PARTE TERZA 

2) REAZIONI SOCIALI  DELLA SCOLARESCA

Il caso di Carmine D. ha caratteri propri ,originali che lo individuano nettamente da tutti gli altri. Esaminiamo brevemente ora le reazioni sociali generali della scolaresca di fronte all' esperienza.

Al tempo della prima elezione si manifesta nella scolaresca un grande interesse alla cosa. L'insegnante attribuisce  ciò essenzialmente al fatto che gia nel mese precedente aveva cominciato a dare incarichi e che quindi la necessità di un autogoverno scaturisse dalla scolaresca stessa. In realtà noi non crediamo che il motivo dell'interesse  sia da ricercarsi in questo ordine di motivazioni

L'eccitazione della scolaresca era essenzialmente dovuto invece al fatto che ciascuno nella sua  ingenuità infantile accarezzava il sogno di essere il prescelto: il prestigio sociale è uno delle molle più  potenti dell'infanzia e non solo dell'infanzia. L'interesse era quindi non diretto all'autogoverno  in sè quanto all'occasione che si presentava di emergere socialmente.

L'insegnante desiderava che gli alunni cogliessero gli eletti in base a un criterio di opportunità e di capacità: nei giorni precedenti aveva richiamato l'attenzione dei ragazzi sul modo in cui avevano svolto i loro compiti coloro che avevano avuto incarichi. Gli alunni non compresero affatto questo concetto essenziale in ogni elezione democratica ma votarono per amicizia o per caso. L'eletto , in verità,  era la persona più indicata come abbiamo visto ma la cosa era avvenuta paradossalmente  per la immaturità della scolaresca  che aveva disperso i suoi voti consentendo cosi a Carmine D. di vincere le lezioni con un piccolo gruppo di "amici"

La scolaresca non si rese conto nemmeno dei maneggi di Carmine D. e tutto andò per il meglio. "fortunosamente". Alla seconda elezione, il 10 dicembre riuscì eletto ancora un ragazzo effettivamente adatto: maturità della scolaresca?

L'insegnante ritenne al momento di si ma in seguito gli avvenimenti resero ben poco plausibile questa motivazione. Infatti alla terza elezione ,il 10 gennaio, fu eletto un alunno  del tutto incapace. Si trattava come si ricorderà , di un ragazzo  senza particolari problemi sociali ma certamente di natura più di gregario che di   capo per cui fu necessario affiancargli il "capofila". Notammo  come questo effettivo esautoramento del "capoclasse" passò praticamente inosservato  e come gli alunni in caso di contrasti con il capofila  non pensavano affatto di rivolersi in appello al capoclasse. Evidentemente se i fanciulli avessero compreso che il capoclasse, in quanto eletto  rappresentava tutti avrebbero molto malvolentieri visto  il suo esautoramento  e si sarebbero comunque rivolti  lui come alla autorità legittima contro il " capofila"ì Invece niente di tutto ciò accade. gli alunni accettano senza altro che il capofila  esplichi in pratica la funzione di capoclasse.

il criterio fondamentale   che sembra prevalere è che ogni fanciullo puo esplicare il  ruolo che riveste senza bisogno di essere eletto. Giungiamo quindi alla crisi dell'autogoverno. Qui la coscienza della scolaresca insorge  decisamente. Va notato ,però,che tutte le accuse rivolte al "capoclasse" sono sempre irregolarità commesse nell'esercizio  delle sue funzioni. Il capoclasse non viene cioè accusato per il modo illecito con cui ha assicurato la propria elezione ma solo per il modo in cui la gestisce. Notiamo ancora quindi come la scolaresca in effetti non ha percepito il fondamento del metodo democratico.

Dopo la crisi l'insegnante praticamene  sospende l'esperimento. Gli alunni non mostrano di sentirne la mancanza , nè sollecitano il maestro a ripristinarlo. E' evidente quindi che non si può parlare di interesse verso l'autogoverno ma semplicemente di curiosità. Infatti l'interesse deriva da un bisogno reale e quindi dura molto a lungo; la curiosità è indotta dall'esterno e dura quindi brevemente,

Alla ripresa dell'esperienza , il 30 marzo,ancora una volta la scolaresca da prova di immaturità. Si lascia infatti trascinare da alcuni elementi ( quattro o cinque ,intutto) che boicottano l'autogoverno e finisce con l'eleggere il meno capace.

La partecipazione tende però sempre più a scemare  e la tendenza si rinforza ancora di più nell'ultimo mese.

Il maestro attribuisce questa tendenza un po agli infortuni e crisi dell'autogoverno stesso e un po a fattori esterni come la stanchezza  della fine dell'anno scolastico e il sopraggiungere della stagione calda. In effetti, pur ammettendo  che tali fattori abbiamo avuto una certa influenza  ci pare evidente il processo di progressivo disinteresse sia essenzialmente dovuto ad altro Da una parte infatti la curiosità del nuovo si è esaurita ed è quindi venuta meno.Soprattutto pero gli alunni si sono resi conto della difficoltà di emergere socialmente attraverso le elezioni. In realtà in tutto l'anno scolastico solamente cinque di essi hanno raggiunto la carica. tutti gli altri sono profondamente delusi.

Ma noi ci chiediamo:la scolaresca ha recepito il concetto fondamentale di ogni democrazia e cioè chi esercita il potere è soltanto un delegato della comunità? La risposta ci pare francamente che debba essere negativa: mai gli alunni hanno compreso che l'eletto era il loro rappresenate , mai hanno compreso la necessità di scegliere il più adatto. Ciascuno ha sempre votato per simpatia  o per interesse personale