Pubblicato su www.cattolici.net        lunedi 10/7/06             HOME

Problemi e società

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DEMOCRAZIA E MORALITA'

 

di Giovanni De Sio Cesari

 

 

C’è una tendenza generale a ritenere che ciò che venga deciso in modo democratico sia per ciò stesso necessariamente anche “giusto”, conforme alla morale e anche alla verità

Ma si tratta di una credenza che non solo non ha nessuna fondamento  nella realtà ma, anzi, ci pare proprio in flagrante contrasto con i fondamenti stessi della democrazia : anche  se possiamo ammettere che nella maggior parte dei casi, in linea generale , la decisione democratica sia anche moralmente accettabile non possiamo però pensare che ogni decisione per il solo fatto  che sia stata presa secondo i canoni democratici della corrispondenza alla opinione della maggioranza dei cittadini sia anche giusta

 In realtà l’effetto psicologico delle leggi è anche questo: il fatto che esse permettano  una certo comportamento appare come una prova fondamentale e decisiva che quel comportamento sia anche accettabile moralmente. E’ il caso, per esemplificare, dell’aborto: ritenuto fino qualche tempo immorale viene invece percepito dalla gente  invece come accettabili solo per il fatto che le leggi le abbiano permesso anche se almeno teoricamente come ultima opzione .

Per la liberalizzazione delle droghe la obiezione forse più forte è proprio  che una volta che lo Stato  ne abbia permesso l’uso ( anche la semplice  depenelizzazione in realtà viene percepita come  legalizzazione)   sembrerà che essa sia cosa lecita, accettabile moralmente e quindi ne incrementi l’uso.

 Ma in realtà possiamo pensare che ciò che è deciso democraticamente sia anche giusto ? Esaminiamo brevemente il problema

 La democrazia è un sistema di governo che permette ai cittadini se non l’esercizio diretto del governo ( che rimane solo cosa teorica)  almeno  un controllo sull’operato del governo stesso.

Decisioni riguardanti  temi etici come aborto, uso delle droghe, sperimentazione e ricerca  biologica,  divorzio, vengono prese  a maggioranza degli organi democraticamente eletti spesso con maggioranze traversali in modo piuttosto occasionale e avventuroso passando anche fra i molti compromessi che sono del tutto comuni e leciti nell’ambito politico. Tuttavia essi possono essere e sono spesso in effetti poi oggetto di referendum abrogativi. Comunque  consideriamo pure  per semplicità che provvedimenti del genere sia effettivamente conformi alla volontà della maggioranza della popolazione

 Questo significa che essi siano anche morali?

Certamente no: infatti non è un argomento per decidere della moralità di un comportamento che la maggioranza la  ritenga tale. Il fatto che nell’antica Roma tutti o quasi ritenessero  che i giochi gladiatori fossero leciti non  significa affatto che essi effettivamente lo fossero ; e per fare esempio più recente il fatto che un popolo, per altro altamente civile, come i Tedeschi ritenessero che la emarginazione e la deportazione degli ebrei fosse cosa lecita non significa affatto che essa realmente lo fosse.

 Anzi è un tema classico nella storia della cultura (a cominciare dalla Antigone di Sofocle)  la opposizione fra obbedienza alle leggi dello Stato e quelle della morale quando le due cose vengano a configgere. La soluzione è stata sempre o quasi sempre che il primato spetta alla morale e non allo Stato a meno che anche non si consideri lo Stato come esso stesso produttore della morale, un Dio in terra come diceva Hegel . Ma una concezione del genere è quanto mai lontana dalle concezioni democratiche

 La democrazia  infatti non si caratterizza semplicemente nel  fatto che il governo abbia il consenso della maggioranza :  anche  le dittature  hanno consenso,  in genere, anzi molto più ampio. La democrazia  infatti presuppone il dissenso la tutela anzi delle opinioni di minoranza  per permettere quindi che la minoranza di oggi possa divenire  la maggioranza di domani.  Se ciò che decide la maggioranza fosse anche il “giusto” evidentemente non avrebbe senso permettere l’esistenza di opinioni  di minoranza  nè tanto meno permettere  che essa sua volta diventi maggioranza.  La democrazia esige invece la concezione che nessuno possa arrogarsi di essere il detentore della verità e della moralità : questo è la giustificazione fondamentale della esistenza della minoranze di opinioni ,della liberta. Se lo Stato ritiene di possedere la “verità” allora dovrebbe conseguentemente ammettere che la opposizione ad essa è cosa malvagia, immorale ed empia: e in effetti gli Stati non democratici non la ammettono in quanto  si considerano in vario modo i depositari  della moralità  della verità

E proprio invece della democrazia ritenere che le proprie leggi siano  solo l’espressione della volontà della maggioranza e non espressione della bene e della verità

Pertanto ci sembra propriamente  democratico pensare che le leggi NON possano indicare di per se il bene: la ricerca del bene è invece una ricerca di interiorità, di autenticità, per il  credenti ascolto della parola di Dio che vive in noi stessi e nelle Rivelazione Divina nella interpretazione della Chiesa

 In questo senso il senso cristiano si accorda con la democrazia nel ritenere che le leggi statali  non abbiano affatto quel carattere di certezza morale che invece le dittature e gli stati assolutisti tendono a dare loro . 

 

 

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