Pubblicato in  Italianotizie  18 /05/21 Home

 

Ennesimo  conflitto  di Gaza

 

Giovanni De Sio Cesari

 

 

 

 

 Ancora una volta ci troviamo di fronte al ripetersi dello scontro fra Israele e  Gaza. Prescindiamo dai particolari che  pure possono essere importanti Tutto si ripete ancora una volta come già avvenuto negli scorsi anni. Per qualche motivo più o meno occasionale esplode la tensione sempre latente israelo- palestinese : HAMAS allora fa partire da Gaza salve di  missili che uccidono qualche israeliano e allora Israele risponde  con bombardamenti più o meno  pesanti e se questi non bastano con una invasione da terra temporanea. Muoiono qualche centinaio  di Palestinesi,  dieci o venti volte quelli israeliani Tutti deplorano l accaduto, dagli USA al papa  all ONU, al nostro governo . Quelli genericamente di sinistra, memori del tempo in cui la causa palestinese era collegata a  una rivoluzione  anti capitalista mai avvenuta, mettono in risalto la sproporzione fra le vittime e le distruzioni palestinesi  e  quelle israeliane , quelli favorevoli ad Israele  sostengono  il diritto di Israele a difendersi  Se confrontiamo le dichiarazioni di oggi cno quelle del 2014, del 2012, del  2009 troviamo proprio le stesse parole ma in realtà nessuno fa niente. Non fanno nulla l’ONU e le altre grandi agenzie internazionali, non fanno nulla le grandi potenze, non fanno nulla gli arabi divisi nelle  loro infinite  divisioni e conflitti più o meno  sanguinosi.

 Poi a una certo punto i contendenti colgono l’occasione di uno dei tanti che si affannano a fare da mediatori  e si arriva a una tregua  temporanea che dura poi  anni e  tutto torna come prima  in attesa del  prossimo scontro.

Ma  nessuno fa niente, tutto torna come prima  a parte  qualche centinaio di sfortunati che  perde la vita; ma perché avviene tutto questo ?

Il fatto è che tutti in pratica non possono fare altro on attesa di  svolta  storica che si spera sempre ma che non accade mai e in verità si dispera ormai che possa avvenire

 Vediamo un po le parti. Gli scontri iniziano perche a un certo punto HAMAS lancia un gran numero di razzi. questa volta pare addirittura tre mila contro il territorio israeliano Si tratta di ordigni a fabbricazione più o meno o artigianale ( pare che in questa occasione  l’Iran abbai fornito il know-how )  che in parte non funzionano, in parte cadono il luoghi deserti, in parte sono intercettati dal sistema  anti missile  israeliano, alcuni raggiungono qualche bersaglio e qualche israeliano particolarmente sfortunato viene ferito o perde la vita. Ma comunque tutto Israele   entra in una tensione insopportabile.

 Perche mai HAMAS lancia allora quei razzi ben sapendo che cosi  ci saranno tanti morti fra la propria gente e non si arriverà a niente?. Il fatto è che  HAMAS proclama che Israele deve essere distrutta, una meta del tutto irrealistica, forse si contenterebbe anche di uno stato palestinese ma non si sa bene Ma ogni tanto deve pure fare qualcosa che interrompa  uno stato di cose, uno status quo ormai  stabilizzato all’infinito.  Israele di fonte alla offensiva  non può non rispondere , sarebbe  impensabile restare passivi. Si colpisce quindi Gaza  senza  però esagerare. Per Israele non sarebbe un problema  bellico distruggere  Gaza uccidendo centinaia di migliaia di persone ma chiaramente non può farlo per i principi umanitari dell’Occidente che non  lo permetterebbe  e comunque ha bisogno dell’aiuto americano senza il quale non potrebbe  sopravvivere.

 Se tutti gli altri dall ONU agli  arabi non fanno nulla  è perche in realtà nulla possono fare. Non è pensabile un intervento armato dell’Occidente o degli arabi stessi. Solo gli USA posso in qualche modo  fermare Israele perché essa dipende strettamente dall aiuto americano Ma in realtà non intendono farlo perché essi si pongono per complessi motivi di politica interna come difensori di Israele

Diciamo allora che  il problema è la soluzione  della questione palestinese alle radici.  Stranamente la soluzione è gia prefigurata dall ONU dal 1967 e invocata e approvata da tutti i paesi ancora oggi: la formazione di due stati uno israeliano e uno palestinese.  Ma questa soluzione viene rinviata indefinitivamente da Israele con il pretesto che  gli arabi non la accettano perché mirano alla distruzione di Israele   e quindi lo stato palestinese sarebbe  solo una tappa per una successiva campagna  di distruzione di  Israele . In realtà il pretesto poi non è affatto infondato. Se Abu Mazen  accetta pienamente Israele,  HAMAS lo ha sempre  rifiutato  anche se si pensa che comunque  finirebbe con l’accettarla. 

Bisogna tener conto che Israele è stata fondata da ebrei di cultura europea laici, democratici,  socialisti ma in seguito si sono affermate correnti religiose fondamentaliste del tutto simili ai fondamentalisti religiosi islamici . Benché in minoranza queste correnti,  con il sistema elettorale proporzionale,  finiscono con  il condizionare pesantemente il governo. La perdita di una parte dei territori occupati non sarebbe un  gran danno per Israele ma le motivazioni sono di ordine ideologico, religioso. I fondamentalisti  israeliti  non possono rinunciare a una parte della  terra che il Signore, migliaia di anni fa, avrebbe assegnato loro: sarebbe un sacrilegio .

D’altra parte perché Israele dovrebbe accettare uno stato  dal  quale  potrebbe    partire una nuova guerra o peggio guerriglia contro di essi: meglio lasciare le cose come stanno

Dal punto di vista del futuro  pero noi noteremmo che Israele è un piccolo paese che si trova ai margini di un universo di centinaia di milioni di islamici ostili. Se in questo momento storico sono in grado di fronteggiarlo agevolmente   questo fatto si  potrà prolungare  all’infinito ?

 Prima o dopo anche il mondo arabo uscirà dalla povertà, arretratezza, soprattutto dal disordine interno che  lo rende impotente  e allora in quel caso potrà mai la piccola Israele fronteggiarlo?

 Non sarebbe meglio cercare ora, in questo momento  favorevole  una pace  stabile ? Ma si sa, in politica si vede l’immediato, il futuro è troppo incerto per regolarsi su di esso