Pubblicato su www.cattolici.net   sabato ,11/6/05               HOME

Problemi e società

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Referendum e laicità    

di: Giovanni De Sio

 

 

A proposito dei referendum sulla cosi detta procreazione assistita non intendiamo qui porci il problema che altrove è stato tanto a lungo e autorevolmente trattato sulla necessità di una regolamentazione ma solo soffermarci su una “ strana tesi” secondo la quale se lo Stato accettasse alcune regolamentazioni per questo abdicherebbe al suo carattere laico e che quindi nei referendum votando il “si” si difenderebbe anche la laicità dello Stato La tesi appare come dicevamo strana, assurda: tuttavia vediamo di esaminare un pò più fondo il problema Quando parliamo di laicità dello Stato intendiamo che nessun credo religioso deve essere adottato dallo Stato: non solo quindi che nessuna religione deve essere obbligatoria per i cittadini : questo non avveniva nemmeno negli stati confessionali del passato nei quali infatti erano pur sempre ammessi culti diversi ( ad esempio quello ebraico) ma che nemmeno possa sussistere nessuna discriminazione religiosa. Da questo punto di vista quindi non si possono riservare cariche politiche o amministrative ai professanti una determinata religione e nemmeno , questo è altrettanto importante, a quelli che non la professano. Il laicismo però non significa, nè potrebbe mai significare che una opinione anche se di origine religiosa non possa esser accettata dallo Stato e sanzionata da una legge : è come se dicessimo che siccome nei comandamenti biblici vi è il divieto di assassinio questo divieto non può essere adottato dallo Stato che voglia essere laico nelle sue leggi e che quindi esso sussiste soltanto per i credenti che liberamente lo accettano. Bisogna tener presente che in ogni religione esistono precetti riguardanti esclusivamente i fedeli, generalmente legati al culto ( Santa Messa, confessarsi, comunicarsi ) e inoltre dei precetti propriamente morali. Questi ultimi vengono considerati validi non solo per i fedeli (come i primi) ma per tutti: andare a messa vale solo per i fedeli ma non uccidere vale anche per i non fedeli. Io non credo che si possa pensare al problema oggetto dei referendum in questione come uno scontro fra fede religiosa e razionalità laica. Infatti gli argomenti addotti dalla Chiesa non sono riconducibili direttamente alla Rivelazione ( il problema ovviamente non esisteva nel passato ) ma piuttosto a una morale naturale. Ora quando si parla di morale naturale in ambito cristiano ci si riferisce alla morale secondo la natura umana e non secondo i comandamenti divini: sarebbero dunque argomenti validi per i credenti e per i non credenti Naturalmente si può pensare, specularmente, che gli argomenti addotti dalla Chiesa non siano validi ne per gli uni ne per gli altri: non penso quindi che si tratta di una questione di fede religiosa. Ovviamente ci si può chiedere anche se esiste una morale al di fuori della religione o se, come alcuni dicono, se togliamo Dio tutto è allora lecito: però in generale quelli che negano Dio ammettono poi che esiste una “morale naturale" anche cioè al di fuori della religione altrimenti poi sarebbero costretti ad ammettere la necessità morale della religione: a meno che non si volesse proprio negare ogni differenza fra bene e male. Analogamente assurda sarebbe la pretesa che la Chiesa non possa pronunciarsi nè dare indicazioni senza violare la laicità dello stato: in uno stato laico non vi sono preclusioni religiose: perchè mai quindi le organizzazioni religiose non potrebbero pronunciarsi? Se fosse negato alla Chiesa e a qualunque organizzazione di poter esprimere il proprio parere non ci troveremmo più in uno stato laico proprio perchè si discriminerebbe un credo religioso Quindi in conclusione appaiono davvero pretestuosa la tesi che si nega la laicità dello Stato se si accetta l’orientamento della Chiesa o che addirittura la chiesa non possa esprimere un proprio criterio : se accettassimo uno di questi punti negheremmo proprio la laicità dello stato : uno stato confessionale è tale non solo quando adotta una religione ma anche se adotta l’ateismo di Stato.

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