Pubblicato su www.cattolici.net        lunedi 21/8/06             HOME

Problemi e società

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Matrimonio  e sessualità

 

di Giovanni De Sio Cesari

 

 

La famiglia è per definizione una unione di un uomo e di una donna con il fine precipuo di generare,  allevare, educare dei figli ed è in questo senso  l’istituto sociale che perpetua  la società stessa. Essendo noi esseri mortali, infatti, nessuna società avrebbe senso se non  perpetuasse se stessa  generando altri membri che prendano il posto di quelli che per legge naturale a un certo punto moriranno

Vero è che la famiglia può sussistere anche quando non vi siano figli in quanto adempie ad altri compiti pure importantissimi: tuttavia le leggi della Chiesa sanciscono che un matrimonio sarebbe nullo se volontariamente i coniugi escludessero  la possibilità di avere figli.

In questa prospettiva quindi l’unione di un uomo e di una donna nel matrimonio non si configura come un qualsiasi  rapporto di vita comune  o di mutuo soccorso  ma ha come punto centrale la sessualità .

Ma se la sessualità negli animali è un comportamento puramente istintivo finalizzato esclusivamente  alla generazione, nell’essere umano esso assume valenze più ampie , esprime l’affettività diventa una esigenza generale dell’uomo: per questo diciamo che gli animali si accoppiano e gli esseri umani fanno l’amore.

Ma proprio perchè si tratta di un fatto umano e non animale deve essere retto   dalla ragione, dalle regole morali e sociali  e non  dal puro istinto

 In particolare, se  la sessualità è pure cosa importante ed essenziale in un matrimonio questo però non significa che essa debba essere il  valore fondamentale intorno al quale esso debba fare perno  ed esserne valutato

 Dare risalto alla sessualità nel  matrimonio non significa infatti 

che la sua riuscita debba dipendere dalla soddisfazione dal piacere sessuale che i suoi membri provano e che magari se essa non è  giudicata sufficiente questo solo fatto diventa un motivo sufficiente per sciogliere il matrimonio stesso.

Che succede se una moglie ama il marito in ragione della soddisfazione che ricava dai rapporti intimi con lui? Può essere questo il metro per giudicare un marito, un padre,un uomo? Un marito infatti  va giudicato dalla sua intelligenza, capacità,  coraggio, affettuosità, insomma  dalle sue doti intellettuali e morali e non dalla sua "potenza" sessuale. Una moglie insoddisfatta  nella sua femminilità è giustificata forse nell'adulterio? E se il marito è assente per lavoro, se è infermo, se ha qualche momentanea difficoltà  sessuale? Che forse questo giustifica  forse la fine del matrimonio? Che importanza possono avere pochi attimi di piacere di fronte alla importanza, alla "santità" della famiglia?

Lo stesso discorso può essere fatto naturalmente per l’uomo: può il marito apprezzare la propria mogli solo per la soddisfazione che ella gli può dargli nell’intimità: non deve contare di più  la affettuosità, la dolcezza, la capacita di educare i figli perchè soprattutto la moglie è la madre dei propri figli.

 La soddisfazione sessuale non può essere il valore fondante . È  proprio per queste considerazioni che la società di un tempo relegando  in un secondo piano gli aspetti puramente sessuali e materiali del matrimonio. è  giunta,esagerando, anche a negarne del tutto il valore,il significato Ciò è avvenuto  specialmente in un certo contesto romantico  che se da una parte esaltava fino  al parossimo i sentimenti sembrava invece dimentico del compito del generare ed educare figli.

 Nei racconti romantici pare che quasi che il matrimonio sia solo un unione di anime: no,è anche una unione di corpi secondo le leggi della natura che nell’uomo sono regolate dalla morale, dalla società, dal dovere insomma.

 

 

 

 

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