nozze

Osserviamo però che il divorzio è un problema solo nella attuale civiltà occidentale in quanto esso è diventato ormai un fatto generalizzato. Nella tradizione musulmana come in quella delle chiese cristiane che lo ammettevano era solo un fatto raro, eccezionale che scarsamente incideva sul tessuto sociale. Il divorzio ormai in Occidente è comune, semplicemente motivato dal fatto che i coniugi non vanno più d'accordo: nel passato invece si ricorreva ad esso soltanto in casi eccezionali (violenze, infedeltà, abbandono, follia, gravi pene detentive). Nel mondo musulmano attualmente il divorzio è una possibilità scarsamente usata come da noi fino a qualche secolo fa.



IL VELO ISLAMICO

Negli ultimi anni esso è diventato veramente il pomo della discordia, un simbolo di identità contestato o difeso sia nei rapporti con l'Occidente sia soprattutto nell'ambito stesso del mondo islamico andando molto al di la come valore emblematico del fatto in se stesso.

Nel Corano è previsto un velo, in arabo Higiab: letteralmete "copertura", che viene tradotto con velo e in francese talvolta anche con "foulard" che da una idea più elegante e gioiosa :

Sura XXIV An-Nûr (La Luce)

E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare

Si noti per inciso che l'ultima parte della citazione accenna al divieto per le donne di battere i piedi :basandosi su di essa i talebani dell'Afganistan imponevano alle donne di camminare senza far rumore la qual cosa ha colpito tanto la immaginazione occidentale abituata a ben altri atteggiamenti femminili

Anche nell'ambito cristiano si parla del velo delle donne. L'apostolo Paolo infatti prescrive:
"...ma ogni donna che prega o profetizza senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se fosse rasa. Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo; perché l'uomo non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo . Giudicate voi stessi: è decoroso che una donna preghi Dio senza avere il capo coperto?,Non vi insegna la stessa natura che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, per lei è un onore; perché la chioma le è data come ornamento.(1Corinzi 11:6)

In termini più semplici: la chioma viene considerata un attributo di bellezza femminile e come tale deve essere per modestia coperta anche per non distrarre gli uomini dal raccoglimento religioso. Non viene però prescritto al di fuori della pratica religiosa. L'obbligo dl velo è durato nelle chiese cattoliche fino ai nostri giorni e solo negli ultimi anni è stato generalmente abbandonato.Fino a qualche anno fa nell'accostarsi ai sacramenti infatti le donne si coprivano il capo. E' continuata la tradizione nelle occasioni solenni come cresima, e prima comunione e soprattutto nel matrimonio. Non concepiremmo infatti una sposa senza il velo: tuttavia il velo in questo caso ha perso completamente il suo scopo originale di coprire la chioma ,è divenuto trasparente, elemento di ornamento e non certo di modestia.

Nell'ambito islamico invece si è diffuso generalmente il suo uso anche perchè la donna non doveva mostrarsi in pubblico e quando lo faceva si doveva coprire il più possibile. Abbiamo però una varietà di veli:alcuni coprono semplicemente i capelli, altri ch coprono anche il viso (chador iraniano) e altri ancora ccoprono completamente tutto il capo (burqa afgano).

Il problema è nella interpretazione del significato del velo

Per alcuni la prescrizione coranica viene interpretata come un semplice invito alla modestia del vestire delle donne e non propriamente come una tassativa prescrizione religiosa e il velo viene visto semplicemente come una tradizione ormai da superare. In questa ottica molte mussulmane ormai non lo usano più ,in molti paesi ormai è raro e addirittura Kemal Ataturk in Turchia lo proibì proprio per legge

Per altri invece il velo è una prescrizione fondamentale:
"...Poiché il Sublime Corano e l'insegnamento del Profeta, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria, sono vincolanti per la donna che creda nella provenienza divina del Corano e nella Missione apostolico-profetica di Muhàmmad. indossare il velo è, quindi un dovere preciso e inderogabile. La donna musulmana che indossa il velo, esprime per mezzo di esso in forma tacita, la sua identità islamica ed è fuorviante dall'lslàm il pensiero, purtroppo diffuso, che possa chiamarsi musulmana, la donna che non porta il velo, giustificandosi col dire che l'importante è avere fede dentro! Non hanno presente che il Profeta, che Allàh lo benedica e l'abbia in gloria, ha chiaramente disatteso questo pensiero quando ha detto:La fede non è presente dentro se non ci sono i comportamenti islamici, che ne segnalano la presenza interiore".

(Al Turabi Hasan Le donne nell'ordinamento islamico della società)


Il problema poi si è complicato con la presenza di una minoranza ormai notevole di mussulmani in Occidente:è nato il problema se il velo possa essere indossato anche nelle scuole e negli uffici, se esso possa considerarsi una espressione di libertà culturale o invece un simbolo di discriminazione e di oppressione delle donne con ricorsi agli organi giudiziari e politici.

Non possiamo risolvere certamente il problema ma facciamo qualche notazione

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di per se il velo, specie nella versione moderata del foulard che copre solo i capelli non è nulla di strano, è presente anche nella nostra tradizione e non si vede perchè non possa essere indossato dalle donne che lo desiderino
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il velo islamico però ha un valore di modestia del vestire femminile: ormai noi siamo abituati a vedere donne che si vestono in modo estremamente succinto (si pensi ai "tanga" sulle spiagge): naturalmente l'obbligo di portare il velo significa che la donna deve essere " molto" coperta: non si puo immaginare una ragazza che porti il velo e indossi una minigonna o una camicetta trasparente. Pertanto il velo diventa una specie di freno all'esibizione del corpo femminile. Lo scoprirsi delle donne in Occidente è stato relativamente lento, ha incontrato non poche e non lievi resistenze: di fronte alla società mussulmana esso appare una incredibile mancanza di pudore assolutamente inaccettabile: il velo diviene un rimedio drastico e sicuro. D'altra parte anche in Occidente non mancano delle regole sull'abbigliamento femminile: non ci si veste ugualmente sulle spiagge, in vacanza, a scuola, in chiesa, nelle cerimonie solenni: non si porta il bichini dovunque.
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il velo ha un poi un significato più generale. Ormai in Occidente vi è un ampia libertà sessuale e i rapporti pre-matrimoniali sono molto diffusi. La società mussulmana (come d'altronde quella cattolica) non intende assecondare questo costume: il velo diventa anche allora il simbolo di un comportamento che riserva i rapporti sessuali strettamente all'ambito matrimoniale.
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il velo infine costituisce un segno della tradizione mussulmana. Diventa quindi un simbolo di identità culturale, esibito per chiedere rispetto e considerazione

Queste e altre considerazioni ancora vengono variamente combinate e confuse e il velo diventa un nodo che non può essere semplicisticamente affrontato. In Occidente in genere non si intendono tutte queste motivazioni: il velo appare semplicemente come un elemento di subordinazione, di discriminazione della donna: ciò può essere vero solo nel senso e nella misura in cui si intende che certi principi siano contrari alla donna. Ma gli islamici affermano esattamente il contrario:i principi della morale tradizionale non sono contro la donna ma a suo favore.

Nel mondo mussulmano invece il velo viene considerato negativamente o positivamente come una riaffermazione della lettera della lettera del corano e della tradizione islamica, di una interpretazione che noi definiamo fondamentalista e per questo combattuto o difeso.



CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Ci chiediamo quanto sia fondata la convinzione occidentale che l'Islam opprima la donna e quanto sia fondatolo lo sdegnato rigetto islamico per questa pretesa.

Abbiamo sopra notato le differenze del ruolo della donna nelle due civiltà: tuttavia ci pare che il punto fondamentale risieda nella moderna evoluzione del concetto stesso del ruolo femminile.

Scrive un teorico del pensiero islamico :

"La famiglia è il primo nucleo della vita umana Ė nella famiglia che si formano i tratti fondamentali del carattere dell'uomo ed è per tale ragione che la famiglia è l'elemento base di ogni civiltà.

Consideriamo, pertanto, in primo luogo la normativa shara'itica relativa alla famiglia. Una famiglia si compone di marito, moglie e figli. I precetti dell'Islàm che riguardano la famiglia sono molto espliciti. Essi assegnano all'uomo la responsabilità di svolgere un'attività produttiva remunerata, di fornire alla moglie ed ai figli tutto quanto è necessario e di proteggerli dalle vicissitudini della vita. Essi assegnano alla moglie la responsabilità di dirigere il focolare domestico, di allevare e di educare i figli, di fornire a suo marito ed ai figli ogni agio e tutta la felicità possibile............

Qualcuno deve essere il capofamiglia perché possa essere mantenuta la disciplina e perché la famiglia divenga un’isti-tuzione ideale della società. L'Islàm dà al marito questa posizione e rende, in tal modo, la famiglia una cellula di base della civiltà ed un modello per la società in generale.

il capofamiglia, inoltre, è stato gravato di certe responsabilità. E’ a lui che compete lo svolgimento di un’attività lavorativa per mezzo della quale egli possa disporre di quanto è necessario alle esigenze del nucleo familiare e di occuparsi di tutti gli affari che si svolgono fuori della famiglia. Ciò libera la donna da ogni tipo di attività esterna, che nell'ordine islamico è di competenza del marito. Essa è stata sollevata da ogni compito esterno per impiegare tutto il suo tempo all'allevamento ed all’educazione dei figli, alla cura del menage familiare ed al governo della casa.

Le donne hanno ricevuto il consiglio di occuparsi dei compiti, importantissimi, che sono stati loro affidati entro le mura domestiche.

L'Islàm, nel suo ordine mirabile, non ha voluto gravare la donna di un doppio carico: guadagnarsi la vita lavorando fuori casa e al contempo dover provvedere alla casa e alla famiglia. Sarebbe, evidentemente, un'ingiustizia sociale e umana. L’Islàm, quindi, nel suo ordine sociale, effettua una precisa distribuzione di ruoli e funzioni tra i sessi.

(Abul A'la Maududi - Conoscere l'Islam)


Un discorso del genere sarebbe apparso assolutamente condivisibile fino a qualche tempo fa anche in Occidente. ma vi è stata una evoluzione. Il ruolo di sposa e madre è apparso al mondo moderno troppo restrittivo per la donna che ormai cerca appagamento e realizzazione anche al di fuori di esso. Tutto ciò non si è realizzato nella parte del mondo dominato dall'Islam ma potrà realizzarsi in un futuro più o meno prossimo? Anche in Occidente le resistenze non sono state certe poche e non superate in poco tempo e ancora sono tenaci molto di più di quanto appaia a prima vista.
il problema si pone allora in questi termini. In Occidente le Chiese cristiane hanno visto con molta diffidenza l'evoluzione del ruolo femminile ma non vi si sono opposte radicalmente perchè nelle Sacre Scritture in realtà non vi sono principi che sanzionino veramente il ruolo della donna che veniva semplicemente ricavato dalla unanime tradizione del tempo.

Ma nel Corano invece non vi sono solo principi ma anche regole di comportamento precise che si ritengono dettate direttamente da Allah: è possibile interpretarle consentendo una evoluzione del ruolo femminile? Una risposta positiva permetterebbe l'evoluzione del ruolo della donna islamica simile al nostro, una risposta negativa porterebbe a un insanabile conflitto fra Islam e ruolo moderno della donna.

Un tempo la formula del matrimonio cristiano comportava una promessa di "obbedienza" della sposa e una di "protezione" da parte dell'uomo: attualmente la formule dl matrimonio risultano assolutamente uguale per l'uno e l'altro: sarà possibile una simile evoluzione nell''Islam?

 
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Duca di Normandia
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abbiamo voluto il benessere? e ora ci prendiamo le bombe.


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Once more you open the door
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