Pubblicato su www.cattolici.net   lunedi18/7/05               HOME

Problemi e società

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DELEGA D’UMANITA

di: Giovanni De Sio

 

Il progresso civile ed economico si accompagna alla specializzazione:  è  fatto noto ed indiscutibile. Laddove nelle culture primitive ogni uomo poteva svolgere qualsiasi compito nelle civiltà invece nascono le varie attività specializzate (il contadino, il mercante , il guerriero, l’artigiano ecc.)  Il processo di specializzazione si è naturalmente perfezionato negli ultimi tempi: se un giorno esistevano i “medici” ora esistono i dentisti, i ginecologi  gli oculisti ecc. Delegare a  particolari  categorie di persone la realizzazione  di particolari compiti rende possibili  attività complesse e quindi sono alla base del progresso stesso della civiltà

 Tuttavia vi sono alcuni campi che appartengono proprio all’uomo, al singolo uomo che non possano essere delegati ad altri senza che si corra il pericolo della disumanizzazione e della alienazione

La cura e l’educazione dei figli è, ad esempio, una e forse la principale di tali attività. Nella società moderna sia i padri che le madri sono impegnati nel lavoro  che se in genere non è più pesante fisicamente come un tempo tuttavia è  stressante. Manca il tempo materiale e spirituale per i figli: allora appare l’illusione che  tutto possa risolversi delegando la scuola, la società sportiva, la parrocchia  ad occuparsi dei figli per i quali non si trova tempo. Pare una buona soluzione: mentre si lavora  essi possono essere curati da altre agenzie educative : non stiamo tanto con i figli ma poi magari possiamo loro pagare una settimana bianca con qualche gruppo. In realtà però in questo modo noi sottraiamo sia a loro e, dire,i soprattutto a noi  stessi il calore, l’umanità, la gioia  del rapporto familiare. Possiamo delegare ad altri il funzionamento delle ferrovie o la produzione di grano: ma che senso ha delegare ad altri il rapporto con i nostri figli. Anche ammesso che altri ne prendano cura con la nostra stessa affettuosità ( il che è ben difficile) pur tuttavia che senso avrebbe essere genitori: diventa solo una spesa , uno dei tanti consumi ai quali non sappiamo più rinunciare come la macchina, la TV , l’aria  condizionata. I figli sono solo forse delle bollette da pagare come quelle della elettricità e dell’acqua? A questo punto forse sarebbe più logico non volere proprio figli e fare magari una adozione a distanza.

 Discorso simile possiamo fare per  l’assistenza agli anziani. Un tempo i più giovani si prendevano cura dei più anziani che un giorno si erano presi cura di loro. I figli ed i nipoti ricambiavano in parte almeno  i genitori e  i nonni del molto che questi avevano fatto per loro. Era una catena di solidarietà che proseguiva attraverso le generazioni: io mi prendo cura dei miei genitori cosi come i miei figli si prenderanno cura di me . Ma ora noi invece deleghiamo agli istituti per anziani, alle badanti straniere. Ma l’anziano non vuole vedere vicino  a se persone estranee,  vuole  vedere le persone che più ha amato nella vita. Noi siamo unici e insostituibili per  i nostri genitori come d’altra parte essi sono tali per noi. Non è possibile delegare  altri perchè solo tra noi e non  fra altri vi è il rapporto di affetto più profondo della vita.

 Discorso analogo si può fare anche per l’aiuto di quelli che hanno bisogno,  degli ammalati, dei poveri, dei  “diversamente abili” come si dice. In effetti noi possiamo pagare qualche  ente, qualche istituto  che se ne prende cura. Ma offrire un pranzo direttamente a chi ne ha bisogno,  confortare un ammalato nel suo letto, fare spazio di vita a chi a causa di una difficoltà non ne ha  non è lo stesso che fare una donazione .

Nei vangeli è scritto:

“Venite, voi, i benedetti del Padre mio… Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste;

fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi“ ( Matteo 25,45)

 

Si intende che queste opere per essere veramente meritorie e santificanti, anzi per essere umanizzanti non solo per chi riceve ma anche e soprattutto per chi le compie,  debbono essere compiuto personalmente. Non credo che basti dire: beh, non ho fatto niente  del genere ma ho delegato altri a farlo dando loro del danaro: mancherebbe il requisito fondamentale: la carità cioè l’amore

 Con questo non vogliamo dire che non sia meritorio e doveroso  dare contributi finanziari a che si occupa  di questi problemi

 Cosi analogamente non possiamo pensare di educare solo noi stessi ai nostri figli ,sarebbe un vero disastro : essi hanno bisogno della scuola, delle associazioni sportiva, delle parrocchie , certamente : ma non possiamo delegare ad essa tutta la educazione. Anche per gli anziani non vogliamo assolutamente negare  che una badante possa occuparsi di essi ( solo in casi eccezionali, un istituto) ma  questo deve significare che abbiamo bisogno di un aiuto che per assisterli e non che deleghiamo ad essi l’assistenza

 Alcuni compiti sono strettamente personali, inerenti alla nostra singolare irrepetibile persona: non tutto si può delegare pagandone le spese 

 

Per critiche  e commenti: giovannidesio@libero.it

 Per approfondimenti:  www.giovannidesio.it